Porta a porta … racconto breve

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Con questo racconto ho partecipato ad un concorso su facebook e non ha riscosso nemmeno un mi piace 🙁
lo so il racconto è scontato e non ha stile, ma questo avevo in mente al momento e mi sono divertita ad inventarlo.

 

 

Porta a porta

Spinse con forza il portone in legno di un vecchio palazzo del centro e si trovò nell’atrio fresco e buio, osservò le grandi scale poste al centro e pensò “ bene, niente ascensore” salì al primo piano e scelse una delle tre porte che di trovò davanti, sistemò la giacca, osservò la borsa che si trascinava dietro ormai da mesi, strinse il manico per darsi coraggio, sospirò e suonò il campanello.

Alex ha 30 anni, è single, timido e ipocondriaco. Purtroppo non ha trovato nulla di meglio da fare nella vita che vendere aspirapolveri porta a porta. Di solito non lo ascoltano neanche e gli chiudono la porta in faccia, ma quel giorno la porta si aprì e una giovane donna, bionda, molto carina, un po’ incinta e con lo sguardo da pazza, lo fisso per qualche istante e proprio mentre lui stava per srotolare la litania dell’aspirapolvere lei gridò “amore mio sei arrivato” e con forza gli prese la borsa e la buttò dentro uno ripostiglio, lo trascino in una stanza dove un uomo ed una donna lo osservavano come se fosse un alieno appena arrivato sulla terra aspettandosi che lui pronunciasse “vengo in pace”. Il silenzio per qualche istante tagliò la stanza in due, ma la giovane donna intervenne con la sua voce stridula, tipica di chi sta per avere un crollo per esaurimento nervoso “mamma, papà questo è Piere, il padre del vostro nipotino e mio unico amore, Piere questi sono i miei genitori, come sono felice, finalmente vi conoscete” e si girò a guardare Alex con suo sguardo di una pazza che supplica comprensione ed un sorriso isterico.

Alex, cercando di mettere in ordine i pensieri per spiegarsi quello che stava accadendo, strinse automaticamente le mani si quella coppia di sconosciuti e sfoggiò il sorriso più ebete che avesse mai fatto in vita sua. Dopo le presentazioni, con una scusa la ragazza pazza trascinò Alex in cucina e mentre prepara freneticamente qualcosa da offrire ai suoi genitori, spiegò “ciao, io sono Cristina, ti prego aiutami, solo per oggi, tanto loro stasera ripartono, se scoprono che non c’è nessun padre sarà una vera tragedia per loro, non voglio ferirli, lo so, lo so, dovrei dire la verità, ma non adesso ”

Alex non fece in tempo ad aprire bocca che la madre della ragazza entro nella stanza tutta entusiasta a comunicare la novità “Cristina, ascolta, io e tuo padre abbiamo pensato di fermarci anche questa notte qui in città, perché non ceniamo insieme stasera?” Cristina guardò Alex con lo sguardo della sconfitta, Alex capì che solo da lui dipendeva il miracolo che gli occhi di quella ragazza chiedevano ed istintivamente prese il bicchiere col succo d’ananas e lo offri alla signora proferendo le sue prime parole da quando era entrato in quell’appartamento “con molto piacere, è un’ottima idea ”.

Alex era sconvolto per quello che aveva fatto, lui, timido, che ci metteva una vita a prendere anche la più semplice delle decisioni, l’uomo delle mille seghe mentali, aveva preso una decisone senza senso in una situazione ancora con meno senso, e non sapeva ancora che si sarebbe innamorato di quella pazza donna con i suoi 120 cm di circonferenza, che poi lei gli avrebbe spezzato il cuore lasciandolo “è giusto così, è meglio anche per te“ gli aveva detto tornando col suo ex , e non sapeva neanche che avrebbe scoperto che non è mai bello trovarsi al 20° piano di un grattacielo, appeso per i piedi a testa in giù., e che è ancora meno bello se ti viene un attacco d’asma e non hai il “Ventolin”, il tuo spray preferito.
Il cuore pompava all’impazzata, nausea e vertigini erano stati sostituiti dall’improvvisa fame d’aria, più cercava di respirare più sembrava che l’aria non avesse nessuna voglia di raggiungere i polmoni, Stava morendo, il suo pensiero si era ridotto solo a “Ventolin Ventolin Ventolin” .
Alex non poté esimersi dal fissare quella montagna di carne che lo teneva per le caviglie e chiedergli: “hai mica visto il mio ventolin?” , ma la voce dell’appendi uomo minacciò “ Don Calogero vuole farti vedere cosa potrebbe capitarti se non sposerai sua figlia Cristina”.

Con un filo di voce Alex replicò “ma è lei che non mi vuole, sta con un altro…. Ventolin ti pregooo” . L’appendi uomo lo tirò più su, lo guardò in faccia e dai denti digrignati usci “ adesso le cose sono cambiate, lui l’ha lasciata e la figlia di Don Calogero non può restare senza un padre per la sua creatura, mi sono spiegato”
Alex respirò a pieni polmoni, dimenticò sia il ventolin sia la sua posizione instabile del momento e gridò “mettimi giù, voglio parlare con il signor Calogero” , non riusciva proprio a pronunciare il Don.

