
La ladra di fragole è un romanzo di Joanne Harris, quarto capitolo della saga iniziata con Chocolat, pubblicato da Garzanti nell’ottobre 2019. In questa nuova storia, Vianne Rocher affronta a Lansquenet nuovi misteri, un’eredità inspiegabile, antichi sospetti e il vento del cambiamento che torna a soffiare nella sua vita. Tra magia, maternità e destino, Vianne impara che nulla ci appartiene davvero, se non il presente.
«Il vento ha ricominciato a soffiare. Devo ascoltare la sua voce. Perché solo lui può dirmi cosa fare.»
Trama del libro “La ladra di fragole”
Nel piccolo e apparentemente immutabile villaggio di Lansquenet-sous-Tannes, dove ogni pietra sembra custodire un segreto e ogni sguardo pesa più di mille parole, Vianne Rocher ha finalmente trovato un fragile equilibrio. Dopo anni di vento e di viaggi, è riuscita a fare di quel luogo la sua casa. Ha conquistato, con il profumo del cioccolato e la dolcezza dei suoi gesti, anche i cuori più diffidenti, incluso quello del curato Reynaud, e ora sogna di lasciare la sua cioccolateria nelle mani della figlia Rosette, la sua erede più preziosa.
Ma a Lansquenet la quiete è un’illusione. Basta un vento improvviso, freddo come un presagio, per ricordare a Vianne che nulla resta fermo per sempre. Quel vento, che un tempo l’aveva condotta lì, torna a soffiare. E lei sa che non è un caso.
La prima crepa arriva con la morte di Narcisse, lo storico fiorista del paese, un uomo burbero, ma legato a quelle terre come le radici ai suoi fiori. Nel suo testamento compare un’eredità inspiegabile, un terreno lasciato a Rosette. Perché? Per quale motivo una bambina riceve un dono tanto strano e inaspettato? Lansquenet, si sa, non dimentica facilmente, e il sospetto torna a insinuarsi come un serpente tra le case, riaccendendo vecchie diffidenze verso la donna che, nonostante tutto, rimane diversa.
Ma non è tutto. Poco dopo la morte di Narcisse, un nuovo negozio apre i battenti proprio al posto del suo. Una nuova bottega che, come un tempo fece La Céleste Praline, sembra esercitare un fascino magnetico sugli abitanti del villaggio. Un incanto, o forse una minaccia.
Per Vianne, è chiaro, qualcosa di oscuro si muove sotto la superficie e per scoprirlo dovrà tornare a fidarsi di ciò che l’ha sempre guidata, l’intuito, la magia, e quella capacità quasi sovrannaturale di leggere nei cuori che anche la piccola Rosette sembra condividere.
Dietro il profumo del cacao e il silenzio delle case, si cela un mistero fatto di memoria, desiderio e inganno. Vianne dovrà ancora una volta decidere se affrontarlo o lasciarsi portare via, come sempre, dal vento.
“la vita è in prestito, e che ogni cosa che troviamo lungo la strada – amanti, figli, felicità – alla fine va restituita.”
Recensione
Questo romanzo ci riporta nel magico universo di Chocolat, ritrovando Vianne Rocher, la donna che con il cioccolato e un pizzico di mistero aveva incantato i lettori di tutto il mondo. Ma questa volta, il tono è più malinconico, più maturo, il tempo è passato, e con esso anche la leggerezza del sogno.
Harris intreccia con la consueta maestria realismo e incanto, mescolando sapori, profumi e sentimenti in una trama che parla di identità, radici e libertà. Ogni pagina è intrisa di aromi come il cacao amaro della memoria, il profumo dolce della speranza, il retrogusto pungente del dubbio.
Rispetto a Chocolat, questo romanzo è più introspettivo, Vianne non è più la viaggiatrice impulsiva e ribelle, ma una donna che teme di perdere ciò che ha costruito. Suggerisce riflessioni sul cambiamento, sulla paura di invecchiare e sulla forza dei legami. Con uno stile evocativo, poetico ma mai stucchevole, Harris ci regala un racconto in cui la magia è solo la forma che assume l’umanità quando osa credere nei propri sogni.
“Le storie ci dicono chi siamo, chi eravamo e chi speriamo di essere. Le storie danno forma alle nostre vite, una narrativa che è alla loro radice. E a volte, le storie ci permettono di dire quelle cose che non si possono pronunciare – segrete perfino a noi stessi – al di fuori dalle convenzioni delle favole.”
