Le mie letture del 2018

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Quest’anno per la prima volta ho segnato tutti i libri che ho letto in questi 365 giorni e credo che diventerà una bella tradizione per gli anni avvenire. Siamo giunti alla fine di questo 2018 e posso stilare un bilancio sulle letture iniziate e terminate durante l’anno, in tutto sono 28 e variano molto sia nel genere che nella forma, tra cartaceo e ebook. Non sono una lettrice vorace, anzi sono molto lenta, per me non è un problema, ci sono libri che richiedono più attenzione, altri che passano senza lasciare traccia, alcuni dopo averli finiti continuano a restare con te e si prendono più tempo per essere metabolizzati, può capitare anche di leggere più libri contemporraneamente e poi c’è quel periodo in cui non hai proprio voglia di leggere, non sai perchè arriva e ti prendi una breve pausa, evidentemente necessaria. Amo leggere e se ogni italiano riuscisse a leggere almeno 1-2 libri al mese già sarebbe un buon traguardo. Spero che questa lista possa dare qualche spunto di lettura.

Sono gli inizi di gennaio e risento ancora l’atmosfera delle feste che amo tanto, così ho voluto leggere Il Natale di Poirot, un giallo classico scritto da Agatha Christie e pubblicato nel 1939, un’altra avventura di Hercule Poirot, dove le atmosfere natalizie non gli impediscono di risolvere un caso complicato, in cui tutti sono sospettabili. Il racconto si svolge durante le vacanze natalizie ed è diviso in sette capitoli, ognuno narra un giorno della settimana tra il 22 e il 28 dicembre.
Trovate la mia recensione qui.

In primo classico dell’anno è Robinson Crusoe, un romanzo di avventura scritto da Daniel Defoe, pubblicato nel 1718, si ispira a una storia vera e racconta le peripezie di Robinson Kreutznaer, detto Crusoe, che, desideroso di avventura e di libertà, decide di lasciare la famiglia e abbandonare gli agi della vita borghese. All’età di soli 19 anni, parte quindi in cerca di fortuna, imbarcandosi da York su una nave diretta ai Tropici, ma il destino gli è avverso. Dopo un naufragio e la prigionia presso i pirati, Robinson Crusoe riesce a fuggire e approda in Brasile, dove acquista una piantagione. Ripartito alla volta della Guinea, per la tratta degli schiavi, naufraga ancora e si ritrova, unico superstite di tutto l’equipaggio, su un’isola presso le foci del fiume Orinoco. Vi resterà 28 anni. Completamente solo, si adatta alla nuova vita, utilizzando oggetti e attrezzi recuperati dalla nave incagliata e affrontando disagi e pericoli. Cattura un pappagallo parlante, unica compagnia per molto tempo; scrive un diario in cui racconta le sue avventure; si dedica alla lettura della Bibbia; libera ed educa il prigioniero di una tribù di cannibali, a cui dà il nome di Venerdì e che diviene suo servitore e compagno.
Trovate la mia recensione del libro qui.

Quasi contemporaneamente ho terminato la lettura di Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo di Tiziano Terzani, Un libro sull’America, un libro sull’India, un libro sulla medicina classica e quella alternativa, un libro sulla ricerca della propria identità.
Viaggiare è sempre stato per Tiziano Terzani un modo di vivere e così, quando gli viene annunciato che la sua vita è ora in pericolo, mettersi in viaggio alla ricerca di una soluzione è la sua risposta istintiva. Solo che questo è un viaggio diverso da tutti gli altri, e anche il più difficile perché ogni passo, ogni scelta – a volte fra ragione e follia, fra scienza e magia – ha a che fare con la sua sopravvivenza. Alla fine il viaggio esterno alla ricerca di una cura si trasforma in un viaggio interiore, il viaggio di ritorno alle radici divine dell’uomo.
Un libro che mi ha conquistata, la scrittura di Terziani mi rapisce tolamente, avrei voluto non finisse mai, avrei voluto che la sua voce che narra ciò che il suo sguardo speciale aveva sul mondo non si interrompesse. Un libro che consiglio senza se e senza ma.

