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SEI QUI: Home » Libro Caffè » Autori Libri » Levy Marc » Marc Levy – Se solo fosse vero (Recensione)
Levy Marc

Marc Levy – Se solo fosse vero (Recensione)

16 Maggio 2009Updated:20 Ottobre 2026Nessun commento7 Mins Read
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Marc Levy - Se solo fosse vero (Recensione)
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Marc Levy – Se solo fosse vero

Se solo fosse vero è il romanzo d’esordio di Levy Marc, pubblicato nel 2000, traduzione di Benedetta Pagni Frette. Una storia tenera, un’avventura piena di umorismo e colpi di scena.

«Quello che sto per dire non è facile da capire, ed è impossibile da ammettere, ma se vuole ascoltare la mia storia, se vuole avere fiducia in me, allora forse mi crederà, ed è molto importante, perché lei, senza saperlo, è la sola persona al mondo con la quale possa condividere questo segreto…»

Trama del libro “Se solo fosse vero”

San Francisco. Arthur ha avuto una giornata faticosa, si è appena trasferito in un nuovo appartamento. Finalmente si concede un bagno con un bel sottofondo musicale. Qualcuno però sta battendo il tempo con le dita!

Una giovane donna che sostiene di essere uno spirito il cui corpo giace in coma in ospedale in seguito a un incidente. Arthur naturalmente non le crede e accetta di accompagnarla in ospedale, dove lei vuole mostrargli il proprio corpo, solo per potersene liberare. Con il passare delle settimane i due diventano amici e il sentimento che li unisce si trasforma in amore. Poi un giorno i medici decidono di staccare le macchine che tengono in vita Lauren e ad Arthur non resta che trovare una soluzione, in una corsa contro il tempo.

“Perché è mentre si calcola, mentre si analizzano i pro e i contro che la vita passa e non succede niente.”

“Un libro scritto non per essere pubblicato ma per essere letto da mio figlio quando diventerà adulto, una storia per insegnargli la felicità”. Con questa intenzione il trentottenne francese Marc Levy, affermato architetto e scrittore per hobby, ha realizzato il suo primo romanzo, subito rivelatosi in Francia il caso letterario più clamoroso dell’anno, tradotto in ventisette lingue e i diritti cinematografici acquistati da Spielberg per la cifra record di due milioni di dollari.

“Mi hai riempito la testa di storie sull’amore ideale, avere degli ideali è un handicap molto pesante”

Recensione

È un romanzo scritto con una prosa semplice, scorrevole e cinematografica e punta soprattutto sulla capacità di raccontare una storia capace di coinvolgere rapidamente il lettore.

Marc Levy affronta il tema della morte senza trasformare il romanzo in una storia cupa, ma diventa così una riflessione sulla fragilità dell’esistenza. La vita può cambiare in un istante e spesso ci rendiamo conto del valore delle persone e delle cose soltanto quando rischiamo di perderle.

Ho letto il libro dopo aver visto il film, che mi era piaciuto parecchio, forse proprio per questo il libro mi è sembrato perdere un po’ di quella brillantezza che avevo trovato nella pellicola, ma resta comunque un romanzo capace di dosare bene romanticismo e ironia, pur partendo da una situazione decisamente surreale.

La scrittura di Marc Levy è nel complesso scorrevole, anche se in qualche punto ho trovato il ritmo leggermente più lento. La storia, però, riesce a coinvolgere e soprattutto a far riflettere su quanto sia importante ogni singolo attimo delle nostre giornate, qualcosa che spesso dimentichiamo nella normalità della vita.

È una fiaba moderna, una storia d’amore impossibile che gioca con il confine tra vita e morte e che, dietro la leggerezza della commedia, affronta anche un tema delicato come quello del testamento biologico.

Per certi aspetti, alcune riflessioni del romanzo potrebbero essere interpretate come un attacco all’eutanasia, e forse lo sono, preferisco però soffermarmi sull’aspetto fiabesco della storia e lasciarmi guidare da quel “se solo fosse vero” che dà il titolo al romanzo.

So bene che la realtà è ben diversa e che le decisioni riguardanti la vita, la morte e la sofferenza di una persona appartengono a un contesto infinitamente più complesso. Sono questioni che coinvolgono dolore, responsabilità e scelte difficilissime, e che non possono essere ridotte alla leggerezza di una storia d’amore.

