Ciao Vik!

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Erano più di mille gli amici, vicini e lontani, conosciuti in Italia oppure su Internet, che ieri sono arrivati a Bulciago per dare l’ultimo saluto a Vittorio Arrigoni, All’arrivo del feretro un grande striscione lo ha accolto con un “Ciao Vik”, migliaia di amici partiti da tutta Italia con autobus organizzati sono arrivati spontaneamente a Bulciago, in provincia di Lecco, per salutare per l’ultima volta un grande uomo che ha dato tutto se stesso e la sua intera vita per una causa in cui credeva.

Vittorio Arrigoni, ancora una volta, ha dato ieri un suo forte contributo al movimento pacifista. Ci ha raccolti a migliaia attorno alla sua testimonianza di vita e ci ha guidato lungo un percorso che ha ricondotto ciascuno di noi alla riscoperta delle radici più profonde che animano la nostra scelta pacifista.

Le migliaia di attivisti, con le loro diversità, con le loro storie rappresentano quell’intreccio, difficile da spiegare ma facile da capire per chi sceglie di condividerne l’impegno, che negli anni passati ha costruito la forza del nostro movimento per la pace.
Un impegno che ieri in tanti abbiamo rinnovato nella palestra di Bulciago e che senza dubbio molti altri hanno condiviso pur non essendo potuti arrivare fin là.
L’assenza di qualunque rappresentanza delle autorità italiane ( compresa l’assenza di qualunque messaggio da parte del presidente Napolitano) è senza dubbio un fatto grave: un militare merita funerali di stato, chi perde la vita per un mondo senza guerre e senza occupazioni non merita nemmeno una corona di fiori.
Ma forse, diciamocelo pure, forse è meglio così.
Sarebbe stato molto imbarazzante dover condividere l’ultimo saluto a Vittorio con chi crede nella guerra, nelle armi, nella legge del più forte.
Vittorio non lo meritava. E nemmeno noi.

http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/3037-ieri-l%E2%80%99ultimo-regalo-di-vittorio-arrigoni

Probabilmente a Vittorio non sarà assegnato nessun riconoscimento ufficiale, si sa, le medaglie si prendono solo con il fucile in mano.
Quello che non si prende con un fucile in mano è però il coraggio di fare qualcosa di giusto, anche rischiando come ha fatto Vittorio, senza un fucile in mano non si prende la via facile, ma per chi ha questo coraggio il gioco vale la candela, e questo coraggio merita di essere ricordato e onorato….

Restiamo umani, ancora di più nei momenti in cui sembra impossibile farlo, come ora, e non sarà morto inutilmente.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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