Federica Bosco – Un amore di angelo

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Un amore di un angelo 350Un amore di angelo è terzo capitolo della trilogia young adult, dopo Innamorata di un angelo e Il mio angelo segreto scritta da Federica Bosco ed apprezzata da pubblico e critica.

«Libera di danzare senza schemi e regole ferree, libera di studiare con chi volevo senza più obbedire ai canoni rigidissimi delle scuole prestigiose o ai capricci di insegnanti frustrati, libera di esprimere me stessa».

Nei mesi trascorsi a Firenze a casa della nonna, Mia ha sempre sentito Patrick vicino a sé. Da quando le onde del mare lo hanno inghiottito, non ha mai smesso di udire la sua voce, e la sua presenza veglia su di lei come un angelo. Adesso Mia è di nuovo in Inghilterra e ha finalmente ottenuto l’occasione che attendeva da sempre: un’audizione alla Royal Ballet School.
Ma quando si è trovata su quel palco, quando ha capito che la possibilità di entrare in quella scuola era a portata di mano, ha capito che il sogno stava per trasformarsi in vita reale, ha sentito di non voler rinunciare alla libertà di danzare senza regole, vincoli, costrizioni. Ha pronunciato il suo no.
Accanto a lei, anche nelle decisioni più difficili, c’è sempre stata la voce di Patrick, eterea presenza che non la lascia mai. Dopo il suo “no” alla Royal, per Mia può iniziare una nuova vita: lei e Nina, l’amica del cuore con cui ha ricostruito un rapporto che pensava perso, vanno a vivere a Londra, dove Mia si iscrive a una scuola d’arte che la entusiasma, The Brit, mentre Nina prova a frequentare un corso di giornalismo. Ma Londra non è solo divertimento e cambiamenti, le due amiche dovranno anche affrontare la difficile gravidanza di Nina. A sostenerle, come sempre, ci sarà l’incorporea figura di Patrick. Finché un giorno…

Anche se trovo questa trilogia per adolescenti molto carina, emozionante e romantica, questo terzo capitolo non mi ha entusiasmata come gli altri, ho avuto delle difficoltà nel finirlo.

