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SEI QUI: Home » Libro Caffè » Genere Libri » Graphic novel e Fumetto » A Panda piace… capirsi di Giacomo Keison Bevilacqua
Graphic novel e Fumetto

A Panda piace… capirsi di Giacomo Keison Bevilacqua

15 Maggio 2026Updated:15 Maggio 2026Nessun commento8 Mins Read
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A Panda piace... capirsi di Giacomo Keison Bevilacqua
A Panda piace... capirsi di Giacomo Keison Bevilacqua
A Panda piace… capirsi – Giacomo Keison Bevilacqua

A Panda piace… capirsi è un graphic novel scritto e disegnato da Giacomo Keison Bevilacqua, pubblicato nel 2024 da Gigaciao. Il libro riprende il celebre personaggio del Panda, suo alter ego, e lo porta in una dimensione più adulta, emotiva e introspettiva.

Al centro dell’opera c’è il tema del rapporto con sé stessi, Panda affronta ansia, stress, senso di inadeguatezza, paura di non essere abbastanza e difficoltà nel comprendere le proprie emozioni. Bevilacqua usa l’ironia, il sarcasmo e situazioni quotidiane molto riconoscibili per parlare di salute mentale in modo semplice e umano, senza moralismi.

Il libro è costruito attraverso episodi, riflessioni e dialoghi interiori che alternano momenti comici ad altri più malinconici, proprio questa struttura rende la lettura molto scorrevole e vicina all’esperienza personale di chi legge, quasi come se Panda diventasse una voce interiore capace di esprimere fragilità che spesso si fatica a raccontare. La prima parte racconta le sue esperienze con l’ansia, la depressione, i vizi, le cattive abitudini e tanto altro, la seconda parte spiega in modo scientifico cosa succede nel nostro cervello nel momento in cui alcuni meccanismi si mettono in moto e la terza è dedicata agli esercizi pratici.

Con il supporto scientifico di Stefano Lasaponara, neuroscienziato e gli esercizi suggeriti dall’osteopata Mattia Castrignano, il libro riesce a diventare qualcosa di più di un semplice fumetto, ti fa entrare dentro i meccanismi dell’ansia e lo fa con delicatezza. Parla di mindfulness, di loop mentali tossici, di quei pensieri che si ripetono fino a imprigionarti, ma lo fa con immagini e parole semplici e vicine.

“Io non sono un medico, né uno psicologo, né un pediatra. Sono un essere umano che ha sofferto, nella vita, di diverse manifestazioni ansiose, questo libro è nato da esperienze dirette.”

Recensione

Questa recensione per me non è stata facile, l’ansia la conosco bene, non solo teoricamente, ci conosciamo da vent’anni. La conosco nei giorni in cui il cuore accelera senza motivo, nei pensieri ossessivi, nella paura costante che qualcosa possa andare storto. Attacchi di panico, ipocondria, paura costante di qualsiasi cosa, anche di mangiare o fare una semplice doccia, il fisico che si ribella con mille sintomi, isolamento, tutto quello che il libro racconta, in qualche modo, mi è passato addosso, anzi mi passa ancora addosso.

Ed è anche per questo che ogni vignetta mi è sembrata al posto giusto, nessuna frase messa lì tanto per riempire. Giacomo Bevilacqua riesce a raccontare quei mostri interiori con il garbo dolce e sarcastico, senza renderli meno veri. Li guarda in faccia, li chiama per nome e racconta perfettamente quella voce nella testa che non ti lascia mai.

In questi anni ho letto un’infinità di libri, ho fatto terapia, anzi, faccio ancora psicoterapia, conoscevo già tutti i meccanismi descritti, conosco la mindfulness che pratico e gli altri esercizi che ti consiglia, ma non mi ero mai sentita così capita, così vicina, così raccontata come in questo libro, forse è la forza delle immagini, o il suo mettersi a nudo o la sua bravura, ma ha dato forma visiva a tutto.

Per chi ha già iniziato un percorso personale questo libro può essere una carezza, un piccolo promemoria del fatto che non siamo soli. Per chi invece non ha ancora trovato il coraggio di affrontare certi nodi, può diventare il primo spiraglio possibile, e per chi vive accanto a qualcuno che combatte ogni giorno può essere uno strumento prezioso per imparare ad esserci davvero, infatti è stato letto da mio fratello che da anni mi sopporta e forse per la prima volta è riuscito veramente a capirmi.

È uno di quei libri che senti il bisogno di riaprire in particolare momenti, quando stai bene, quando stai male, quando non riesci nemmeno a capire cosa senti davvero. Alcune pagine le ho lette di corsa, altre le ho sottolineate mentalmente e ci sono tornata sopra giorni dopo. Panda è lì che mi accompagna mentre esco dalla caverna per affrontare il mondo, quando mi arrabbio con le persone che non tollero o con me stessa quando sto ancora male, quando faccio tutto di fretta come se mi inseguisse qualcuno, quando inizio a fare esercizio fisico che pure mia nonna sarebbe riuscita a fare mentre io mi sento rotta prima di arrivare a 10.

Il messaggio più potente del libro è che non esiste un punto finale in cui tutto magicamente si sistema, esiste invece un viaggio continuo dentro noi stessi, fatto di consapevolezza, ricadute, comprensione e piccoli passi avanti.

