La Giornata mondiale della libertà di stampa è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1993, si celebrata il 3 maggio e rappresenta da un lato un’occasione per promuovere azioni concrete e iniziative finalizzate a difendere la libertà della stampa, ma dall’altro è anche un’opportunità per valutare la situazione della libertà di stampa nel mondo.
In molte parti del mondo i giornalisti sono ancora censurati, intimiditi, arrestati o uccisi per aver denunciato la corruzione, i crimini di guerra, le violazioni dei diritti umani o semplicemente per aver svolto il loro mestiere con integrità. La giornata rappresenta dunque un momento di mobilitazione per la libertà di espressione, il pluralismo dei media e la trasparenza.
“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la mia vita affinché tu lo possa dire”
(Evelyn Beatrice Hall, erroneamente attribuita a Voltaire)
Classifica della libertà di stampa 2026
La libertà di stampa secondo la classifica annuale di Reporters sans Frontieres, che valuta l’ambiente per il giornalismo in 180 paesi, l‘Italia nel 2026 scende ancora, si posiziona al 56 esimo posto, rispetto al 49esimo dell’anno precedente.
Le prime tre posizioni sono occupate da Norvegia, al primo posto per il decimo anno consecutivo; Paesi Bassi al secondo posto, in salita dalla terza posizione nel 2025 e Estonia al terzo posto, che scende rispetto al 2025.
Alla 14esima posizione scende la Germania (11esima 2025); alla 18esima sale ancora il Regno Unito (20esima 2025); alla 25esima stabile la Francia (25esima 2025); alla 67esima precipitano ancora gli Stati Uniti (57esima 2025 e 55esima 2024), alla 29esima scende la Spagna (23esima 2025); alla 172esima scende la Russia (1171esimo 2025). L’ultimo posto è della Eritrea (180), preceduta da Corea del Nord (179) e Cina (178).
Nel Rapporto 2026 si evidenzia che per la prima volta da quando Reporters Without Borders misura lo stato di salute dell’informazione nel mondo, il quadro che emerge è quello di un’emergenza strutturale, oltre la metà dei Paesi finisce nella fascia più critica, quella dove fare giornalismo significa muoversi ogni giorno tra ostacoli, intimidazioni e censura. “Difficile” o addirittura “molto grave” è la fotografia di un sistema che in venticinque anni non era mai precipitato così in basso.
Il dato più allarmante non è soltanto statistico, ma politico, perché dietro il crollo dell’Indice mondiale della libertà di stampa c’è un processo preciso, costruito nel tempo, pezzo dopo pezzo, norma dopo norma. Dal 2001 in poi, in nome della sicurezza nazionale, si è consolidato un impianto legislativo sempre più invasivo e restrittivo che ha progressivamente svuotato il diritto all’informazione. La cosa più inquietante è che non riguarda soltanto i regimi autoritari, ma si consuma anche dentro le democrazie, dove il controllo dell’informazione si esercita con strumenti formalmente legittimi ma sostanzialmente repressivi.
Il giornalismo non si combatte più soltanto con la censura esplicita o con la violenza fisica, ma con la legge. Si criminalizza il lavoro dei cronisti, si restringono gli spazi di accesso alle fonti, si moltiplicano i vincoli, si alza il costo della verità.
E poi ci sono le Americhe, dove il peggioramento assume i contorni di una deriva profonda. Gli Stati Uniti perdono sette posizioni, un arretramento che pesa non solo simbolicamente. Mentre in America Latina, in troppi Paesi, informare torna a essere un’attività ad alto rischio, cresce la violenza, la repressione si intensifica, e il prezzo di una notizia continua a essere pagato, troppo spesso, con il silenzio o con il sangue.
Il significativo progresso dell’intelligenza artificiale sta ulteriormente destabilizzando il settore dei media, già compromesso dal Web 2.0. Ora l’intelligenza artificiale sta elaborando e restituendo i contenuti sotto forma di sintesi che travalicano i principi di rigore e affidabilità.
Premio UNESCO/Guillermo Cano World Press Freedom Prize 2026
L’UNESCO ricorda la giornata della libertà di stampa conferendo il premio UNESCO/Guillermo Cano World Press Freedom Prize a individui, organizzazioni o istituzioni che hanno dato un contributo evidente alla difesa e/o alla promozione della libertà di stampa ovunque nel mondo, creato nel 1997, il premio è in onore di Guillermo Cano Isaza, giornalista colombiano che è stato ucciso davanti agli uffici del suo giornale il 17 dicembre 1986.
