Agatha Christie – Hercule Poirot indaga (Recensione)

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Hercule Poirot indaga  è un giallo classico scritto da Agatha Christie, la maestra del giallo. Si tratta di una serie di racconti con protagonista Hercule Poirot, pubblicata nel 1924, brevi indagini, ma ben articolate, alcune di loro sono dei veri capolavori. Poirot si muove tra omicidi, rapimenti ed enigmi che lo aiutamo a dimostrare al capitano Hastings e all’ispettore Japp, come le sue “celluline grigie” funzionino alla perfezione.

“La maggior parte dei particolari è insignificante, soltanto uno o due sono vitali. E il cervello, le piccole cellule grigie» si batté una mano sulla fronte, «la cosa su cui bisogna basarsi. I sensi inducono in errore. Bisogna cercare la verità dal di dentro, non dal di fuori.»
«Non vorrete dire, monsieur Poirot, che vi apprestereste a risolvere un caso senza muovervi dalla vostra sedia, vero?»
«È esattamente quello che voglio dire, purché abbia a disposizione i fatti. Io mi considero un consulente specializzato.»”

Sto collezionando tutti i libri di Agatha Christie in modo da poterli leggere in ordine cronologico ed accomi arrivata a Hercule Poirot indaga. Le storie sono brevi, ma fanno capire la bravura dell’autrice, non è facile con pochi elementi creare una trama narrativa funzionante.
E’ stata una piacevole lettura che fa venire voglia di legge subito un altro libro con protagonista il nostro speciale detective.

“«Santo cielo, Poirot, sapete una cosa? Sarei pronto a sborsare una bella cifra per vedervi fare una cattiva figura una volta tanto. Siete così maledettamente presuntuoso!»
«Non vi arrabbiate, Hastings, in verità ho osservato che ci sono delle volte in cui quasi mi detestate! Ahimé, pago lo scotto della genialità.»
L’ometto gonfiò il torace e sospirò tanto comicamente che fui costretto a ridere.”

I racconti che lo compongono sono:

Il caso della Stella d’Occidente.
Poirot riceve la visita di Mary Marvell, una famosa attrice statunitense che si trova a Londra. La donna ha ricevuto tre lettere, consegnate da un cinese, che le impongono di restituire il suo favoloso diamante, la Stella d’Occidente. Suo marito, Gregory Rolf, ha comprato il prezioso da un cinese a San Francisco tre anni prima.

Stavo alla finestra della stanza di Poirot e guardavo distrattamente la strada sottostante.
«È strano» esclamai all’improvviso sottovoce.
«Che cosa c’è, mon ami?» chiese Poirot placidamente dalle profondità della sua comoda poltrona.
«Deducete, Poirot dai fatti seguenti: c’è una giovane signora lussuosamente vestita con un cappello alla moda e una splendida pelliccia che sta venendo avanti lentamente, guardando mano mano che procede in alto verso le case. Non sa di essere pedinata da tre uomini e da una donna di mezza età. Costoro sono appena stati raggiunti da un fattorino che sta indicandola gesticolando. Che dramma si sta recitando? La ragazza è una truffatrice? E gli investigatori che la pedinano stanno per arrestarla? Oppure i malfattori sono loro e stanno congiurando per aggredire una vittima innocente? Che cosa dice il grande investigatore?»
«Il grande investigatore, mon ami, sceglie come sempre la strada più semplice. Si alza per vedere da sé.» E il mio amico mi raggiunse davanti alla finestra.
Un attimo dopo fece una risatina divertita.
«Come al solito quello che vedete è colorato dal vostro inguaribile romanticismo. Quella è Mary Marvell, la diva cinematografica, seguita da una frotta di ammiratori che l’hanno riconosciuta. E, en passant, mio caro Hastings, lei ne è perfettamente conscia!»

Nel 1991 dal racconto è stato tratto il decimo episodio della seconda stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

La tragedia di Marsdon Manor.
Il direttore della Compagnia di Assicurazioni Northern Union chiede al suo amico Poirot di investigare sul caso di un uomo di mezza età che è morto per un’emorragia interna poche settimane dopo aver fatto un’assicurazione sulla vita per cinquantamila sterline. Girano delle voci secondo cui l’uomo – il signor Maltravers – aveva delle difficoltà finanziarie e quindi abbia stipulato l’assicurazione per poi suicidarsi, in modo da mettere la giovane e bellissima moglie in una buona posizione economica. L’investigatore belga e Hastings si mettono in viaggio per Marsdon Manor in Essex, dove è stato trovato il cadavere dell’uomo, a terra e con accanto un fucile per cornacchie.

