Alessia Gazzola – Una lunga estate crudele – Serie Alice Allevi 05 (Recensione)

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Una lunga estate crudele è un romanzo di Alessia Gazzola, pubblicato da Longanesi, il 25 gennaio 2015. È il quinto libro in ordine di pubblicazione della serie con protagonista Alice Allevi, la pasticciona aspirante anatomopatologo all’Istituto di Medicina Legale di Roma.

“Dopo un interminabile lunedì di luglio trascorso tra cadaveri e becchini, mi resta un motivo per vivere: oggi a casa hanno aggiustato il condizionatore. Mi chiedo come mai i telegiornali non facciano ancora quei proclami tipo «Questa è l’estate più calda degli ultimi vent’anni» – anche perché certamente lo è.

Alice Allevi, giovane specializzanda in medicina legale, ha ormai imparato a resistere a tutto. O quasi a tutto.
Da brava allieva, resiste alle pressioni dei superiori, che le hanno affidato la supervisione di una specializzanda … proprio a lei, che fatica a supervisionare se stessa! E lo dimostra anche la sua tortuosa vita sentimentale.
Alice, infatti, soffre ancora della sindrome da cuore in sospeso che la tiene in bilico tra due uomini tanto affascinanti quanto agli opposti: Arthur, diventato “l’innominabile” dopo troppe sofferenze, e Claudio, il medico legale più rampante dell’istituto, bello e incorreggibile, autentico diavolo tentatore. E infine, Alice resiste, o ci prova, all’istinto di lanciarsi in fantasiose teorie investigative ogni volta che, in segreto, collabora alle indagini del commissario Calligaris. Il quale invece dimostra di nutrire in lei più fiducia di quanta ne abbia Alice stessa. Ma è difficile far fronte a tutto questo insieme quando, nell’estate più rovente da quando vive a Roma, Alice incappa in un caso che minaccia di coinvolgerla fin troppo.
Il ritrovamento dello scheletro di un giovane attore teatrale, che si credeva fosse scomparso anni prima e che invece è stato ucciso, è solo il primo atto di un’indagine intricata e complessa.
Alice dovrà fare così i conti con una galleria di personaggi, come gli attori, che forti del loro mestiere, ti lasciano il dubbio se siano sinceri o meno anche nella loro vita reale e che, all’apparenza limpidi e sinceri, dietro le quinte nascondono segreti inconfessabili.
Alice lo sa: nessun segreto è per sempre. E chi non impara a tenere a bada i propri segreti finisce col lasciarsene dominare…

“Il cadavere è seduto sul suolo polveroso. È poggiato con le spalle alla parete, la testa reclinata all’indietro, le braccia di fianco al tronco.
«Qui c’è ben poco da dire» mormora Claudio, dopo averlo guardato con attenzione. «Va sottoposto a una TAC e a prelievi istologici. In considerazione delle condizioni climatiche fredde e asciutte, è possibile che questo cadavere si sia mummificato più di vent’anni fa.»
«Scusi, ispettore» chiedo a Calligaris, appostato accanto all’ingresso, «questo stanzino era chiuso a chiave?»
«Sì, dall’esterno, ed è stato necessario forzare la serratura. Non abbiamo trovato nessuna chiave. Non ancora, almeno.»”

Come per i libri precedenti non aspettatevi il thriller ai quali siete abituati, si avvicina molto più ad un giallo classico e non aspettatevi neanche solo quello, lo troverete abbondantemente mescolato al genere rosa e chick lit. Siete stati avvertiti, ora sapete cosa aspettarvi e potete godere a pieno questo romanzo e divertirvi molto. La scrittura, come ormai sappiamo bene, è piacevole e il mix di generi è fatto ad arte, come nelle commedie gialle che la TV ci ha abituato negli ultimi 15 anni. Questa volta la trama del giallo mi ha coinvolto di più, mentre ho sentito la mancanza di sviluppi sul piano romantico. Continuerò la serie leggendo la sesta avventura di Alice e soprattutto per sapere come si evolveranno le vicende sentimentali che sembrano impantanate.

