Mercoledì 8 luglio si è svolta la serata finale del Premio Strega 2026, giunto alla 80esima edizione. La giuria ha decretato il vincitore, il premio è stato assegnato a Michele Mari per il romanzo I convitati di pietra (Einaudi), un’opera che ha convinto la giuria per la qualità della scrittura e la profondità della narrazione.
La serata finale ha avuto un significato speciale perché ha celebrato gli 80 anni del riconoscimento letterario più importante d’Italia. Per l’occasione, l’evento ha lasciato eccezionalmente la storica sede del Ninfeo di Villa Giulia per trasferirsi nella suggestiva Piazza del Campidoglio a Roma, trasformata in un grande palcoscenico all’aperto.
La serata è andata in onda in diretta su Rai Tre, la conduzione è stata affidata a Pino Strabioli, alla sua quinta finale consecutiva del Premio Strega, affiancato dalla pianista Gloria Campaner, che ha accompagnato l’evento con interventi musicali e momenti dedicati al dialogo con gli autori. A presiedere il seggio è stato Andrea Bajani, vincitore della scorsa edizione.
Alla cerimonia hanno preso parte anche le istituzioni legate al Premio e alla città di Roma, tra cui il sindaco Roberto Gualtieri, il presidente della Fondazione Bellonci Giovanni Solimine e i rappresentanti degli enti promotori.
La vittoria all’ombra delle polemiche
È stata una delle edizioni più discusse degli ultimi anni. Nelle settimane precedenti alla finale, lo scrittore è stato infatti al centro di una dura polemica nata durante il tour dei finalisti. Alcune testate hanno riferito che Mari avrebbe pronunciato frasi offensive nei confronti della scrittrice Michela Murgia, suscitando la reazione della collega Teresa Ciabatti e un acceso dibattito nel mondo culturale. Mari ha respinto le accuse di aver insultato l’aspetto fisico di Murgia, sostenendo che le sue parole siano state travisate e ribadendo di non aver mai inteso offenderla.
La Fondazione Bellonci ha preso pubblicamente le distanze da qualsiasi espressione ritenuta lesiva della dignità delle persone, precisando però che il regolamento del Premio Strega non prevede l’esclusione di un autore per vicende di questo tipo e che il giudizio della giuria deve riguardare esclusivamente le opere in concorso.
La vittoria di Mari ha così inevitabilmente diviso l’opinione pubblica. Da un lato c’è chi ritiene che un premio letterario debba valutare soltanto il valore del libro, indipendentemente dalle controversie che coinvolgono il suo autore; dall’altro chi sostiene che il prestigio dello Strega comporti anche una responsabilità etica e simbolica. Una discussione destinata probabilmente a proseguire anche dopo la proclamazione del vincitore, confermando come, ancora una volta, il Premio Strega sia stato non solo un evento letterario, ma anche uno specchio del dibattito culturale italiano.
Il vincitore del Premio Strega 2026 è stato decretato dal voto degli 800 componenti della giuria, composta da realtà diverse del panorama culturale italiano e internazionale. Ne fanno parte 460 Amici della Domenica, storico nucleo del premio, 245 giurati provenienti dall’estero, selezionati da 35 Istituti Italiani di Cultura e scelti tra studiosi, traduttori e appassionati di letteratura italiana. A questi si aggiungono 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle Biblioteche di Roma e 65 lettori forti, individuati tra professionisti e imprenditori.
L’edizione 2026 ha visto anche l’ingresso di nuovi membri tra gli Amici della Domenica, tra cui le giornaliste Marianna Aprile, Annalisa Cuzzocrea e Francesca Fagnani, le scrittrici Sabrina Efionay e Annalisa De Simone, e gli scrittori Andrea Canobbio e Dario Voltolini, chiamati a contribuire con il loro voto alla scelta del romanzo vincitore.
Il vincitore del Premio Strega 2026
Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi, con 190 voti.
Dopo la maturità, gli ex alunni della III A stringono un patto: versare denaro fino a quando resteranno solo tre superstiti, che vinceranno tutto. Col tempo, amicizia e rivalità si intrecciano in una sfida spietata, tra sospetti e ossessioni. Michele Mari racconta così il tempo che passa e le ambiguità dei legami.
Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l’amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro. 22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell’esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro.
Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare – col trascorrere dei decenni – un’autentica fortuna. Il meccanismo è semplice: la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi… Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s’infiammano un anno dopo l’altro.
E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un’immaginaria roulette, «per i quali indovinare un numero significa desiderarlo, se non altro per poter continuare a giocare».
E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per aggirarle: scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato. Michele Mari, mai così divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina.
Del resto tutti noi abbiamo vissuto la singolare ambiguità delle cene di classe, fatte di momenti prodigiosi in cui il tempo sembra essersi arrestato, anche se appena si scrosta la nostalgia quello che rimane è il disincanto di individui che poco hanno da spartire fra di loro. Senza rinunciare alle ossessioni che lo hanno fatto amare dal suo pubblico (i fumetti, il cinema, la mania tassonomica), questa volta Mari racconta la giovinezza, l’epoca in cui ci si crede immortali, e prendendo la rincorsa si sofferma a indagare le inquietudini della vecchiaia.
Tra “Compagni di scuola” e “Final Destination”, un romanzo a orologeria, il cui ticchettare incessante riflette sul tempo a nostra disposizione. «Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro».