Il Premio mondiale per la libertà di stampa UNESCO/Guillermo Cano 2026 è stato assegnato al Sindacato dei giornalisti sudanesi.
Dal 2023, in Sudan raccontare la guerra può costare la vita, il Sindacato dei giornalisti denuncia 32 cronisti uccisi, 556 violazioni contro operatori dei media, giornali chiusi e radio oscurate. Oggi il Sudan è tra i Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti, dove il silenzio non è una conseguenza della guerra, ma uno dei suoi obiettivi.
“I membri del Sindacato dei Giornalisti Sudanesi hanno dimostrato un coraggio straordinario e una dedizione incrollabile. Nonostante le immense difficoltà, continuano, giorno dopo giorno, a fornire informazioni accurate e salvavita alle loro comunità nei momenti di maggiore bisogno. Il loro impegno è un esempio potente per tutti noi e un servizio vitale per la verità, la responsabilità e la pace.” Khaled El-Enany Direttore generale dell’UNESCO
“Questo premio non è solo un riconoscimento al Sindacato dei Giornalisti Sudanesi, ma un tributo a tutti i giornalisti sudanesi che continuano a difendere la verità e la libertà di stampa in condizioni estremamente difficili e pericolose. Riafferma il ruolo vitale del giornalismo indipendente nella salvaguardia dei valori democratici e nel dare voce ai civili colpiti dalla guerra.” Abdelmoniem Abuedries Ali Presidente del Sindacato dei giornalisti sudanesi
Ricordiamo chi ha perso la vita per difendere questa libertà
Una giornata destinata a richiamare l’attenzione, allertare e sensibilizzare il pubblico, stimolare dibattiti tra i professionisti dei media, oltre a essere una giornata commemorativa, per ricordare i giornalisti, fotoreporter e cineoperatori che hanno legato il loro destino alla libertà di informazione che hanno pagato con la vita, sono più di 200 solo gli Italiani, persone straordinarie come:
Cosimo Cristina (1935-1960), Termini Imerese (Palermo)
Mauro De Mauro (1921-1970), Palermo
Giovanni Spampinato (1946-1972), Ragusa
Giuseppe Impastato (1948-1978), Cinisi
Mario Francese (1925-1979), Palermo
Giuseppe Fava (1925-1984), Catania
Mauro Rostagno (1942-1988), Lenzi di Valderice (Trapani)
Giuseppe Alfano (1945-1993), Barcellona Pozzo di Gotto (Messina)
Giancarlo Siani (1959-1985), Napoli
Carlo Casalegno (1916-1977), Trino
Walter Tobagi (1947-1980), Milano
Italo Toni e Graziella De Palo, scomparsi in Libano il 2 settembre 1980
Almerigo Grilz, (1953-1987) morto in Mozambico
Guido Puletti (1993), Bosnia
Marco Luchetta, (1952-1994), Mostar (Bosnia) insieme agli operatori della Rai di Trieste Alessandro Ota e Dario D’Angelo
Ilaria Alpi (1961-1994), Mogadiscio, Somalia, con l’operatore Milan Hrovatin
Gabriel Gruener (1963-1999), Brazda, Macedonia
Antonio Russo, (1960-2000), Tiblisi, Georgia
Maria Grazia Cutuli (1962-2001), Afghanistan, sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul. Insieme a lei uccisi: l’inviato di El Mundo Julio Fuentes e due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari
Raffaele Ciriello (1959-2002), Ramallah, Cisgiordania
Enzo Baldoni (1948–2004), Najaf, Iraq
Vittorio Arrigoni (1975-15 aprile 2011), Gaza
Andrea Rocchelli (1983-24 maggio 2014), Slavianks, Ucraina
Simone Camilli (1979-13 agosto 2014) Gaza
Giulio Regeni (1988-2016) Egitto
Voglio ricordare anche i giornalisti uccisi a Gaza e in queste guerre assurde per onorare chi ha perso la vita cercando di raccontare la verità, spesso in condizioni estreme e a rischio costante. Nelle guerre e nei conflitti armati, i giornalisti non sono solo testimoni, sono bersagli, troppo spesso intenzionali.
Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e Articolo 19
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”