È una meravigliosa giornata di sole.
Quell’accecante sole mediterraneo che in auto infuoca il volante, che appanna l’orizzonte e ondula l’asfalto. Un caldo atomico, da cui non ci si può difendere, e non è che il 5 di giugno.
La mattina sarebbe splendida se trascorsa al mare e in dolce compagnia – per chi ce l’ha.
E invece, sono diretta al Teatro del Bardo dell’Avon, nel Quartiere Pinciano. A un sopralluogo. E la mia compagnia è tutt’altro che dolce.
Mi chiamo Alice Allevi e sono una specializzanda in Medicina legale al quarto anno. A volte mi sento l’alieno del mio Istituto: vengo da un pianeta in cui la Medicina legale è un sogno di romantiche e un po’ lugubri avventure, ma sono atterrata in un mondo fatto di giochi di potere tra periti e avvocati e di scadenze impossibili da rispettare.
Io mi aspettavo qualcosa di un po’ diverso.
Forse perché quando mi sono innamorata della Medicina legale mi sono innamorata anche di un medico legale e credevo che sarei diventata come lui.
Ma come lui… c’è solo lui.
E nel frattempo sono cambiate molte cose, in me, in lui, fra noi.
Il predetto lui – che risponde, quando risponde, al nome di Claudio Conforti, in sintesi CC, come ogni sua camicia ricamata sul taschino ben sa – è alla guida della Bmw X5 su cui mi trovo.
«Cammina» dice gentilmente, dopo aver parcheggiato in un posto a chiaro rischio di multa – e nulla lo agita di più del far correre qualsivoglia tipo di rischio all’automobile, più cara al suo cuore di una fidanzata.
Superiamo le transenne, i passanti curiosi e accediamo al teatro. L’ispettore Calligaris ci corre incontro scattante come una piccola vespa. Quella tra me e lui è una collaborazione informale e anche un po’ segreta che va avanti ormai da tanto tempo.
«Dottor Conforti! Dottoressa Allevi! Non potevo aspettarmi migliore accoppiata» dice, strizzandomi l’occhio. L’ispettore è irragionevolmente convinto che io e Claudio abbiamo una storia, il che non è esatto, ma lui prova sempre a fare il paraninfo di bassa lega.
Claudio si guarda attorno: un piccolo botteghino spoglio, un bar in cui servono solo un’accurata selezione di tè e, alle pareti, manifesti degli spettacoli più importanti a partire dalla lontana epoca della fondazione. Del resto questa informazione mi era già nota: qui, infatti, la mia coinquilina Cordelia Malcomess prova il Macbeth insieme alla sua compagnia. Il Teatro del Bardo dell’Avon è stato fondato proprio dagli amatori di Shakespeare e compagnie differenti mettono in scena, di volta in volta, solo ed esclusivamente le sue opere, in modo ortodosso.
Cordelia Malcomess non è solo la mia coinquilina. È anche la figlia del Supremo Capo dell’Istituto di Medicina legale. Ed è la sorellastra di Arthur, il mio ex, quello con la E maiuscola. Professione corrispondente di guerra per l’AFP. Segni particolari: affetto dalla smania di voler sempre andare via, che secondo me nasconde un qualche disagio di fondo. Di qui in avanti chiamato l’Innominabile.
«Mi segua» dice l’ispettore a Claudio, indicando una scala che conduce a un piano sotterraneo e salvandomi provvidenzialmente da una mareggiata di brutti pensieri.
Claudio sembra temporeggiare. Si avventura nella sala, aprendo la grande porta a doppio battente. Il teatro è stato costruito cercando di riprodurre quelli elisabettiani. I materiali usati sono la pietra e il legno e ha quindi un aspetto spartano e remoto. Al centro c’è il palco; tutto intorno, la platea senza posti a sedere; alle pareti i loggioni e i candelabri, esattamente com’era nel Seicento.
Claudio sembra allibito.
«Ma la gente dove si siede?» mormora, lo sguardo perso nei dettagli di un’epoca lontanissima.
Ecco una rara occasione di sfoggiare un po’ di cultura raffazzonata.
«Nei teatri elisabettiani, all’epoca di Shakespeare, il pubblico stava in piedi, attorno al palco, e interagiva con gli attori. Non è come il teatro che conosci tu» dico, beandomi. «Qui cercano di ricreare fedelmente l’effetto dell’epoca. Non è uno spettacolo adatto a tutti i tipi di pubblico» aggiungo. In effetti ho assistito al Macbeth di Cordelia proprio qui dove siamo adesso, in piedi tra gli altri, e non è che ci fosse la ressa. È stato molto coinvolgente.
«Ma sentila! E chi ti ha indottrinato? Quella smandrappata della figlia di Malcomess, scommetto. Ci credo che poi la gente ammazza. Che modo è di proporre spettacoli questo?»
Anche in questa occasione CC dimostra che tra le sue virtù non si annovera di certo la cultura teatrale. Del resto, non entrerebbe in libreria nemmeno per ripararsi da un diluvio.
Un rumore discreto di nocche sul legno ci riporta alla realtà. È il fido Calligaris.
«Dottore, se volete seguirmi…»
Claudio torna alla realtà. «Sì, certamente. Vieni, Allevi, non farmi perdere tempo.»


Autore

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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