Questa è una commedia surreale, una fiaba romantica che chiede al lettore, almeno per qualche ora, di credere all’impossibile, permetterci di immaginare che, qualche volta, possa esistere un’altra possibilità.

“Tutti temono la quotidianità, come se si trattasse di una fatalità che porta la noia, l’abitudine, io non credo in questa fatalità … io credo che la quotidianità sia fonte della complicità, è nel quotidiano che si possono inventare il lusso o la banalità, l’eccesso e le cose comuni.”

Il romanzo è diventato anche il film Se solo fosse vero, uscito nel 2005, diretto da Mark Waters e interpretato da Reese Witherspoon e Mark Ruffalo. La produzione fu curata da Steven Spielberg. Il film mantiene l’idea di fondo del romanzo, ma modifica alcuni elementi e punta maggiormente sulla commedia romantica.

Un particolare interessante è che l’adattamento cinematografico fu avviato praticamente prima ancora della pubblicazione del libro, il manoscritto aveva suscitato interesse alla Fiera del libro di Francoforte del 1999 e DreamWorks ne acquisì i diritti.

“… non si può vivere tutto, e l’importante è vivere l’essenziale e ciascuno di noi ha il suo essenziale”

Incipit del libro “Se solo fosse vero”

Estate 1996

La piccola sveglia sul comodino in legno chiaro suona. Sono le 5.30, e la camera da letto è inondata da una luce dorata come solo l’alba di San Francisco sa creare.
Tutta la casa è immersa nel sonno. Kali, la cagna, sta sdraiata ai piedi del letto sul tappeto, Lauren seppellita sotto il piumino nel bel mezzo del letto.

L’appartamento di Lauren sorprende per la tenerezza che emana. All’ultimo piano di una casa in stile vittoriano su Green Street, è composto da un salotto con cucina all’americana, uno spogliatoio, una grande camera da letto e un bagno con finestra. Il pavimento è in legno a doghe larghe, quelle del bagno sbiancate e riquadrate a scacchi neri dipinti a stencil. I muri bianchi sono ornati da vecchi disegni scovati nelle gallerie di Union Street, il soffitto è bordato da una modanatura in legno, finemente decorata dal lavoro di un esperto intagliatore d’inizio secolo, che Lauren aveva fatto risaltare con un color caramello.

Alcuni tappeti di cocco bordati di juta beige delimitano gli angoli del salotto, della sala da pranzo e del corridoio.
Di fronte al camino un grande divano in cotone grezzo invita a sedersi comodamente. I pochi mobili sparsi qua e là sono dominati da tre graziose lampade esaltate da paralumi plissettati, acquistate nel corso degli ultimi tre anni.

La notte era stata breve. Medico del San Francisco Memorial Hospital, Lauren aveva dovuto prolungare la guardia ben oltre le abituali ventiquattro ore, a causa dell’arrivo delle vittime di un grande incendio. Le prime ambulanze erano spuntate dieci minuti prima della fine del suo turno e Lauren si era impegnata immediatamente, senza nemmeno aspettare lo smistamento dei primi feriti verso le diverse sale visita, sotto gli sguardi disperati della sua équipe.

Con metodo degno di un virtuoso, auscultava in pochi minuti ogni paziente, gli attribuiva un’etichetta colorata che rendeva immediatamente visibile la gravità della situazione, redigeva una diagnosi preliminare, ordinava i primi esami e inviava i barellieri verso le sale appropriate. Lo smistamento delle sedici persone arrivate tra mezzanotte e mezzanotte e un quarto terminò così a mezzanotte e mezza precise, e i chirurghi, richiamati per l’emergenza, cominciarono a operare a mezzanotte e tre quarti.

Lauren aveva assistito il dottor Fernstein nel corso di due operazioni successive e non ritornò a casa se non dopo l’ordine formale del medico che le aveva fatto notare come la fatica cominciasse a influire sulla sua attenzione e a mettere in pericolo la salute dei pazienti.
Nel cuore della notte lasciò il parcheggio dell’ospedale alla guida della sua Triumph, rientrando a casa a tutta velocità attraverso le strade deserte. « Sono troppo stanca e guido troppo in fretta », continuava a ripetersi per lottare contro il sonno, ma il pensiero di ritornare alle urgenze come paziente bastava a tenerla sveglia.

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Libri - adattamenti cinematigrafici Marc Levy Narrativa Recensione
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