Un po’ di leggerezza non fa mai male, così ho letto La Signora dei funerali, un romanzo di Madeleine Wickham (nota anche come Sophie Kinsella), scritto nel 1998, fu pubblicato in Italia nel 2008. Una commedia cinica, una satira dell’alta società british, con tutti i suoi tic.
Fleur Daxeny è bella e affascinante, ma soprattutto è una donna senza scrupoli. Fornita di uno straordinario guardaroba di eleganti abiti neri, dopo aver letto i necrologi sul “Times”, Fleur si imbuca ai funerali e alle commemorazioni dei ricchi puntando a conquistare i vedovi inconsolabili. Dopo averli sedotti e soprattutto dopo aver messo mano alle loro carte di credito, e tutto questo con recalcitrante figlia al seguito, Fleur scompare senza lasciare tracce fino all’incontro con una nuova vittima ignara. Questo giochetto le riesce più volte fino al giorno in cui la donna incontra il noioso e prevedibile Richard Favour, alla commemorazione dell’amata moglie. Ancora una volta, da vera professionista, Fleur riesce a far breccia nel cuore del vulnerabile vedovo, ma le cose non vanno esattamente come lei aveva previsto…
Trovare la mia recensione qui.

Tra un momento di leggerezza ed un altro ho inserito la lettura di Mindfulness. Per una mente amica di
Attilio Piazza, che purtroppo ci ha lasciato il 15 gennaio 2017.
Mindfulness, che alla lettera significa attenzione piena, è uno stato di coscienza in cui siamo testimoni vigili e presenti dei nostri pensieri, delle nostre emozioni o percezioni, momento per momento. In questo libro, alla luce della sua lunga esperienza sul campo, Attilio Piazza ci insegna come raggiungere tale stato di consapevolezza: concentrandoci sul presente, liberi da pregiudizi e sovrastrutture, e sgomberando la mente da conflitti ed emozioni nocive. Con una serie di esercizi e tecniche di meditazione, l’autore ci accompagna in un percorso per sbarazzarci dei pensieri negativi, con i loro strascichi distruttivi e dolorosi, e spalancare le porte a quelli positivi. Gli effetti sul nostro benessere fisico e mentale saranno sorprendenti, e sentiremo di poter finalmente realizzare il potenziale creativo che è in ciascuno di noi, prendere saldamente in mano la nostra vita e diventare artefici della nostra felicità. “Tutto ciò che accade nella nostra vita accade in modo perfetto, manifestandosi in diretta relazione con il nostro stato di coscienza, di cui la vita stessa è parte. In altre più semplici parole, essere felici dipende soltanto da noi”.
Ho scoperto il mondo della meditazione da qualche anno e mi ha salvato la vita calmando i miei attacchi di panico, quindi sono sempre curiosa su questi argomenti e cerco di arricchirmi il più possibile.

E’ arrivato il tempo di leggere un giallo, così ho scelto Io uccido, un thriller scritto da Giorgio Faletti, pubblicato nel 2002, che lo consacra anche scrittore. Non c’è mai stato un serial killer nel Principato di Monaco. Adesso c’è.
Un dee-jay di Radio Monte Carlo riceve, durante la sua trasmissione notturna, una telefonata delirante. Uno sconosciuto, dalla voce artefatta, rivela di essere un assassino. Il fatto viene archiviato come uno scherzo di pessimo gusto. Il giorno dopo un pilota di Formula Uno e la sua compagna vengono trovati morti e orrendamente mutilati sulla loro barca. Inizia così una serie di delitti, preceduti ogni volta da una telefonata a Radio Monte Carlo con un indizio “musicale” sulla prossima vittima, e ogni volta sottolineati da una scritta tracciata col sangue, che è nello stesso tempo una firma e una provocazione: lo uccido… Per Frank Ottobre, agente dell’FBI in congedo temporaneo, e Nicolas Hulot, commissario della Sûreté Publique, inizia la caccia a un fantasma inafferrabile. Alle loro spalle una serie di rivelazioni che portano poco per volta a sospettare che, di tutti, il meno colpevole sia forse proprio lui, l’assassino.
Trovate la mia recensione qui.

