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SEI QUI: Home » Blog » MyLife » La mia Terra » Messina: porta della Sicilia
La mia Terra

Messina: porta della Sicilia

11 Maggio 2008Updated:18 Ottobre 20251 commento24 Mins Read
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Messina porta della Sicilia

Voglio dedicare un post alla mia città: Messina.

Gli antichi narravano che Messina sorge sulle sponde del Mar Ionio e del Mar Tirreno, in un punto dove due mari, pur così vicini, si incontrano senza mai fondersi del tutto. Come in un luogo nascosto, quasi magico, le acque si sfiorano, si attraggono e si respingono, creando un gioco di correnti che sfugge all’occhio ma non al cuore.

E forse è per questo che Messina porta dentro di sé un dualismo di emozioni, un contrasto di sensazioni che si urtano e si rincorrono, come onde che si infrangono l’una contro l’altra, lasciando dietro di sé una scia di mistero e di fascinazione. Situata nell’angolo nord-est della Sicilia, Messina conta più di 243.000 abitanti ed è la terza città metropolitana dell’isola, nonché il tredicesimo comune d’Italia per numero di residenti.

Un tempo chiamata Zancle, dal greco “falce”, per la forma sinuosa del suo porto naturale, è stata da sempre la porta della Sicilia, il varco attraverso il quale il mondo è entrato nell’isola.

Da questa porta hanno transitato le grandi civiltà del passato: Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Saraceni, Normanni, Angioini, Aragonesi, Borboni. Le acque dello Stretto di Messina hanno visto passare re e papi, principi e pirati, navi da guerra, opere d’arte e merci di ogni sorta. In quelle correnti silenziose e potenti scorre, in fondo, la storia del mondo.

Messina tra mito e leggenda

La leggenda narra che Urano, il cielo stellato, e Gea, la Terra, generarono un mondo di prodigi, sei Titani, sei Titànidi, tre Ciclopi e tre Ecatonchìri, ma Urano, temendo di essere spodestato dai propri figli, li rinchiuse nel Tartar. Fu allora che Gea, madre coraggiosa e astuta, spronò i suoi a ribellarsi. Il più giovane, Krono, il Tempo stesso, colpì il padre nel sonno con una falce donatagli dalla madre, liberando i fratelli. E la falce, cadendo, si conficcò sulle rive del Mar Ionio, ancorandosi alla terra e dando origine a una città dalla forma perfetta: Zancle, la “Falce”.

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Anche l’Odissea di Omero ne fa menzione: lo Stretto di Messina e le sue acque furono teatro del viaggio di Ulisse. Dopo aver soggiornato presso la maga Circe, il condottiero e i suoi uomini tentarono di passare indenni tra le insidie di Scilla e Cariddi, approdando infine in Sicilia, l’isola di Trinacria, ma la disobbedienza dei compagni di Ulisse, che uccisero e divorarono i buoi sacri del dio del Sole, scatenò l’ira di Zeus.

La tempesta li riportò tra le fauci dei mostri marini e solo Ulisse, miracolosamente, giunse a nuoto sulle sponde dell’isola di Ogygia, dove la ninfa Calipso lo trattenne con sé. In queste acque, tra mito e realtà, nasce e respira la storia di Messina, una città sospesa tra divinità, eroi e leggende immortali.

Dai Greci ai Romani

I ritrovamenti archeologici raccontano che già nell’Età del Bronzo quelle terre ospitavano un villaggio, un piccolo insediamento che preludeva a vicende grandiose.

Fu però nel 750 a.C., quando i Greci provenienti da Calcide, nell’isola di Eubea, fondarono la città con il nome di Zancle, che il luogo cominciò a respirare davvero la storia. La sua posizione strategica, al cuore del Mediterraneo, ne fece subito un crocevia di commerci, culture e civiltà.

Nei secoli successivi, la città cadde sotto la tirannia del popolo dei Messeni. Intorno al 486 a.C., Anassilao di Reggio la conquistò, divenendo tiranno sia di Rhegion (l’odierna Reggio Calabria) sia di Zancle, che in quell’epoca assunse il nuovo nome di Messana. Così, passo dopo passo, tra conquista e potere, la città si trasformava, pronta a diventare testimone dei destini più straordinari del Mediterraneo.

