Sophie Kinsella – La regina della casa (Recensione)

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La regina della casa è un romanzo della scrittrice inglese Sophie Kinsella, pubblicato nel 2005, appartenente al cosiddetto genere chick lit. La storia di una ragazza che ha bisogno di rallentare. Di trovare se stessa. Di innamorarsi. Di cominciare finalmente a vivere. E di scoprire a cosa serve un ferro da stiro.

“Il mio nome è Samantha. Ho ventinove anni. Non so far funzionare un forno o attaccare un bottone, ma sono capace di modificare un contratto di finanziamento societario in modo da far risparmiare al mio cliente trenta milioni di sterline.”

A soli ventinove anni Samantha Sweeting è già la star di un noto studio legale di Londra. Pochi minuti di una sua consulenza valgono una fortuna. Lavora giorno e notte ed è tutta concentrata sulla carriera. Ma proprio mentre aspetta con ansia di essere nominata socio dello studio si accorge di aver commesso un errore, una svista che le costerà il posto. Sconvolta, fugge dairufficio e si ritrova in aperta campagna con il cuore in tumulto. Chiede informazioni in una splendida casa e per un malinteso viene scambiata dai proprietari per una delle candidate al posto di governante di cui sono alla ricerca. Loro non sanno che stanno per assumere una ragazza dal quoziente intellettivo stratosferico e, dal canto suo, Samantha non ha la più pallida idea di cosa significhi tenere in ordine una casa… È una vera catastrofe domestica. Ma non può tornare indietro e decide di rimanere, almeno per un po’. Così, grazie all’aiuto e all’amore del giardiniere, piano piano Samantha comincia a entrare in sintonia con il suo nuovo stile di vita. E quando il passato torna a bussare alla sua porta, deve prendere una decisione. Che cosa vuole veramente? Tornerà alla sua vecchia vita?

“Una delle cose che ho imparato da tutto quello che è successo è che non esiste l’errore più grande della vita. In fin dei conti, la vita ha notevoli capacità di recupero.”

Questo libro mi è stato regalato da una carissima amica tantissimi anni fa, nel pieno boom del genere chick lit, genere che oggi mi ha un po’ stancata. Secondo me è il libro più divertente di Sophie Kinsella, la lettura è stata piacevole, anche se non è per nulla originale lo consiglio a chi cerca un libro leggero e frizzante.

CAPITOLO PRIMO

Ti consideri stressata?
No. Non sono stressata.
Sono… molto impegnata. Ma il mondo è pieno di gente impegnata.
É la vita. Ho un lavoro di grande responsabilità, e per me la carriera
è importante.
E va bene. A volte mi sento un po’ tesa. Sotto pressione. Ma… cavolo,
faccio l’avvocato nella City. Cosa vi aspettate?
Mentre scrivo, premo così forte sulla pagina da bucare il foglio.
Accidenti. Non importa. Passiamo alla prossima domanda.
Mediamente quante ore al giorno passi in ufficio?
14/
12/
8/
Dipende.
Fai attività fisica regolare?
Nuoto abitualmente/
Nuoto di tanto in tanto/
Ho intenzione di iniziare un programma regolare di nuoto. Quando
avrò tempo. Ultimamente ho avuto parecchio da fare in ufficio, è un
momentaccio.
Bevi 8 bicchieri d’acqua al giorno?
Sì./
Talvolta./
No.
Poso la penna e mi schiarisco la gola. All’altro lato della
stanza, Maya alza lo sguardo dai barattoli di ceretta e dalle boccette di
smalto che sta riordinando. Oggi lei sarà la mia consulente di bellezza.
Ha una lunga treccia di capelli neri percorsa per tutta la lunghezza da
una ciocca bianca, e una minuscola pallina d’argento in una narice.
«Problemi col questionario?» domanda, con la sua voce carezzevole.
«Ti ho accennato che ho un po’ di fretta» rispondo, con gentilezza.
«Tutte queste domande sono proprio necessarie?»
«Ci serve avere il maggior numero di informazioni possibile per
valutare le tue esigenze in fatto di salute e bellezza» ribatte lei col suo
tono suadente ma implacabile.
Lancio un’occhiata all’orologio. Le nove e quarantacinque.
Non ho tempo per queste cose. Non ho proprio tempo. Ma è il mio
regalo di compleanno e l’ho promesso a zia Patsy.
Per essere precisi, è il regalo dello scorso compleanno. Poco più di
un anno fa, zia Patsy mi ha regalato un buono per l’innovativo
programma “Esperienza defatigante”. Zia Patsy è la sorella della
mamma ed è terribilmente preoccupata per le donne in carriera. Ogni
volta che ci incontriamo mi afferra per le spalle e mi scruta negli occhi
con espressione corrucciata.
Nel bigliettino che accompagnava il buono c’era scritto: “Trova un
po’ di tempo per te, Samantha!!!“.
Cosa che intendevo assolutamente fare. Ma abbiamo avuto un paio
di emergenze al lavoro e, non so come, è passato un anno senza che
riuscissi a trovare un momento libero.
Faccio l’avvocato e lavoro alla Carter Spink, e questo è uv periodo un
po’ frenetico. Ma passerà. Le cose andranno meglio.
Devo solo riuscire a sopravvivere alle prossime due settimane.
Comunque, è successo che zia Patsy mi ha mandato un biglietto
d’auguri per il compleanno di quest’anno, e di colpo mi sono ricordata
del buono, che stava per scadere. E così, eccomi qui, il giorno del mio
ventinovesimo compleanno, seduta su un lettino, con indosso un
accappatoio di spugna bianca e delle assurde mutandine di carta. Con la
mattinata libera. Al massimo.
Fumi?
No.
Bevi alcolici?
Sì.
Consumi regolarmente pasti cucinati in casa?
Alzo lo sguardo, sulla difensiva. E questo cosa c’entra? Perché un
pasto cucinato in casa dovrebbe essere migliore di un altro?
Seguo una dieta varia e nutriente, scrivo alla fine.
Il che è assolutamente vero.
E comunque, lo sanno tutti che i cinesi vivono più a lungo di noi,
quindi cosa può esserci di più sano del loro cibo? E la pizza rientra nella
dieta mediterranea. Per questo probabilmente è più salutare di un pasto
cucinato in casa.
Ritieni che la tua vita sia equilibrata?
Sì./
N/
Sì.
«Ho finito» annuncio, porgendo i fogli a Maya, che comincia a
leggere le mie risposte. Le sue dita scorrono sulla pagina con la velocità
di una lumaca. Come se avessi tutto il tempo del mondo.
Lei forse ce l’ha, ma io devo assolutamente tornare in ufficio entro
l’una.
«Ho letto le tue risposte con attenzione» dice Maya, osservandomi
con espressione pensierosa. «Ed è ovvio che tu sei una donna molto
stressata».
Come? E cosa glielo fa pensare? Ho chiaramente indicato sul
modulo che non sono stressata.
«No, non sono stressata». Le rivolgo un sorriso rilassato, della serie:
“Guarda come sono serena”. Maya non sembra convinta.


Autore

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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