Erano anni che volevo leggerlo ed è arrivato anche il suo momento, sto parlando di Addio alle armi di Ernest Hemingway.
Composto febbrilmente tra il 1928 e il 1929, “Addio alle armi” è la storia di amore e guerra che Hemingway aveva sempre meditato di scrivere ispirandosi alle sue esperienze del 1918 sul fronte italiano, e in particolare alla ferita riportata a Fossalta e alla passione per l’infermiera Agnes von Kurowsky. I temi della guerra, dell’amore e della morte, che per diversi aspetti sono alla base di tutta l’opera di Hemingway, trovano in questo romanzo uno spazio e un’articolazione particolari. È la vicenda stessa a stimolare emozioni e sentimenti collegati agli incanti, ma anche alle estreme precarietà dell’esistenza, alla rivolta contro la violenza e il sangue ingiustamente versato. La diserzione del giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto si rivela, col ricongiungimento tra il protagonista e la donna della quale è innamorato, una decisa condanna di quanto di inumano appartiene alla guerra. Ma anche l’amore, in questa vicenda segnata da una tragica sconfitta della felicità, rimane un’aspirazione che l’uomo insegue disperatamente, prigioniero di forze misteriose contro le quali sembra inutile lottare.
Questo libro mi ha lasciata strana, non posso dire che non mi sia piaciuto, però nemmeno mi ha trascinata oltre. Non è il primo libro che leggo dell’autore e forse devo accettare il fatto che il suo stile non mi fa impazzire, lo trovo troppo giornalistico. E poi ho trovato fastidiosi tutti quei “caro” e “cara”. Comunque è da leggere.

Posseggo Bel-Ami di Guy de Maupassant da vent’anni, ma non ho mai avuto voglia di leggerlo, non so, mi faceva un po’ antipatia, un giorno mi sono decisa a leggerlo .
Georges Duroy, che le amanti chiamano vezzosamente “Bel-Ami”, è un aitante giovane normanno che arriva nella capitale in cerca di fortuna. In breve la sua vitalità prorompente, inarrestabile e assetata di riconoscimenti – che ne fa una sorta di rilettura borghese di Don Giovanni – lo porterà a entrare, tramite una carriera giornalistica, nel bel mondo del tempo. Dall’ingresso, Duroy raggiungerà rapidamente i piani più alti, grazie a un continuo saltare di opportunità in opportunità, di amicizia in amicizia, di donna in donna, inseguendo un miraggio chiamato “successo”. E abbandonando lungo la strada il guscio vuoto della propria umanità e dei sentimenti. Questo libro di Maupassant si impone come uno dei testi fondamentali del realismo ottocentesco, storia del successo travolgente di un uomo qualunque.
Dire che ho odiato il protagonistra è poco, lo stile di scrittura non è pesante, si legge con facilità, molteplici sono le chiavi di lettura, che dipendono anche dal tipo di lettore e dalla sua moralità. L’ho trovato molto moderno per il suo tempo e questa è stata una sorpresa. Anche se non mi ha coinvota più di tanto lo consiglio.

Una delle nostre letture in comune di quest’anno del gruppo facebook Amo i libri era “Tutte le avventure di Arsenio“, la serie completa di Arsenio Lupin scritta da Maurice Leblanc dal 1905 al 1935. Io ho letto solo il primo libro “Arsenio Lupin, ladro gentiluomo“, composto da 9 racconti dove si fa la conoscenza per la prima volta con il famoso ed elegantissomo ladro.
Nel 1905 l’editore Pierre Lafitte, colpito dal successo del celebre detective inglese Sherlock Holmes, chiese all’amico scrittore Leblanc di creare un personaggio francese da contrapporgli. Così, con il racconto L’arresto di Arsène Lupin, subito dopo inserito con altri in volume, iniziò il ciclo. Nello stesso periodo si parlò molto in Francia delle avventure del celebre anarchico Alexandre Marius Jacob, che rubava ai ricchi e donava ai poveri, al quale pare si sia ispirato Leblanc. Che sorta di “ladro” è Arsène Lupin? “Ladro gentiluomo” è la definizione dell’affascinante e irraggiungibile Lupin, amato dalle donne, ammirato dagli uomini, idolatrato dai giovani. Il binomio, coniato dall’autore stesso, nel titolo del primo volume del ciclo, Arsène Lupin, gentlemen cambrioleur, sarà in seguito accolto e ripetuto da tutti. Segnò la nascita di un mito cui il suo creatore dedicò la produzione presente in questo volume. È chiamato pure il Robin Hood della Belle Époque, e la comparazione è legittima, ma non esaustiva: Lupin non ha armi se non la propria intelligenza, perspicacia, intuizione. Perfino i rappresentanti della giustizia, che pur vagheggiano la sua cattura, sono fermamente convinti che non commetterebbe mai un delitto. Con l’espandersi del mito, Lupin ha dato vita, oltre che a una feconda saggistica, sia critica che creativa, alle più ampie forme di rappresentazione: cinema, serie tv, serie radiofoniche, dischi, fumetti, cartoni animati e perfino gadget.
Mi sono davvero divertita nella lettura di questo libro, ero molto incuriosita di conoscere le vere origini del personaggio, visto le mille rivisitazioni. Leggerò il prossimo volume “Arsene Lupin contro Herlock Sholmès” nel 2019, perchè non voglio perdemi niente di questa serie.

