Il Premio Strega Poesia 2026, giunto alla quarta edizione del prestigioso premio dedicato alla poesia contemporanea, ha ufficialmente annunciato la cinquina finalista il 16 maggio 2026, in una cerimonia, al Salone Internazionale del Libro di Torino, condotta da Laura Pugno.
Il Comitato scientifico, composto da Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa, Mario Desiati, Roberto Galaverni, Vivian Lamarque, Patricia Peterle, Stefano Petrocchi, Laura Pugno, Antonio Riccardi e Gian Mario Villalta, ha scelto i finalisti tra i 138 candidati.
- Carmen Gallo, Procne Machine, Einaudi.
- Federico Italiano, Godzilla e altre poesie, Guanda.
- Isabella Leardini, Maniere nere, Mondadori.
- Fabrizio Lombardo, La linea spezzata, Donzelli.
- Vincenzo Ostuni, Faldone, Il Saggiatore.
Una giuria composta da personalità della cultura determinerà l’opera vincitrice, il premio verrà assegnato il prossimo 13 ottobre, a Roma, alla Casa dell’Architettura presso il complesso monumentale dell’Acquario Romano.
La cinquina finalista del Premio Strega poesia 2026
Carmen Gallo, Procne Machine, Einaudi.
Procne Machine rielabora il mito di Procne e Filomela in una trama di metamorfosi, violenza e canto. Tra autobiografia e riferimenti alla cultura occidentale, il libro intreccia versi, prose e traduzioni, costruendo una “macchina” poetica ibrida. Ne emerge un percorso tra trauma e memoria, che cerca nel linguaggio una possibilità di resistenza e rinascita.
Di seguirne nel bosco le tracce, le fughe, i nascondimenti». È anche un attraversamento della cultura occidentale guidati dal volo e dal canto degli uccelli: dal titolo che riecheggia l’“Hamletmaschine” di Heiner Müller a Eschilo e Coetzee, passando per Shakespeare, Keats, Eliot, fino a Laurie Anderson e Lou Reed.
L’intima matrice autobiografica («Ho sempre avuto paura di voi») alimenta e fa proliferare l’immaginazione, animando una creatura ibrida che pensa e si ripensa, esplorando le possibilità della più recente poesia contemporanea: a calibrati componimenti in versi seguono «microsaggi» in prosa, un poemetto dalle suggestioni leopardiane, libere traduzioni di testi classici, la descrizione analitica di un quadro surrealista di Ernst.
Un viaggio sulle tracce di una storia che contiene altre storie, esercizi di violenza e compassione, ma anche la speranza di un canto a venire. A partire da una domanda: «Com’è possibile difendersi da ciò / che ci minaccia o ci reclama dall’alto».
Federico Italiano, Godzilla e altre poesie, Guanda.
La raccolta di Federico Italiano unisce tradizione metrica ed echi pop, evocati già dal riferimento a Godzilla. Attraverso versi ritmati e visionari, il poeta esplora il “mostruoso” come segno di crisi ambientale e mutazione. Ne nasce un’atmosfera inquieta, sospesa verso un’apocalisse annunciata, in cui il lettore condivide l’attesa di un possibile collasso.
L’incrocio è certo inusuale, ma ispirato. E inquietante. Perché è la categoria del «mostruoso», di cui Godzilla rappresenta un emblema storico, a circolare ossessivamente nelle pagine, declinata in immagini che focalizzano mutazioni e degradi ambientali per reinterpretarli visionariamente come avvisaglie d’una apocalisse a venire. Il poeta, dunque, si lancia dentro un universo in folle metamorfosi e a rischio di collasso, dove si intravedono, nei dettagli del vivere quotidiano, le tracce d’un futuro crash epocale; dove, per dirla con Antonio Porta, incombe «l’aria della fine».
E sta qui la forza di versi che procedono per accumulazioni paratattiche e sembrano voler inquadrare un epilogo al quale continuano, invece, solo ad alludere con un movimento di rinvio insistito, estenuato. Il dramma, insomma, è lì: nell’aspettare l’inevitabile. E il lettore diventa, in qualche modo, co-protagonista d’una attesa angosciante. E, a libro chiuso, non si ritroverà pacificato con il mondo. Ma in possesso di qualche consapevolezza in più.
Isabella Leardini, Maniere nere, Mondadori.
Maniere nere di Isabella Leardini rappresenta un vertice della sua ricerca poetica. Tra simboli, visioni e paesaggi acquorei, l’autrice indaga precarietà, amore e morte, “lavorando con l’invisibile”. Ispirata alla tecnica della maniera nera, costruisce un mondo in cui il visibile emerge per sottrazione, intrecciando figure umane, naturali e letterarie in una meditazione intensa e suggestiva.
Eccoci di fronte al molteplice esprimersi della natura e dell’umana esistenza, nella loro condizione di precarietà, dove «noi siamo nube sfatta di pensieri», tra senso dell’amore e della morte, nell’ansia di una «vita non afferrata» e nell’oscuro presentimento di un passo oltre il suo limite. Leardini realizza la sua articolatissima meditazione lirica «lavorando con l’invisibile», ispirandosi alla tecnica della “maniera nera” per cui «il visibile si mostra per sottrazione».
E lo fa coinvolgendo in un mondo acquoreo varie realtà viventi, dai bambini vivi, morti e non nati, a loro volta «perduti vivi nell’enigma», a bambine-perle, piccoli spiriti che ridono nelle stanze, fino alla dimensione altra, ma in fondo ben simile, di animali e vegetali: stelle marine, conchiglie, coralli, alghe e fiori. E coinvolge figure esemplari del pensiero e della poesia, dedicando un capitolo al destino di grandi donne della letteratura, «ragazze morte per acqua», «per aria», «per terra» e «per fuoco»: Virginia Woolf, Mariagloria Sears, Antonia Pozzi, Sylvia Plath.
