
Tutta la morte davanti è un thriller scritto da Jeffery Deaver e Isabella Maldonado, pubblicato il 24 febbraio 2026, da Longanesi, tradotto da Federica Garlaschelli. Secondo volume della serie con protagonisti Carmen Sanchez e Jake Heron. Lei è un’agente federale, lui un genio dei computer. Insieme formano una coppia perfetta… e sono proprio le coppie perfette a finire nel mirino di un killer spietato.
Un matrimonio interrotto dalla morte improvvisa di uno degli sposi. Si tratta davvero di una tragica fatalità, come sembra, o nell’ombra si nasconde un killer con un sadico progetto di morte?
Trama del libro “Tutta la morte davanti”
Un ricevimento di nozze sta per concludersi sulle colline dorate di Hollywood quando la splendida giornata viene sconvolta dalla morte di uno degli sposi per un incidente. Le risate si spengono in pianti, i balli cedono il passo alla fuga, la gioia più grande si trasforma nell’orrore più puro. Sul luogo della tragedia sopraggiungono l’agente Carmen Sanchez e il suo collega Jake Heron, esperto di sicurezza digitale. Ciò che inizialmente appare come una crudele fatalità rivela presto una verità ben più inquietante, scoprono che la tragedia è la terza di una serie di morti simili e concludono che c’è qualcosa di molto più sinistro in gioco.
E il filo rosso sangue che lega tra loro questi omicidi porta dritto a un serial killer spietato, ossessionato non solo dalla morte, ma dalla distruzione emotiva che ne deriva. Soprannominato il Killer della Luna di Miele, quest’uomo non è interessato alle sue vittime ma a creare il suo macabro capolavoro dalle loro tombe, concentrandosi sui sopravvissuti e godendo del loro dolore.
Mentre Carmen e Jake cercano di scoprire la sua identità per poterlo fermare, il killer ha già scelto la prossima coppia perfetta da distruggere… ed è proprio la loro. In questa caccia mortale dove i ruoli si confondono e gli inseguiti diventano inseguitori, l’amore diventa l’arma più pericolosa di tutte. Perché il killer non vuole solo uccidere: vuole assistere alla sofferenza di chi resta, goderne e firmare con il dolore il suo più grande capolavoro.
Prendine uno e goditi lo spettacolo mentre l’altro si sgretola. Il tempo stringe e inizia un gioco mortale tra predatore e preda.
Recensioni
Le recensioni dei lettori e dei siti dedicati alla narrativa di suspense sono in generale buone, anche se non mancano alcune osservazioni critiche. Molti commenti positivi riguardano soprattutto la costruzione della trama. Un altro elemento apprezzato dai lettori è il ritmo. Il libro mantiene lo stile tipico di Jeffery Deaver, caratterizzato da capitoli brevi, cambi di prospettiva e numerosi colpi di scena. Buone impressioni arrivano anche dalla coppia di protagonisti, formata dall’agente federale Carmen Sanchez e dall’esperto informatico Jake Heron. Il loro rapporto funziona perché mette insieme due modalità investigative diverse.
Accanto ai giudizi positivi emergono però anche alcune critiche, alcuni lettori ritengono che certi colpi di scena siano intuibili con un po’ di anticipo e che il finale non sia sorprendente quanto altri romanzi di Deaver. In diversi commenti si segnala anche che alcuni personaggi secondari rimangono poco approfonditi, servendo più alla funzione narrativa che a un vero sviluppo psicologico.
Ciclo di Sanchez e Heron
2024 – Jeffery Deaver e Isabella Maldonado, Fatal intrusion
2025 – Jeffery Deaver e Isabella Maldonado, Tutta la morte davanti
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Incipit del libro “Tutta la morte davanti”
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Walter Kemp non aveva intenzione di lasciarsela sfuggire di nuovo.
«Forza, dai, fatti vedere. Dove ti sei cacciata?» cantilenò sottovoce.Avanzò nel fitto bosco con prudenza, attento a non fare movimenti bruschi per non spaventarla, benché sapesse che non ci sentiva particolarmente bene. Voleva che restasse calma, ignara di ciò che stava per succedere, fino a quando non fosse stato abbastanza vicino. Ecco perché era essenziale non fare rumore.
Come pure trarla in inganno. Lanciò un sassolino in mezzo al fogliame rigoglioso in modo che faticasse ancora di più a localizzarlo.Il mondo civilizzato sembrava lontano in quel parco isolato alla periferia di San Diego. E non sembravano esserci nemmeno occhi indiscreti.
«Non puoi nasconderti per sempre», sussurrò. «Non da me.»
