Federica Bosco – 101 modi per dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro

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101 modi per dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro è un libro scritto da Federica Bosco e pubblicato nel 2009 .

Quando una storia finisce male, sul campo non restano che macerie, fumo, ambulanze e un ferito grave: quello che è stato colpito dalla granata. L’altro è già scappato lontano. Se solo ci fosse un modo per smettere di soffrire a comando, se bastasse una parola magica per tornare indietro e lasciarlo prima che ti lasci lui… Ma chiuderti in te stessa non serve, non lo farà tornare e non ti farà star meglio: l’unico modo per sconfiggere il dolore è reagire. Basta con i consigli inutili, i “te l’avevo detto” e i “passerà”: servono strategie concrete! Federica Bosco ha raccolto le sue (dolorose!) esperienze, quelle delle amiche e delle lettrici, e le ha trasformate in ben 101 parole magiche: 101 consigli che ti aiuteranno a elaborare il lutto e a ritrovare la forza di andare avanti accompagnandoti in un vero e proprio percorso di “disintossicazione”. Nella prima parte di questo prezioso volumetto troverai gli indispensabili dieci comandamenti per non ridurti ulteriormente a un relitto bevendo, mangiando e spendendo troppo. Nella seconda troverai le strategie preparatorie per affrontare il dolore nella sua fase più acuta: quella dell’astinenza. E infine, la terapia d’attacco: un insieme di idee per rifare il look alla tua vita, riconquistare la fiducia in te stessa ed essere pronta a un nuovo amore. Sappiamo che non c’è niente da ridere, ma sorridere sarà l’arma vincente per dimenticare il tuo ex!

Questo non è un romanzo, ma un vero e proprio manuale di sopravvivenza, utile per far sbocciare un sorriso in un periodo difficile come quello dell’abbandono.

Se solo ci fosse un modo di smettere di soffrire a comando.
Qualcosa del tipo: in caso di emergenza rompere il vetro, prendere il martello e darselo in testa, o un numero verde da chiamare per disdire il servizio oppure una parola magica che ti faccia tornare al punto di non coinvolgimento per lasciarlo prima che ti lasci lui.
A volte basterebbe anche una sirena che suona e lampeggia quando la nave sta affondando, così da correre in tempo alla scialuppa per salvarti la pelle.
Invece niente, quando finisce una storia sul campo non restano che macerie, fumo, ambulanze e un ferito grave: quello che è stato colpito dalla granata. L’altro, quello che l’ha lanciata, è già scappato lontano.
Alzi la mano chi non è stato lasciato almeno una volta, che non sia stato male come un cane e che non abbia desiderato dormire per almeno cinque anni.
Quando succede c’è sempre uno stuolo di persone disposte a darti consigli e a dirti «te l’avevo detto» e «passerà», ma la verità è che lì ci sei tu e non loro (anche se vorresti tanto cedere il posto) e fa così male che non ci sono quasi parole per descriverlo, è come un incubo che inizia appena ti svegli e rimane con te finché vuole lui, nutrendosi del tuo dolore e delle tue lacrime.
L’unica cosa positiva in tutto questo te l’hanno appena detta: passerà.
Sì, anche quando ti sembra impossibile perché sei sicura che non lo dimenticherai mai, che non incontrerai mai più nessuno così speciale e che non puoi vivere senza di lui, ci sarà una mattina in cui ti sveglierai e ti accorgerai che il tuo primo pensiero non è più l’omicidio-suicidio, che c’è ancora un mondo là fuori e che forse è il caso di farsi la ceretta.
La tua ferita non sanguina più, c’è solo una grossa e brutta cicatrice che, col tempo, diventerà sempre più chiara e sottile e ne parlerai come di un brutto incidente ormai dimenticato.
Ti dirò di più, ci riderai sopra!
Il vero guaio è che nessuno sa quando esattamente arriverà quella benedetta mattina, se fra una settimana, un mese, un anno o due (se ci vuole di più ti vengo a cercare personalmente!). E, nel frattempo, facciamo un gran numero di cose stupide di cui ci pentiremo amaramente e che abbassano ancora di più il livello della nostra autostima già provata.
Ci sono stati momenti nella mia vita in cui avrei pagato per stare meglio anche solo dieci minuti, per smettere di pensare al perché era successo, per non umiliarmi a spedirgli sms fintamente indirizzati ad altri e non ricevere risposta (e poi scrivergli che l’sms mi era partito per sbaglio e non ricevere comunque risposta!) e per non alzarmi la mattina con quel peso insopportabile sul cuore che non mi avrebbe mollato fino all’ora di andare a letto (magari ubriaca!).
Col tempo ho capito però che dovevo essere pazza a desiderare una relazione con un uomo che non mi voleva. E oggi ringrazio Dio che mi abbia lasciato, altrimenti sarei una povera infelice con in testa le corna di un alce e magari un paio di figli!
No grazie!
Del resto è il segreto di Pulcinella: se uno ti lascia non ti ama e non vuole stare con te, e non c’è niente che tu possa fare per cambiare le cose.
Non funziona in nessun modo, puoi rimanere a farti umiliare certo, chi te lo vieta? Puoi essere il suo zerbino, puoi macerare nel dolore, ma se il tuo scopo è avere una relazione sana, come sogni da quando hai otto anni, devi riuscire a pensare che lui ti ha fatto un favore.
Adesso le mie parole suoneranno come assurde, lo so (oh se lo so!), ma prima o poi mi darai ragione.
E spero il più presto possibile.
Come accelerare la fase di guarigione, però, è un dilemma a cui anche l’uomo di Cromagnon ha cercato di dare risposta, senza risultato.
I sentimenti sono il vero mistero della storia dell’umanità: da dove vengono, dove vanno e soprattutto come cacchio si gestiscono è una domanda che rivolgerei volentieri a Piero Angela.
«Perché chiudiamo gli occhi davanti all’evidenza dei fatti? Perché preferiamo fingere che non sia successo niente e vivere in un sogno infranto? Perché siamo disposti a torturarci nel dolore piuttosto che voltare subito pagina?».
Che fosse questo il quarto segreto di Fatima?
In attesa di uno speciale di 25 puntate, ho preparato una lunga lista di cose da fare per sopravvivere al lutto e l’ho suddivisa in tre fasi.

