Alessia Gazzola – Costanza e buoni propositi

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Costanza e buoni propositi è un romanzo giallo e mistery a tinte chiare scritto da Alessia Gazzola, pubblicato il 12 ottobre 2020 da Longaresi, secondo capitolo della nuova serie con protagonista Costanza Macallè, specializzata in Anatomia patologica, che dovrà confrontarsi con importanti decisioni da prendere, cuori poco inclini ad ascoltare il cervello e un sito archeologico milanese che porta alla luce un incredibile mistero dal passato medievale della città.

“Messina, la mia dolce Messina, un graffio sulla pelle che non smette mai di bruciare. «Mi sembra di essermene andata da un’eternità e invece sono passati solo nove mesi.»
«Però in nove mesi hai preso la tua vita e l’hai scucita e ricucita da capo. E non hai ancora finito!»
«No.» Scuoto la testa, mentre il nuovo cambiamento cui vado incontro si annuvola all’orizzonte dei miei pensieri.
«E hai portato cambiamento anche in altre vite, non solo nella tua.»
«L’uragano Costanza.»”

Tutto avrebbe pensato, ma non di fare la paleopatologa dopo la laurea in medicina. Non di vivere a Verona, così distante da Messina, la sua casa. Non di avere una figlia piccola a carico, la buffa Flora. Non di rintracciare il padre della suddetta figlia dopo diversi anni, di trovarlo affascinante come quando l’aveva conosciuto e di scoprirlo perfetto con Flora. Non di provare ancora qualcosa per il suddetto padre. Non di poter vantare una discreta collezione di situazioni ed esperienze imbarazzanti. La vita di Costanza Macallè può dirsi, insomma, abbastanza travagliata. Eppure la trentenne dai capelli rossi ribelli e con il cappotto troppo leggero per l’inverno del Nord può contare su pochi ma buonissimi assi nella manica che la aiutano ad affrontare giorno dopo giorno le sfide della vita: i colleghi dell’Istituto di Paleopatologia, la sorella Antonietta, un’innata capacità di rialzarsi a ogni caduta, la consapevolezza di poter contare sulle proprie forze e l’ostinata determinazione di chi sa cavarsela anche con poco. Perché l’importante è avere sempre buoni propositi. La nuova vita che Costanza ha appena iniziato a costruire potrebbe, però, essere sul punto di cambiare un’altra volta. Il lavoro di medico è ancora in cima alla sua lista dei desideri e Marco, il padre di Flora, è ancora in procinto di sposarsi.

“Ho imparato nel tempo che anche quando una decisione sembra definitiva è meglio aspettare un po’ prima di comunicarla. Non si può mai sapere se la vita ti sta preparando uno scherzetto per farti cambiare nuovamente idea.”

Le recensioni sembrano molto più positive rispetto al primo volume della serie, lo stile scorrevole e leggero non delude, questa volta la trama sembra essere molto apprezzata ed un finale centrato, soprattutto rispetto al precedente “Questione di Costanza” che aveva fatto storcere il naso, che comunque apre anche ad un terzo capitolo. Una storia che contiene un po’ di tutto: il mistero che si intreccia con la storia, ed il genere rosa macchiato dal chick lit. Non ci resta che leggerlo.

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Con i giusti passi, a cambiare nome ci si impiegano due minuti. I documenti, le marche da bollo, l’appuntamento all’anagrafe, due firme et voilà. Il nome è parte di noi: questo significa che modificandolo si altera qualcosa anche della nostra essenza? Per fortuna, Flora è troppo piccola per capirlo o per porsi quesiti esistenziali.
La parte più difficile è farle capire che adesso il suo cognome non è più Macallè bensì Erdély de Verre, e soprattutto come si pronuncia – perché naturalmente sono andata a scegliere un tipo con il cognome da aristocratico magiaro caduto in disgrazia.
«Flora Macallè Edevè» continua a ripetere.
«No. Flora Erdély de Verre.»
«Edevè.»
«Lascia stare, inutile insistere, io ho imparato a dirlo solo alle elementari.»
Marco, il padre, l’ha riconosciuta oggi a qualche settimana dal suo terzo compleanno. D’altra parte, è al corrente della sua esistenza da circa due mesi: le circostanze del concepimento di Flora non si addicono a una brava ragazza. Basti sapere che di lui ignoravo molti elementi sostanziali tra cui anche il cognome, ma cosa posso dire, in quel momento non mi importavano. Comunque, rispetto ai fatti di Malta del giugno di quattro anni fa, oggi di Marco conosco poco di più: fa l’architetto, ha trentadue anni e una fidanzata in carica da un’eternità, che in passato ha tradito ripetutamente ma che sta per sposare.
Siamo sulla sua Lexus, di ritorno a Verona. Alla radio parte a volume un po’ troppo alto Ti sento dei Matia Bazar, ma sul «mi ami o nooo» prima dell’acuto finale della Ruggiero Marco spegne lievemente imbarazzato, come quando i genitori si affrettano a cambiare canale sulle scene d’amore davanti ai bambini, quasi che la richiesta fosse rivolta a lui e si sentisse messo alle strette. E comunque siamo già vicino a casa mia, una palazzina che sembra il tetro castello della famiglia Addams, solo che non abbiamo Lurch, che pur ci tornerebbe molto utile. Ci vivo con Flora e con mia sorella Antonietta dallo scorso novembre e mi ripeto che è una situazione transitoria, ma non so più se è vero. Da anni sogno di trovare lavoro come anatomopatologa in UK e qualche mese fa ci sono arrivata vicinissima. Ma poi hanno prevalso buon senso e correttezza: a Verona ho un contratto di ricerca per un anno in Paleopatologia e salvo imprevisti intendo onorarlo fino alla sua naturale conclusione, ossia il prossimo 30 novembre.


Autore

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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