Castroreale, Piazza delle Aquile.
Quando arriviamo mancano pochi minuti all’inizio di Just Before Now, il lavoro di Danilo Smedile previsto per le 19.30 all’interno dell’ottava edizione di InCastro Festival. Lo spazio però è già abitato dagli ultimi momenti di Play Full Body – Creating Inner and Outer Landscapes, il laboratorio condotto dalla performer e coreografa spagnola Laura Arís Álvarez. Sparse nell’ampio slargo accanto alla chiesa, coppie di partecipanti esplorano flussi di movimento sulla base di indicazioni essenziali e decise, fra cui risuona: “Invertite i ruoli”.
Sembrano impegnate in una forma di scoperta reciproca: del partner, di sé stessi, dello spazio circostante. Laura osserva, suggerisce, smuove, rilancia. Alcune relazioni in movimento che nascono davanti agli occhi dei presenti risultano particolarmente suggestive e non pochi passanti si fermano rapiti.
Un pavimento musicale accompagna gli ultimi minuti della pratica. Poi tutto defluisce. Laura invita i partecipanti a formare un cerchio. Una mano sul proprio cuore, l’altra ad abbracciare la persona accanto. Il gruppo rimane così, spalla contro spalla, per alcuni minuti di silenzio. Immagine semplice ma intensa, che sembra condensare molte delle parole chiave che attraversano il festival: ascolto, relazione, presenza.
Just Before Now: Danilo Smedile trasforma il borgo in una coreografia diffusa
Quasi per naturale continuità, prende forma Just Before Now, anteprima del nuovo progetto coreografico di Danilo Smedile. Con lui in “scena” Sara Cavalieri e Camilla Montesi, già apprezzate nei giorni precedenti del festival. I tre performer, vestiti di verde secondo forme e declinazioni diverse, appaiono subito come legati da una trama invisibile. Conservano ciascuno una propria identità scenica, ma condividono una medesima tensione, come variazioni grafiche di uno stesso sentimento.
Lo spettacolo non si limita a occupare gli spazi: li attraversa in maniera globale. Tra architettura e natura. I performer utilizzano gradini, muri, lampioni, angoli e prospettive del borgo come elementi vivi di composizione. Lo spazio non è sfondo ma materia di coreografia. Il pubblico li segue, si sposta, cambiare continuamente prospettiva. Alcuni anziani del paese sono particolarmente turbati dalla dinamica mobile del lavoro “C’avissimu a ghiri a reti?” osservano fra sé. Per loro appare quasi inconcepibile che uno spettacolo richieda di essere inseguito, e non avvenga interamente davanti agli occhi di chi guarda, ma questo slittamento di sguardo è uno degli elementi più interessanti del lavoro.
La performance mantiene un carattere aperto e sfuggente. Scopriamo in seguito che la creazione muove anche da alcune parole chiave condivise da Danilo per contaminare gli interpreti, che essi scelgono di non rivelare. Procede per immagini, attraversamenti, soste, accumuli e trasformazioni. Le musiche di Luca Vianini accompagnano questo viaggio alternando atmosfere differenti, mentre il movimento emerge continuamente dalla relazione tra i performer, il luogo e ciò che accade nel momento presente. Come dichiarato dai materiali di progetto, Just Before Now è una pratica viva che lascia al contesto il compito di ridefinire continuamente ciò che accade.
La sensazione è che i corpi dipingano. Le sequenze sembrano comporre quadri temporanei, cartoline energetiche in movimento, che si coagulano e dissolvono in altro, altrove. Ogni spazio attraversato produce una nuova atmosfera e possibilità di lettura.
Sul finale i tre performer raggiungono un affaccio del borgo da cui si apre il panorama verso il tramonto. Si dispongono di spalle. Con l’involontaria complicità dei fanali di un’auto che si ferma e non può passare. Non fanno quasi nulla a parte dipingere con le loro figure che si stagliano per noi sulla linea dell’orizzonte. Guardano.
Forse il senso del lavoro si manifesta non tanto nella costruzione di significati, quanto nella capacità di orientare lo sguardo, di risvegliare il nuovo nel noto.
