Aldo Moro, l’ultima lettera

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È difficile trovare le parole giuste per commentare quella che è stata una delle pagine più buie della storia italiana: il sequestro del senatore Aldo Moro, cinque volte Presidente del Consiglio e presidente della Democrazia Cristiana.
Fu rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio da un gruppo terrorista denominato Brigate Rosse.
Il caso Moro rimane ancora una delle vicende più intricate ed oscure della storia repubblicana, con tanti punti insoluti.
Aldo Moro, durante i 55 giorni della prigionia, scrisse molte lettere: al governo, alla sua famiglia. Perfino al Papa. Supplicava lo stato di aprirsi al dialogo con i brigatisti, anche a costo di accettarne le rivendicazioni (chiedevano il rilascio di alcuni terroristi detenuti).
Al governo e nella Dc, in effetti, passa la linea dura. Il partito, Andreotti e il ministro dell’Interno Francesco Cossiga in testa, rifiutano ogni compromesso con le Br.
Il caso Moro segnò profondamente la storia italiana, con il suo assassinio si chiuse definitivamente la stagione del compromesso storico e, con esso, la formula dei governi di solidarietà nazionale.
Il progetto di alleanza con il PCI non era ben visto dai partner internazionali dell’Italia.
Moro venne rapito mentre si stava recando in Parlamento dove avrebbe votato la fiducia al primo governo con il sostegno dei comunisti.

Questa è l’ultima lettera scritta da Aldo Moro alla moglie Eleonora Chiavarelli, pochi giorni prima della sua morte.

“Mia dolcissima Noretta,
dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in se’ e dell’incredibilita’ di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si puo’ cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si puo’ solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilita’ della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza cosi’ come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo e’ tutto per il passato. Per il futuro c’e’ in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realta’ preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parra’ di essere tra voi. Per carita’, vivete in una unica casa, anche Emma se e’ possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedra’ dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto e’ inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avra’ scrupolo”.

La lettera di Moro si interrompe cosi’, senza firma. Forse il suo seguito e la sua conclusione è in questo breve frammento, recapitato lo stesso giorno a casa Moro:
“Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l’ordine di esecuzione. Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti. Aldo”

Marzo ’78, recapitata il 5 maggio ’78


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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