Ero stato chiamato fuori città per qualche giorno e al mio ritorno trovai Poirot intento a chiudere le cinghie della sua valigetta.
«À la bonne heure, Hastings. Temevo che non sareste tornato in tempo per accompagnarmi.»
«Siete chiamato a risolvere un caso?»
«Sì, anche se devo ammettere che tutto considerato l’affare non mi sembra promettente. La compagnia assicuratrice Northern Union mi ha chiesto di indagare sulla morte di un certo signor Maltravers che qualche settimana fa si è assicurato sulla vita presso di loro per la grossa somma di cinquantamila sterline.»
«Sì?» commentai molto interessato.
«Naturalmente, nella polizza c’era la solita clausola sul suicidio. Nel caso si fosse tolto la vita entro il periodo di un anno il premio sarebbe andato perduto. Il signor Maltravers era stato debitamente visitato dal medico della società e, pur essendo un uomo non più molto giovane, era risultato in ottima salute. E invece mercoledì scorso – l’altro ieri – il cadavere del signor Maltravers è stato trovato nelle vicinanze di casa sua nell’Essex, a Marsdon Manor, e la causa della morte viene descritta come una sorta di emorragia interna. Questo di per se stesso non sarebbe strano, ma ultimamente sono corse sinistre voci sulla situazione finanziaria del signor Maltravers e la Northern Union ha accertato, senza possibilità di dubbi, che il defunto era sull’orlo della bancarotta. Ora, questo cambia le cose in modo piuttosto notevole.

Nel 1991 dal racconto è stato tratto il quinto episodio della terza stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

Un appartamento a buon mercato.
Hastings si trova a casa di un amico, insieme ad altre persone, e il gruppo comincia a parlare di appartamenti e case. Alla discussione partecipa anche la giovane famiglia Robinson, e la donna racconta di come sono riusciti ad affittare un bellissimo appartamento a Knightsbridge di alto valore ad un prezzo bassissimo.
Il giorno dopo Hastings racconta l’aneddoto a Poirot, che rimane subito fortemente colpito e comincia ad investigare.

Fino a questo punto, nei casi da me raccontati, le indagini di Poirot hanno sempre preso l’avvio da un fatto centrale, omicidio o furto, e da lì si sono svolte mediante un processo di deduzioni logiche fino alla trionfale soluzione finale. Negli eventi che ora sto per riportare, una notevole serie di circostanze ha condotto dagli incidenti apparentemente banali che per primi hanno attratto l’attenzione di Poirot, agli eventi sinistri che hanno concluso un caso molto insolito.

Nel 1991 dal racconto è stato tratto l’ottavo episodio della seconda stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

Il mistero di Hunter’s Lodge.
Hercule Poirot è a letto con l’influenza quando lui e Arthur Hastings ricevono la visita del signor Roger Havering, il figlio minore di un baronetto, che si è sposato con un’attrice. L’uomo ha ricevuto la mattina un messaggio da parte della moglie in cui c’è scritto che Harrington Pace, lo zio di Roger che vive con loro, è stato assassinato, e che quindi deve tornare subito a casa portandosi dietro un investigatore. Dato che l’investigatore è impossibilitato ad uscire di casa, Hastings prende il suo posto e si reca con Havering nel Derbyshire.

«Dopo tutto» mormorò Poirot, «è possibile che stavolta io non muoia.»
Poiché venivano da un malato ora convalescente di influenza, accolsi quelle parole come rivelatrici di un benefico ottimismo. Io stesso avevo sofferto precedentemente di quel disturbo e Poirot ne era stato colpito subito dopo. Ora stava seduto sul letto appoggiato ai cuscini, la testa avvolta in una sciarpa di lana, e stava sorseggiando lentamente una tisane particolarmente cattiva che avevo preparato seguendo le sue direttive. I suoi occhi si posarono con piacere su una fila ordinatamente disposta di flaconcini di medicine che ornavano la mensola del camino.
«Sì, sì» continuò il mio piccolo amico. «Sarò di nuovo me stesso, il grande Hercule Poirot, il terrore dei malvagi! Pensate, mon ami, che c’è un piccolo paragrafo dedicato a me su “Society Gossip”. Ma sì, eccolo!: Criminali, potete uscire liberamente! Hercule Poirot – e credetemi è un vero e proprio Ercole – il nostro investigatore preferito non può acciuffarvi. Sapete perché? Perché è ammalato, a letto con l’influenza!»

