Jeffery Deaver – Il taglio di dio

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Il taglio di dio è un romanzo thriller scritto da Jeffery Deaver, pubblicato nel 2018, un’altra nuova indagine di Lincoln Rhyme. Una duplice caccia all’uomo nello spietato mondo del commercio dei diamanti, e si diverte a mettere alla prova il formidabile intuito di Lincoln e Amelia con svolte improvvise e deviazioni di percorso.

Diamond District, Manhattan. Jatin Patel, mae-stro tagliatore di diamanti, giace esanime sul pavimento del suo laboratorio. Pochi metri più in là, una giovane coppia di fidanzati. Hanno caviglie e polsi legati, la gola tagliata. La scena che la squadra di Lincoln Rhyme si trova di fronte, un sabato mattina qualunque nelle stanze della Patel Designs, ha tutti i numeri della classica rapina finita male. Ma per Amelia Sachs qualcosa non torna. I diamanti lavorati non sono stati portati via, e l’assassino si è accanito sulle vittime con una brutalità che suggerisce un movente diverso. Per sposare definitivamente la tesi che dietro all’omicidio si nasconda altro, basta leggere il messaggio sgrammaticato e delirante che il killer ha inviato alla stampa. Non è la prima volta che Rhyme deve entrare nella mente allucinata di un assassino. Se non fosse che la follia del Promittente, così si è firmato, è eguagliata da un’abilità e una lucidità fuori dal comune. Per quanto un errore l’abbia già commesso, un errore che lo potrebbe incastrare.

CAPITOLO 1
«È prudente?»
Lui rifletté alcuni istanti. «Prudente? Perché non dovrebbe esserlo?»
«Così, per dire. È deserto, qui.» La donna si guardò attorno nell’androne squallido e in penombra, il pavimento di vecchio linoleum così consumato che sembrava scartavetrato. Erano fermi davanti all’ascensore; le uniche due persone presenti. Il palazzo si trovava nel bel mezzo del Diamond District, a Midtown Manhattan. Essendo sabato, molti negozi e uffici erano chiusi per lo shabbat ebraico. Il vento di marzo sibilava e gemeva.
«Credo che siamo a posto: a quanto pare è infestato solo in parte» replicò William, il suo fidanzato.
Lei sorrise, ma l’espressione svanì in fretta.
Deserto, già, pensò William. E tetro. Tipico dei palazzi di uffici costruiti a Midtown… quando? Negli anni Trenta? Quaranta? In ogni caso, difficilmente l’avrebbe definito «pericoloso». In compenso, non era molto funzionale. Dov’era finito l’ascensore? Dannazione.
«Non preoccuparti, non è come il South Bronx» disse.
«Non sei mai stato nel South Bronx» lo riprese Anna.
«Sono andato a una partita degli Yankees.» E per qualche anno l’aveva attraversato facendo il pendolare. Ma non menzionò la cosa.
Da dietro le spesse porte metalliche, ingranaggi stridettero e carrucole tirarono. Una colonna sonora di cigolii e scricchiolii.
L’ascensore. Ecco: quello poteva non essere sicuro. Ma le probabilità di convincere Anna a fare tre piani a piedi erano pari a zero. La sua fidanzata – spalle larghe, bionda e vitale – era in gran forma grazie alla palestra e all’affascinante ossessione per il suo Fitbit rosso fiammante. Non era allo sforzo fisico che faceva obiezione, con quella meravigliosa occhiata ironica. Piuttosto, il punto era che, come aveva detto una volta, le ragazze non usano le scale in palazzi come quello.
Anche quando si trattava di piacevoli commissioni.
Il suo senso pratico prevalse, per l’ennesima volta. «Sei sicuro che sia una buona idea, Billy?»
Lui era preparato. «Certo.»
«È così costoso!»
Vero, lo era. Ma William aveva fatto i compiti a casa: sapeva che la qualità costava; nel suo caso, sedicimila dollari. La pietra che il signor Patel stava montando nell’anello di oro bianco destinato al grazioso dito di Anna era un taglio princess da un carato e mezzo, valutata F sulla scala del colore, quindi molto vicina all’ideale trasparenza della categoria D. La pietra era quasi pura: una IF, con qualche piccolissimo difetto – il signor Patel aveva spiegato che si chiamavano inclusioni – visibile solo a un esperto dotato di lente d’ingrandimento. Insomma, non era perfetta né enorme, ma era un magnifico pezzo di carbonio che, visto attraverso le ottiche del signor Patel, ti levava il respiro.
E, cosa molto più importante, Anna lo adorava.
William si ritrovò pericolosamente vicino all’affermare: Ci si sposa una volta sola. Grazie a Dio, però, si trattenne. Anche se era vero nel caso di lei, non lo era per lui. Ad Anna non importava del suo passato, o non dava a vedere che le importasse, ma era meglio non sollevare l’argomento. Motivo per cui aveva evitato di menzionare i cinque anni di spola con la contea di Westchester.
Dove diavolo era quell’ascensore?
William Sloane premette di nuovo il bottone, anche se era già illuminato. Risero di quel gesto inutile.
Dietro di loro il portone si aprì. All’inizio videro solo un’ombra in controluce attraverso il vetro unto, poi un uomo entrò. Per un istante, William si sentì a disagio.


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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