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SEI QUI: Home » Libro Caffè » Autori Libri » Bianchini Luca » Luca Bianchini – Le ragazze di Tunisi
Bianchini Luca

Luca Bianchini – Le ragazze di Tunisi

6 Marzo 2026Updated:23 Giugno 2026Nessun commento8 Mins Read
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Luca Bianchini – Le ragazze di Tunisi
Luca Bianchini – Le ragazze di Tunisi
Luca Bianchini – Le ragazze di Tunisi

Le ragazze di Tunisi è un romanzo, scritto da Luca Bianchini, pubblicato il 19 febbraio 2026, da Mondadori. È una storia che mescola memoria familiare e racconto storico, ambientata nella Tunisi tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, in un periodo di profondi cambiamenti politici e sociali.

«Non conoscevo davvero la storia della famiglia di mia madre, finché un giorno ho iniziato a fare domande.»

Trama del libro “Le ragazze di Tunisi”

Luca Bianchini Tunisi, 1959-1961. I Brancata sono una delle tante famiglie di origine siciliana che in Tunisia hanno cercato l’America, e non sempre l’hanno trovata. In compenso hanno convissuto pacificamente con i francesi, che fino ad allora comandavano, insieme a tunisini, ebrei e maltesi.

In questa cornice cosmopolita, Maria – una bella trentottenne fiera e determinata – vede le sue tre figlie adolescenti diventare grandi. È lei che si occupa di loro perché suo marito lavora in campagna ed è quasi sempre sola. Per far fronte alle difficoltà economiche si dedica a piccoli lavori di sartoria in casa, nel quartiere di Borgel, al pianterreno di una palazzina che si affaccia su un cortile dove tutti conoscono tutti.

Al piano di sopra, un vedovo silenzioso la corteggia con discrezione, ma lei è troppo occupata a tener d’occhio le sue ragazze, innanzitutto Anna, la primogenita. Sedici anni, Anna ama leggere e guardare le navi all’orizzonte e frequenta una delle migliori scuole di Tunisi grazie allo zio Jojo, il mascalzone latino di famiglia, che le paga gli studi. Per lei l’amore è ancora qualcosa di irraggiungibile, ma per fortuna ha Marinette, l’amica francese che le apre le porte di un mondo fatto di cinema, bei vestiti e passeggiate in Avenue de France.

Sempre tra i piedi, ci sono le sue sorelle: Vitina che in apparenza pensa solo a cantare e a fare ginnastica, e Pupetta, il grillo parlante della famiglia. Tutto intorno, una città vivace in cui i nostri protagonisti si muovono in un tempo sospeso tra malinconia e incertezza: con l’indipendenza della Tunisia per molti si avvicina la stagione degli addii. Ma è proprio la paura del cambiamento ad accendere i cuori, far nascere nuove storie e svelare segreti, in un microcosmo fatto di zii rancorosi, vicini curiosi, couscous a volontà e serate trepidanti davanti alla tv.

Le recensioni

Il libro nasce da una ricerca personale dell’autore sulle proprie radici familiari, legate alla comunità italiana vissuta a Tunisi nel secondo dopoguerra. Questo elemento autobiografico dà al romanzo una dimensione emotiva più autentica. Uno degli aspetti più lodati è l’ambientazione: Tunisi tra gli anni ’50 e ’60, quando la città era un crocevia di culture – italiane, francesi, arabe ed ebraiche.
Questa dimensione cosmopolita è spesso descritta come una sorta di “piccola New York del Mediterraneo”, capace di rendere la narrazione vivace e originale. La scrittura è descritta come “fresca e accessibile”, capace di alternare momenti divertenti a passaggi più nostalgici.

Alcuni lettori trovano la trama più episodica che complessa, con una struttura che privilegia i ricordi e le atmosfere rispetto alla tensione narrativa. C’è chi osserva che il libro affronta temi storici importanti, emigrazione, identità, cambiamenti sociali, ma con un tono molto leggero, tipico della narrativa di Bianchini. In alcune recensioni viene notato che il focus sulle protagoniste femminili lascia meno spazio allo sviluppo di altri personaggi.

“Le ragazze di Tunisi” è accolto come un libro emotivo e accessibile, apprezzato per l’ambientazione storica e il racconto familiare, anche se qualcuno avrebbe voluto una trama più complessa.

