Alessia Gazzola – Le ossa della principessa – Serie Alice Allevi 04 (Recensione)

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Le ossa della principessa è un romanzo di Alessia Gazzola, pubblicato nel 2014, da Longanesi.
È il quarto libro della serie con protagonista Alice Allevi, la simpatica pasticciona specializzanda in anatomia patologica dell’Istituto di Medicina legale, questa volta impegnata in un cold case, mentre è anche sconvolta e preoccupata dalla scomparsa della sua odiata collega Ambra.

«In Giappone diciamo: domandare non costa che un istante di imbarazzo, non domandare è essere imbarazzati per tutta la vita.»

Benvenuti nel grande Santuario delle Umiliazioni. Ossia l’istituto di medicina legale dove Alice Allevi fa di tutto per rovinare la propria carriera di specializzanda. Se è vero che gli amori non corrisposti sono i più strazianti, quello di Alice per la medicina legale li batte tutti. Sembrava quasi che la sua tormentata esistenza in Istituto le avesse concesso una tregua, quanto bastava per provare a mettere ordine nella sua sempre più disastrata vita amorosa, ma ovviamente non era così.
Ambra Negri Della Valle, la bellissima, brillante, insopportabile e perfetta Ape Regina, è scomparsa. Difficile immaginare una collega più carogna di lei, sempre pronta a mettere Alice in cattiva luce con i superiori, come se non ci pensasse lei stessa a infilarsi nei guai, con tutti i pasticci che riesce a combinare.
Per non parlare della storia di Ambra con Claudio Conforti, medico legale affermato e tanto splendido quanto perfido, il sogno proibito di ogni specializzanda… E forse anche di Alice. Ma per quanto detesti Ambra, Alice non arriverebbe mai ad augurarle la morte.
Così, quando dalla procura chiamano lei e Claudio chiedendo di andare a identificare un cadavere appena ritrovato in un campo, Alice teme il peggio.
Non appena giunta sulla scena del ritrovamento, però, mille domande le si affollano in mente: a chi appartengono quelle povere ossa? E cosa ci fa una coroncina da principessa accanto al corpo?

“Lo stringo forte, fortissimo, più che posso, perché qualunque cosa abbia fatto non merita di essere trasformato in una persona di cui diffidare. La gente sbaglia, sbaglia di continuo.
Si può perdonare, finché non uccide.”

Questa volta Alice è alle prese con un cold case e come gli altri romanzi della serie anche in quest’ultimo si mescolano il genere giallo con quello del romanzo rosa, sempre con il giusto equilibrio, anche se in questo ho notato un leggero spazio in più alla trama del giallo, che ho apprezzato, è più complessai e riesce a mescolare bene gli intrecci tra passato e presente. A dare un po’ di leggerezza come sempre ci pensa la  protagonista, goffa e imbranata alla “Bridget Jones”. Le recensioni in generale anche per questo libro sono contrastanti, o piace molto o non piace per niente.

“La vita a volte fa regali inattesi. Poi, però, ti accorgi a distanza di tempo che, forse, non erano veri regali, bensì trabocchetti.”

