La carta che non c’è (ancora)
Siamo a novembre e la carta del docente ancora non si vede. Ma tranquilli, non ho fretta: sto ancora cercando di capire cosa farmene di quella dello scorso anno.
Per esempio, avrei bisogno di una stampante per fare fotocopie, magari anche delle cartucce, sì, perché incredibilmente la scuola non stampa con la forza del pensiero. Ma no, niente da fare. La carta del docente non copre queste “futilità”. Però, colpo di scena, posso comprarmi una stampante 3D! Perfetto! Così posso fare una copia 3D della stampante che non posso permettermi.
E non parliamo di carta, penne, evidenziatori, o delle mille cose che ogni insegnante finisce per dare a quell’alunno che “oggi ha dimenticato tutto”. Ma tanto noi siamo famosi per il nostro stipendio dorato, da sceicchi. Uno stipendio così alto che quando lo dici in banca, ti offrono una sedia… per piangere più comodo.
Il bonus che si restringe
Poi, come se non bastasse, decidono pure di tagliare il bonus. Avevamo 500 euro, troppi. Già immagino i palazzi del ministero tremare al pensiero di tutti quegli insegnanti che, colti da euforia, si sono comprati… un mouse.
E comunque, mettiamo che quei 500 euro li usi per comprare un portatile. Bene! Però attenzione: se si rompe dopo sei mesi, devi aspettare quattro anni per sostituirlo. Quattro. Come un mutuo. Anzi peggio, perché almeno con un mutuo alla fine una casa ce l’hai.
Ma c’è di più: quest’anno, novità assoluta, con la carta puoi anche pagarti il trasporto. Che svolta! Posso finalmente raggiungere a mie spese un posto dove non posso comprare niente. Posso viaggiare comodamente verso la frustrazione, con un biglietto pagato dal bonus.
Un sistema che non capisce la scuola
Siamo sinceri: la chiamano “carta del docente”, ma forse hanno sbagliato destinatario. Perché più che una carta utile, è il biglietto da visita di un sistema che non ha la minima idea di cosa serva davvero nella scuola.
Sembra quasi che lo Stato ci veda come personaggi di una sitcom tragicomica: insegnanti con poteri paranormali, capaci di insegnare, educare, consolare, motivare, valutare, progettare… tutto con un bonus che non serve manco per comprare una risma di carta.
Alla fine viene da pensare che più che un riconoscimento, il bonus serva a tenerci buoni.
Lo Stato pensa che basti una “mancia” mal strutturata per tacitare anni di mancanza di rispetto verso una categoria che regge sulle proprie spalle il futuro del Paese.
Supereroi senza strumenti
Non è un bonus, è un contentino. E neppure ben fatto. Ci chiedono di formarci, di aggiornarci, di essere supereroi della didattica ma senza strumenti reali, senza dignità salariale, e con una burocrazia che più che aiutare, punisce.
Siamo stufi! Abbiamo davvero la sensazione di essere trattati come gli zimbelli del sistema: tante responsabilità, pochissimo riconoscimento.
Ecco, io sinceramente comincio a pensare che l’unico uso sensato di questa benedetta carta… sia quello igienico. Almeno lì sarebbe davvero una risorsa spendibile.
Che cos’è la carta del docente
La Carta del Docente è un’iniziativa del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) destinata agli insegnanti di ruolo delle scuole statali italiane. Si tratta di un bonus annuale di 500 euro che ogni docente può utilizzare per la propria formazione e aggiornamento professionale: corsi di laurea e master universitari, a corsi per attività di aggiornamento, svolti da enti qualificati o accreditati presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. In più si possono acquistare libri, riviste, ingressi nei musei, biglietti per eventi culturali, teatro e cinema, e da quest’anno potrà essere impiegata anche per l’acquisto di servizi di trasporto, come treni o aerei.
Ad oggi la carta del docente non è ancora utilizzabile, il governo ha fatto capire che quest’anno la sua attivazione potrebbe slittare addirittura a gennaio/febbraio del prossimo anno, in più ci sono dubbi anche sugli importi, il bonus per gli insegnanti potrebbe non essere più di 500 euro.