I Romani la conquistarono nel 264 a.C., fu proclamata libera e alleata di Roma “Civitas foederata”, esente da ogni tributo sia di guerra che di granaglie, e Cicerone all’epoca la definì città grandissima e ricchissima.
Marco Tullio Cicerone che nelle Verrine scrive:

“Gaio Eio (questo me lo concederanno senza discutere tutti coloro che si sono recati a Messina) è il mamertino più ragguardevole in quella città sotto tutti i punti di vista. La sua casa è senza paragone la più nobile di Messina, e senza dubbio la più conosciuta, la più disponibile per i nostri concittadini, un modello di ospitalità. Prima dell’arrivo di Verre questa casa era così adorna da rappresentare un ornamento anche per la città. Infatti proprio Messina, che deve le sue bellezze alla posizione naturale, alle mura e al porto, è addirittura sprovvista e priva di quegli oggetti di cui costui si diletta. 4. Ora, in casa di Eio c’era una cappella privata molto antica, oggetto di grande venerazione, lasciatagli dai suoi antenati: in essa spiccavano quattro bellissime statue di squisita fattura, universalmente note, che potevano deliziare non solo codesto fine intenditore, ma anche ciascuno di noi, che costui chiama profani: la prima era Cupido di marmo, opera di Prassitele […] Ma, per tornare alla cappella privata di Eio, c’era da una parte questa statua marmorea di Cupido, di cui sto parlando, dall’ altra un Ercole di bronzo di fattura egregia, attribuito se non erro a Mirone (e l’attribuzione è sicura). Parimenti, di fronte a queste divinità, stavano due piccoli altari che potevano far comprendere a chiunque il carattere sacro della cappella: si trovavano inoltre due statue in bronzo di mo deste proporzioni, ma di straordinaria eleganza, che rappresentavano nel portamento e nel modo di vestire quelle fanciulle che, con le braccia sollevate, sostengono sul capo un canestro con certi arredi sacri secondo il costume delle ragazze ateniesi: si chiamano appunto Canefore. […]”

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Cristianesimo e devozione

Essendo Messina un crocevia obbligato nel Mediterraneo, la città fu toccata anche dalla storia del cristianesimo. Si racconta che l’apostolo Paolo vi sbarcò a circa sei miglia di distanza, in un tratto di costa che da allora prese il nome di Cala S. Paolo. Grazie al suo passaggio, i messinesi si convertirono al cristianesimo, dando inizio a un fervore religioso che si diffuse rapidamente.

Il desiderio di conoscere i luoghi santi e di vedere la madre di Gesù, Maria, ancora vivente, spinse molti cittadini a intraprendere un viaggio straordinario. Nell’anno 41 d.C., inviarono un’ambasceria accompagnata dallo stesso San Paolo, che navigò con loro fino a Gerusalemme. Qui, gli ambasciatori ricevettero in risposta una lettera della Madre di Gesù, originariamente scritta in ebraico e poi tradotta in latino nel 1940 da Costantino Lascaris, greco-messinese:

“Maria Vergine, figlia di Gioacchino, umilissima serva di Dio, Madre di Gesù Cristo Crocifisso, della Tribù di Giuda, della stirpe di Davide, ai Messinesi tutti salute e benedizione di Dio Padre Onnipotente. Consta per pubblico strumento che voi ci avete mandato legati e nunzi, e che già per le prediche di Paolo Apostolo vi è nota la via della Verità, e che il figlio nostro, generato da Dio, si è fatto uomo, e dopo la sua resurrezione è salito al cielo. E perciò Benediciamo Voi e la Stessa Città, della quale vogliamo essere perpetua protettrice.”

La lettera era legata a pochi capelli della Vergine, che da allora furono gelosamente custoditi nella Cattedrale di Messina. Maria divenne così oggetto di venerazione sotto il titolo di Madonna della Lettera, simbolo di protezione e guida per la città.

L’originale della Sacra Lettera fu inizialmente nascosto dal Senato messinese, ma in seguito venne ritrovato negli archivi pubblici. Tuttavia, le catastrofi che colpirono la città, dai disastrosi terremoti alle devastazioni del tempo, ne cancellarono quasi ogni traccia. Queste vicende, dense di mistero e devozione, ci sono tramandate anche dallo storico Flavio Lucio Destro, che ne racconta le peregrinazioni e il legame profondo con la città.