Nel 1991 dal racconto è stato tratto il decimo episodio della terza stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

Un furto da un milione di dollari in obbligazioni.
La fidanzata di Philip Ridgeway chiede al celebre investigatore Poirot di dimostrare l’innocenza dell’amato. Ridgeway è il nipote di Mr Vavasour, il direttore generale della Banca di Londra e Scozia, il quale gli aveva affidato la custodia di un milione di dollari in obbligazioni, che sono sparite. Poirot incontra Ridgeway al pub Cheshire Cheese, e ascolta la sua versione della storia: suo zio e Mr Shaw, l’altro direttore della banca, gli avevano affidato il compito di portare a New York una valigetta contenente un milione di dollari in obbligazioni Liberty.

«Quanti furti di obbligazioni sono stati compiuti in questi ultimi tempi!» commentai un mattino mettendo da parte il giornale. «Poirot, abbandoniamo la scienza dell’investigazione e dedichiamoci invece al crimine!»
«Volete, come si dice… arricchirvi rapidamente, mon ami?»
«Be’, guardate quest’ultimo colpo da un milione di dollari in obbligazioni, le Liberty bonds che la Banca di Londra e di Scozia stava mandando a New York e che sono scomparse in modo così straordinario a bordo dell’Olympia.»
«Se non fosse per il mal de mer e per la difficoltà di praticare l’eccellente metodo di Laverguier per un periodo più lungo delle poche ore che ci vogliono per attraversare il Canale, sarei felice di fare un viaggio su quei grandi transatlantici» mormorò Poirot in tono sognante.

Nel 1991 dal racconto è stato tratto il secondo episodio della terza stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

La maledizione della tomba egizia.
Poirot riceve la visita di Lady Willard, la vedova del famoso egittologo, Sir John Willard, l’archeologo che ha scoperto la tomba del faraone Men-her-Ra insieme al finanziatore americano Bleibner. Tutti e due gli uomini sono morti ad una distanza di quindici giorni l’uno dall’altro, Sir John per un attacco cardiaco e il signor Bleibner per avvelenamento del sangue. Pochi giorni dopo il nipote di Bleibner, Rupert, si è sparato e la stampa si è quindi scatenata nel parlare di maledizione egizia. Il figlio di Lady Willard, Guy, vuole andare in Egitto per proseguire l’opera del padre e la donna ha paura che anche lui possa fare una brutta fine. Poirot afferma di credere nella forza della superstizione e accetta il caso, con gran sorpresa di Hastings.

Ho sempre ritenuto che una delle più avvincenti e drammatiche tra le molte avventure da me divise con Poirot fosse quella delle nostre indagini per una serie di strane morti seguite alla scoperta e all’apertura della Tomba del Re Men-her-Ra.
Non molto dopo la scoperta della tomba di Tutankamen, fatta da lord Carnavon, sir John Willard e il signor Bleibner di New York, continuando i loro scavi non lontano dal Cairo, nei pressi delle Piramidi di Gizeh trovarono inaspettatamente una serie di camere funerarie. La loro scoperta suscitò enorme interesse. La tomba sembrava essere quella del Re Men-her-Ra, uno di quegli oscuri sovrani dell’Ottava Dinastia, periodo in cui l’antico regno andava disgregandosi. Di quel periodo si sapeva ben poco e i giornali diedero grande rilievo alla notizia della scoperta.
Di lì a poco accadde un fatto che colpì profondamente il pubblico: sir John Willard morì all’improvviso di attacco cardiaco.

Nel 1994 dal racconto è stato tratto il primo episodio della quinta stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

Il furto di gioielli al Grand Metropolitan.
Poirot e Hastings stanno soggiornando all’hotel Grand Metropolitan a Brighton, dove incontrano il signore e la signora Opalsen. Lui è un agente di borsa diventato ricco grazie al boom del petrolio, e la moglie grazie a questi soldi colleziona gioielli. Una sera, a cena, la signora Opalsen decide di mostrare a Poirot delle perle, così si reca in camera per andare a prenderle. Lì l’amara scoperta, le perle sono sparite. La coppia chiede a Poirot di occuparsi del furto.