Proseguiamo con Il Cammino di Santiago, un romanzo scritto da Paulo Coelho e pubblicato nel 1987. Dopo aver compiuto il pellegrinaggio a Santiago de Compostela nel 1986, l’autore decide di scrivere il racconto del suo viaggio. Il successo di questo libro è considerato uno delle cause che ha contribuito a ridare popolarità a questo pellegrinaggio, essendo uscito nel periodo in cui il numero di persone che lo ha compiuto iniziava a crescere vertiginosamente. Racconta il viaggio del narratore Paulo lungo il sentiero dei pellegrini che conduce a Santiago di Compostela, in Spagna. In compagnia della sua guida spirituale, il misterioso ed enigmatico Petrus, Paulo affronta una serie di prove ed esercizi, incontra figure che mettono a repentaglio la sua determinazione e la sua fede, schiva insidiosi pericoli e minacciose tentazioni, per ritrovare la spada che gli permetterà di diventare un Maestro Ram.
Una grande delusione, trovate la mia recensione qui.

Continuo con un classico d’avventura Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne.
Un romanzo ambientato nella Londra del 1873, ruota attorno alle vicende di due protagonisti dalle personalità antitetiche: Phileas Fogg, ricco e tranquillo gentleman inglese e Jean Passepartout, un giovane trentenne di nazionalità francese, impulsivo, passionale ed estroverso.
Fare il giro del mondo in 1920 ore, ovvero 115.200 minuti! È questa la folle scommessa proposta da mr. Phileas Fogg nel 1872 ai membri del Reform Club di Londra. Il gentleman trascina così il suo domestico Passepartout in una corsa sfrenata… saltano da treni a piroscafi, da piroscafi a treni, ma anche su elefanti, carrozze, diligenze, velieri e bastimenti, passando da un mezzo all’altro e superando le più imprevedibili sfide, il tutto mentre vengono inseguiti da un agente della polizia inglese che lo crede il rapinatore della banca d’Inghilterra! Una avventura in cui bisognerà perfino salvare una bella ragazza indiana da un rogo. Una corsa contro il tempo …
La lettura di questo libro è stata molto divertente ed anche se è considerato un libro per ragazzi lo consiglio soprattutto agli adulti.

E’ già primavera quando inizio 1984 di George Orwell, scritto nel 1948, anno da cui deriva il titolo, ottenuto dall’inversione delle ultime due cifre, è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo
L’azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l’anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c’è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un’esistenza “sovversiva”.
Che dire di questo libro, illuminante genialità, un capolavoro della letteratura distopia. Le emozioni che provoca sono forti, imbarazzanti, inquietanti, utili per capire cosa potrebbe, con grande facilità, accadere al mondo.
Trovate la mia recensione qui.

Le giornate si facevano più lunghe e calde e mi era venuta voglia di autori contemporranei quindi ho scelto Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Margherita Dolcevita è una ragazzina allegra, intelligente e appena sovrappeso, con un cuore che di tanto in tanto perde un colpo. Vive con la famiglia fra città e campagna. Un giorno, davanti alla sua casa, spunta, come un fungo, un cubo di vetro nero circondato da un asettico giardino sintetico e da una palizzata di siepi. Sono arrivati i signori Del Bene, i portatori del “nuovo”, della beatitudine del consumo. Amici o corruttori? La famiglia di Margherita cade in una sorta di oscuro incantesimo, nessuno rimane immune. E su chi fa resistenza alla festa del benessere, della merce, del potere s’addensa la nube di misteriose ritorsioni.
Una lettura consigliatissima, per più della metà del libro ci ritroviamo in una favola molto divertente, con un umorismo delicato e poetico, ma più si procede nella lettura più si trasforma in un racconto nero. Per me è un piccolo capolavoro di facile lettura, ma nello stesso tempo pieno di spunti di riflessione.