L’unico sogno della mia vita, fino a quella mattina, era sempre e unicamente stato quello di diventare una grande ballerina.
D’accordo, sedici anni non sono poi così tanti per fare dei progetti a lungo termine, ma da quando avevo cominciato a camminare non avevo desiderato altro se non danzare nei più grandi teatri del mondo ed essere applaudita e acclamata come la Zakharova e la Guillem.
Soltanto questo.
E per sedici anni avevo fatto di tutto per riuscire a realizzare quel sogno, dividendomi fra lezioni di ballo massacranti e la scuola, andando avanti a testa bassa senza pensare quasi a nient’altro, eccetto a Patrick.
Avevo sacrificato amicizie e divertimenti per dedicarmi totalmente all’obiettivo di entrare alla Royal Ballet School di Londra, esasperando mia mamma per convincerla a farmela frequentare, anche se sapevo che, col suo stipendio da impiegata, non avrebbe mai potuto permetterselo.
E adesso che ce l’avevo fatta, ora che il dolore atroce per la perdita di Patrick stava allentando leggermente la presa, ora che avevo superato il desiderio di raggiungerlo, e avevo ricominciato a lottare per ritornare a vivere, affrontando quell’audizione che preparavo da sempre, ora che ero a tanto così da realizzare il mio sogno, avevo capito che quella non era più la mia strada e che il mio unico vero desiderio era essere libera.
Libera di danzare senza schemi e regole ferree, libera di studiare con chi volevo senza più obbedire ai canoni rigidissimi delle scuole prestigiose o ai capricci di insegnanti frustrati, libera di esprimere me stessa.
Il problema adesso era spiegarlo a mia madre, che mi aspettava agitatissima sulla porta di casa e che moriva dalla voglia di sapere come fosse andata quella dannata audizione per cui anche lei, suo malgrado, si era preparata per una vita.
«Allora???», esordì buttandomi le braccia al collo, mentre York saltellava intorno a noi eccitato come se aspettasse anche lui di conoscere il verdetto.
«Evviva la nostra étoile!», fece eco Paul dietro di lei tenendo fra le mani un’enorme teglia di pasta fumante. «Ho preparato dei cannelloni strepitosi per festeggiare l’evento!», annunciò col suo solito sorriso allegro.
Vederli così entusiasti e fiduciosi mi fece desiderare ardentemente di non essere lì.
Ma ormai li avevo abituati fin troppo bene alle brutte sorprese e, in fondo, dopo tutto quello che avevamo passato, l’aver chiesto alla commissione di scegliere qualcun altro al posto mio, dopo aver danzato magnificamente, non avrebbe stupito la mamma più di tanto.
Almeno era quello che speravo.
Il difficile adesso era trovare il modo di spiegarglielo.
«Dài Mia, non farci stare sulle spine! Li hai stracciati? Si sono alzati tutti in piedi per applaudirti?», incalzava lei.
«Sei già entrata nella compagnia? Ti vedremo in televisione?», fece eco Paul
«Cannelloni?????», esclamai come se non avessi sentito nient’altro, sgattaiolando rapidamente fra la mamma e la pancia di Paul.
«Mi lavo le mani e arrivo, ho una fame da lupi!», gridai correndo su per le scale.
Si guardarono interdetti.
Entrai in camera mia, chiusi la porta a chiave e mi buttai sul letto.
Mia mamma detestava che mi chiudessi dentro, ma avevo assolutamente bisogno di restare sola per un attimo e parlare con Patrick.
Patrick, che solo io riuscivo a sentire da quando mi ero svegliata dal coma, ma che era così reale e presente da darmi la certezza che fosse diventato il mio angelo custode.
«Come faccio a dirglielo adesso? Mia madre mi ammazza!», piagnucolai.
Tesoro! Se hai avuto il coraggio di dire all’intera commissione che preferisci lasciare il tuo posto a qualcun altro, non vedo perché tu ti debba preoccupare della reazione di Elena ….Fossi in te mi preoccuperei piuttosto della reazione di tua nonna!
«Oddio la nonna, non ci avevo pensato!», esclamai mettendomi a sedere di scatto. «Prenderà il primo volo da Firenze per venire qui a Leicester a demolirmi! Mi farà a fette, mi umilierà pubblicamente e mi rinfaccerà tutto quello che ha fatto per permettermi di frequentare quella scuola, dal pagamento della retta, ai migliori insegnanti, allo smuovere mari e monti per farmi ripetere l’audizione che ho perso quando tu sei…».
Morto Mia… morto.
«Sì, lo so, Pat, lo so bene senza che lo sottolinei ogni volta», risposi acida.
Bussarono energicamente alla porta.
«Mia, aprimi! Perché ti sei chiusa dentro? Lo sai che non mi piace!», protestò mia mamma.
«Mi sono chiusa dentro? Strano, dovevo essere sovrappensiero, sarà la stanchezza!», risposi aprendo la porta e abbozzando un sorriso tirato.
«Allora?», chiese lei confusa.
«È andato tutto bene mamma…», mentii.
Mia…
«Davvero? Va tutto bene? Sei sicura?», insistette apprensiva.
«Sì, benissimo, è solo… sai… il calo della tensione».
«Allora vieni giù a mangiare qualcosa, così ci racconti tutto, siamo in fibrillazione da stamattina, Paul si è messo a cucinare alle sette! E poi corri a chiamare tua nonna prima che le venga un infarto!».
Non finì la frase che il telefono squillò.
«Dev’essere lei, vai tu a risponderle che io non ci parlo, lo sai…», gridò scendendo le scale.
Mia nonna era la cosa peggiore che potesse capitare in quel momento.
Sapevo che nessuno avrebbe capito le mie motivazioni profonde, ma dopo la morte di Patrick, il mio rifiuto di vivere, il mio gesto estremo e la lunga e lenta riabilitazione, i miei desideri e le mie priorità erano cambiati totalmente.
E la verità è che non ero più la stessa.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

2 commenti

    • Galatea

      Cara Ambra non credo che questo sia adatto a te, non lo è nemmeno per me, questa trilogia è prettamente per le adolescenti, ed anche se ci metterei la firma per tornare indietro purtroppo devo accettare il fatto che non lo sono più ;D

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