Così, anche attraverso queste pagine segrete, Messina si lega indissolubilmente alla storia e ai misteri di un mondo antico e sacro, dove fede e mito si intrecciano come le correnti dello Stretto che la culla.

Bizantini e Arabi

Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, Messina passò sotto il dominio dei Bizantini. Nel 407 d.C., l’imperatore Arcadio la nominò Protometropoli della Magna Grecia e della Sicilia, sostituendo l’antico gonfalone delle tre torri con la croce d’oro su campo rosso, simbolo che ancora oggi campeggia nello stemma cittadino, memoria silenziosa di un potere antico e duraturo.

Ma la città non rimase immune dalle tempeste della storia. Numerose guerre infuriarono tra i Califfati arabi e gli imperatori bizantini, gli Arabi conquistavano province su province, e la Sicilia, per la sua posizione strategica, divenne terra ambita e contesa.

Durante la dominazione araba, Messina subì un certo declino economico, ma non mancò di ricevere innovazioni che avrebbero cambiato il volto dell’isola. Gli Arabi introdussero nuove colture, tra cui gli agrumi, e rivoluzionarono l’agricoltura con sistemi di irrigazione avanzati, capaci di portare acqua anche nei territori più aridi e di moltiplicare così le terre coltivabili, con benefici tangibili per la popolazione, anche la pesca subì miglioramenti notevoli grazie alle loro capacità ingegnose.

Tra conquista e decadenza, tra guerra e progresso, Messina si modellava, come un’onda che continuamente si infrange sulle sponde dello Stretto, accumulando storia e segreti in ogni corrente.

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Normanni, Crociati e città fiorente

Nel 1060, Messina cadde sotto i Normanni, popolazione di origine scandinava che portava con sé spade, coraggio e ambizione. Sotto il dominio di Ruggero II, la città si riprese economicamente e demograficamente, trasformandosi in una delle città più libere, ricche e affascinanti della Sicilia. Fu patria di figure straordinarie, come il grande pittore quattrocentesco Antonello da Messina, la cui arte ancora riecheggia nei secoli.

Dal suo porto, Ruggero II fece partire i Crociati verso la Terra Santa, conferendo alla città i titoli di Caput Regni e Consolato del Mare, simboli di prestigio e potere.

Nel 1189, il re inglese Riccardo Cuor di Leone, diretto in Terrasanta per la Terza Crociata, si fermò a Messina per recuperare la dote della sorella Giovanna d’Inghilterra, già sposa del re Guglielmo II di Sicilia. I contrasti con il re Tancredi lo portarono a occupare la città, insediandosi nel castello di Matagrifone, da cui dominava e spadroneggiava, trasformando Messina per qualche tempo in un palcoscenico di potere, intrighi e tensioni reali.

Il massimo splendore di Messina fu raggiunto sotto i domini di Svevi, Angioini e Aragonesi. La città divenne capitale del Regno di Sicilia e una delle città più fiorenti del Mediterraneo, grazie al suo porto strategico e alla vocazione commerciale che ne faceva un crocevia di mercanti, culture e ricchezze. La sua Zecca batté moneta per tutto il Regno Normanno, con il celebre motto MSNC – Messana Nobilis Siciliane Caput, memoria indelebile di prestigio e autonomia.

Vespri Siciliani e miracoli

Messina fu anche protagonista di eventi eroici durante i Vespri Siciliani, la rivolta scoppiata a Palermo il 30 marzo 1282, contro i dominatori francesi, gli Angioini, percepiti come oppressori stranieri. Carlo I d’Angiò tentò invano di sedare la rivolta con promesse di riforme, e infine intervenne militarmente con 75.000 uomini e duecento navi, assediando la città.

A difendere Messina ci fu Alaimo di Lentini, nominato Capitano del Popolo, che organizzò una resistenza ostinata e coraggiosa. Carlo non risparmiò nessuno: né anziani, né donne, né bambini, ma la città, stremata e provata, resistette, e ogni abitante contribuì alla difesa. Messina diventò così simbolo di eroismo collettivo, un luogo dove il coraggio della popolazione si mescolava alla storia, lasciando un segno indelebile nella memoria del Regno e del Mediterraneo.