Non amo molto le trasmissioni televisive che parlano di cronaca nera, ma conosco un giornalista di Quarto Grado, Simone Toscano, con il quale anni fa avevo collaborato per un blogtour per il suo libro “Il creasogni“, che stimo molto ed ha seguito la vicenda di cronaca nera sulla morte del piccolo Andrea Lorys Stival ed ha deciso di curare il libro Nel nome di Lorys di Davide Stival, insieme anche a Daniele Scrofani.
È il caso di cronaca nera che ha più coinvolto e sconvolto l’opinione pubblica negli ultimi quindici anni: la morte del piccolo Andrea Lorys Stival il 29 novembre 2014. In carcere per l’omicidio c’è Veronica Panarello, la madre, condannata in primo grado a 30 anni e presunta colpevole fino a sentenza definitiva. Un caso molto dibattuto, come fu quello di Cogne, perché la mente e il cuore non possono accettare che una donna possa privare della vita la creatura a cui l’ha donata. Cosa potrà mai essere successo tra la foto di Veronica, poco più che bambina, che festeggia in famiglia il compleanno di Lorys, e le tristemente famose immagini di lei sul luogo del ritrovamento del corpo? Quasi nessuno degli attori di questo caso si è sottratto all’esposizione mediatica. Non Veronica Panarello, con le sue numerose e contraddittorie versioni dei fatti, non la sorella, o la madre, e nemmeno molti altri che hanno soffiato sul fuoco dei sospetti, schiacciando le vere vittime, Lorys, il fratellino Diego e il padre Davide, nel ruolo di “figurine” di un giallo. Eppure sono moltissimi i risvolti umani e psicologici ancora oscuri e altrettanti i tasselli ancora mancanti alla vicenda.
La lettura è stata scorrevole e commovente, trovate anche molti documenti che chiariscono tanti dubbi.

Dopo aver per la terza volta provato a leggere questo libro mi sono imposta di finirlo, si tratta di Avrò cura di te, scritto a quatto mani da Massimo Gramellini e Chiara Gamberale. Un romanzo epistolare,una  lunga corrispondenza tra una donna piena di dubbi e il suo angelo custode con le risposte.
Giò è una donna di trentacinque anni, ha alle spalle una storia familiare non tranquilla, ma nemmeno tragica, anzi oggi chi non ce l’ha? E’ un anima tormentata ed a mio giudizio superficiale. Il suo amore è riversato tutto su Leonardo, suo marito, che però l’ha abbandonata, lo avrei fatto anch’io. Così smarrita e disperata si reca a casa dei nonni defunti, simbolo, per lei, dell’amore perfetto. La notte di San Valentino, festa che lei ha sempre ignorato, primo dei tanti clichè che si trovano all’interno del libro, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Perplessa e disperata scrive al suo angelo custode, tanto non ha niente da perdere. Incredibilmente l’angelo le risponde con la promessa: avrò cura di te.
Trovate la mia recensione qui, non del tutto positiva.

E’ arrivata l’estate e al mare ho deciso di leggere libri piccoli da poter agevolmente portare in spiaggia, il primo scelto è Io no di Lorenzo Licalzi, la storia a quattro voci di due fratelli della media borghesia milanese, Francesco e Flavio, e delle loro compagne, Elisa e Laura.
Flavio e Francesco sono fratelli. Il primo è un pragmatico uomo d’affari, dirige con successo l’azienda di famiglia e ha saputo far sua una vita che ha trovato già pronta. Il secondo, musicista e viaggiatore, è di quelli che fin da piccoli vanno a sbattere contro il mondo, e da grandi si ritrovano disillusi pur senza perdere l’ironia. Difficile immaginare due vite più diverse, due orbite più distanti. Eppure la corrispondenza tra le certezze di Flavio e le inquietudini vagabonde di Francesco è troppo precisa per non far pensare a due opposti che, inesorabilmente, tornano ogni volta ad attrarsi. E poi ci sono le donne, ad aggrovigliare i destini: c’è Laura, moglie di Flavio da sempre innamorata di un altro, ed Elisa, l’incontro travolgente, la scintilla che Francesco non sapeva neppure di stare aspettando.
Una lettura sorprendentemente piacevole, trovate la mia recensione qui.

