Giornata mondiale della poesia 2013: la poesia vive!

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Il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco nel 1999 al fine di riconoscere all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace.

 

 

La poesia è viva, perché come ha scritto Silvano Toscani in un commento nel post dell’anno scorso “Giornata mondiale della poesia: la poesia non è morta” :

“La poesia è come l’architettura: non ne puoi ignorare né la funzione né l’esistenza … La poesia ha una sua funzione, che certamente non è solo quella del senso ritmico delle parole, queste non valgono di più delle pietre di un vecchio monumento. La poesia, quella vera, ha una funzione umanistica, sociale, politica e cosmologica e gli stili architettonici per fare ciò sono parole, parole tradotte, parole sentite, parole non lette, parole inventate, ma comunque sempre parole.”

La poesia per me  resta un meraviglioso modo per comunicare con gli altri ma soprattutto con noi stessi.

Iniziativa: Lasciate nei commenti o sulla nostra pagina Facebook Pausa Caffè le vostre poesie o la vostra poesia preferita, mi piacerebbe raccoglierle in un post dedicato “Una poesia per la poesia” , per poi creare anche una raccolta in ebook da distribuire a tutti quelli che la volessero, logicamente gratuitamente, siamo qui solo per passione.

Voglio partecipare a questa giornata con i versi di Pablo Neruda:

La poesia

Accadde in quell’età… La poesia
venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.

Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo, decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all’improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l’universo.

Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell’abisso, ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

3 commenti

  1. La mia preferita è A ZACINTO di U.Foscolo:

    Né più mai toccherò le sacre sponde
    ove il mio corpo fanciulletto giacque,
    Zacinto mia, che te specchi nell’onde
    del greco mar da cui vergine nacque —

    Venere, e fea quelle isole feconde
    col suo primo sorriso, onde non tacque
    le tue limpide nubi e le tue fronde
    l’inclito verso di colui che l’acque —

    cantò fatali, ed il diverso esiglio
    per cui bello di fama e di sventura
    baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. —

    Tu non altro che il canto avrai del figlio,
    o materna mia terra; a noi prescrisse
    il fato illacrimata sepoltura.

  2. Un po’ in ritardo, direi che la mia poesia preferita è – banalmente – Ho sceso di Montale. O almeno, lo è stata negli ultimi tempi, in realtà non sono una grande appassionata di poesia…

    “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
    e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. —

    Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
    Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
    le coincidenze, le prenotazioni,
    le trappole, gli scorni di chi crede
    che la realtà sia quella che si vede. —

    Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
    non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
    Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
    le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
    erano le tue.”

    E mi era piaciuta tantissimo, anni e anni fa, una poesia all’inizio di Memnoch il Diavolo di Anne Rice, scritta dal marito.

    Quello che Dio non aveva previsto

    “Dormi bene, piangi bene, recati al pozzo profondo il più spesso possibile. Riporta indietro l’acqua, che sciaborda e scintilla. Dio non aveva previsto che la coscienza si sviluppasse così bene. Bene, digli che il nostro secchio è pieno e Lui può andare all’inferno.”

    … ero una giovincella molto allegra, eh? xD

    • Galatea

      Grazie tante per aver partecipato, purtroppo, non capisco perché, i commenti non riconoscono gli spazi, ma quando le riporterò nel post dedicato saranno scritte correttamente 😀

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