Stai attenta a ciò che desideri: potrebbe avverarsi

Ambra Negri Della Valle è sparita.
No, non è un sogno. È successo veramente e sono in preda ai rimorsi, perché ho desiderato una quantità infinita di volte che accadesse – come in quel film degli anni Ottanta con David Bowie, in cui una ragazzina sognava che gli gnomi portassero via il fratellino piagnone di cui era gelosa e poi il principe degli gnomi lo rapiva davvero.
Ambra è la collega carogna per antonomasia, quella che per mettersi in mostra venderebbe sua madre, quella che fa dei meriti altrui uno specchio dei propri. È quella cui le cose vanno sempre dritte, la prima della classe, il capo delle cheerleader.
Non è una che sparisce, semmai è una che fa sparire gli altri.
Nessuno sa dove sia finita: è svanita senza lasciare tracce e il suo cellulare è rimasto nel suo appartamento. Quando è stato ritrovato, aveva totalizzato circa cento chiamate perse.
Abbiamo condiviso per tre anni questa stanza dell’Istituto, da sempre l’alcova del suo Regno, e alcune volte lavoravo con le cuffiette dell’iPod per non sentirla parlare. Ambra è logorroica in quella maniera irrefrenabile di chi ignora il significato del vocabolo sobrietà. Eppure questa stanza, adesso, accoglie me e Lara – l’altra collega di sventure – come una custodia ammaccata e soffocante. Nonostante detestassimo Ambra, la sua scomparsa ci ha sconvolte e i nostri occhi si incontrano spesso, nel silenzio. Si trasmettono la paura che serpeggia nei corridoi dell’Istituto di medicina legale di Roma, perché pensi sempre che certe cose succedano agli sconosciuti e quando invece un fatto del genere ti sfiora, l’imprevedibilità dell’esistenza ti piomba addosso con tutta la sua potenza.
Nessuno osa sorridere, men che meno ridere, in questi giorni.
La vita, qui al lavoro, si è spezzata.
Mi sto dedicando a un caso che era stato assegnato ad Ambra, e che poi è rimasto in sospeso a causa della sua scomparsa; toccare le pagine che lei stessa aveva sfiorato, immaginare le soluzioni che lei avrebbe potuto trovare, ricordare i suoi capelli di miele illuminati da un sole come quello di oggi… Tutto mi riempie di paradossale tristezza; probabilmente, un mese fa a quest’ora stavo proprio sognando di non dovermi più confrontare con lei.
Nel pieno di questi brutti pensieri, Claudio Conforti entra nella nostra stanza. Lui è… come dirlo in parole semplici? Comincerò dai dati essenziali. Trentasei anni, ricercatore di medicina legale con entusiasmanti prospettive di carriera. Perfido e splendido in pari misura. Ex in carica di Ambra – la ragione della loro rottura non mi è mai stata chiara. Per lungo tempo, Claudio è stato il mio personalissimo sogno proibito. Sogno che si è tragicamente realizzato poco meno di un anno fa, durante un congresso in Sicilia che ha mandato in frantumi la mia quiete.
Prima che ciò accadesse, tra me e lui c’era qualcosa di molto simile a un rapporto master and servant. Cioè, lui mi fustigava verbalmente e io quasi quasi lo ringraziavo. Va detto che certe sgridate me le meritavo tutte. Ho sempre sostenuto che l’istituto era una specie di Santuario delle Umiliazioni, ma ammetto che con la mia goffaggine spesso me le andavo a cercare. Come quella volta in cui era il mio turno di eseguire l’autopsia di un cadavere riesumato e io, per l’orrore, mi sono nascosta in bagno. E lui è venuto a recuperarmi di persona al grido di: «Sei la vergogna di questa scuola. Dopo questa, sarà la tua carriera a dover essere riesumata!» O peggio ancora, quando mi aveva chiesto di portare nella sua stanza la borsa con il suo Mac nuovo di cui era tutto fiero e siccome non ho agganciato bene le cinghie, mi è caduta sul pavimento. E pure il Mac. Che naturalmente si è ammaccato. E lui ha sbraitato in maniera invereconda. Ma che cavolo, peggio per lui che mi usava come portaborse.
Claudio ha l’aria esausta. La scomparsa di Ambra ha avuto conseguenze traumatiche su di lui, che per ovvie ragioni e per pura routine ha dovuto collaborare con gli inquirenti che si stanno occupando del caso. In particolare, tra loro, costernato di essere dall’altro lato della barricata rispetto a Claudio, c’è l’intramontabile ispettore Roberto Calligaris, con cui ho collaborato in maniera informale – e non so nemmeno fino a che punto lecita – in un paio di casi che mi hanno convinta di essere l’erede di Kay Scarpetta.


Autore

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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