Agatha Christie – Il caso del dolce di Natale e altre storie

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Il caso del dolce di Natale è una raccolta di sei racconti gialli scritti da Agatha Christie, pubblicato nel 1960. Cinque indagini hanno come protagonista l’inossidabile Hercule Poirot, mentre uno con l’apparentemente innocua Miss Marple.

“Questo libro è come un pranzo di Natale preparato da un vero chef. E lo chef sono io!”

Così Agatha Christie presenta la sua raccolta in sei gustosissime portate: dall’antipasto al dessert, sei indagini con Poirot e Miss Marple, alle prese di volta in volta con rubini scomparsi, omicidi simulati o reali, inquietanti sogni premonitori, un cadavere ritrovato in una cassapanca, una coppia di sposi particolarmente litigiosa, un anziano signore dalla candida barba e dalle abitudini alimentari troppo prevedibili. E un cesto di erbe selvatiche che svela le trame di un assassino…

“Il menu prevede due portate principali: Il caso del dolce di Natale e Il mistero della cassapanca spagnola; un’accurata selezione di prelibatezze per accompagnarle: La Follia di Greenshaw, Il sogno e Una donna sa…; e un sorbetto: La torta di more.
Il mistero della cassapanca spagnola si può definire uno “speciale” per Hercule Poirot. È un caso in cui ritiene di aver dato il meglio di sé! Miss Marple, dal canto suo, si è sempre compiaciuta della sua perspicacia nella Follia di Greenshaw.”

Il Natale sta arrivando e come ogni anno non ho resisto, devo leggere almeno un libro dal sapore natalizio. La signora del giallo non ha tradito le mie aspettative e mi ha regalato un piacevole momento di relax con delitto.

Il caso del dolce di Natale è una sorta di regalo che faccio a me stessa, poiché mi riporta alla mente con grande piacere i Natali della mia adolescenza. Dopo la morte di mio padre, mia madre e io trascorrevamo sempre il Natale con la famiglia di mio cognato nel Nord dell’Inghilterra… e che fantastici Natali da ricordare per dei ragazzi! Ad Abney Hall c’era tutto. In giardino c’era perfino una cascata, un ruscello e un tunnel sotto il viale d’accesso alla villa. Il pranzo di Natale era di proporzioni pantagrueliche.
Io ero una ragazzina magra, delicata all’apparenza, ma sana come un pesce e sempre affamata! I ragazzi della famiglia e io facevamo a gara a chi mangiava di più il giorno di Natale. La zuppa di ostriche e rombo andava giù che era un piacere e spariva in un batter d’occhio. Non mancavamo poi di fare onore al tacchino arrosto, a quello bollito e all’enorme bistecca, servendoci anche una seconda e una terza volta. Infine veniva il momento del dolce di Natale, dei pasticcini di frutta candita, della zuppa inglese e di altre leccornie. Durante il pomeriggio poi mangiavamo cioccolatini a crepapelle senza che nessuno si sentisse male! Che bello avere undici anni ed essere così golosi!
Un giorno davvero allegro quello di Natale… svegliarsi e trovare accanto al letto calze imbottite di mandorle, uva passa e frutta secca, andare a messa, cantare, sedersi a tavola, ricevere regali e infine accendere le luci dell’albero.
E quanto sono grata a quella gentile e ospitale padrona di casa che ha reso quei giorni di Natale così belli e luminosi da essere ricordati ancora alla mia età.
Pertanto permettetemi di dedicare questo libro ad Abney Hall – alla generosa e amichevole ospitalità che ho sempre trovato in quella casa.
E buon Natale a tutti quelli che si apprestano a leggere questo libro.
Agatha Christie

Il caso del dolce di Natale è ambientato in una villa nella campagna inglese, dove Poirot partecipa alle feste natalizie per poter ritrovare un rubino rubato a un principe indiano, prima che la notizia venga resa pubblica.
Poirot si ritrova in piena aria di festa, tra deliziose preparazioni culinarie tradizionali e giochi.
Nel 1992 dal raccontoè stato tratto l’ottavo episodio della terza stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