Dina e ClarenzaL’8 agosto, Dina e Clarenza, due giovani e coraggiose donne messinesi, durante il loro turno di pattugliamento sul colle della Caperrina (oggi Montalto), si accorsero che i soldati francesi di Carlo d’Angiò erano entrati in città. Era notte fonda e gli uomini dormivano stanchi per le recenti battaglie sostenute. Ed allora le donne ebbero la brillante idea di svegliare la città scagliando pietre sugli assalitori e a suonando le campane, in breve tempo fecero accorrere Alaimo che respinse i nemici con le truppe cittadine, tutti in città si diedero da fare per respingere i Francesi, nobili, giuristi, mercanti, artigiani, sacerdoti e soprattutto donne, Giovanni Villani cronista del medioevo scrive:

“….Stette lo re con sua oste intorno a Messina da due mesi, e dando la sua gente alcuna battaglia dalla parte ove non era murata, i Messinesi colle loro donne, le migliori della terra, e co’ i loro figlioli piccioli e grandi, subitamente in tre dì feciono il detto muro e ripararono francamente gli assalti dei Franceschi”.

I messinesi resistevano in maniera eroica fin dal mese di Aprile.

Michele Amari, storico e politico, nella sua opera La Guerra del Vespro del 1843 , racconta la concitazione e l’ansia febbrile di quelle ore in cui la sorte della città sarebbe stata definitivamente segnata.

«…Ma accadde che questi uomini del presidio, comportandosi come dei novellini -e del resto lo erano perché erano normali cittadini- quel giorno, l’8 agosto, nel tardo pomeriggio a seguito di un gran rovescio di pioggia, per mettersi in un riparo, abbandonarono i loro posti di guardia, di modo che i Francesi colta l’occasione, furono pronti a salire l’erta attraverso gli uliveti. Alaimo, appena gli fu data la brutta notizia, comprese che se passava un altro istante Messina era perduta; ma l’istante lo sfruttò straordinariamente bene, in un fiato si lanciò alla riscossa, portandosi dietro tutto il popolo, e urtò e poi riconquistò la strategica postazione facendo una strage di francesi; poi caduta la notte, al lume delle fiaccole tornarono a ripristinare le barricate. La Notte del Campidoglio trascorse a Messina con l’infaticabile Alaimo che impartiva ordini perentori e assegnava i compiti ad ogni singolo messinese, uomini e donne di ogni età. Drappelli di uomini validi giorno e notte dovevano avvicendarsi per vegliare le postazioni fisse; mentre pattuglie di donne dovevano fare la guardia girando in continuazione per gettare gli allarmi. I Francesi a notte fonda, tentarono un altro l’assalto al monte Capperina; ma superati in silenzio i ripari, s’imbatterono proprio in una pattuglia di due donne Dina e Clarenza; due coraggiose donnette di cui l’ingiusta storia tramanda appena il nome, eppure salvarono loro due la città. Fu la prima, la Dina a gridare “all’arme”, scagliando nello stesso tempo sui nemici intravisti un masso, che atterrò parecchi soldati; mentre la Clarenza andò a martellare a stormo le campane; l’allarme si espanse in un baleno e si sentì nella notte un solo grido: “Alla Capperina il nemico !”; e verso là andarono tutti senza chiedersi se c’era pericolo o no, o tutti così là, a notte fonda, forse guidati per il solo gran piacere di trovarlo il pericolo, a patto che ci fosse un odiato francese. Sul posto c’era già Alaimo, che sugli attoniti nemici piombò con tutta la popolazione accorsa come una furia; e non solo li ricacciarono indietro, ma un gruppo di spavaldi uscirono fuori dalle mura, e a piedi, mentre quelli erano a cavallo, li incalzarono fin sotto il quartier generale di Carlo d’Angiò…»

Dalla vicenda di Dina e Clarenza nacque anche una canzone popolare:

«…Deh com’egli è gran pietate
Delle donne di Messina,
Veggendole scapigliate
portar pietre e calcina.
Iddio gli dea briga e travaglio
A chi Messina vuol guastare…»

La leggenda popolare racconta che anche la Madonna intervenne per sostenere il popolo messinese durante i Vespri Siciliani. Una misteriosa Bianca Signora apparve sul colle Caperrina (Montalto), incoraggiando i combattenti e incutendo timore nei nemici, come se un potere soprannaturale vegliasse sulla città.