Serie con Vianne Rocher
1999 – Chocolat
2007 – Le scarpe rosse
2012 – Il giardino delle pesche e delle rose
2019 – La ladra di fragole
2025 – L’apprendista del cioccolato
Incipit del libro “La ladra di fragole”
1.
Elemento decorativo arboreoVenerdì 10 marzo
Prima della tempesta c’è sempre un momento in cui sembra che il vento cambi idea. Gioca fingendo di essere docile, civetta con i boccioli sugli alberi, punzecchia la pioggia perché abbandoni il grigio spento delle nuvole. È in quel momento giocoso che il vento è più crudele e pericoloso. Non dopo, quando gli alberi cadono e i boccioli ridotti a fogli assorbenti intasano i canali di scolo e i rigagnoli. Non quando le case crollano come castelli di carte e le pareti che credevi solide e sicure vengono strappate via come la carta.
No, il momento più crudele è sempre quello in cui pensi che potresti essere al sicuro, che forse il vento è passato oltre, che forse puoi tornare a costruire qualcosa che non verrà spazzato via. È in quel momento che il vento è più insidioso che mai. In quel momento inizia il dolore. Quando ti aspetti la gioia. Il demone della speranza nel vaso di Pandora. Quando il seme di cacao rilascia il suo profumo nell’aria: profumo di bruciato, di spezie e di sale, di sangue, di vaniglia, e di cuori straziati.
Un tempo credevo che fosse semplice, quell’arte. Creare piaceri innocui. Ma nessun piacere è innocuo, ho finito con l’impararlo. Francis Reynaud sarebbe fiero di me. Quarant’anni da strega, e adesso, alla fine, sono diventata una puritana.
Zozie de l’Alba avrebbe capito. Zozie, la collezionista di cuori, il cui viso continua a tornare da me, in sogno. A volte sento la sua voce portata dal vento, il suono delle sue scarpe sui ciottoli. A volte mi chiedo dove sia: se pensa ancora a me. Nessun piacere è innocuo, lei lo sapeva. È solo il potere che conta, alla fin fine.
Al vento non importa. Il vento non giudica. Il vento si prenderà tutto quello che può – tutto quello di cui ha bisogno – per istinto. Un tempo ero anch’io così. Semi portati dal vento, che mettono radice e tornano a seminare, per poi ripartire. I semi non restano con la pianta madre. Vanno dove li porta il vento.
Come la mia Anouk, che ora ha ventun anni: è andata ovunque vadano i bambini quando seguono il Pifferaio. Un tempo eravamo così unite, io e lei. Eravamo inseparabili. Eppure so che i figli sono soltanto in prestito e prima o poi dobbiamo restituirli al mondo, perché crescano e imparino e si innamorino. C’è stato un tempo in cui credevo che sarebbe rimasta qui a Lansquenet-sous-Tannes, che Jeannot Drou l’avrebbe trattenuta qui, lui e la chocolaterie, ovviamente, e la promessa di sicurezza. Invece è stato Jean-Loup Rimbault, a Parigi, a decidere. Jean-Loup, il ragazzo con il buco nel cuore. Anouk l’avrà riempito? So soltanto che lei ha lasciato un buco nel mio: uno spazio che tutto il cioccolato del Messico non potrà mai riempire, un vuoto a forma di ragazzina dagli occhi scuri come l’oceano.
E adesso la mia Rosette, con i suoi sedici anni, sente la voce del vento e io so quanto sia affamata; quanto sia selvaggia, ostinata, volubile. Il vento se la porterebbe via alla prima folata, se non fosse legata per bene come una vela, se non avessi preso le mie precauzioni. Tuttavia il vento continua a tormentare le cime della nostra sicurezza. Sentiamo ancora il suo canto da sirena. E profuma di posti lontani. Profuma di pericolo e luce del sole, di avventura e di gioia. Danza fra i granelli di luce in sfumature di peperoncino e grani di pepe. Ti si incastra in fondo alla gola come una risata inattesa. E alla fine se li prende tutti: tutto ciò per cui hai faticato. Tutto ciò che credevi di poter portare con te in qualche modo. E comincia sempre in un momento giocoso, magico… felice addirittura. Un momento di chiarore fra le nubi. Un sapore dolce, un suono di campane.
A volte, perfino un fiocco di neve.
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