Nell’ampio tracciato di quest’opera, Isabella Leardini riesce a passare dal prevalere di misure brevi e intense, enigmatiche e coinvolgenti, a componimenti di largo respiro, consegnandoci un testo di insolita vitalità intellettuale nel suo rigore espressivo e al tempo stesso di notevole spessore emozionale, nel carattere esistenziale del suo svolgersi. Maniere nere è un’opera di esemplare originalità, ai più alti livelli della nostra nuova poesia.
Fabrizio Lombardo, La linea spezzata, Donzelli.
La linea spezzata di Fabrizio Lombardo è un’opera divisa tra memoria e presente: da un lato l’infanzia negli anni Settanta tra conflitti sociali e cultura punk, dall’altro la vita adulta tra famiglia e lavoro. Tra autobiografia e storia collettiva, il libro racconta una frattura generazionale e culturale, offrendo un ritratto lucido e complesso del contemporaneo.
Da un lato gli anni settanta e ottanta, nel ricordo di un bambino, poi di un ragazzo, cresciuto osservando la lotta operaia e il conflitto di classe, attraverso la ribellione artistica del punk; dall’altro la vita adulta nella genitorialità del nuovo millennio, nell’amore della vita coniugale, e il lavoro di una professione qualificata con il salto, e il rientro, all’interno di una dimensione dell’abitare opposta alla prima: una zona solo borghese, e solo apparentemente borghese.
Nel ridisegnare una impossibile memoria intergenerazionale, questo libro – affatto scontato sulla scena contemporanea – rimarca la scissione e l’unione salda tra esperienza individuale e storia collettiva, in un viaggio che corrode e divarica in due l’Italia: l’epoca appena successiva all’utopia del Sessantotto e il senso imprendibile del presente.
Una prima parte, come storia primitiva, racconta la vera e propria linea spezzata (nel richiamo al terrorismo di prima linea) ed è a sua volta concepita in capitoli, dove la vicenda privata si fonde con il paesaggio politico e culturale degli anni settanta, fino a confluire in Ionio, sezione stratificata in cui il lutto per la morte del padre, e il legame con la Calabria, si sovrappongono in un movimento temporale fluido.
Una seconda vicenda, Strategie di fuga, rallenta l’andatura del racconto catturando ritratti brevi, testi pensati come fotografie in bianco e nero con volti, luoghi, istantanee che lo sguardo coglie passando in auto, accanto a figure celebri di poeti e di scrittori quali frammenti di una geografia emotiva e culturale.
Con lo sfondo in movimento e stasi dell’amore. Ed è questo Atlante dei giorni a far emergere un «noi» generazionale, mai dichiarato ma profondamente presente, pagine come un’eco condivisa. Un libro duplice e reversibile, nello sforzo più alto di una voce già distinta e distinguibile come quella di Lombardo. Ma un libro mai doppio, che apre a una visione potente del contemporaneo, attraverso il racconto di un lento e silenzioso crollo della società e della cultura occidentale, della poesia come strumento di descrizione del mondo. E che si muove tra narrazione, fotografia, riflessione, con l’ambizione di restituire la complessità del tempo vissuto. Pur sempre immaginato.
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Vincenzo Ostuni, Faldone, Il Saggiatore.
Faldone di Vincenzo Ostuni è un’opera aperta e mutevole, più di una semplice raccolta poetica: un “corpo” in continua trasformazione. Attraverso temi come linguaggio, politica, memoria ed esperienza personale, il testo intreccia registri diversi e riflette le contraddizioni del presente. Un’opera-mondo che unisce tradizione e sperimentazione, proiettata verso il futuro.
A una simile idea di disposizione sempre provvisoria del materiale verbale – e, in metafora, della storia collettiva e dell’esistenza individuale – è ispirata la costruzione del Faldone, l’opera che si vuole unica di Vincenzo Ostuni, «apertissima» e indecidibile (né raccolta poetica né poema), in continuo e indefinito mutamento che qui compare per la prima volta in forma completa, per quanto completa possa dirsi un’opera per principio interminabile. Chi vi prende la parola sembra riversare in questo corpo mutante la sua intera esperienza vitale, le contraddizioni e i rovesci del nostro tempo.
Nel Faldone si discute di linguaggio e paternità, di politica ed erotismo, di letteratura e di infanzia, e ogni tesi, ogni posizione sentimentale, ogni possibilità storica risuona al contempo della propria sgrammaticata aspirazione alla permanenza e del suo corrompersi prima ancora di essere formulata. Attingendo alla lezione di grandi maestri novecenteschi – Montale, Sanguineti, Pagliarani su tutti – ma anche a fonti, registri, lessici narrativi, drammaturgici, saggistici, Ostuni presenta al lettore un’opera-mondo che, battendo le mille strade della lirica occidentale – dalle più tradizionali alle più sperimentali – sembra volerle trasmutare e conservare assieme, e affidare questo antichissimo «macrogenere» alle incertezze e agli slanci del futuro.
Premio Strega Poesia 2026: i dodici finalisti
Il Premio Strega Poesia è promosso da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e Strega Alberti Benevento, partner BPER Banca, in collaborazione con Tirreno Power, sponsor tecnici Librerie Feltrinelli e SYGLA.
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