Anni dopo, nel 1286, un frate di nome Nicola ebbe una visione della Madonna, che desiderava fosse costruita una chiesa a lei dedicata proprio su quel colle. Convocati tutti i capi della città e il popolo, accadde un prodigio: una colomba bianca discese dal cielo e, sospesa a un palmo dalla terra, tracciò il perimetro della chiesa, proprio come nella visione del frate.

Nel giugno del 1295, la Chiesa di Montalto fu ultimata, consacrata alla Madonna, e legata per sempre agli anni drammatici dei Vespri Siciliani. Il miracolo e la protezione della Madonna sono ancora ricordati oggi, immortalati nella raffigurazione sul campanile del Duomo di Messina, un simbolo di fede, coraggio e storia che attraversa i secoli.

Hunt,_William_Holman_—_Isabella_and_the_Pot_of_Basil_—_1867

Lisabetta da Messina

Intorno al 1350, Giovanni Boccaccio scrisse il Decameron, e tra le sue novelle spicca la quinta della quarta giornata: Lisabetta da Messina.

Lisabetta è una giovane ragazza messinese, orfana di padre, che vive con i suoi tre fratelli, originari di San Gimignano e divenuti ricchi grazie a affari e commerci particolarmente redditizi. La giovane, ancora non sposata, si innamora di Lorenzo, un modesto giovane di Pisa che assiste i fratelli nel lavoro quotidiano.

Lorenzo appartiene a un ceto inferiore, e questo rende il loro amore subito problematico agli occhi della società e della famiglia: la mentalità rigida dei tre fratelli contrasta con la spontaneità e la naturalezza della passione tra i due giovani. In quella relazione si manifesta la tensione tra le convenzioni sociali e i sentimenti autentici, tra il dovere e il cuore, rendendo Lisabetta e Lorenzo protagonisti di una storia di amore impossibile e tragicamente universale.

messina_università

Messina. Scienza e cultura

Nel 1548, Ignazio de Loyola fondò a Messina il primo Collegio dei Gesuiti al mondo, il celebre Messanense Collegium Prototypum Societatis Iesu. Da quel seme nacquero tutti gli altri collegi gesuitici, destinati a diffondere istruzione e cultura in ogni angolo del mondo. Il Collegium si trasformò in seguito nel Messanense Studium Generale, l’antenato dell’odierna Università di Messina, simbolo di un sapere che si intrecciava con la vita e la storia della città. Tra gli uomini di cultura che Messina ha dato al mondo, spicca Francesco Maurolico (1494-1575), letterato e scienziato, la cui curiosità abbracciava diversi campi del sapere, dalla matematica alla filosofia, dalla vita cittadina alla scienza sperimentale.

Nel 1571, dal porto di Messina partì la flotta cristiana comandata da Don Giovanni d’Austria, destinata a sconfiggere i Turchi nella celebre Battaglia di Lepanto. Al ritorno dalla vittoriosa spedizione, la città accolse la flotta come se fosse un eroe che rientra trionfante. Tra i feriti sbarcati vi era Miguel de Cervantes, noto come Miguel Saavedra de Cervantes, che rimase ricoverato nel Grande Ospedale cittadino per diversi mesi a causa della ferita riportata alla mano sinistra in battaglia. Così, anche tra le mura di Messina, il respiro della storia e delle gesta eroiche si mescolava al destino di uomini che il mondo avrebbe ricordato per sempre.

Forte campana madonnina messina

Sulla punta estrema del porto di Messina svetta il Forte Campana, ordinato da Carlo V e completato nel 1546. Esso chiudeva un sistema di batterie difensive lungo tutto il porto, progettato per respingere le incursioni delle armate turche. Dall’altra parte, a dominare lo specchio d’acqua opposto, si erge il Forte San Salvatore, sulla cui porta una lapide del 1614 ricorda la sua funzione difensiva, testimone silenzioso di secoli di guerre e assedi.