La motivazione: «La scuola è un tempo fuori dal tempo, possiede il futuro delle nostre vite. Un’epoca che tutti vorremmo osservare, alcuni conservare, nella sua forma sospesa, apparentemente compiuta. La figura che sostiene il romanzo di Michele Mari è quella dei compagni di scuola, convitati di pietra al tavolo infinito degli amori e delle malattie, del denaro e dell’azzardo. Mari inventa una scrittura spietata capace di pietas, tempera ogni parola senza manierismo, gioca con i vocaboli e ci fa giocare con loro, fin dai cognomi dell’appello che, come quelli delle squadre di calcio, popolano in ritmo di lista o di cantilena le anamnesi delle nostre esistenze. Ossessivo e toponomastico, intrapsichico e filmografico, “I convitati di pietra” è un romanzo nero che si fa gioco del tempo che passa. Un libro comico e corale che sarebbe piaciuto a Carlo Emilio Gadda.»
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Chi è il vincitore
Michele Mari (Milano, 1955) è un romanziere, filologo, traduttore e docente universitario, ha costruito una carriera lontana dalle mode editoriali, distinguendosi per uno stile ricercato, colto e profondamente legato alla grande tradizione letteraria italiana ed europea.
Figlio del celebre designer Enzo Mari e dell’illustratrice e scrittrice Lela Mari, è cresciuto in un ambiente fortemente segnato dall’arte e dalla cultura. Per molti anni ha insegnato Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano, affiancando all’attività accademica quella di narratore e saggista. Ha collaborato anche con quotidiani come Corriere della Sera, la Repubblica e Il Manifesto.
La sua narrativa è difficilmente classificabile. Mari mescola il romanzo gotico, il fantastico, l’autobiografia, l’avventura e la riflessione letteraria in opere caratterizzate da una lingua ricchissima e da continui richiami ai grandi classici.
Gli altri finalisti del Premio Strega 2026
Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 152 voti
Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), 84 voti
Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), 78 voti
Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 75 voti
Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma), 64 voti
Premio Strega 2026: la sestina dei finalisti
Lo Strega Tour 2026
Anche quest’anno lo Strega Tour continuerà con l’autore del libro premiato toccando:
- 11 luglio Lonato del Garda
- 15 luglio Idroscalo (Puntasacra festival)
- 17 luglio Villasimius (Festival della Marina)
- 19 luglio Cervo (Cervo Ti Strega)
- 24 luglio Frascati
- 25 luglio Vieste (Il Libro Possibile)
- 26 luglio Ugento
- 5 agosto Marciana Marina all’isola d’Elba
- 8 agosto Cortina d’Ampezzo (Una montagna di libri),
- a fine agosto a Benevento (Benevento Città spettacolo)
- fine settembre a Palermo (Logos)
Ricordiamo anche gli altri premi del circuito Strega
La tredicesima edizione del Premio Strega Giovani 2026, da una giuria composta da ragazze e ragazzi di età compresa tra i 16 e i 18 anni, è stata vinta da Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi) ( 83 voti).
Premio Strega Giovani 2026. Il Vincitore
La dodicesima edizione del Premio Strega Europeo 2026 è stato vinto da Leila Guerriero con La chiamata. Storia di una donna argentina (SUR). Il riconoscimento è stato assegnato anche al traduttore Maria Nicola.
Premio Strega Europeo 2026: il vincitore
A ottobre verrà decretato il vincitore della quarta edizione del Premio Strega Poesia 2026.
A novembre verrà decretato il vincitore seconda edizione del Premio Strega alla saggistica.
Premio Strega al miglior libro d’esordio 2026 è stato vinto da Antonio Carmona, con Non si dice sayonara (Emons Edizioni), traduzione di Mirta Cimmino, proposto nella categoria 11+.
Il Premio Strega per la migliore narrazione per immagini è stato assegnato a Beatrice Alemagna, con Sua Altezza Poltiglia. Principessa di fango (Topipittori).
A dicembre verranno proclamati i vincitori delle categorie dedicate alle diverse fasce d’età del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2026.
Il manifesto di questa edizione è stato realizzato da Marco Oggian.
Il premio Strega
Il Premio Strega è un premio letterario assegnato annualmente all’autore di un libro pubblicato in Italia.
E’ stato istituito a Roma nel 1947 dalla scrittrice Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del Liquore Strega, che dà il nome al Premio e si ricollega alle storie sulla stregoneria a Benevento (che risalgono ai tempi dell’antichità classica). Nel dopoguerra il Premio diventa un traino per il mondo della cultura italiana, logorato da oltre vent’anni di dittatura fascista e dal recente conflitto. Il primo scrittore a ricevere il Premio Strega, nel 1947, è stato Ennio Flaiano, con il libro Tempo di uccidere. Dal 1986 il premio è organizzato e gestito dalla Fondazione Bellonci.
“Cominciarono, nell’inverno e nella primavera 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tema doloroso nel presente e incerto nel futuro. Poi, dopo il 4 giugno, finito l’incubo, gli amici continuarono a venire: è proprio un tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione”, Maria Bellonci
Premio Strega 2026: la sestina dei finalisti
Premio strega 2026: le 12 opere finaliste
Premio Strega Giovani 2026
Premio Strega Saggistica 2026: il vincitore
Premio Strega Europeo 2026
Premio Strega Poesia 2026: la cinquina finalista
I finalisti del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2026
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