Charles Dickens – Canto di Natale

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Racconti di Natale - Charles DickensIl Canto di Natale (A Christmas Carol), noto anche come Cantico di Natale, Ballata di Natale o Racconto di Natale, è un romanzo breve del 1843 di Charles Dickens, fa parte di una serie di racconti conosciuti come I libri di Natale (The Christmas Books) che comprendono: Le campane (The Chimes, 1845), Il grillo del focolare (The Cricket on the Hearth, 1845), La battaglia della vita (The Battle for Life, 1846) e Il patto col fantasma (The Haunted Man, 1848).
Fu pubblicato da Chapman and Hall, in edizione di lusso, con rilegatura rigida di velluto rosso a bordi dorati, e le illustrazioni di John Leech, vignettista della rivista satirica Punch, dichiaratamente rivoluzionario. Il 24 dicembre 1843, nonostante fosse in libreria da pochi giorni e avesse un costo elevato, il racconto aveva venduto 6.000 copie, un vero record per l’epoca.

“Onorerò il Natale ne Mio Cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno.”

Un classico attuale in ogni tempo, la storia natalizia per eccellenza che rappresenta una delle tante opere critiche di Dickens verso la società, unisce il racconto gotico con l’impegno nella lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile, attaccando l’analfabetismo.

Cantodi natale350La storia è suddivisa in cinque parti e racconta di Jacob Marley, morto sette anni prima in una viglia di Natale, compagno di affari di Ebenezer Scrooge, un freddo e misero asociale, che lavora nel suo negozio insieme al suo commesso, un piccolo uomo chiamato Bob Cratchit. La vigilia di Natale il nipote di Scrooge, come tutti gli anni, viene ad augurare il buon natale a suo zio e ad invitarlo a casa, ma Scrooge, come sempre rifiuta, dicendo che il giorno di Natale è come tutti gli altri giorni dell’anno, anzi peggiore, perchè il giorno di natale non conclude nessun affare. Il nipote ribatte che il natale è un giorno santo,dove tutti sono più buoni e si perdonano e aiutano a vicenda.
Nella gelida notte di quella vigilia di Natale il vecchio Scrooge, che ha passato tutta la sua vita ad accumulare denaro, riceve la visita terrificante del fantasma del suo socio, Jacob Marley. Ma è solo l’inizio: ben presto appariranno altri tre spiriti, per trasportarlo in un vorticoso viaggio attraverso il Natale passato, presente e futuro. Un viaggio che metterà Scrooge di fronte a quello che è realmente diventato: un vecchio tirchio, insensibile e odiato da tutti, che ama solo la compagnia della sua cassaforte. Riuscirà la magia del Natale a operare un miracolo sul suo cuore inaridito?

Il Canto di Natale ha ispirato cinema e teatro, come il Canto di Natale di Topolino di Walt Disney, il film di Frank Capra “La vita è meravigliosa“, S.O.S. fantasmi (Scrooged), in cui fu Bill Murray a portare il racconto sugli schermi in chiave moderna, per non parlare delle tantissime rappresentazioni teatrali che ogni anno nel periodo di natale vengono messe in scena, sia da grandi compagnie, ma anche da piccoli centri come le scuole, e centri sanitari.

Non mi stancherò mai di leggerlo, è uno dei miei appuntamenti fissi a Natale, lo consiglio con tutto il cuore, adatto ad ogni età potrebbe essere anche un bellissimo regalo.

Canto di Natale - Charles DickensStrofa prima. Lo spettro di Marley

Marley era morto, tanto per incominciare, e su questo non c’è alcun dubbio. Il registro della sua sepoltura era stato firmato dal sacerdote, dal chierico, dall’impresario delle pompe funebri e da colui che conduceva il funerale. Scrooge lo aveva firmato, e alla Borsa il nome di Scrooge era buono per qualsiasi cosa che decidesse di firmare. Il vecchio Marley era morto come il chiodo di una porta.
Badate bene che con questo io non intendo dire che so di mia propria scienza che cosa ci sia di particolarmente morto nel chiodo di una porta; personalmente, anzi, propenderei piuttosto a considerare il chiodo in una bara come il pezzo di ferraglia più morto che si possa trovare in commercio. Ma in quella similitudine c’è la saggezza dei nostri antenati, e le mie mani inesperte non la disturberanno, altrimenti il paese andrà in rovina. Vogliate pertanto permettermi di ripetere con la massima enfasi che Marley era morto come il chiodo di una porta.
Scrooge sapeva che era morto? Senza dubbio; come avrebbe potuto essere altrimenti? Scrooge e lui erano stati soci per non so quanti anni; Scrooge era il suo unico esecutore testamentario, il suo unico procuratore, il suo unico amministratore, il suo unico erede, il suo unico amico e l’unico che ne portasse il lutto; e neanche Scrooge era così terribilmente sconvolto da quel doloroso avvenimento da non rimanere un eccellente uomo di affari anche nel giorno stesso del funerale e da non averlo solennizzato con un affare inatteso e particolarmente buono.
Menzionare il funerale di Marley mi ha ricondotto al punto dal quale ero partito. Non c’è alcun dubbio che Marley era morto. Questo dev’essere perfettamente chiaro; altrimenti nulla di meraviglioso potrà uscire dalla storia che sto per narrare. Se non fossimo perfettamente convinti che il padre di Amleto era morto prima che cominciasse la tragedia, nel fatto che egli passeggiasse di notte, al vento di levante, sui bastioni del proprio castello non ci sarebbe niente di più notevole di quello che ci sarebbe se qualunque altro signore di mezza età uscisse all’improvviso, dopo il tramonto, in una località battuta dal vento – diciamo, per esempio, nel cimitero di St. Paul – per impressionare la mente debole di suo figlio.
Scrooge non aveva mai cancellato il nome del vecchio Marley. Anche dopo qualche anno si poteva leggerlo sopra la porta del magazzino: Scrooge e Marley. La ditta era conosciuta come «Scrooge e Marley». A volte persone nuove degli affari chiamavano Scrooge Scrooge e a volte lo chiamavano Marley, ma egli rispondeva ad ambedue i nomi. Per lui era perfettamente lo stesso.
Oh! ma Scrooge era un uomo che aveva la mano pesante; duro e aspro, come la cote, dalla quale non c’era acciaio che fosse mai riuscito a far sprizzare una scintilla di fuoco generoso; segreto, chiuso in se stesso e solitario come un’ostrica. Il freddo che aveva dentro congelava i suoi vecchi lineamenti, gli pungeva il naso aguzzo, gli corrugava le guance, irrigidiva la sua andatura; gli faceva diventar rossi gli occhi e violacee le labbra sottili e si esprimeva tagliente nella sua voce gutturale. Sulla testa, sulle ciglia e sul mento peloso c’era uno strato di ghiaccio. Si portava sempre dietro la sua bassa temperatura; gelava l’ufficio nei giorni della canicola e non lo sgelava neppure di un grado a Natale.
Il caldo e il freddo esterni avevano scarsa influenza su Scrooge; nessun calore poteva riscaldarlo e nessuna brezza invernale raffreddarlo. Non poteva soffiare un vento che fosse più aspro di lui, non poteva cadere neve che fosse più determinata, non c’era pioggia scrosciante che fosse meno disponibile. Il cattivo tempo non aveva presa su lui. La pioggia più fitta, la neve, la grandine e il nevischio potevano vantare una sola superiorità nei suoi confronti, e cioè che spesso venivano giù non senza bellezza. Scrooge mai.

Fonte: http://cultura.biografieonline.it/canto-di-natale-di-charles-dickens/


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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