Nel 1674, Messina si ribellò alla Spagna, pagando a caro prezzo la repressione che seguì. La città fu inoltre colpita da un devastante terremoto nel 1783, che lasciò cicatrici profonde nella sua struttura e nella memoria della popolazione. Infine, dopo la celebre spedizione dei Mille del 1860, Messina entrò a far parte del Regno d’Italia, aggiungendo un nuovo capitolo alla sua lunga e tormentata storia, sempre sospesa tra mare, mito e destino umano.

Dopo il Congresso di Vienna, anche a Messina si diffuse l’ideale della Carboneria. Nacquero giornali che parlavano di letteratura, scienza, arte, ma anche di libertà e giustizia; tra i collaboratori vi era Giuseppe La Farina, animatore di ideali nazionali e rivoluzionari.

Fu la città stessa, con i moti del 1º settembre 1847 in piazza Duomo, a dare il via al Risorgimento italiano. La rivolta fu duramente repressa, ci furono morti e feriti, seguirono processi e condanne, e il giovane calzolaio Giuseppe Sciva, di soli 27 anni, fu giustiziato il 2 ottobre 1847, simbolo tragico del prezzo della libertà.

Nel 1848, Messina si ribellò nuovamente ai Borbone di Napoli, resistendo per otto mesi sotto i pesanti bombardamenti della cittadella, controllata dall’Esercito delle Due Sicilie. La flotta borbonica riuscì infine a sbarcare truppe sotto il comando del generale Filangeri, costringendo la città alla resa. I bombardamenti, tanto feroci quanto inutili, valsero a Ferdinando II il soprannome di Re Bomba.

I messinesi si difesero con eroismo straordinario, tra loro vi erano i giovani detti Camiciotti, che, per non arrendersi, si gettarono con il tricolore nel pozzo del convento della Maddalena, un gesto disperato ma indimenticabile, che racconta di coraggio, orgoglio e fedeltà agli ideali di libertà.

Il 27 luglio 1860, i Garibaldini, vittoriosi a Milazzo, fecero il loro ingresso trionfale a Messina, mentre i soldati borbonici resistettero ancora nella cittadella fino alla primavera dell’anno successivo, che cedette infine il 12 marzo 1861. Pochi mesi dopo, la città accolse la visita di Vittorio Emanuele II, ma l’unificazione d’Italia portò anche a delusioni: furono soppresse prerogative fiscali e commerciali locali, speranze e privilegi che la città aveva custodito a lungo.

Nel 1884, Messina divenne teatro di una scoperta scientifica di portata mondiale, Ilya Ilyich Mechnikov, trasferitosi dalla Russia, scoprì la fagocitosi, il processo con cui le cellule ingeriscono particelle di grandi dimensioni per difendersi dalle infezioni. Questa scoperta gli valse nel 1908 il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia, consacrando Messina come centro di sapere e ricerca.

Nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi del Novecento, la città visse un periodo di fioritura economica e culturale: fiorivano le attività commerciali, i cantieri, le botteghe, e la vita intellettuale era altrettanto vivace. Letterati, musicisti, giuristi animavano la città, e all’Università insegnarono docenti illustri, tra cui Giovanni Pascoli, contribuendo a rendere Messina un luogo dove il sapere e la creatività si intrecciavano con la storia e le correnti dello Stretto.

messina terremoto 1908

Messina tra terremoti e guerra

Nel 1908, Messina fu travolta da uno dei più catastrofici eventi del XX secolo, un terribile terremoto, che alle 05:21 del 28 dicembre ridusse in macerie gran parte della città in appena 37 secondi, lasciando dietro di sé dolore, morte e distruzione. Tra i primi soccorritori arrivarono i marinai della flotta imperiale russa, giunti dal vicino porto di Augusta, segnando così una pagina significativa di amicizia tra il popolo messinese e quello russo.

Ancora una volta, la città fu colpita dalla guerra: durante i bombardamenti anglo-americani del 1943, migliaia di vite furono spezzate e interi quartieri distrutti. Eppure, la tenacia dei messinesi non si spezzò, la città seppe rialzarsi e rinascere, meritandosi la medaglia d’oro al valor militare e quella al valor civile, simboli della sua resistenza e del coraggio dei suoi abitanti.

