Virginia Woolf – La commovente lettera di addio al marito

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Virginia Woolf, scrittrice e attivista britannica, nata il 25 gennaio 1882, è una delle principali figure della letteratura del XX secolo, attivamente impegnata nella lotta per la parità di diritti tra i sessi, una delle più audaci scrittrici che hanno contribuito a cambiare il ruolo delle donne nella società.

Nel 1895, a soli tredici anni Virginia venne colpita da un primo grave lutto: la morte della madre. Il padre, anche lui duramente colpito dalla perdita, vendette l’amata casa al mare. Dal 1897 al 1901, Virginia studiò storia e lettere classiche. L’anno in cui fu ammessa agli studi universitari, morì anche la sorellastra, Stella, e nel 1904 il padre. Questi eventi portano al primo serio crollo nervoso di Virginia.
Nel racconto autobiografico Momenti di essere e altri racconti riportò che lei e la sorella Vanessa Bell subirono abusi sessuali da parte dei fratellastri George e Gerald Duckworth. Questo ha sicuramente influito sui frequenti esaurimenti nervosi, sulle crisi maniaco-depressive che hanno caratterizzato la vita della scrittrice

Alla fine del 1940 la malattia si era ripresentata e l’ultimo dottore che l’ebbe in cura le prescrisse riposo assoluto, soprattutto che stesse lontana dalla letteratura. Aveva ricominciato a sentire le voci Virginia, così come da giovane sentiva gli uccellini cantare in greco, e non aveva più la forza di combattere. Scrisse tre lettere, una per Vanessa e le ultime due per Leonard dove lo ringraziava per la felicità che avevano condiviso.

Vorrei aggiungere che nonostante i problemi psicologici che ha affrontato durante vari periodi della sua esistenza non le hanno impedito si essere anche una donna socievole, amante della buona compagnia, curiosa, allegra e sempre pronta al dibattito intellettuale, come raccontano le testimonianze di chi l’ha conosciuta.

Quella che segue è la toccante lettera di addio che scrisse al marito Leonard Woolf:

Carissimo,

sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco neanche a scrivere come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi.


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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