La Fase 1 è quella che ti impedirà di ridurti a un rottame nel giro di 48 ore e sarà la più difficile da superare perché è il momento in cui si ha più bisogno di tutto ciò che allevi un po’ il dolore (una “morfina del cuore”, per intendersi). È più che normale abbandonarsi a ubriacature moleste e orge di carboidrati, l’importante è che l’autolesionismo non duri troppo a lungo e non crei danni irreversibili, altrimenti il tuo prossimo fidanzato lo troverai in un centro di riabilitazione.

La Fase 2 contiene alcuni consigli che ti aiuteranno a elaborare il lutto, ad affrontare la fase di astinenza e ad aumentare la tua autostima, in modo da renderti conto di quali sono le cose che non vuoi più e che non sei più disposta ad accettare.

La Fase 3 è quella che ti proporrà numerose strategie che saranno utili a te stessa per pensare un po’ meno a lui e uscire dall’impasse il prima possibile, in modo da crearti l’occasione di conoscere nuove persone e, perché no?, l’uomo (o la donna) della tua vita.

È difficile che una storia d’amore meravigliosa arrivi gratuitamente e senza aver sofferto un bel po’ prima; e questo è anche l’unico modo per riuscire ad apprezzarla al meglio.
E poi, diciamoci la verità, se donne universalmente riconosciute come “impossibili” hanno trovato il grande amore, perché non dovreste riuscirci voi?

Questo libro non è indirizzato solo alle donne, perché la sofferenza che si prova per un amore perduto è universale e colpisce tutti, anche gli animali, ma mi riusciva difficile parlare al cuore di ognuno di voi usando artifizi tipo: se lui/lei ti ha lasciato/a… E, considerando che le donne fanno più spesso uso di manuali di self help, l’ho dedicato direttamente a loro per semplicità. Sono persuasa, tuttavia, che i casi descritti in questo libro possano capitare indifferentemente a uomini o donne.

Un’ultima cosa: per dovere di cronaca mi preme ricordarvi che le pene d’amore, da sempre, hanno fatto la fortuna di scrittori, cantanti, poeti, sceneggiatori e registi.
Perciò cercate di cominciare a vederle come un’opportunità!


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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