Walter era un uomo robusto, sulla sessantina, per nulla affaticato o affannato dalla caccia in corso. La sua forma fisica era più o meno la stessa di trent’anni prima. Sì, i capelli si erano un po’ diradati, e con ciò? Nella vita c’erano cose più importanti.Come quello che si apprestava a fare.
Poiché la sua preda era riuscita ad allontanarsi, Walter Kemp aveva passato l’ultima mezz’ora a cercare di stanarla. Stavolta, quando l’avesse trovata, sarebbe andato fino in fondo senza staccarle gli occhi di dosso, nemmeno per un attimo.
Un lieve fruscio sulla sinistra catturò la sua attenzione. Che fosse lei? Stringendo le palpebre, guardò nella direzione da cui era giunto il suono.Sbucò da dietro un cespuglio, e Walter si emozionò così tanto che il suo cuore prese a martellare. Era incantevole, come la prima volta che l’aveva vista.
Appena si accorse dell’uomo, lei si immobilizzò. Ma non aveva comunque nessuna via di fuga. «Adesso sei mia.»
Per lui non era la prima e non sarebbe stata l’ultima, forse però sarebbe stata la più bella.Walter si infilò una mano nel gilet, e le grosse dita armeggiarono con un oggetto di metallo e plastica finemente lavorato. Uno dei suoi attrezzi del mestiere. Con gesti lenti e cauti, alzò la mano e prese la mira. Avrebbe avuto una sola occasione.
Lei spalancò la bocca come per gridare.Walter abbassò il dito e premette il pulsante. A una velocità di trenta scatti al secondo, la Nikon catturò novanta immagini – con una sbalorditiva risoluzione di quarantacinque megapixel – di quell’esemplare di Lampropeltis zonata pulchra, conosciuto anche come serpente reale di montagna di San Diego, prima che sgusciasse via nel sottobosco.
Walter era riuscito a immortalare diversi maschi, ma era a caccia di una delle elusive femmine ormai da settimane. Soltanto uno studio attento gli aveva consentito di notare i dettagli che indicavano il sesso del rettile, come la sottile differenza delle squame sottocaudali – quelle collocate sotto la coda – e le proporzioni leggermente più ridotte rispetto alla lunghezza complessiva del corpo.
Se in molte altre specie le femmine non presentavano i colori vivaci dei maschi, i serpenti reali di montagna di San Diego erano tutti a strisce alternate rosse, nere e gialle. I loro toni brillanti, che ricordavano i serpenti corallo velenosi, servivano soltanto a ingannare e spaventare i potenziali predatori, ma in realtà si trattava di una specie innocua per qualsiasi creatura, fatta eccezione per i piccoli mammiferi e le lucertole di cui si nutriva.
Portata a termine la sua missione, Walter coprì il costoso obiettivo e si infilò la macchina fotografica sotto il gilet. Senza più curarsi di non fare rumore, tornò con passo pesante sul sentiero che conduceva al parcheggio all’ingresso del parco.
Avrebbe preferito di gran lunga godersi una passeggiata in mezzo alla natura che presenziare all’ennesima cerimonia di inaugurazione dei lavori in cantiere. All’inizio, parecchi anni prima, lo sviluppo immobiliare lo riempiva di entusiasmo. Era la sua passione. Aveva cominciato con un piccolo prestito, riuscendo a poco a poco a costruire un impero.
Tuttavia, dopo più di trent’anni nel settore, la sua visione delle cose aveva iniziato a cambiare. Riflettendo su quanti ettari di terreno boschivo aveva sventrato per trasformarli in oasi suburbane, Walter Kemp aveva deciso di imboccare una nuova strada. L’anno prima si era preso a cuore la causa degli alloggi a prezzi accessibili e si era dato da fare per riqualificare zone degradate della città che stavano attraversando tempi difficili. Economicamente ci aveva rimesso con ogni singolo progetto, ma se non altro gli sembrava di avere un po’ ritrovato se stesso. In più, riusciva di nuovo a guardare negli occhi il suo unico figlio, ormai adulto. Se fosse stato così fortunato da avere dei nipoti, avrebbe lasciato loro un mondo migliore.
Walter arrivò al parcheggio, ripensando al progetto di scienze su rettili e anfibi di più di dieci anni prima, al quale doveva il legame con il figlio. In seguito entrambi avevano cominciato a fare volontariato presso la società erpetologica locale, anche se soltanto Walter era ancora iscritto.
Era quasi alla macchina quando un lieve ticchettio catturò la sua attenzione. Abbassando lo sguardo, vide una pallina bianca passargli davanti allo scarpone e, rapito, la osservò rotolare sull’asfalto per poi sparire sotto la sua auto.
Un rumore di passi veloci alle sue spalle lo fece sussultare. Quando si voltò, la pala di un massiccio badile si abbatté sulla sua testa.
Lui lanciò un grido per lo spavento e il dolore.
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