Il volto di Messina cambiò anche grazie alla diplomazia e alla politica, dal 1° al 3 giugno 1955, sotto il governo del messinese Gaetano Martino, la città ospitò la Conferenza di Messina, tappa fondamentale verso la creazione dell’Euratom e della Comunità Economica Europea, precursore dell’attuale Unione Europea. Così, dalle macerie dei terremoti e dalle ferite della guerra, Messina si rialzava, testimone di tragedie e trionfi, custode di storia e di futuro.

Messina e l’arte immortale

E’ stata visitata da tantissimi personaggi, per citarne qualcuno:
Johann Wolfgang Goethe visitò la città dello Stretto nel 1787, ne rimase particolarmente colpito “…dallo stupendo scenario nel quale è incastonata la città, distesa tra le falde dei monti Peloritani, degradanti verso la costa, e lambita dal mare, che rinvia al ricordo di miti suggestivi e di antiche leggende…”

Giovanni Paolo II arriva in visita pastorale a Messina l’11 Giugno 1988: “Chi non sa che la vostra città, “porta della Sicilia”.

Nel Museo Regionale di Messina si conservano due delle ultime opere di Caravaggio, pittore tra i più grandi e controversi della storia dell’arte. Il maestro approdò a Messina di ritorno da Malta, dove si era rifugiato dopo aver ucciso un uomo con un coltello durante una rissa a Roma nel 1606. Nella città dello Stretto, Caravaggio attese invano il perdono papale, che aveva implorato più volte, mentre il suo talento e la sua inquietudine continuavano a imprimere sul mondo immagini cariche di luce, ombra e dramma.

Messina, così, diventa non solo custode di leggende, eroismi e storia, ma anche testimone di anime tormentate e di arte immortale, un crocevia dove il mito, la storia e la bellezza si incontrano.

Uno degli orgogli di Messina è senza dubbio Antonello da Messina, nato Antonio di Giovanni de Antonio tra il 1429 e il 1430 e scomparso a Messina nel febbraio 1479. Principale pittore siciliano del Quattrocento, Antonello raggiunse l’arduo equilibrio tra la luce e l’atmosfera della pittura fiamminga e la monumentalità e la spazialità razionale della scuola italiana. I suoi ritratti, celebri per la vitalità e la profondità psicologica, catturano l’anima dei soggetti, rendendo ogni volto un piccolo miracolo di introspezione e bellezza.

Sembrerebbe incredibile, eppure le più recenti ricerche condotte dall’Università di Southampton sotto la guida del Prof. John Richmond suggeriscono che William Shakespeare, il drammaturgo simbolo della letteratura inglese, possa avere origini messinesi.William-Shakespeare

Il 23 aprile 1564, lo stesso giorno in cui tradizionalmente si celebra la nascita di Shakespeare, a Messina nasceva Michelangelo Florio, figlio di Giovanni Florio e Guglielmina Crollalanza, fuggiti in Inghilterra per sfuggire alla Santa Inquisizione. Secondo questa teoria, il cognome Shakespeare non sarebbe altro che la traduzione letterale del cognome materno: Shake (Scrolla) – Speare (Lancia).

Michelangelo Florio fu autore di opere come Tantu traficu ppi nenti e I secondi frutti, un volumetto di proverbi che conterrebbe molte delle citazioni poi presenti in Amleto. Questa ipotesi potrebbe spiegare anche la profonda conoscenza dell’Italia nelle opere di Shakespeare e l’attenzione per città, costumi e intrighi italiani che permeano la sua drammaturgia. Messina, dunque, entra ancora una volta nella storia mondiale, non solo come crocevia di leggende e scoperte, ma anche come possibile culla del genio letterario inglese.

Oggi Messina è il principale scalo dei traghetti per il Continente, il primo in Italia per numero di passeggeri in transito, e ambisce a diventare uno dei porti principali anche per il traffico crocieristico.

