Elizabeth Gaskell – Nord e Sud (Recensione)

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Da anni speravo che qualche casa editrice si decidesse a tradurre e pubblicare il romanzo Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, una  scrittrice ottocentesca contemporanea dei ben più famosi Charlotte Brontë, Charles Dickens, George Eliot, solo per citarne alcuni e forse la motivazione per la tardiva fortuna di Elizabeth Gaskell in Italia è da attribuire alla presenza concomitante di personalità di questo calibro che hanno dominato la scena letteraria della loro epoca,  ma non vi sono dubbi sul suo diritto a presenziare fra i maggiori scrittori dell’800.
Spesso viene paragonata a Jane Austen, una certa somiglianza c’è, entrambe le autrici riescono a catturare il lettore e a dare ricchezza ai personaggi anche attraverso il dialogo vivace e l’ironia, ma la somiglianza indiscussa sta nell’emozioni che ci regalano, a parte questo il romanzo è più vicino più allo stile di Dickens cha quello della Austen.

“Le persone particolarmente felici e fortunate sono troppo inclini a prendere alla leggera le disgrazie degli altri.”

Il romanzo è apparso per la prima volta a puntate tra 1854 e 1855 sulla rivista Household Words, editore Charles Dickens, e pubblicato qualche anno più tardi con l’aggiunta di nuovi capitoli e una prefazione a cura dell’autrice, però ha dovuto attendere più di un secolo e mezzo prima di imporsi all’attenzione del pubblico nostrano e la casa editrice che ha fatto il miracolo di portare alla luce questa perla di romanzo e la Jo March.

Come suggerisce il titolo, è la storia dell’incontro/scontro, tra i campi soleggiati del Sud e le fabbriche fumose del Nord, dell’allegria e l’indolenza della gente del meridione contro la serietà e preoccupazione sui volti contratti del settentrione.

“Io la mia coscienza la tengo sempre chiusa ben stretta come una scatola a sorpresa, perché quando salta fuori e prende vita mi sorprende per la sua grandezza.”

Nord e Sud fu il titolo voluto dall’editore, non quello pensato da Elizabeth Gaskell, che sul frontespizio immaginava il nome della sua eroina, Margaret Hale. Margaret, si strasferisce dal fiabesco villaggio del Sud, Helstone a Milton-Northern, popolosa città manifatturiera del Nord. Si trova bruscamente immessa nel mondo nuovo, e per molti aspetti irriconoscibile, prodotto dall’industrializzazione. La famiglia Hale, che coltiva valori tradizionali, è totalmente estranea alla frenetica vita del centro industriale in piena espansione, alla nascente lotta di classe fra padroni e operai, all’inquinamento e al degrado sociale. Eppure Margaret stringe presto amicizia con Bessy Higgins, una ragazza ammalatasi per le pessime condizioni di lavoro in fabbrica, e con il padre Nicholas, sindacalista impegnato attivamente nel movimento operaio: prendendo a cuore la famiglia, inizia a nutrire curiosità e interessi fino a quel momento sconosciuti. Subito complesso si rivela, invece, il rapporto con John Thornton, allievo del signor Hale e padrone di uno dei più importanti cotonifici di Milton. Margaret è combattuta tra l’ammirazione per l’uomo che si è fatto da solo, contando unicamente sulle proprie capacità, e l’ostilità per l’industriale che, a suo giudizio, è responsabile delle misere condizioni di vita dei suoi operai. Attraverso l’occhio di un’anima incorrotta, Gaskell rappresenta così la corruzione dei tempi nuovi, e non li condanna. Anzi auspica soluzioni che sintetizzino i due opposti, la vita arcaica e quella moderna, in modo che la prima dia contenuto alla seconda. Grazie al vissuto doloroso, suo e dell’ambiente soffocato che la circonda, la sua eroina acquisisce identità, supera i pregiudizi e apprende una nuova etica, incarnando la congiunzione fra passato e futuro, fra uomini e donne, fra padroni e operai. Fra Nord e Sud.

“Niente come l’atto del mangiare rende gli uomini uguali. Morire non è nulla in confronto. Il filosofo muore sentenziando, il fariseo ostentando, l’onesto con umiltà, il povero idiota senza coscienza, come il passerotto che cade a terra; il filosofo e l’idiota, il pubblicano e il fariseo: tutti, alla fine dei conti, mangiano allo stesso modo, tutti digeriscono bene alla stessa maniera.”