Un altro piccolo libro che mi ha fatto compagnia in spiaggia è stato scritto da Arturo Arango ed è composto da tre racconti: Il primo Lista d’attesa, che dà il titolo alla raccolta e da cui è stato tratto il film omonimo. Ambientato nella Cuba dei nostri giorni, un gruppo di persone si incontra nella stazione delle corriere e dà inizio a un’attesa di ore, giorni, mesi per ottenere un posto nella corriera per Manzanillo. Il secondo racconto, “L’Avana elegante”, narra l’ultimo giorno di vita di Julian del Casal, famoso poeta cubano della fine del secolo scorso. Nel terzo racconto, “Palla, bandiera e gagliardetto”, Estela, un’anziana di Manzanillo, decide di non seguire la famiglia che si trasferisce in un paese all’interno e, nel trascorrere monotono dei giorni, il ricordo della sua infanzia a Manzanillo durante la guerra diventa così vivo da sovrapporsi alla realtà.
Ho visto prima il film e mi aveva molto divertita, mentre il libro stenta a decollare ed è tutto molto confuso, non è una lettura che consiglio.

Dopo due letture moderne ritorno ai classici con Canne al vento di Grazia Deledda, pubblicato nel 1913, ambientato in un piccolo paese della Sardegna orientale, si intravedono i mali secolari dell’isola, l’estrema povertà della Baronia e l’incubo della malaria sempre in agguato. A Galte vivono le dame Pintor, appartenenti alla nobiltà terriera ormai decaduta, che non sanno adattarsi alla società che cambia, nella quale hanno buon gioco commercianti e usurai. Protagonista principale del romanzo è Efix, il “servo” delle dame Pintor, che si cura della loro sopravvivenza. Quando, diversi anni più tardi, giungerà in paese Giacinto, figlio di Lia, una delle sorelle, a sconvolgere l’esistenza di tutti, Efix, con la sua sofferta saggezza, cercherà in ogni modo di arginare il disastro finanziario provocato dal giovane dissennato, ma morirà proprio il giorno in cui Noemi, la più giovane delle Pintor, deponendo il suo orgoglio, sposa il ricco cugino Don Predu. Non ci sono personaggi buoni o cattivi, nè eroi, ma solo uomini in balia del vento.
Sicuramente è una mia limitazione, ma a parte le sublimi descrizioni, che ripagano la lettura, non l’ho amato molto, è proprio la storia che non mi è piaciuta, maliconica ed arida.

Una sera per caso ho scoperto su Youtube uno spettacolo di Alessandro Baricco tratto dal suo libro Omero, Iliade, nato da un progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale. Baricco smonta e rimonta l’Iliade creando ventun monologhi, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che racconta, in chiusura, l’assedio e la caduta di Troia. L’autore “rinuncia” agli dei e punta sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata. Tema nodale di questa sequenza di monologhi è la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna. Un’operazione teatrale e letteraria insieme, dalla quale emerge un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza, anche morale e civile.
Ho cominciato ad ascoltare l’audio dello spettacolo e mi ha completamente stregata, non ho potuto fare a meno di accompagnarlo alla lettura del libro. Consiglio entrambi. Immaginatemi in spiaggia mentre guardo il mare ad ascoltare le gesta di Achille, Ettore, Enea, Ulisse, Diomede e Agamennone narrate dalle voci di bravissimi attori, non avrei mai voluto che finisse.

Durante un temporale di fine agosto ho letto I racconti di Italo Calvino, un’antologia curata dallo stesso autore e pubblicata nel 1958, che riunisce racconti precedentemente pubblicati in riviste o in altre raccolte.
Le vicende sono spesso insolite, ma riescono a far immaginare al lettore perfettamente le scene che si presentano. Sia il linguaggio che le trame sono semplici ed offrono molti spunti di riflessione.
Molti dei racconti hanno in comune il tema della Resistenza partigiana, come “Ultimo viene il corvo”.
Una lettura imperdibile.

