Patricia Cornwell – Caos

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Caos è il ventiquattresimo thriller scritto da Patricia Cornwell con protagonista l’iconica Kay Scarpetta, pubblicato nel 2016.

“Il sentiero lastricato rosso scuro serpeggia tra massi e arbusti ornamentali. Il sole è sceso dietro i palazzi e l’aria opprimente ricorda una sauna che si raffredda a poco a poco.”

Nella quiete del crepuscolo di una serata di inizio settembre, Elisa Vandersteel, una ragazza di ventitré anni, muore mentre sta andando in bicicletta lungo il fiume Charles.
Sembrerebbe essere stata colpita da un fulmine, ma poiché è una bellissima giornata, è evidente che la causa debba essere un’altra.
Da giorni Kay Scarpetta riceve sul suo computer ogni pomeriggio alla stessa ora un messaggio vocale con una bizzarra e inquietante filastrocca, sempre diversa, inviata da un anonimo che si firma Tailend Charlie. E proprio quando la famosa anatomopatologa giunge sulla scena della morte della povera Elisa per dare inizio alla sua indagine le arriva la settima filastrocca.
Kay ha già messo al corrente di questi messaggi il suo collega Pete Marino, il marito Benton Wesley e la nipote Lucy. Quest’ultima, nonostante la sua straordinaria abilità informatica, non è stata in grado di rintracciare lo sfuggente Tailend Charlie, né riesce a capire come lui possa avere accesso a informazioni private. E evidente a tutti che l’anonimo molestatore sia coinvolto nella morte della ragazza.
A complicare le cose, altre due morti sospette per folgorazione sembrano convincere Kay Scarpetta dell’esistenza di un’arma letale che uccide a distanza e che potrebbe scatenare il panico tra la popolazione se la sua esistenza diventasse di dominio pubblico.

“Sento il rumore del mio stesso respiro, lo scricchiolio dei miei passi sul sentiero sterrato, il fruscio quando passo sull’erba. Odo il frastuono costante del traffico sul ponte, il rombo di auto e camion e il sibilo di una moto che sfreccia in John F. Kennedy Street. L’aria è calda, pesante, immobile. Rallento nello scorgere una figura che si materializza nel buio e mi viene incontro.”

Dalle recensioni sembrerebbe che caos non sia solo il titolo del libro, ma che ci sia anche al suo interno, i fan sembrano delusi, troppe spiegazioni riguardo le precedenti avventure e poca sostanza. A chi non ha mai letto niente dell’autrice ha lasciato qualche punto positivo in più, anche se quasi tutti concordano su un finale improvviso e senza infamia e senza lode.
Certo che scrivere 24 libri in 26 anni con la stessa protagonista non è facile tenere sempre alto il livello.

Mercoledì 7 settembre
Crepuscolo
Al di là del muro di mattoni che delimita Harvard Yard fanno capolino tra i rami degli alberi quattro alti comignoli e un tetto grigio di ardesia con abbaini bianchi.
Mi conforta vedere l’edificio in stile georgiano a non più di quindici minuti di distanza in linea d’aria, ma andare a piedi non è stata una buona idea. Sono stata sciocca a rifiutare il passaggio in macchina. Anche all’ombra sembra di essere in un forno. L’afa è opprimente e non c’è una bava di vento.
Se non fosse per il rumore del traffico in lontananza, qualche raro passante e le scie degli aerei nel cielo, potrei pensare di essere l’ultimo umano rimasto sulla terra dopo un’apocalisse. Non ho mai visto il campus di Harvard così deserto, tranne forse in occasione di un allarme bomba. Ma è anche vero che non ho mai visto condizioni meteorologiche così estreme in questa regione del mondo, a parte tormente di neve e raffiche di vento artico.
A quelle la gente del New England è abituata, ma a temperature che sfiorano i quaranta gradi no. Il sole sembra sciogliersi in un cielo sbiadito dal calore, che ho sentito definire di un bianco calcinato. “L’effetto serra. Il riscaldamento globale. Un flagello divino. Le fiamme dell’inferno. Gli effetti di Mercurio retrogrado. El Niño. La fine del mondo.”
Sono alcune delle tante spiegazioni che vengono date per una delle peggiori ondate di caldo nella storia del Massachusetts. Al Cambridge Forensic Center stiamo lavorando a ritmi quasi insostenibili. È il paradosso del nostro mestiere. Per noi la tragedia è il pane quotidiano, campiamo sulla morte altrui. In questo mondo imperfetto, il nostro è uno dei pochi lavori sicuri. È una fortuna, ma anche una maledizione. Taglio per il centro del campus per fare prima nella calura soffocante e intanto ritocco mentalmente il discorso che terrò domani sera alla Kennedy School of Government.
Sagacia, qualche gioco di parole, aneddoti avvincenti ma rigorosamente veri, mi ha consigliato mia sorella Dorothy, che forse è meno sprovveduta di quanto ho sempre pensato. Dice che devo essere accattivante se voglio farmi ascoltare da una platea di policy maker e intellettuali disillusi in una delle università più prestigiose degli Stati Uniti. Forse per una volta si metteranno addirittura nei miei panni se parlerò del lato oscuro, del ventre molle, dei sotterranei sinistri in cui nessuno vuole addentrarsi e di cui nessuno vuole prendere atto.
Purché non pretendano che io faccia battute ciniche tipo quelle che sento fare continuamente dai poliziotti, frasi infelici che finiscono stampate come slogan su T-shirt e tazze per il caffè. Non ho intenzione di fare la spiritosa dicendo che “la nostra giornata comincia quando finisce la vostra”, anche se è proprio così. In fondo, immagino non ci sia niente di male nell’affermare che più grave è la situazione, più necessario diventa il mio ruolo. In caso di catastrofe, chiamano me. Se succede qualcosa di brutto, mi tirano giù dal letto. Le disgrazie sono il mio pane quotidiano, e il ciclo della vita e della morte procede implacabile a prescindere dal QI.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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