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Incipit del libro “Le ragazze di Tunisi”

DICEMBRE 1959

1
La nave stava per spuntare all’orizzonte con il suo carico di sogni e bagagli e Anna, come ogni mercoledì, salì sul tetto di casa per vederla passare. Si fece strada tra i panni stesi sul terrazzo, si sedette su una vecchia sedia e attese. Non aveva mai viaggiato e non sapeva nemmeno lei dove sarebbe voluta andare, sicuramente lontano da Tunisi, libera di essere chi voleva senza rendere conto a nessuno. Così si alzò per ritirare le lenzuola senza distogliere gli occhi dal mare, finché non vide transitare la Tirrenia. Da lì sembrava minuscola, con quella piccola bandiera tricolore che vedeva sempre in cartolina e sui libri di scuola, anche se per lei l’Italia era solo la Sicilia.

Iniziò a fare ciao con la mano, convinta che qualcuno potesse vederla, perché a sedici anni si pensa che tutto sia possibile. Avrebbe voluto visitare Palermo per conoscere i parenti – anche se erano troppi – e subito dopo Parigi, le città di cui sentiva parlare di più. E lì sì che l’avrebbero capita: il siciliano e il francese erano le uniche lingue che conosceva, oltre a qualche parola di arabo mezza inventata.
D’improvviso si accorse che due occhi la stavano puntando da un po’. Sua madre l’aveva raggiunta.

«Si può sapere chi saluti?»
«La Tirrenia laggiù. Chissà se è quella che hanno preso i nostri vicini.»
«Non credo. I francesi non hanno le stesse navi nostre… ma perché ti interessa saperlo?»
«Non lo so.»
«Cosa vuol dire “non lo so”?»

«Ho paura che tutto cambi e che ce ne dovremo andare anche noi. Allora tanto vale partire subito. E se già ti immagini di farlo, poi diventa più semplice, no? Tu dove vorresti andare, ma’?»
Maria sospirò. Era un pensiero che angosciava anche lei, ma non poteva darlo a vedere alla sua primogenita.

«Da nessuna parte. Tu ti senti così solo perché hai preso un voto meno bello del solito.»
«Se mi lasciassi in pace a fare i compiti queste cose non succederebbero.»
«Ringrazia tuo zio Jojo se vai ancora a scuola… è lui che ci dà una mano.»
«Ma a cosa serve studiare se quando papà parte devo fare tutto io qui?»
«Tutto tu? Impara a rispettare tuo padre, e contribuire in casa mi pare il minimo. Come fai a maritarti se non sai fare niente?»

Anna si sistemò i capelli. Non sapeva nemmeno se voleva sposarsi, non era pronta e poi il suo seno non era abbastanza grande, secondo lei, per allattare un bambino, quindi era meglio aspettare che crescesse un po’. In realtà sentiva che non era felice, e il motivo lo conosceva bene: Gérard era partito per sempre. Pensava ai suoi occhi cobalto che aveva spiato per mesi dalla finestra quando lo vedeva passare in cortile. Un’infatuazione segreta che per lei era diventata una ragione di vita. E adesso, ogni volta usciva di casa per ritrovare il suo profumo, ma sentiva solo quello delle rose della signora di fronte.

Ora al posto di Gérard c’era lo sguardo spavaldo di Zizou e della sua famiglia tunisina, che aveva già invaso il vicinato di nuovi odori speziati.
«Hai ragione, mamma, tra poco scendo. Ma vorrei restare ancora un po’ qui da sola.»
«Va bene, basta che poi torni a essere la ragazza che conosco. La tristezza chiama tristezza, ricordalo.»

Anna ascoltò quelle parole con attenzione: la nave era scomparsa e con lei si erano allontanate anche le sue preoccupazioni, mentre le ultime lenzuola da ritirare svolazzavano al vento. Ci affondò la testa perdendosi in quella sensazione di pulito che era come una carezza per lei. Rientrò in casa un po’ più sollevata, anche perché non aveva alcuna intenzione di contrariare sua madre.

Quella dei Brancata era una famiglia come se ne trovavano tante a Tunisi alla fine degli anni Cinquanta. Siciliani che non avevano avuto i soldi, più che il coraggio, per emigrare in America e avevano preferito non allontanarsi troppo dalla Sicilia, in una terra dove comandavano i francesi, che avevano imposto alla popolazione la loro lingua. Almeno, così era stato fino a pochi anni prima. Poi la Tunisia si era resa indipendente, e con l’arrivo di Bourguiba e la sua elezione a presidente il protettorato francese aveva iniziato a sgretolarsi e perdere potere.

Questo avveniva sotto gli occhi di tutti, in particolare quelli attenti di Anna, che ricordava ancora quel luglio di due anni prima quando era scesa in strada a sventolare le bandierine per salutare il nuovo président. Da quel giorno, molti francesi e italiani avevano iniziato ad andare via. “Chi l’avrebbe detto che sarebbe finita così” pensava immaginando quante persone erano salite su quella nave.
Era il 21 dicembre 1959. La tramontana aveva pulito il cielo portando un’aria rigida, e il sole aveva i contorni così netti da sembrare disegnato.


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