 

Arriva settembre e come sempre faccio un ordine di libri dalle mie liste dei desideri, includo Book blogger,  un saggio scritto da Giulia Ciarapica, che propone un percorso attraverso i diversi modi di raccontare i libri in Rete: dal blog ai social e YouTube, tutti gli strumenti sono utili per parlare di letteratura e per farlo in modo originale, fresco, ironico e creativo. Non vedevo l’ora di leggerlo e quando l’ho fogliato ho trovato una bella sorpresa: questo blog è stato citato nel libro. Una lettura per gli amanti dei libri, ma state attenti perchè le vostre liste dei desideri aumenteranno notevolmente.
Trovate la mia recensione qui.

E’ tempo di gialli, quindi inizio la lettura di Hercule Poirot indaga di Agatha Christie, la maestra del giallo. Si tratta di una serie di racconti con protagonista Poirot, pubblicata nel 1924, brevi indagini, ma ben articolate, alcune di loro sono dei veri capolavori. Poirot si muove tra omicidi, rapimenti ed enigmi che lo aiutamo a dimostrare al capitano Hastings e all’ispettore Japp, come le sue “celluline grigie” funzionino alla perfezione e che il ragionamento dell’investigazione.
Una piacevole lettura che fa venire voglia di legge subito un altro libro con protagonista il nostro speciale detective.
Trovate la mia recensione qui.

Dopo aver visto la video recensione di Elena Spadafora, una book blogger conosciuta come Amaranthinemess.it, del libro Il fascismo eterno di Umberto Eco, ho deciso di leggerlo.
“Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.” – Umberto Eco
Il fascismo eterno è stato pronunciato in versione inglese a un simposio organizzato dai dipartimenti d’italiano e francese della Columbia University, il 25 aprile 1995, per celebrare la liberazione dell’Europa.
Queste poche righe già dicono molto, la lettura è stata illuminante, da leggere sicuramente e soprattuto ai nostri giorni.

Il bombardamento mediatico della serie TV L’amica geniale tratta dalla tetralogia scritta da Elena Ferrante, non mi ha lasciata immune, infatti mi sono precipitata nella lettura prima che la serie inizi, preferisco sempre leggere prima i libri per dare modo alla mia immaginazione di realizzare il mio personale film.
La caratteristica principale di questa serie è di essere avvincente anche se racconta di vite comuni, come quelle di Elena Greco, figlia di un usciere comunale e di Lila Cerullo, figlia dello scarparo, della loro amicizia dall’infanzia a Napoli negli anni Cinquanta del secolo scorso fino a oggi.
Che dire, ho amato tutto di questa saga.
Trovate la recensione qui.

Mi è stata proposta la lettura di Nella setta è un libro d’inchiesta, scritto da Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, pubblicato da Fandango Libri, nel 2018. Racconta, tramite la voce di fuoriusciti, documenti inediti e dal racconto stesso degli autori che si sono infiltrati in alcune comunità, il mondo torbito delle sette e di un fenomeno in crescita e fuori controllo. Lettura consigliata.
Trovate la mia recensione qui.

 

 

Finisco l’anno con un giallo ambientato nel mondo dell’arte, La pista Caravaggio di Iain Pears.
La chiesa di San Giovanni, annessa all’omonimo monastero sull’Aventino, non contiene certo grandi tesori d’arte: solo un quadro di dubbia attribuzione al Caravaggio. Logico quindi che quando Flavia Di Stefano riceve una soffiata su un probabile furto che dovrebbe avvenire nella chiesa, rimanga piuttosto perplessa. Perplessità che si trasforma in stupore quando i ladri rubano il quadro sbagliato, un’icona della Madonna, il cui unico valore sembra risiedere nella devozione e nell’affetto che le riservano i fedeli. Ma forse non c’è stato alcun errore, forse la leggenda che vuole che questa icona abbia dei poteri miracolosi potrebbe rappresentare una traccia in un’indagine che si rivela molto più intricata del previsto, soprattutto quando, nei giorni immediatamente seguenti al furto, viene ripescato dal Tevere il cadavere di un mercante d’arte francese. Meno male che Flavia è affiancata anche questa volta da Jonathan Argyll, suo compagno di vita e di investigazioni: insieme dovranno sbrogliare una matassa molto più fosca e complessa del previsto.
Una lettura piacevole di un giallo in stile classico, i personaggi diventano familiari, ma nello stesso tempo la scrittura non si dilunga in descrizioni inutili, tutto è funzionale e armonico, leggerò sicuramente altro di questo autore. Trovate la mia recensione qui.