“«Mi rammarico profondamente…» disse Hercule Poirot.
Venne interrotto. Non in modo scortese. L’interruzione fu cordiale, abile, persuasiva piuttosto che contraddittoria.
«Vi prego, Monsieur Poirot, non rifiutate per principio. Ci sono in gioco questioni di Stato. La vostra collaborazione sarà apprezzata dalle alte sfere.»
«Siete troppo gentile» Hercule Poirot fece un cenno vago con la mano «ma non me la sento, sul serio, di assumermi l’incarico che chiedete. In questa stagione dell’anno…»
Di nuovo il signor Jesmond lo interruppe. «È Natale» disse, persuasivo. «Non vi attira un Natale all’antica nella campagna inglese?»
Hercule Poirot ebbe un brivido. Il pensiero della campagna inglese in quella stagione dell’anno non aveva nessuna attrattiva per lui.
«Un bel Natale, come si usava celebrarlo nei tempi andati!» Il signor Jesmond insistette.
«Io… ecco, io non sono inglese» disse Hercule Poirot.”

Il mistero della cassapanca spagnola, in questo racconto Poirot vuole assolutamente risolvere un mistero di cronaca nera: un cadavere chiuso in una cassapanca, senza spiegazione.
Nel 1992 dal raccontoè stato tratto il settimo episodio della terza stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

“Puntualissimo come sempre, Hercule Poirot entrò nella stanzetta in cui la signorina Lemon, la sua efficiente segretaria, aspettava istruzioni per la giornata.
A prima vista la signorina Lemon sembrava essere composta interamente di angoli, il che soddisfaceva l’esigenza di simmetria di Poirot.
Non che Hercule Poirot spingesse la sua passione per la precisione geometrica fino alle donne, al contrario era un uomo all’antica e aveva la tipica debolezza continentale per le curve, potremmo dire per le curve voluttuose. Gli piaceva che le donne fossero donne. Gli piacevano rigogliose, dai colori marcati, esotiche. C’era stata una certa contessa russa… ma questo molto tempo prima, una follia di giorni passati.”

Una donna sa, qui Poirt si ritrova, come spesso accade, a fare i conti con le difficili dinamiche familiari dopo un omicidio, Questa volta si fa aiutare un medico.
Nel 1994 dal raccontoè stato tratto il secondo episodio della quinta stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

“Lily Margrave lisciò con gesto nervoso i guanti posati sulle ginocchia e lanciò un’occhiata alla persona che occupava la grande poltrona di fronte a lei.
Aveva sentito parlare di Monsieur Hercule Poirot, il celebre investigatore, ma era la prima volta che lo vedeva in carne e ossa.
L’aspetto comico, quasi ridicolo, che egli offriva non confermava il concetto che aveva di lui. Come poteva quel buffo ometto, con la testa a uovo e gli enormi baffi, compiere veramente le imprese meravigliose che gli venivano attribuite? Ciò che stava facendo in quel momento, poi, le pareva particolarmente infantile. Stava disponendo dei blocchetti di legno colorato l’uno sull’altro e sembrava molto più interessato al risultato di quell’attività che non alla storia che gli stava raccontando.

La torta di more, dove Poirot di occupa della morte di un uomo abitudinario che al ristorante ordina sempre le stesse cose. Qualche ora prima dell’omicidio si era recato al ristorante dove andava sempre, solo che questa volta aveva ordinato cose diverse dal solito, tra cui la torta alle more.
Nel 1990 dal raccontoè stato tratto il quarto episodio della prima stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

“Hercule Poirot stava cenando con il suo amico Henry Bonnington al Gallant Endeavour, in King’s Road, a Chelsea.
Al signor Bonnington il Gallant Endeavour piaceva molto. Gli piaceva l’atmosfera tranquilla, gli piaceva il cibo che era semplice e inglese: lì non servivano un mucchio di pasticci elaborati.
Molly, la cameriera che lo accoglieva come un vecchio amico, si vantava di ricordarsi quello che ai suoi clienti piaceva o non piaceva riguardo al cibo.
«Buonasera, signori» disse mentre i due uomini prendevano posto a un tavolo d’angolo. «Oggi siete fortunati: tacchino ripieno di castagne, è il vostro piatto preferito, vero? E poi abbiamo un buonissimo Stilton! Volete cominciare con una minestra oppure con qualcosa a base di pesce?»”

