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Gramellini Massimo

Avrò cura di te di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale (Recensione)

3 Agosto 2018Updated:19 Aprile 2024Nessun commento5 Mins Read
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Avrò cura di te di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale
Avrò cura di te di Gramellini e Gamberale

Avrò cura di te di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale è un libro scritto a quattro mani, fu pubblicato da Tea nel 2014. E’ una  lunga corrispondenza tra una donna piena di dubbi e il suo angelo custode con le risposte.

“Mi chiamo Filèmone, come l’angelo di Jung e come il marito della favola di Ovidio che realizzò il tuo sogno di un amore senza limiti. Giunti al termine della vita, Filèmone e Bauci, la sua sposa, chiesero a Giove di morire come avevano vissuto: insieme. Il dio li esaudì, trasformando la loro capanna di fango in un santuario e gli anziani coniugi in due alberi posti a guardia del tempio. Accomunati dalla stessa ombra e dalla stessa luce.
Sono il tuo Custode, Gioconda. E lo rimarrò fino a quando non avrai ripreso confidenza con la tua ombra e con la tua luce.”

 

 

Trama di “Avrò cura di te”

Giò è una donna di trentacinque anni, ha alle spalle una storia familiare non tranquilla, ma nemmeno tragica, anzi oggi chi non ce l’ha? E’ un anima tormentata ed a mio giudizio superficiale. Il suo amore è riversato tutto su Leonardo, suo marito, che però l’ha abbandonata, lo avrei fatto anch’io. Così smarrita e disperata si reca a casa dei nonni defunti, simbolo, per lei, dell’amore perfetto.

La notte di San Valentino, festa che lei ha sempre ignorato, primo dei tanti clichè che si trovano all’interno del libro, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Perplessa e disperata scrive al suo angelo custode, tanto non ha niente da perdere. Incredibilmente l’angelo le risponde con la promessa: avrò cura di te.

“Gli amori non finiscono col tempo. Cambiano forma, scavando nuove profondità. E se ci lasciano non è perché sono durati troppo, ma perché a un certo punto hanno incontrato il vuoto.”

Da qui inizia uno scambio epistolare tra Giò e Filèmone, così si chiama il suo angelo, che funge da psicologo, penso a quanto ha risparmiato. Filèmone le insegna a silenziare la testa e ad ascoltate il suo essere, come fa un bravo psicoterapeuta che pratica la mindfulness.

“Ti rivelerò un segreto: la vita, per chiunque abbia l’ardire di credere in lei, è un ingegnoso gioco di specchi. La realtà esterna riflette il nostro stato d’animo e quella interna lo stato d’animo di chi ci circonda. Se vieni scombussolata dai giudizi di una persona, significa che ti stai specchiando in una parte di te che non sei ancora riuscita a risolvere. A chi non ha problemi con il giudizio, i giudizi degli altri scivolano addosso. Li ascolta, ma non se ne lascia condizionare.”

L’idea è molto carina, non ho amato, però, lo stile di scrittura della Gamberale, ho letto altri suoi lavori e questa è un’altra conferma. Capisco che il personaggio di Giò, scritto dalla Gamberale, doveva essere più leggero, ma farlo diventare come una protagonista del genere chick-lit, quasi una parodia di se stessa, non l’ho gradito, una scrittura davvero banale.

Quella che doveva essere la parte più leggera è stata di una pesantezza e noia incredibile. Mentre Gramellini, che ha scritto la parte dell’angelo Filèmone, riesce sempre a rendere il testo scorrevole, conservando la capacità di creare un emozione, anche grazie ad un più ricercato approccio con le parole. Si ha la sensazione che l’opera avrebbe voluto essere divertente, poetica e una guida ai sentimenti nello stesso tempo.

Qualche citazione sono riuscita comunque a cogliere, ma niente che non si possa trovare in un qualsiasi testo spicciolo di meditazione, il messaggio sottile che si rifà alle filosofie orientali, come quello che noi siamo uno e tutti, che tutto scorre, che non siamo i nostri pensieri, giudizi e pregiudizi, c’è, ma è molto noscosto, quasi se ne avesse paura di parlarne apertamente, e chi non conosce questi argomenti avrà avuto difficoltà a comprendere appieno, insomma resta nel libo dei luoghi comuni.

“Perché persino le canzoni preferite vengono a nausea, Giò. È una regola universale. Come puoi pensare che per le storie d’amore non valga?
Eppure alcune musiche piegano le leggi del tempo e rimangono con noi per sempre. Sono quelle che parlano il linguaggio dell’eternità. È una regola universale anche questa. E fai bene a pensare che valga anche per le storie d’amore.”

“Sappiamo che è la timidezza a trasformarti nella persona meno misteriosa del mondo. Ma ogni tanto mi piacerebbe che quella benedetta malattia della psiche umana agisse su di te come su tutti gli altri, provocandoti silenzi enigmatici e pudibondi rossori. Non un torrente impetuoso di chiacchiere che sgorgano dalla sorgente inesauribile delle tue insicurezze.”

“Come ogni essere umano, anche tu sei uno spirito incarnato. E cosa fa uno spirito quando si incarna? Si separa dal Tutto per diventare un’individualità. Questo Io, che sgorga dalla testa, ti trasmette la sensazione di esistere in una delle tante dimensioni concepite dall’Universo: il mondo della materia.
La sensazione o l’illusione? Toccherà a te scoprirlo. Da questa parte del velo ho compreso come «cogito ergo sum» sia un’affermazione avventata. Tu esisti davvero soltanto quando non pensi. Perché è quando smetti di pensare con la testa che cominci a sentire con il cuore. È quella la tua identità.”

“Le ossessioni si guariscono con le azioni. Prova a camminare un’ora tutti i giorni, senza una meta. Arriverai dappertutto.”

P.S.  libro scritto a quattro mani, oggi si dice così visto che scriviamo con la tastiera, ma un tempo si sarebbe detto a due mani, visto che si scrive con una sola mano, non fateci caso questa è una mia sega mentale, una delle tante.

Chiara Gamberale Massimo Gramellini Narrativa Recensione
Ketty
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Faccio i conti con la mia insaziabile voglia di conoscenza, mi piace condividere con gli altri le cose che imparo e confrontarmi, questo blog tenta di raccogliere i pezzi confusi di me.

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