Ernesto Maccadò non è il classico maresciallo che ci si aspetta di trovare in un giallo all’italiana, non ha la faccia da duro né l’aria da eroe solitario, un personaggio che esce dalla penna di Andrea Vitali e ci presenta un’idea di polizia che sa di quotidianità, di piccoli drammi e di umanità. Maccadò è un uomo radicato nel suo territorio, Bellano, un paesino che conosce come le sue tasche, e non si limita a fare il suo lavoro, è un punto di riferimento, un confidente, qualcuno che si fa carico delle ansie e delle tensioni di una comunità.
Il maresciallo maggiore Ernesto Maccadò è il comandante della stazione dei Carabinieri di Bellano, si trasferisce dalla Calabria al pittoresco lago di Como, si ritrova, insieme alla moglie Maristella Capa, che chiama affettuosamente “Marè”, in un contesto che è tanto affascinante quanto insidioso. Prima di addentrarsi in investigazioni e casi da risolvere, Vitali si sofferma sulle incertezze e le sfide che questa giovane coppia deve affrontare nell’adattarsi alla vita di Bellano.
“Non abitava nell’appartamento soprastante, benché ne avesse diritto, ma un po’ fuori paese, in località Calchera. Delizioso angolo con casa a picco sul lago e un pezzo di giardino dove la signora Maccadò s’era rigenerata dopo aver patito, sin quasi a esaurirsi, nel corso del primo anno di permanenza a Bellano; quando, fresca sposa, aveva abitato l’appartamento sopra la caserma messo a disposizione dell’Arma. Pure al maresciallo quella casetta andava a genio.”
Qui, il maresciallo, armato della sua curiosità e della sua determinazione, si confronta con una serie di eventi che, sebbene non propriamente “gialli”, rivelano il volto di un paese che sotto la superficie pacifica cela inquietudini e misteri. Bellano, insomma, è un microcosmo dove il quieto vivere è solo un’apparenza, e Maccadò è pronto a scoprire che le cose, talvolta, non sono mai come sembrano.
Ha una famiglia numerosa che continua a crescere nel corso della storia, dai primi quattro figli, Rocco, Carmine, Salvatore e Nicola, alla nascita della quinta, Felicita, e alle gravidanze successive. Pur avendo diritto all’alloggio sopra la caserma, vive in una casa in affitto con giardino in località Calchera per fare contenta la moglie. È molto attento al bilancio familiare e si sposta quotidianamente verso la caserma in bicicletta d’ordinanza o a piedi.
“E il Maccadò cassava il discorso, stringeva la cinghia e, per non consumare la suola delle scarpe, andava e veniva da casa alla caserma con la bicicletta d’ordinanza, qualunque tempo facesse. “
Il maresciallo è un mediatore, un ascoltatore esperto che sa captare le sfumature delle vite altrui. Ogni pettegolezzo, ogni lamentela, ogni confessione diventa per lui un’occasione di introspezione. In un’epoca in cui il sensazionalismo regna sovrano, Maccadò riesce a scavare nel profondo con gesti minimi e osservazioni che, sebbene siano spesso trascurate, rivelano una verità ben più complessa di qualsiasi colpo di scena da copione.
La sua calma è disarmante, anche di fronte a situazioni paradossali, ai personaggi più eccentrici e agli intrighi che sembrano usciti da una commedia all’italiana, Maccadò mantiene un aplomb che ricorda il miglior teatro del mondo. Non si prende mai troppo sul serio, ma affronta le situazioni con una lucidità che pochi possono vantare. La sua ironia, sottile e spesso velata, non è mai gratuita, è un’arma di comprensione, un modo per far fronte a un contesto che si potrebbe facilmente trasformare in un circo.
“Lui ai misteri non credeva, né gli piaceva essere svegliato alle due del mattino per farsi prendere in giro.”
Il mondo di Vitali è un mosaico di esistenze diverse, ci sono piccoli truffatori che si improvvisano geni del male, vedove intrappolate nel dolore, preti curiosi e ragazzini che non possono fare a meno di ficcare il naso in affari altrui. In questo caleidoscopio di umanità, Maccadò emerge come un catalizzatore di conflitti, in grado di smussare gli angoli e riportare equilibrio, mentre smaschera, con tatto, le piccole ipocrisie che si annidano tra le mura di Bellano.
Vitali, attraverso Maccadò, ci costringe a guardare la provincia italiana con uno sguardo critico ma affettuoso. È un’Italia che, sebbene sembri svanita, continua a resistere nel cuore dei lettori, un’Italia di valori, di tensioni sociali che a volte esplodono in maniera sconcertante, ma che, nel complesso, è intrisa di una profonda umanità imperfetta.
È un uomo pragmatico, concreto, dotato di spiccato senso del dovere e di un’ironia disincantata, non sopporta la boria e le formalità del fascismo locale, scontrandosi spesso con il segretario del Fascio, Negri.
“Al maresciallo Maccadò il segretario Negri stava sui coglioni. Da sempre, in generale, per l’aria tronfia e l’espressione come se nelle narici avesse continuamente odor di merda.”
Il rapporto di Maccadò con il fascismo si delinea in modo sottile, ma al contempo dirompente. Attraverso questo personaggio, Vitali riesce a scavare nelle dinamiche di un’Italia intrisa di paura e repressione, mettendo in risalto l’importanza dell’integrità personale e della giustizia, anche nei momenti più bui. Maccadò emerge come un’alternativa all’ideologia fascista, incarnando valori di solidarietà, umanità e resistenza silenziosa, che continuano a risuonare nel presente.
Le avventure di Maccadò sono un palcoscenico in cui Vitali usa l’ironia per infondere una critica sociale al fascismo. Le situazioni tragicomiche in cui si trova il maresciallo rivelano l’assurdità di un regime che, tra piccole meschinità e una logica distorta, si riflette nel suo quotidiano. Così, Maccadò diventa un simbolo di speranza e umanità, in netto contrasto con l’ideologia rigida e opprimente del fascismo.
Maccadò è un personaggio di grande integrità e senso del dovere. Sebbene operi sotto il regime fascista, non è né un fanatico né un complice. È un uomo profondamente legato alla sua comunità, e questo legame lo spinge a proteggere gli abitanti di Bellano, anche a costo di sfidare le autorità. Una scelta che parla più forte di mille proclami, evidenziando come il coraggio e la dignità possano emergere anche nei momenti più bui.
Maccadò non nasce con la serie dedicata a lui, la sua prima apparizione risale a La signorina Tecla Manzi, pubblicato nel 2004, in seguito ricompare in diversi romanzi, Vitali gli dedica finalmente una serie vera e propria con Nome d’arte Doris Brilli. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò, che racconta anche i suoi inizi alla caserma di Bellano e il suo difficile ambientamento.
Serie del maresciallo Ernesto Maccadò
2004 – La signorina Tecla Manzi
2006 – Olive comprese
2010 – La mamma del sole
2012 – Galeotto fu il collier
2014 – Quattro sberle benedette
2017 – A cantare fu il cane
2018 – Nome d’arte Doris Brilli
2019 – Certe fortune
2020 – Un uomo in mutande
2020 – Nessuno scrive al Federale
2021 – Un bello scherzo
2024 – Il sistema Vivacchia
2026 – Il piede nella fossa
2026 – Parola di perpetua
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