«Poirot» dissi «un cambiamento d’aria vi farebbe bene.»
«Lo pensate, mon ami?»
«Ne sono sicuro.»
«Eh… eh?» disse il mio amico sorridendo. «Allora è tutto predisposto, vero?»
«Verrete?»
«Dove intendete portarmi?»
«A Brighton. Un mio amico della City mi ha dato un ottimo consiglio e… be’, ho denaro da spendere. Credo che un fine settimana al Grand Metropolitan farebbe a entrambi un mucchio di bene.»
«Grazie, accetto con molta riconoscenza. Siete buono a pensare a un vecchio come me. E un buon cuore vale tanto quanto tutte le piccole cellule grigie. Sì, sì, io che vi sto parlando rischio a volte di dimenticarmene.»
L’implicazione sottintesa in quella frase non mi garbava molto. Ho l’impressione che a volte Poirot sia un po’ portato a sottovalutare le mie capacità mentali. Ma il suo piacere era così evidente che accantonai la mia leggera irritazione.

Nel 1994 dal racconto è stato tratto l’ottavo episodio della quinta stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

Il rapimento del Primo Ministro.
Verso la fine della prima guerra mondiale, Hastings e Poirot si trovano a parlare di una notizia sensazionale sulla prima pagina di tutti i giornali, il tentato omicidio del Primo Ministro, David MacAdam. Ben presto i due vengono interrotti da due importanti visitatori, Lord Estair, leader della House of Commons e Bernard Dodge, un membro del War Cabinet, che chiedono l’aiuto del celebre investigatore per scongiurare una crisi internazionale – il Primo Ministro è stato rapito!

Ora che la guerra e i problemi della guerra sono cose del passato penso di potermi arrischiare, senza timore, a rivelare al mondo la parte che il mio amico Poirot ha avuto in un momento di crisi nazionale. Il segreto è stato ben protetto. Non una parola è arrivata alla stampa ma ora che l’esigenza di segretezza è passata ritengo giusto che l’Inghilterra venga a conoscenza del suo debito verso il mio strano, piccolo amico il cui meraviglioso cervello ha tanto abilmente evitato una grande catastrofe.
Una sera dopo cena – non darò i particolari sulla data, basti dire che si trattava del periodo in cui «Trattare la pace!» era il grido pappagallesco dei nemici dell’Inghilterra – il mio amico ed io ce ne stavamo seduti nel suo appartamento. Dopo essere stato congedato dall’esercito per invalidità, mi era stato affidato un lavoro di reclutamento ed era diventata mia abitudine passare la sera dopo cena da Poirot e chiacchierare con lui dei casi interessanti che gli capitava di avere per le mani.
Stavo cercando di parlare con lui della notizia sensazionale del giorno: nientemeno che il tentato assassinio del signor David MacAdam, Primo Ministro di Inghilterra.

Nel 1991 dal racconto è stato tratto il nono episodio della seconda stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

La sparizione del signor Davenheim.
Hercule Poirot e Arthur Hastings hanno invitato Japp per un tè, e la loro conversazione cade sulla recente scomparsa di un banchiere, Mr Davenheim, da casa sua, I Cedri. Con molta ostentazione della sua intelligenza, Poirot fa una scommessa da 5 sterline con Japp: riuscire a risolvere il caso in una settimana, senza mai muoversi dal suo appartamento.

Poirot ed io stavamo aspettando per il tè il nostro vecchio amico, l’ispettore Japp di Scotland Yard. Eravamo seduti davanti al tavolino da tè in attesa del suo arrivo. Poirot aveva appena finito di sistemare con cura tazze e piattini che la nostra padrona di casa usava buttare sul tavolo invece di disporli con cura. Aveva anche respirato pesantemente sopra la teiera di metallo lustrandola poi con un fazzoletto di seta. Il bricco stava per bollire e non lontano, in una ciotola di smalto, c’era una densa crema di cioccolato che a Poirot piaceva molto più di quello che lui descriveva come «il vostro veleno inglese».
Da sotto si udì bussare con fermezza e pochi minuti dopo entrò Japp con passo vivace.
«Spero di non essere in ritardo» disse salutandoci. «A dire il vero sono stato a parlare con Miller che si occupa del caso Davenheim.»
Drizzai le orecchie. Negli ultimi tre giorni i giornali non avevano fatto altro che parlare della strana scomparsa del signor Davenheim socio anziano della Davenheim e Salmon, famosi banchieri e finanzieri. Il sabato era uscito di casa e da allora non era più stato visto. Ero impaziente di estorcere a Japp qualche particolare interessante.