Letture in corso:

Tra le letture in corso che mi trascino da tempo, pur amando questo libro, c’è It di Stephen King.
Purtroppo non amo leggere libri inquietanti la sera prima di dormire, perchè sogno ogni cosa, quindi tra il volume decisamente ingombrante e la lettura relegata alle sole ore diurne, non mi hanno consentito di proseguire spedita (già di mio non lo sono), adesso sono a buon punto, sto arrivando al traguardo.
A Derry , una piccola cittadina del Maine, l’autunno si è annunciato con una pioggia torrenziale che sembra non finire mai. Per un bambino come George Denbrough, ben coperto dal suo impermeabile giallo, il più grande divertimento è seguire la barchetta di carta che gli ha costruito il fratello maggiore Bill. Ma le strade sono sdrucciolevoli e George rischia di perdere il suo giocattolo, che infatti si infila in un canale di scolo lungo il marciapiede e sparisce nelle viscere della terra. Cercare di recuperarlo è l’ultimo gesto di George: una creatura spaventosa travestita da clown gli strappa un braccio uccidendolo. A combattere It, il mostro misterioso che prende la forma delle nostre peggiori paure, rimangono Bill e il gruppo di amici con i quali ha fondato il Club dei Perdenti, sette ragazzini capaci di immaginare un mondo senza mostri. Ma It è un nemico implacabile e per sconfiggerlo i ragazzi devono affrontare prove durissime e rischiare la loro stessa vita. E se l’estate successiva, che li ritrova giovani adulti, sembra quella della sconfitta di It, i Perdenti sanno di dover fare una promessa: qualunque cosa succeda, torneranno a Derry per combattere ancora. It, considerato una pietra miliare della letteratura americana, è un romanzo di bambini che diventano adulti e di adulti che devono tornare bambini, affrontando le loro paure nell’unico modo possibile: uniti da un’incrollabile amicizia.

Ho appena iniziato il mega librone Via col vento di Margaret Mitchell, la sua fama precede ogni sinossi si voglia scrivere. Ho molta curiosità di leggere la storia originale e fin adesso la scrittura sembra scorrevole e piacevole.
Rossella O’Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l’illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della guerra civile cominceranno a spirare sul sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell’amore e la storia impossibile con l’affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi…

Un’altra proposta di lettura è Carnaio di Giulio Cavalli, pubblicato da Fandango, nel 2018.
Giovanni Ventimiglia è un pescatore, da tutta la vita raccoglie nelle sue reti acciughe e granchi, anche se negli ultimi anni il mare è diventato avaro e sulla sua piccola nave non ha più un equipaggio. Il pesce lo vende nel mercato di DF, un paesino aggrappato alla costa come tanti, con un parroco che fa la predica ma va a puttane, un sindaco che è padre di sindaco, un’emittente locale che scalda i cuori delle casalinghe con il suo conduttore brizzolato. Ma un giorno di marzo Giovanni attraccando al pontile trova un cadavere, un uomo che in ammollo dev’essere stato per giorni, un ragazzo non di quelle parti, forse dell’Est o del Sud, uno di colore comunque. E dopo di lui, i ritrovamenti di cadaveri sbiaditi dall’acqua, tutti giovani, tutti neri si susseguono, senza che le autorità locali riescano a trovare un filo, cumuli di cadaveri da seppellire, identificare, gestire. E da DF chiedono aiuto, ma da Roma prendono tempo, impongono accertamenti, tanto che, per non venire sommersi, i cittadini saranno costretti a escogitare un sistema per affrontare l’emergenza, e poi nel tempo trasformarla in profitto. Con uno sguardo che ricorda Saramago e Bolaño, Carnaio è un incubo di carne e soldi, la profezia di un mondo prossimo, in cui l’ultimo passo verso l’abisso è già alle nostre spalle.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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