Messina non è solo un porto, la sua storia millenaria, la cultura, la posizione geografica privilegiata, le bellezze naturali, il Campanile e il ruggito del Leone ne fanno una città unica e incantevole, un luogo dove l’eco delle leggende, il respiro degli eroi, l’arte e la scienza convivono armoniosamente. In Europa e nel Mediterraneo, Messina rimane una città sospesa tra mito e realtà, tra passato e presente, pronta a raccontare a chi la visita la sua incredibile storia.

Facciata-Duomo-di-Messina

Il Duomo e l’orologio astronomico

Una delle attrazioni più straordinarie di Messina è senza dubbio il Duomo, un edificio che è allo stesso tempo tra i più antichi e tra i più nuovi d’Italia. Colpito da numerose calamità nel corso dei secoli, tra cui il memorabile terremoto del 1908 che causò oltre 60.000 morti, il Duomo è testimone silenzioso della resilienza della città.

La costruzione della cattedrale si ritiene ultimata intorno al 1150, in epoca normanna, ma la sua consacrazione avvenne sotto gli Svevi, il 22 settembre 1197, alla presenza dell’imperatore Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, e della regina Costanza, ultima principessa normanna che portò in dote il Regno di Sicilia.

Solo negli anni ’20 del XX secolo, durante la ricostruzione post-terremoto, la cattedrale fu riportata alla sobrietà originaria tipica delle cattedrali normanne. Ma il vero gioiello moderno del Duomo è il campanile, che ospita il più grande e complesso orologio astronomico del mondo. Grazie all’Arcivescovo Mons. Angelo Paino, nel 1930 il campanile fu ricostruito su progetto dell’architetto Francesco Valenti, e nel 1933 fu installato l’orologio astronomico meccanico realizzato dalla ditta Ungerer di Strasburgo. La parte tecnica fu concepita da Frédéric Klinghammer, mentre l’aspetto artistico si ispira ai piani di Théodore Ungerer, riprendendo in parte i meccanismi dell’orologio astronomico di Strasburgo.

Il Duomo di Messina è al contempo simbolo di storia, fede e ingegno umano, un luogo dove il passato normanno convive con la meraviglia tecnologica del XX secolo, lasciando chi lo osserva a contemplare il tempo e l’infinito.

Messina oggi

La mia città è di una bellezza sconvolgente, un luogo dove storia, mito e natura si intrecciano in maniera unica. Eppure, purtroppo, la mentalità di molti governanti e cittadini non è mai stata all’altezza di valorizzarne i tesori; talvolta li ha persino deturpati.

Resta però viva la speranza nelle nuove generazioni, capaci di riconoscere il valore della propria terra e di riportarla alla gloria che merita. Perché Messina, con il suo mare, le sue leggende, le sue opere d’arte e la sua storia millenaria, attende solo che qualcuno sappia finalmente ascoltarla e celebrarla come merita.

Fonti:
http://www.messinafortificata.it/citta-di-messina/storia-di-messina.html
http://www.granmirci.it/
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Messina
https://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_astronomico_di_Messina
https://angloamericanstudio.wordpress.com/2014/02/21/william-shakespeare-o-florio-crollalanza-era-inglese-o-messinese/comment-page-1/

Messina
Ketty
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Faccio i conti con la mia insaziabile voglia di conoscenza, mi piace condividere con gli altri le cose che imparo e confrontarmi, questo blog tenta di raccogliere i pezzi confusi di me.

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1 commento

  1. Massimo on 14 Maggio 2008 18:13

    un panorama che mi è molto familiare…quando lo vedo è un’emozione sempre forte, perchè vuol dire che ritorno per un po’ alle mie radici, forti e profonde.
    ciao da Massimo

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La pausa caffè è quello stacco dal lavoro o dalla tua vita che ti rimbalza in una zona neutra di cazzeggio, di non voglio pensare, di spettegoliamo su o di mi sfogo di tutto. La pausa caffè assume una sua forma in quel preciso momento in cui tu sei là. Dipende da te, dal caffè e dal tuo interlocutore. Non è mai uguale a se stessa. Questo è il senso di questo blog.

E’ tempo di …

… rinascita, clima dolce, mandorli in fiore, luce forte, canti di uccelli, colori, prati fioriti, bambini che giocano in cortile, profumi, aria aperta, carezze di sole, di amori ed innamoramenti…

I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli. (Khalil Gibran)

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