Alessia Gazzola – Questione di Costanza (Anteprima)

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Questione di Costanza è un romanzo giallo a tinte chiare scritto da Alessia Gazzola, pubblicato il 21 ottobre 2019 da Longaresi, che ci regala una nuova serie con una nuova protagonista, Costanza Macallè, specializzata in Anatomia patologica, dove mescola sentimenti e problemi lavorativi con un pizzico di mistero.

“Mi sento ancora appiccicata addosso la malinconia del giorno prima della partenza, aggravata dalla consapevolezza che non so se e quando tornerò. Forse sì, forse mai. L’ultima sera l’ho trascorsa prendendo un aperitivo con un paio di amiche storiche con cui ormai però non ho più molto in comune.”

Verona non è la mia città. E la paleopatologia non è il mio mestiere.
Eppure, eccomi qua. Com’è potuto succedere, proprio a me?
Mi chiamo Costanza Macallè e sull’aereo che mi sta portando dalla Sicilia alla città del Veneto dove già abita mia sorella, Antonietta, non viaggio da sola.
Con me c’è l’essere cui tengo di più al mondo, sedici chili di delizia e tormento che rispondono al nome di Flora. Mia figlia è tutto il mio mondo, anche perché siamo soltanto io e lei… Lo so, lo so, ma è una storia complicata.
Comunque, ce la posso fare: in fondo, devo resistere soltanto un anno. È questa la durata del contratto con l’istituto di Paleopatologia di Verona, e io – che mi sono specializzata in Anatomia patologica e tutto volevo fare tranne che dissotterrare vecchie ossa, spidocchiare antiche trecce e analizzare resti centenari – mi devo adattare, in attesa di trovare il lavoro dei sogni in Inghilterra.
Ma, come sempre, la vita ha altri programmi per me. Così, mentre cerco di ambientarmi in questo nebbioso e gelido inverno veronese, devo anche rassegnarmi al fatto che ci sono delle scelte che ho rimandato per troppo tempo. Ed è giunto il momento di farle.
In fondo, che ci vuole? È questione di coraggio, è questione di intraprendenza… E, me lo dico sempre, è questione di Costanza.

“Ma ho appena ventinove anni, per i tempi della Medicina sono una bambina. L’assegno ha la durata di un solo anno, perché è legato all’intenzione di portare a termine un importante progetto di ricerca. Lo ammetto: non sono carica di entusiasmo, anzi. Con in tasca una specializzazione in anatomia patologica mi proponevo qualcosa di molto diverso, immaginavo di rendermi utile alla società facendo diagnosi e non certo di avere a che fare quotidianamente con ossa deteriorate per appurare che i nobili del Rinascimento avevano la gotta.”

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L’aereo si immerge gradualmente in una densa coltre grigia e sembra immobile, sospeso nel nulla. L’atterraggio è brusco e improvviso e io sobbalzo sul sedile, le orecchie tappate, i capelli elettrizzati. Non vedo l’ora di scendere: io odio viaggiare in aereo. Se posso lo evito, ma stavolta non avevo alternative.
Flora si arrampica al mio braccio, poggiando la testolina sulla mia spalla. Compirà tre anni a marzo, cresce da sempre all’ottantesimo percentile, ha una passione per l’altalena, il latte e il turpiloquio, e morbidi e sgargianti capelli rossi, come me quando ero piccola, ma poi i miei sono cambiati e adesso, per ottenere lo stesso effetto, devo usare l’henné.
Il comandante annuncia che siamo atterrati a Verona con quindici minuti di ritardo, il tempo a terra è nuvoloso e la temperatura è di dieci gradi centigradi. Stamattina, quando siamo partite, a Messina ce n’erano ventidue. È ufficiale: sono un’emigrata in piena regola. Con una laurea in medicina non te lo aspetti, ma la vita è sempre bravissima a impacchettarti nuove sorprese.
«Siamo arrivati?» mi chiede Flora, distraendomi dai miei pensieri. Che lo si voglia o no, un figlio limita e anche di molto la possibilità di rimanere da soli con se stessi. In certi casi, è un bene.
«Sì, Florabella.» La chiamo così da quando era una neonatina itterica che passava le sue giornate coricata su di me.
«Mamma, ho un gattino nella pancia.»
«Ah sì? E come si chiama?»
«Martino.»
Da poco ha capito che, prima di nascere, il bambino vive nella pancia della mamma. Questa cosa ha colpito la sua immaginazione e da allora nel suo pancino si danno il cambio le più disparate creature. Mi hanno detto che è una fantasia molto frequente e che non devo preoccuparmi.
Estrae da sotto la felpa un pupazzetto con gli occhi a palla che le ho comprato in aeroporto.
«È nasciuto.»
«Congratulazioni!»
«Ora gli do il ciuccilatte.»
«Buona idea.»
«E lo facciamo vedere anche alla zia.»
Flora è molto emozionata. Ha un debole per mia sorella, che è minore di età eppure molto più saggia di me. Antonietta vive a Verona da due anni, è psicologa e assistente sociale. È stata lei a trovarmi questa opportunità professionale, che a tutti gli effetti credo fosse l’unica in circolazione. Cinque mesi fa ho concluso la specializzazione in anatomia patologica e sono rimasta a Messina ad aspettare il bando per un assegno di ricerca che non è mai uscito. A quel punto, mi sono presentata ai direttori sanitari di alcune cliniche private e di laboratori: sono stati tutti molto calorosi e gioviali, ma nessuna proposta di lavoro è mai arrivata. Un po’, va detto, me l’aspettavo che non sarebbe stato facile trovare subito un impiego. Per questo, già due anni fa, ho iniziato un corso avanzato di inglese e mi sono iscritta all’ordine dei medici a Londra, sperando di poter cercare fortuna in Inghilterra. Poi però ci si è messa di mezzo la questione della Brexit e gli italiani hanno iniziato a tornare indietro. Io continuo a inviare il mio curriculum e ho contatti con Carrie, una broker che mi rassicura che troverà l’occasione giusta per me e che l’uscita dell’UE non deve spaventarmi né fermarmi. Non ancora, almeno! – ha aggiunto con una risatina. Ma mantenere una figlia costa, e non soltanto soldi: anche ansia. I risparmi si stavano prosciugando al pari delle energie emotive e per fortuna Antonietta è giunta in mio soccorso, più o meno come sempre.
«Non mi aspetto che tu lo sappia, ma a Verona c’è uno dei pochi centri italiani di Paleopatologia e l’altro giorno un’amica mi ha detto che è stato bandito un assegno di ricerca per un anno.»
Per prima cosa ho dovuto capire cos’è la paleopatologia. È un po’ come la medicina applicata all’archeologia, si studiano le malattie del passato a partire dai resti umani. Mummie, roba così.


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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