Il sogno, un uomo d’affari milionario Benedict Farley, noto eccentrico, consulta Poirot su alcuni brutti sogni ricorrenti, sogna infatti ripetutamente di uccidersi. Purtroppo non segue alcuni buoni consigli suggeriti da Poirot e così quando viene trovato morto, il detective non crede al suicidio e comincia ad indagare.
Nel 1990 dal raccontoè stato tratto il decimo episodio della prima stagione della serie “Poirot” diretto da Ross Devenish con David Suchet.

“Hercule Poirot diede un’occhiata attenta e ponderata alla casa. I suoi occhi si soffermarono sull’ambiente circostante, le botteghe, la massiccia struttura di uno stabilimento a destra, gli isolati di modeste costruzioni divise in appartamenti che aveva di fronte. Infine i suoi occhi si posarono di nuovo su Northway House: una casa grandiosa che apparteneva chiaramente a un’epoca più antica, quando prati verdeggianti dovevano aver circondato la sua opulenta arroganza. Adesso era un anacronismo, sommerso e dimenticato nel mare turbolento della Londra moderna e neanche un uomo su cinquanta avrebbe saputo dirvi dove era situata.
Non solo, ma poche persone avrebbero saputo dirvi a chi apparteneva, per quanto il suo proprietario fosse uno degli uomini più ricchi del mondo. Ma il denaro può stimolare la pubblicità quanto soffocarla. Benedict Farley, questo eccentrico milionario, aveva preferito non strombazzare ai quattro venti la sua scelta in fatto di abitazione. Del resto, anche lui si faceva vedere in giro raramente”

La Follia di Greenshaw, l’unico racconto con Miss Marple. Una vecchia signora passeggia tranquillamente nel suo giardino quando viene trafitta alla gola da una freccia. L’assassino probabilmente non sa della presenza di Miss Marple che è li per accompagnare il nipote nominato come testimone per il testamento.
Nel 2013 dal raccontoè stato tratto il secondo episodio della sesta stagione della serie “Miss Marple”diretto da Sarah Harding con Julia McKenzie.

“I due uomini aggirarono il fitto dei cespugli.
«Bene, eccoci qui!» disse Raymond West. «Guarda.»
Horace Bindler diede un’attenta occhiata di valutazione.
«Ma, mio caro,» esclamò «è una meraviglia!» La sua voce assunse una nota stridula nell’entusiasmo dell’apprezzamento estetico, quindi si fece bassa per lo stupore reverente. «È incredibile. Fuori dal mondo! Un pezzo d’epoca tra i migliori.»
«Lo pensavo che ti sarebbe piaciuta» commentò Raymond West con soddisfazione.
«Piacermi? Mio caro…» A Horace mancavano le parole. Sfilò la tracolla della macchina fotografica e si mise al lavoro. «Questa sarà una delle perle della mia collezione» disse, felice. «Non trovi anche tu che sia piuttosto divertente possedere una collezione di mostruosità? L’idea mi è venuta nella vasca da bagno, una sera di sette anni fa. La mia ultima vera perla l’ho trovata a Genova, al cimitero, ma credo proprio che questa la superi. Come si chiama?»
«Non ne ho la minima idea» rispose Raymond West.
«Suppongo che abbia un nome, no?»
«Ce l’avrà senz’altro. Il fatto è che tutti da queste parti l’hanno sempre chiamata La Follia di Greenshaw.»
«Greenshaw è l’uomo che l’ha costruita?»
«Sì. Nel 1860 o ’70, o giù di lì. All’epoca qui si faceva un gran parlare della folgorante carriera del ragazzino scalzo che era riuscito a diventare enormemente ricco. L’opinione locale riguardo alle ragioni per cui egli costruì questa casa è controversa. C’è chi sostiene che si trattò di pura e semplice sovrabbondanza di denaro, altri affermano che fu costruita per sbalordire i creditori. Se quest’ultima ipotesi è valida, non li sbalordì affatto. Greenshaw finì per fare bancarotta o qualcosa del genere. Da qui il nome, Follia di Greenshaw.»”


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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