Jane Austen – Ragione e Sentimento

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Ragione e sentimentoScritto da Jane Austen nel 1795 con il titolo di “Elinor and Marianne”, “Ragione e sentimento” viene pubblicato nel 1811, con lo pseudonimo di “Una Lady”.
Il libro ebbe un enorme successo e lo testimonia il fatto che fu tradotto in francese già nel 1815, quando la scrittrice era ancora in vita.

“Elinor aveva sentimenti vivi e profondi, ma sapeva dominarli.
Marianne era acuta e intelligente, ma esagerata in tutto: i suoi dolori, le sue gioie non conoscevano la moderazione.”

Come gli altri maggiori romanzi dell’autrice, descrive le vicende di un’anima ingenuamente romantica che, attraverso l’esperienza, giunge a comprendere infine la realtà dell’esistenza. Protagoniste sono le giovani sorelle Dashwood, Elinor e Marianne, che, alla morte del padre, sono costrette a fare i conti con le ristrettezze economiche nella loro nuova e modesta casa nel Devonshire. Qui conosceranno le pene e le gioie dell’amore, imparando a conciliare la ragione con il sentimento, diventeranno donne. Attorno a questo processo di maturazione la Austen tesse una trama piena di grazia e ironia, in cui con la sua elegantissima prosa riesce ad analizzare e descrivere con straordinaria sottigliezza il contrasto e il dissidio tra istanze psicologiche e morali.

Ragione-e-sentimento2La famiglia Dashwood si era da tempo stabilita nel Sussex. Avevano una vasta tenuta e risiedevano a Norland Park, al centro della proprietà, dove, per molte generazioni, avevano vissuto in maniera tanto rispettabile da meritarsi la stima generale dei conoscenti nel circondario. L’ultimo proprietario era uno scapolo, vissuto fino a tarda età, che, per molti anni della sua vita, aveva avuto nella sorella costante compagnia e cure domestiche. Ma la sua morte, avvenuta dieci anni prima di quella di lui, aveva prodotto un grande cambiamento nella sua vita domestica; per sopperire alla perdita, aveva invitato e accolto in casa la famiglia di suo nipote, Mr. Henry Dashwood, il legittimo erede della tenuta di Norland e colui al quale intendeva lasciarla. In compagnia del nipote, della moglie e delle loro figlie, il vecchio gentiluomo trascorse serenamente i suoi giorni. Il suo attaccamento verso tutti loro crebbe. La costante attenzione ai suoi desideri da parte di Mr. e Mrs. Dashwood, che non scaturiva soltanto dall’interesse ma da bontà di cuore, gli procurò tutto il benessere che la sua età potesse apprezzare, e l’allegria delle bambine aggiunse una piacevole attrattiva alla sua esistenza.
Da un precedente matrimonio, Mr. Henry Dashwood aveva avuto un figlio; dalla moglie attuale, tre figlie. Il figlio, un giovane posato e rispettabile, aveva ampiamente goduto delle fortune della madre, che erano consistenti e delle quali la metà era stata trasferita a lui al raggiungimento della maggiore età. Dal suo matrimonio, inoltre, che avvenne subito dopo, ebbe un’aggiunta alle sue ricchezze. Per lui quindi la successione della tenuta di Norland non era veramente importante come per le sorelle, perché i loro mezzi, senza tener conto di quello che sarebbe toccato loro dall’eredità paterna di quella proprietà, erano molto scarsi.
La madre non possedeva nulla, e il padre disponeva soltanto di settemila sterline, poiché anche la restante metà del patrimonio della prima moglie era destinata al figlio, e lui godeva soltanto dell’usufrutto.
Il vecchio gentiluomo morì, fu letto il testamento, e come quasi ogni altro testamento, provocò in egual misura delusione e soddisfazione. Egli non era stato né tanto ingiusto né tanto ingrato da privare il nipote del suo patrimonio, ma glielo aveva lasciato in termini tali da ridurre alla metà il valore dell’eredità. Mr. Dashwood l’aveva desiderata più per il bene della moglie e delle figlie che per se stesso o per il figlio, ma l’eredità era stata intestata al figlio, e al figlio del figlio, un bambino di quattro anni, in modo tale da non lasciargli alcun potere per provvedere a coloro che gli stavano più a cuore, e che ne avevano più bisogno, né con un vincolo sulla proprietà, né con vendite di parte dei ricchi boschi.
Il tutto era vincolato a beneficio di quel bambino che, nelle saltuarie visite a Norland con il padre e la madre, si era talmente guadagnato l’affetto dello zio, con delle doti non certo inusuali in un bambino di due o tre anni: una dizione imperfetta, la pressante voglia di fare a modo proprio, molte furbe moine, e un bel po’ di rumore, da sovrastare il valore di tutte le attenzioni che, per anni, egli aveva ricevuto dalla nipote e dalle sue figlie. Ciò nonostante, non aveva voluto essere scortese, e, come segno del suo affetto per le tre ragazze, lasciò loro mille sterline a testa.

Consiglio la traduzione di Giuseppe Ierolli, disponibile in ebook (formato PDF)  che trovare nel link sotto:
http://www.jausten.it/jarcsas.html

Il testo è stato più volte rimaneggiato ed adattato per testi televisivi e cinematografici. Una tra le più note riedizioni è quella di Ang Lee del 1995 con Emma Thompson, Hugh Grant, Kate Winslet, Alan Rickman, Greg Wise.

Secondo me l’unico adattamento degno di considerazione.

 

Nel 2008 la BBC ha prodotto una miniserie andata in onda in italia su Foxlife, i protagonisti sono Hattie Morahan (Elinor Dashwood), Charity Wakefield (Marianne Dashwood), Dominic Cooper (Willoughby), Janet McTeer (Mrs Dashwood), Lucy Boynton (Margaret Dashwood), Dan Stevens (Edward Ferrars), David Morrissey (Colonnello Brandon.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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