Michael Crichton – Next

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Next è un romanzo di fantascienza scritto da Michael Crichton, pubblicato nel 2006. Ci racconta il mondo in cui i governi e gli investitori privati spendono miliardi di dollari sulla ricerca genetica, le lotte riguardanti questi temi, mettendo in discussione il controllo che le autorità possono esercitare sugli individui, il tutto attraveso molti personaggi, anche animali transgenici.

Accumuliamo ogni giorno scoperte scientifiche straordinarie e vediamo applicare tecnologie incredibili. Vendiamo ovuli e sperma a caro prezzo via Internet. Possiamo sottoporre il nostro partner a un test per scoprire se ha qualche malattia genetica. Viviamo in un’epoca in cui il 20% dei nostri geni è di proprietà di qualcun altro, un laboratorio privato, una multinazionale farmaceutica, una università: dunque un ignaro cittadino e i suoi familiari possono diventare oggetto di una caccia all’uomo; o meglio, di una caccia al suo prezioso codice genetico. Quello che sta già prendendo forma è uno scenario che sorprende, affascina e inquieta. Per farcelo vivere, Michael Crichton fonde in maniera originale le sue invenzioni narrative alle nuove frontiere della biotecnologia. Ci fa entrare in un mondo dove nulla è più come sembra. Next dimostra che il nuovo mondo genetico può sorprendere in ogni momento, cambiando le vite degli individui. L’incontro e lo scontro tra le nuove frontiere della scienza e la nostra esperienza quotidiana sfidano il nostro senso della realtà, con invenzioni ora comiche ora bizzarre, ma più spesso terrificanti.

Se non avete mai letto niente di Michael Crichton non inizierei certo da questo romanzo. Questo autore si è sempre dedicato alle tematiche scientifiche, approfondendo anche i temi trattati, ma credo in questa storia non tutto è andato per il verso giusto, anche se l’idea è geniale e la scrittura è molto buona.
Sicuramente l’intento dell’autore era quello far conoscere un’argomento difficile come quello della ricerca genetica e delle sue implicazioni, anche un po’ inquietanti, nel mondo reale, non credo sia riuscito a catturare l’attenzione del lettore per il modo in cui ha sviluppato la storia, anche inserendo pappagalli e scimmie parlanti. Gli eventi sono tutti collegati tra loro, ma si ha difficoltà a trovare il collegamento, la storia dopo poche pagine inizia già ad annoiare, immaginate di andare al cinema per vedere un film di fantascienza e trovate un documentario, un buon documentario. Da amante di Crichton ne sono rimasta delusa, lo consiglio però a chi è interessato a questi argomenti senza cercare un romanzo, per questa scelta ha scritto di meglio come Jurassic ParkCongo

PROLOGO

Vasco Borden, quarantanove anni, si aggiustò il bavero della giacca e raddrizzò la cravatta mentre percorreva l’elegante corridoio moquettato. Non era abituato a vestirsi elegante, anche se l’abito che aveva addosso, blu scuro, se l’era fatto fare su misura per dissimulare la sua massa di muscoli. Borden, ex giocatore di football americano, lavorava come investigatore privato specializzato nel recupero di ricercati. Era un armadio di due metri per centoventi chili. In quel preciso istante era alle calcagna del suo uomo, un ricercatore di trent’anni dalla calvizie incipiente, ex dipendente della MicroProteonomics di Cambridge, Massachusetts, che si stava dirigendo verso la sala conferenze.
La BioChance 2006 Conference, entusiasticamente intitolata «Il futuro è adesso!», si svolgeva al Venetian Hotel di Las Vegas. I duemila partecipanti appartenevano a tutte le branche del settore delle biotecnologie: c’erano investitori, politici che avevano affidato incarichi a scienziati, funzionari preposti alle procedure di trasferimento tecnologico, amministratori delegati e avvocati esperti nella tutela della proprietà intellettuale. In pratica, erano presenti quasi tutte le più importanti aziende americane del settore.
Per il ricercato era il posto perfetto dove incontrare il suo contatto. L’uomo che Borden stava pedinando sembrava un tipo insignificante, con quel suo viso innocente e la mosca sotto il labbro inferiore. Camminava con le spalle curve e comunicava timidezza e inettitudine. Tuttavia se l’era filata con dodici embrioni transgenici dentro un vaso di Dewar e aveva attraversato il paese per portarli a quella conferenza, dove li avrebbe consegnati alla persona per cui stava lavorando, chiunque fosse.
Non era la prima volta che un ricercatore si stancava di lavorare per un misero stipendio. E non sarebbe stata l’ultima.
L’uomo si avvicinò al tavolo dell’accettazione, chiese il pass per la conferenza e se lo appese al collo. Vasco rimase vicino all’entrata, e si munì anch’egli del pass. Era arrivato preparato. Finse di leggere l’elenco dei partecipanti all’evento.
I discorsi importanti si tenevano tutti nel salone principale. I seminari in programma trattavano argomenti tipo «Migliora le tue Metodologie di Reclutamento», «Strategie Vincenti per Conservare i Talenti della Ricerca», «Corporate Governance e SEC», «Trend dell’Ufficio Brevetti», «Angel Investor: una benedizione o una maledizione?» e, infine, «Tutela del Segreto Industriale: Proteggiti adesso!»
Vasco lavorava principalmente per aziende di biotecnologie. Era già stato a conferenze come quella. Parlavano di scienza o di affari. In questo caso, di affari.
Il ricercato, che si chiamava Eddie Tolman, gli passò accanto ed entrò nel salone. Vasco lo seguì. Tolman superò qualche fila e si lasciò cadere su una poltrona accanto alla quale non c’era nessuno. Vasco optò per la fila alle sue spalle e si sedette un po’ in disparte. Tolman controllò i messaggi sul cellulare, poi sembrò rilassarsi e alzò lo sguardo per seguire la conferenza.
Vasco si chiese perché.

L’uomo sul palco era Jack B. Watson, uno dei più famosi venture capitalist della California, una leggenda nell’ambito degli investimenti nelle biotecnologie. Il suo viso troneggiava in primo piano sullo schermo gigante alle sue spalle, la caratteristica abbronzatura e i bei lineamenti tanto ingranditi da riempire la sala. Watson era un cinquantaduenne dall’aria giovanile e coltivava con zelo la sua reputazione di capitalista filantropo. Quell’etichetta gli aveva permesso di concludere numerosi affari spregiudicati: i media si limitavano a parlare delle sue comparsate nelle scuole o delle borse di studio che metteva a disposizione dei bambini più disagiati.
Vasco, da parte sua, sapeva benissimo che in quella sala non si sarebbe pensato ad altro che al cinismo di Watson negli affari. E si chiese se fosse tanto privo di scrupoli da acquistare illegalmente una dozzina di embrioni transgenici. Forse sì.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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