Una scrittura precisa e schietta, senza sdolcinerie, ci narra non solo una tra le storie d’amore più belle, ma un’epoca che cambia, parla di diversità sociale, pregiudizi, religione e giustizia.
I personaggi sono ben caratterizzati, come anche i sentimenti, i tumulti interiori che vivono son ben esplorati. Indimenticabile John Thornton. La lettura è scorrevolmente piacevole.

I

“In fretta alle nozze”

“Edith!” disse Margaret dolcemente, “Edith!”
Ma, come Margaret aveva sospettato, Edith si era addormentata. Giaceva rannicchiata sul divano nel retro del salotto in Harley Street, e il suo aspetto era molto bello, rivestito con la mussola bianca e i nastri blu. Se Venere avesse indossato la mussola bianca e i nastri blu, e si fosse addormentata sul divano di damasco cremisi nel retro del salotto, avrebbe senz’altro potuto essere scambiata per lei. Margaret era stata colpita dalla bellezza sorprendente di sua cugina. Erano cresciute insieme sin dall’infanzia, durante la quale Edith si era distinta agli occhi di tutti, per la sua grazia; ma Margaret non aveva mai pensato a questo prima di quei giorni; era come se la prospettiva di perdere presto la sua compagnia, rafforzasse tutte le dolci qualità e il fascino che Edith naturalmente possedeva. Avevano parlato dell’abito da sposa e della cerimonia di nozze; del Capitano Lennox e di ciò che aveva detto a Edith riguardo la sua vita futura a Corfù, dove era stazionato il suo reggimento; della difficoltà di mantenere una buona accordatura al pianoforte (una difficoltà che Edith sembrava considerare come una delle più formidabili che potevano capitare nella sua vita coniugale), e di quale abito da sera avrebbe dovuto indossare nelle visite in Scozia, che sarebbero avvenute subito dopo il matrimonio; ma le sue parole sussurrate erano diventate via via sempre più sonnolente, e dopo una pausa di pochi minuti, nonostante il brusio della stanza accanto, come Margaret aveva immaginato, Edith si era raggomitolata in una morbida palla di mussola, di nastri e riccioli di seta, cadendo in un tranquillo sonnellino serale.
Margaret era sul punto di raccontare alla cugina di alcuni dei progetti e delle idee che aveva per la sua vita futura nella canonica del paese, dove suo padre e sua madre vivevano, e dove aveva trascorso delle luminose vacanze; così le definiva, avendo effettivamente considerato negli ultimi dieci anni, casa di sua zia Shaw come casa propria. Ma in mancanza d’un ascoltatore, si ritrovò a rimuginare sui cambiamenti della propria vita in un silenzio come mai prima di allora. Erano pensieri felici, anche se velati dal rammarico per essere separata per un tempo indefinito dalla sua dolce zia e dalla sua cara cugina. Mentre però rifletteva sulla gioia di ricoprire l’importante ruolo di unica figlia del Pastore di Helstone, stralci di conversazione provenienti dalla stanza accanto arrivarono alle sue orecchie. Sua zia Shaw stava conversando con le cinque o sei dame che avevano cenato lì, e i cui mariti si trovavano ancora nella sala da pranzo. Erano conoscenze abituali della casa; semplici vicini d’abitazione a dire il vero, che però la Signora Shaw definiva amici, per il semplice fatto che cenava con loro più frequentemente che con tutte le altre persone; e anche perché era ben consapevole che se lei o Edith avessero avuto bisogno di qualcosa da loro, o loro da lei, non si sarebbero fatti scrupolo a chiamarsi l’un l’altro, perfino un attimo prima del pranzo. Queste dame con i loro rispettivi mariti erano stati invitati, in qualità di amici, a una cena d’addio in onore dell’imminente matrimonio di Edith. Edith contrariata, aveva obbiettato a tale disposizione, visto che l’arrivo in treno del Capitano Lennox non era previsto che in tarda serata; ma, sebbene fosse stata molto viziata, era troppo distratta e pigra per esercitare la sua volontà, e lo dimostrò quando scoprì che sua madre non si era adoperata a ordinare quelle prelibatezze fuori stagione che sempre dovrebbero essere servite contro il dolore smodato alle cene d’addio.

Molti dei fan italiani della Gaskell lo sono diventati grazie alla serie per la TV che la BBC le ha dedicato, è una bellissima trasposizione di questo romanzo che vale la pena di vedere.

 

 

 

 

 


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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