Elizabeth Gaskell

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Elizabeth Cloghorn Gaskell è stata una scrittrice britannica, nata il 29 settembre 1810, a 93 Cheyne Walk , Chelsea, che era allora alla periferia di Londra.
Ottava ed ultima dei figlia del pastore unitariano William Stevenson e di Eliza Wedgwood, nipote di un celebre ceramista, rimase orfana di madre ad appena un anno di vita.

All’età di quattro anni Elizabeth Gaskell fu adottata dalla famiglia di una zia materna, presso la quale trascorse buona parte della sua infanzia, a Knutsford, Cheshire, una tranquilla cittadina di campagna non lontana da Manchester.
La morte in mare nel 1822 dell’unico fratello, John, contribuì ad allentare ulteriormente il legame con il padre, già non particolarmente stretto a causa delle distanze e dei cattivi rapporti del padre con la zia. L’assenza di un fratello e la complessità dei rapporti familiari saranno temi spesso presenti nella narrativa della Gaskell.
La famiglia della zia, gli Holland, era anch’essa unitariana e borghese, legata per parentela o matrimoni ad altri personaggi eminenti (tra cui William Turner ed i Darwin), ed in essa Elizabeth assorbì un atteggiamento politicamente liberale e religiosamente tollerante. L’educazione impartitale presso gli Holland la incoraggiò ad approfondire le sue conoscenze con vaste letture, ed a formarsi un punto di vista ed opinioni autonome.

Nel 1832 sposò William Gaskell, uomo attivo ed impegnato socialmente oltre che pastore unitariano della cappella di Cross Street, punto di ritrovo di un’attiva cerchia intellettuale anticonformista che comprendeva pastori dissidenti, riformisti, progressisti, scienziati e poeti.
Il cambiamento dalla tranquilla Knutsford, poco più di un paese immerso nella quiete e nell’apparente immobilità della campagna dell’Inghilterra settentrionale, a Manchester, centro dinamico in piena espansione, modellato senza sosta dall’industrializzazione pesante, fu notevole, ed ebbe ripercussioni tanto sulla salute della Gaskell quanto sul suo modo di osservare la realtà che la circondava, e le permise di prendere coscienza del trapasso da un’economia (ed una società) contadina ad una industriale.
Nei primi anni di matrimonio affiancò il marito nel suo lavoro di insegnante alle lezioni serali e domenicali per i bambini degli operai, spesso operai essi stessi. In quanto compagna di un pastore della Chiesa d’Inghilterra era nella posizione di entrare in contatto sia con il mondo operaio che con l’intellettualità progressista, e pare che si sia avvicinate alle teorie del socialismo utopistico.
Il suo rapporto con la città di Manchester (la “cara vecchia fosca triste fumosa grigia Manchester”, come amava chiamarla lei stessa) e con il tipo di vita che vi si svolgeva rimase sempre ambivalente, diviso tra l’intenso malessere suscitatole dal paesaggio cittadino – malsano, inquinato e deturpato da fabbriche e ciminiere – e l’ammirazione per l’intraprendenza dei suoi abitanti.
La morte in tenera età del figlio William, l’unico maschio (1844), fu per lei un colpo durissimo che riuscì a superare grazie all’appoggio del marito, il quale la esortò anche a dedicarsi ad un’attività che richiedesse intensa e prolungata concentrazione – la scrittura.

La prima opera pubblicata fu Mary Barton, uscito anonimo nel 1848, il cui crudo affresco dell’ambiente operaio di Manchester suscitò non poco scandalo ed il libro fu messo al bando da non poche biblioteche e librerie, ma tanto clamore portò opera ed autrice all’attenzione del grande pubblico.
Nel dicembre del ’51 pubblicò su Household Words, rivista edita da Charles Dickens, il racconto La nostra società a Cranford (Our Society at Cranford). Dickens ne rimase colpito tanto da convincerla a scriverne un seguito (quello che poi divenne il romanzo Cranford, 1853), assicurandosene la pubblicazione assieme ad alcune delle sue opere successive.
Strinse amicizia con Charlotte Brontë, di cui ci è rimasto un nutrito epistolario e su richiesta del padre curò una biografia di vastissimo successo (1857), e frequentò William Makepeace Thackeray e George Eliot.
Scrisse ancora diversi romanzi e racconti (di particolare successo godettero le sue storie gotiche); ancora all’apice del successo decise di ritirarsi a vivere in una zona più salubre e tranquilla della “vecchia e fumosa Manchester”, e con i proventi dei suoi romanzi acquistò un cottage ad Alton, nello Hampshire, dove si spense circondata dalle figlie, all’età di cinquantacinque anni, lasciando il suo ultimo romanzo incompiuto.

Romanzi:

1848 – Mary Barton
1851/3 – Cranford (pubblicato anche in Italia)
1853 – Ruth (pubblicato anche in Italia)
1855 – Nord e Sud (North and South, pubblicato anche in Italia)
1861 – La donna in grigio (The Grey Woman, pubblicato anche in Italia)
1863 – Gli amanti di Sylvia (Sylvia’s Lovers)
1864 – La cugina Phillis (Cousin Phillis, pubblicato anche in Italia)
1865 – Mogli e figlie (Wives and daughters)

Raccolte di racconti:

1850 – Moorlande Cottage (The Moorland Cottage)
1852 – La storia della vecchia nutrice (The old nurse’s story)
1852 – La storia della vecchia nutrice (The old nurse’s story)
1853 – La storia dello Squire (The Squire’s Story)
1855 – Lizzie Leigh
1855 – Una mezza vita fa (Half a Life-Time Ago)
1859 – La mia signora Ludlow (My Lady Ludlow)
1859 – Intorno al sofà (Round the Sofa)
1859 – Fratelli a metà (The Half Brothers)
1861 – La strega Lois (Lois the Witch)
1863 – L’opera di una notte scura (A Dark Night’s Work)

1857 – La vita di Charlotte Brontë (The Life of Charlotte Brontë, pubblicato anche in Italia)


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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