Giornata della Memoria. Abbiamo dimenticato.
“Per non dimenticare” non era riferito ad un unico popolo, ma a tutti i popoli del mondo.
Abbiamo dimenticato.
E quando si dimentica il male ritorna.
“Non dimenticare” non è uno slogan: è una responsabilità. Vuol dire non accettare che la guerra venga considerata normale, necessaria, persino inevitabile.
Nel mondo non soffre un solo popolo. Soffrono in molti, spesso in silenzio, mentre pochi potenti continuano a credere che la violenza sia una scorciatoia per dare senso alle proprie ossessioni.
“Non dimenticare” non è soltanto un invito alla memoria, ma la speranza che un giorno la parola guerra resti confinata nei libri di storia, come una malattia finalmente debellata. È il sogno di un mondo in cui la fratellanza tra i popoli non sia un’utopia da ingenui, ma una pratica quotidiana, dove cooperare sia più naturale che dominare, e la tolleranza un gesto quotidiano.
Nel mondo non manca il dolore. Mancano le cure, manca la giustizia, manca soprattutto il coraggio di dire che la violenza non è mai inevitabile, è sempre una scelta. Ci sono popoli interi che soffrono e pochi potenti che decidono per tutti, convinti che le bombe possano risolvere ciò che non hanno saputo affrontare con l’intelligenza e con l’umanità.
Perché non c’è niente di eroico nella guerra e nella violenza. L’unica cosa davvero “figa”, se proprio vogliamo usare questa parola, è salvare vite, non distruggerle.