Parcheggiò lateralmente al palazzo ormai familiare, uscì dall’auto, prese il borsone, ormai fidato amico che dava sicurezza e si avviò lungo il marciapiede, quando vide l’ex, si proprio lui Piere, il bastardo che aveva abbandonato la sua Cristina.

La rabbia si impossessò del suo cervello, irroro il viso di un viola pallido e tese ogni singolo muscolo del suo corpo, senza pensare lo raggiunse con aria di sfida, cominciò ad insultarlo, ma Ex non lo fece neppure finire, gli caricò in pugno deciso in pieno occhio esclamando “ vaffanculo, è solo colpa tua” e si allontanò mentre Alex atterrava sul marciapiede, “cazzo, che dolore “ pensò , si ricompose e proseguì verso l’ormai famoso portone in legno.

Alex è davanti a una porta chiusa, come all’inizio, con sotto braccio il suo fido aspirapolvere.
Di diverso ha solo un occhio nero in più.
Tirò un sospiro e si decise a suonare il campanello. Dopo qualche istante la porta si apri e Cristina, bella più che mai, gli sorride. “Sapevo che saresti arrivato”, e gli tira un cazzotto che lo stende, poi si getta su Alex e inizia a baciarlo con passione , sussurrando tra un bacio e l’altro “ come hai potuto farti lasciare senza far niente, stronzo, hai idea cosa ho passato”, lui ancora stordito e con due occhi neri la stringe, avvicina la bocca all’orecchio profumato sussurrando “ giuro che non mi farò mai più lasciare… “ecco dov’era finito il mio ventolin” , stava proprio lì di fronte a lui, che faceva capolino da un’insenatura del divano, ma ormai non aveva più importanza.

Galatea


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

13 commenti

  1. Avatar

    prima che (io) facessi casino coi commenti cancellando quello che ho scritto involontariamente cercavo di dirti che per me non è niente male e poi c'è quello stile alla "Mickey occhi blu" che a me piace…molto molto gradevole…e non lasciarti smontare da nessun commento…se ti piace scrivere credici e vai avanti, sempre…saluti dal bar

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    Il racconto aveva un limite di battute quando è nato e per una che non ha idea di come si scrive è stata dura e questo lo ha reso una bozza, volevo riprenderlo ed ampliarlo, ma il fatto che non sia piaciuto per niente mi ha smontata.

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    Grazie mi avete incoraggiata,intendiamocci non a diventare scrittrice, oggi tutti vogliono essere scrittori è la nuova moda, ma per me, per curiosità, per studiare ed imparare come posso mettere su carta in modo decente le cose che mi passano per la testa.
    E' come la cucina, ho sempre precisato che non sono una cuoca o una pasticcera, mi piace provare a fare le cose, il 90% delle cose che faccio sono brutte, ma quel 10% che riesce benino mi da una soddisfazione incredibile " questo l'ho fatto io " 😀
    Per essere quancosa di ben definito bisogna avere passione e il dono che io non ho, ma come posso scoprire le mie passioni se sto ferma a guardare?
    La mia mente è come una grande metropoli, piena di insegne colorate, strade affollate, teatri, ristoranti, musei, biblioteche, cose da guardare e scoprire, ma la mia vita è come un paesino di montagna di 200 abitanti, bellissimo posto, sicuro, rilassante dove ogni tanto mi piace portare qualcosa dalla città.

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    Sei dolce, anche nei commenti….
    Scrivere, per chi ama farlo, è una liberazione. Se a te piace, non è detto che piaccia anche ad altri, ma lo hai fatto perchè piace a te
    Un bacio.
    Pina

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    è un bel racconto. ma bisogna lavorarci su. Hai idee. Molte e buone, ma non puoi buttarle sul foglio e pensare che si aggiustino da sole.
    Un rimprovero: perché non ne sapevo nulla? Cinque mail e avresti intagliato questo diamante facendolo diventare un De Beers 😉

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    Pina … se ho capito bene chi sei, tu sei più dolce di me … e qui la melassa scorre a fiumi eheheheh… grazie davvero per le tue parole.

    Sam … lo sai che mi vergogno a chiedere aiuto, soprattutto per queste cose, mi piacerebbe avere dei consigli, mi miacerebbe proprio imparare… lo so appena mi becchi mi fai una lavata di capo.

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    Quoto Zio Scriba, anche se lo ritengo molto piu' valido delle atrocità che avranno riscosso più consensi del tuo racconto (in giro ho letto certa roba..)

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    Socio … grazie dell'apprezzamento, non oso paragonarmi ad altri, a me quelli degli altri sembrano sempre più belli 😀

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    ciao Aurore grazie per l'invito, un bel blog di cucina, l'unica pecca è la musica, non sopporto la musica nei blog o siti, a volte capita che navigo di sera tardi o di notte e salto in aria, soprattutto quando ho le cuffie, oppure rischio di svegliare mezzo condominio

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