Michael Crichton – Jurassic Park

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Jurassic Park è un romanzo di fantascienza scritto da Michael Crichton, pubblicato nel 1990. Un perfetto equilibrio tra la precisione scientifica dei dettagli e un’atmosfera fantastica e avventurosa. Dopo successo ottenuto è stato tratto il famoso film diretto da Steven Spielberg.

“… la storia dell’evoluzione ci mostra che la vita sfugge a qualsiasi barriera. La vita finisce sempre con il prevalere. La vita dilaga in nuovi territori. Magari con fatica, sfidando il pericolo. Ma la vita e’ inarrestabile”. Falcom scosse il capo. “Non voglio fare della filosofia, ma così’ stanno le cose”.

In un’isola sperduta al largo del Costa Rica, il miliardario Hammond costruisce un gigantesco parco di attrazioni biologiche. Grazie all’ingegneria genetica, nel suo Jurassic Park rivivrà un intero ecosistema, compresi i terribili dinosauri carnivori: il gigantesco Tyrannosaurus Rex e i famelici Velociraptor.
L’incubo che dominerà il romanzo nasce dal profondo della preistoria e si proietta su un presente dominato dalle arroganti certezze della scienza.

“Un giorno è come un’intera vita. Si comincia col fare una cosa e si finisce col farne un’altra, si esce per fare una certa commissione e non la si fa… E alla fine dei nostri giorni, l’intera vita risulta essere stata all’insegna del caso, del tutto fortuita. Una vita intera ha la forma di un solo giorno”

Finalmente, dopo aver visto ed amato il film, ho deciso di leggere il libro dal quale è stato tratto e ne sono rimasta piacevolmente colpita, la sua fama è ben che meritata. Il libro, come spesso accade, si arricchisce di altri punti di vista e riflessioni. La lettura non è semplice, anche perché Crichton approfondisce molto la parte scientifica, ma nel complesso è avvincente.
La scienza è un’illusa, la natura non potrà mai essere totalmente sotto il suo controllo.

I
«I rettili sono ripugnanti a causa del loro corpo freddo, colorit pallido, scheletro cartilaginoso, pelle immonda, aspetto feroce, occhio calcolatore, odore sgradevole, voce stridula, tana squallida e terribile veleno; per questa ragione il Creatore non ha esercitato il suo potere per crearne una moltitudine.»
LINNEO, 1797

«Non si può eliminare una nuova forma di vita.»
ERWIN CHARGAFF, 1972

«L’INCIDENTE INGEN»
Negli ultimi decenni del ventesimo secolo si è verificata una febbre dell’oro scientifica di proporzioni inaudite: la furibonda e avventata corsa alla commercializzazione dell’ingegneria genetica. Questa impresa è stata portata avanti con tanta celerità, con un così scarno contributo di spiegazioni obiettive da precludere una piena comprensione della sua portata e delle sue implicazioni.
La biotecnologia promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda T’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: «La biotecnologia trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. La biotecnologia cambierà letteralmente il volto del pianeta».
Ma la rivoluzione biotecnologica si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti essenziali.
In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la ricerca biotecnologica, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno.
In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata o futile. I tentativi di creare trote più chiare perché siano più facilmente visibili nei corsi d’acqua, o alberi quadrati per facilitare il commercio del legname, o cellule di profumo iniettabili che consentano di emanare in continuazione l’aroma preferito possono sembrare uno scherzo, ma sono mera realtà. Anzi, il fatto stesso che la biotecnologia possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda, come quelle dei cosmetici e del tempo libero, non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo all’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia.
In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa. E poiché i prodotti della biotecnologia vanno dai farmaci ai prodotti agricoli, alla neve artificiale, è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. È straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di genetica siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.
La commercializzazione della biologia molecolare è il più sorprendente evento etico nella storia delle scienze, e si è verificata con una rapidità stupefacente. Per quattrocento anni, dai tempi di Galileo, la scienza è sempre stata l’espressione di una libera e disinteressata indagine sui processi della natura. Gli scienziati hanno sempre ignorato i confini nazionali, tenendosi al di sopra delle transitorie questioni politiche e perfino delle guerre. Si sono sempre ribellati alla segretezza della ricerca e hanno persino sollevato obiezioni all’idea di brevettare le loro scoperte giacché consideravano la loro opera come un servigio reso all’umanità tutta. E, per molte generazioni, il lavoro dello scienziato ha, di fatto, conservato un carattere particolarmente altruistico.
Quando, nel 1952, due giovani ricercatori che lavoravano in Inghilterra, James Watson e Francis Crick, hanno decifrato la struttura del DNA, il loro lavoro è stato salutato come un trionfo dello spirito umano, del secolare sforzo teso alla comprensione scientifica dell’universo. Si confidava che la loro scoperta sarebbe stata altruisticamente sviluppata a beneficio di tutta
l’umanità.
Ma non fu così. Trent’anni più tardi, quasi tutti i loro colleghi erano impegnati in imprese di tutt’altro genere. La ricerca nel campo della genetica molecolare era diventata un vasto giro d’affari, di molti miliardi di dollari, e questa svolta non risale al 1953, bensì all’aprile 1976.

Steven Spielberg acquistò i diritti del libro prima che questo venisse pubblicato nel 1990 e Crichton venne assunto per creare un adattamento cinematografico dell’opera.
Nel 1993 fu prodotto il film Jurassic Park, diretto da Spilberg, con gli attori Sam Neill, Laura Dern, Jeff Goldblum, Richard Attenborough, Bob Peck, Martin Ferrero, Joseph Mazzello, Ariana Richards, Samuel L. Jackson, B.D. Wong, Wayne Knight, Jerry Molen, Miguel Sandoval, Cameron Thor, Adrian Escober, Christopher John Fields, Whitby Hertford, Tom Mishler, Dean Cundey, Jophery C. Brown.


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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