“Ricorda sempre: questa non è una gara, ma una passeggiata, lungo la via panoramica. Goditi il paesaggio. Perché ne vale un sacco la pena.”

A Panda piace capirsi

Questo libro parte da Giacomo Bevilacqua, dalla sua esperienza con l’ansia, tornando fino al suo primo attacco, arrivato quando aveva appena undici anni. Per raccontare il peso che l’ansia ha avuto nella sua vita decide di darle un volto preciso, trasformandola in un demone invadente e soffocante. Un mostro che ti resta addosso, che ti stringe fino a toglierti il respiro, che ti tiene costantemente in allerta e che nel cuore della notte riesce a trasformare il battito del cuore in un tamburo impazzito.

Nel corso del racconto, il rapporto con questo mostro cambia continuamente, a volte Panda prova a ignorarlo, a soffocarlo riempiendosi di interessi, distrazioni e impegni, altre volte invece ne viene travolto all’improvviso, senza riuscire a difendersi. Ed è proprio qui che il libro colpisce più forte, mostra quanto l’ansia non sparisca davvero quando viene repressa, rimane nascosta, in silenzio, pronta a tornare ancora più forte, e quando riappare, non è mai sola, accanto a lei ci sono altri due compagni terribili: la paura e la rabbia.

I pensieri intrusivi diventano monitor nascosti che continuano a lampeggiare senza sosta, collegati tra loro da cavi aggrovigliati impossibili da districare. È una metafora visiva fortissima, perché riesce a spiegare in modo immediato come funzionano certi meccanismi mentali, un pensiero ne richiama un altro, poi un altro ancora, fino a intrappolarti. E allora l’inconscio prova a trovare modi per spegnere quei monitor e nascono così abitudini, automatismi, dipendenze. Anche queste, nel mondo di Panda, assumono forme mostruose e grottesche, creature inquietanti ma anche tristemente familiari, perché incarnano tutti quei comportamenti che spesso utilizziamo per anestetizzare ciò che sentiamo davvero.

Ma allora come si spezza davvero questo circolo fatto di ansia, pensieri intrusivi e cattive abitudini? Panda prova a farlo attraverso la mindfulness, una pratica che nel libro viene raccontata con una semplicità sorprendente, senza mai diventare fredda o troppo tecnica. L’idea di fondo è quasi rivoluzionaria nella sua delicatezza: fermarsi. Restare nel presente. Osservare quello che succede dentro di noi senza giudicarlo immediatamente.

Ed è proprio questo che Panda impara a fare, guardare le proprie abitudini con più curiosità e meno rabbia. Invece di combatterle o vergognarsene, prova a seguirne il percorso al contrario, come se stesse sbrogliando lentamente una matassa di fili intrecciati, così inizia a riconoscere i trigger, quei piccoli eventi, parole, paure o situazioni che fanno scattare l’ansia quasi automaticamente.

La parte più intensa arriva quando Panda decide finalmente di attraversare quel caos invece di continuare a evitarlo. Districandosi tra i fili creati da ansie e paure, arriva faccia a faccia con il mostro che lui stesso ha alimentato negli anni, tutte le emozioni represse, nascoste, ignorate troppo a lungo, non lo combatte distruggendolo, ma entrando dentro di lui.

È lì che il racconto cambia davvero prospettiva, perché dietro tutta quella paura, Panda scopre qualcosa o meglio, qualcuno che lo sta aspettando da sempre, in quel momento capisce che guarire non significa diventare perfetti o smettere di avere paura, significa conoscersi, accettarsi, iniziare finalmente ad ascoltarsi davvero.

Se vuoi ACQUISTA il libro

Chi è Panda

La storia di A Panda piace comincia nel 2008, quando sul web appare un panda silenzioso, malinconico e incredibilmente umano. Attraverso il suo blog, Giacomo Bevilacqua inizia a raccontare frammenti di quotidianità,  piccole gioie, drammi minuscoli, pensieri improvvisi e quelle emozioni difficili da spiegare ma facilissime da riconoscere. Panda diventa così il suo modo di mettersi a nudo senza farlo davvero, un alter ego delicato attraverso cui dare voce a esperienze intime e universali.

Ed è forse proprio questo che ha fatto innamorare così tante persone, Panda non è un personaggio perfetto, ma qualcuno in cui ritrovarsi. Con poche battute e vignette essenziali riesce a raccontare ansie, relazioni, insicurezze e momenti di felicità con una semplicità disarmante.

Dal successo delle strip pubblicate online sono poi nate diverse raccolte cartacee che hanno trasformato Panda in uno dei personaggi più riconoscibili del fumetto contemporaneo italiano, costruendo nel tempo una community di lettori affezionati che, tra una vignetta e l’altra, hanno trovato spesso anche un pezzo di sé.

Ho già parlato di lui in questo post: Giacomo Keison Bevilacqua: la forza del Panda fragile

Graphic novel e Fumetti Recensione
Ketty
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Faccio i conti con la mia insaziabile voglia di conoscenza, mi piace condividere con gli altri le cose che imparo e confrontarmi, questo blog tenta di raccogliere i pezzi confusi di me.

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