Nel 1991 dal racconto è stato tratto il sesto episodio della seconda stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

La disavventura di un nobile italiano.
Poirot e Hastings hanno ricevuto la visita di un loro vicino, il dottor Hawker, e stanno tutti e tre piacevolmente discorrendo quando all’improvviso arriva la governante del medico, la signorina Rider, ad avvertirlo che un cliente, il conte Foscatini ha chiamato per chiedergli aiuto. L’investigatore e l’amico si uniscono al dottore e vanno con lui nell’appartamento del conte, a St John’s Wood. L’addetto agli ascensori afferma di non essere a conoscenza di niente di strano, visto che il cameriere del conte, Graves, se ne è andato un’ora prima senza parlare di nessun problema.

Poirot e io avevamo molti amici e conoscenti con i quali intrattenevamo rapporti informali. Tra questi bisogna annoverare il dottor Hawker, un nostro vicino di casa, medico di professione. Era abitudine dell’amabile dottore venirci a trovare ogni tanto la sera e fare due chiacchiere con Poirot del cui genio era un ardente ammiratore. Il dottore, che era un tipo schietto e fiducioso al massimo, ammirava quelle qualità così lontane dalle proprie.
Una sera, all’inizio di giugno, arrivò verso le otto e mezzo e si accomodò avviando una discussione sull’allegro argomento della prevalenza, nei crimini, di avvelenamento con arsenico. Circa un quarto d’ora dopo la porta del nostro salottino fu spalancata e una donna sconvolta si avventò nella stanza.

Nel 1994 dal racconto è stato tratto il quinto episodio della quinta stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

Il caso del testamento mancante.
Poirot riceve un’insolita richiesta di aiuto da parte della signorina Violet Marsh. La donna è rimasta orfana a quattordici anni e pertanto è andata a vivere in una grande fattoria nel Devon con suo zio Andrew, da poco tornato dall’Australia, dove ha fatto fortuna. L’uomo aveva delle idee antiquate per quanto riguardava l’educazione femminile e non voleva che la nipote affinasse le sue capacità intellettive leggendo. Violet si era, ovviamente, ribellata a queste imposizioni ed era riuscita a farsi iscrivere al Girton College nove anni prima. La ragazza e lo zio Andrew avevano comunque mantenuto dei rapporti cordiali, e il vecchio era morto un mese prima lasciando un testamento con una clausola inusuale. Il documento porta la data del 25 marzo e l’ora delle 11 mattutine. Marsh voleva che la sua “intelligentissima” nipote si trasferisse per un mese nella fattoria per riuscire a dimostrare “le sue abilità”. Se allo scadere dei trenta giorni la ragazza non avrà mostrato le sue capacità, l’eredità andrà di diritto a degli istituti benefici e Violet non avrà nulla. Sia la ragazza che Poirot sono convinti che ci sia un altro testamento nascosto da qualche parte o una somma di denaro da trovare, e accetta il caso.

Il problema presentatoci dalla signorina Violet Marsh costituì per noi un diversivo piuttosto gradevole rispetto al nostro solito lavoro di routine. Poirot aveva ricevuto dalla signorina un biglietto molto deciso e dal tono pratico con la richiesta di un appuntamento e aveva risposto pregandola di venire il giorno seguente alle undici del mattino.
Arrivò puntuale: una giovane alta e bella, vestita con semplicità ma bene, dai modi sicuri e pratici. Era chiaramente una donna che intendeva farsi strada nel mondo. Per quanto mi riguarda, io non sono un grande ammiratore della cosiddetta donna newyorkese e, nonostante il suo bell’aspetto, non ero particolarmente ben disposto nei suoi confronti.
«Il mio problema è di carattere piuttosto insolito, monsieur Poirot» cominciò a dire dopo essersi accomodata su una sedia. «Sarà meglio che cominci dal principio e vi racconti tutta la faccenda.»

Nel 1994 dal racconto è stato tratto il quarto episodio della quinta stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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