Just Before Now è un progetto di Danilo Smedile interpretato da Sara Cavalieri, Camilla Montesi e dallo stesso Smedile, con musiche di Luca Vianini. Il lavoro è realizzato in collaborazione con Nexus, con il sostegno di Solares Fondazione delle Arti nell’ambito del percorso supportER – Rete Anticorpi Emilia-Romagna 2025/2027 e con il supporto di ArtGarage e Casa Fellini/Teatro Comunale di Gambettola
Ancora una volta InCastro Festival conferma la capacità di mettere in relazione corpi, luoghi e comunità, trasformando il borgo non soltanto in un contenitore di spettacoli, ma in un territorio da attraversare insieme.
Dopo lo spettacolo Just Before Now : l’incontro continua attorno a un tavolo
La serata continua attorno a un tavolo, tra birrette e racconti che sembrano prolungare naturalmente quanto accaduto nello spazio scenico.
Artisti e abitanti del luogo condividono lo stesso tempo. I personaggi del paese attraversano la conversazione con la spontaneità e l’ironia di chi vive quei luoghi ogni giorno, e gli artisti portano con sé geografie e pratiche altre. Laura Arís Álvarez, che ha guidato il workshop dei giorni precedenti, racconta il suo interesse per il contatto umano e la negoziazione di ruoli e spazi prossemici, con piccolo tormentone: “È politico.” dice. Non nel senso di istituzione o appartenenza, ma come pratica concreta di relazione.
Lo racconta con entusiasmo contagioso, unificando parole a espressività, a quell’energia sociale che il Mediterraneo sembra riconoscere immediatamente da una sponda all’altra. La conversazione tocca il lavoro artistico, il teatro, la performance. Si scoprono affinità inattese. L’idea che l’atto performativo possa essere, prima ancora che espressione, una forma di attenzione. Una cura rivolta contemporaneamente verso sé stessi e verso l’altro. In questa prospettiva il corpo non è soltanto movimento, ma spazio di pensiero, memoria, emozione, energia.
Quando ci si dispone all’ascolto, che orienta il corpo, e crea un metabolismo, tutte queste dimensioni sembrano dialogare, come se la coscienza diventasse capace di riconoscersi parte di qualcosa di più grande.
Forse la soglia che le arti performative continuano a cercare è quel punto in cui l’individuo non scompare, ma smette per un momento di sentirsi separato.
Giorgia Di Giovanni, direttrice artistica del festival, richiama una delle intuizioni che da sempre attraversano il progetto: l’interesse per quelle pratiche d’arte umana che vivono dell’accadimento, dell’imprevisto, dell’incontro umano che prende forma nel presente. Instant.
Mentre la notte scende sulle colline di Castroreale e le conversazioni s’incastrano tra chiacchiere leggere e riflessioni profonde, il festival continua nello spazio invisibile che si crea quando le persone scelgono di condividere tempo e lasciarsi trasformare, anche solo un poco, dall’incontro. E muove in direzione di Fiumara d’Arte, dove si terranno gli ultimi due appuntamenti di questa edizione InCastro.
Il gran finale di InCastro Festival 2026
Sabato 1 agosto, alla Piramide del 38° Parallelo di Mauro Staccioli a Motta d’Affermo, andranno in scena Trame di Federica Aloisio e Federica Marullo alle ore 19.00 – una performance/installazione site-specific che indaga i legami affettivi come trame invisibili – e Stare al mondo di Emanuela Serra per Balletto Civile alle ore 20.00, un lavoro costruito all’interno della Piramide che intreccia corpo, parola e spazio, accompagnato dal canto armonico dal vivo di Renato Miritello.
La conclusione del festival è prevista per il 3 agosto alla Finestra sul Mare, con LAND | InCastro di Emanuela Serra e Alessandro Pallecchi / Balletto Civile, e Resistenza, performance con Adriano Popolo Rubbio e Vitu Vinci (Aka Pierfrancesco Mucari) prodotta da KOMOCO, che restituirà alla collettività il senso di un’intera stagione di incontri, pratiche e attraversamenti.








