
Sull’eguaglianza di tutte le cose. Lezioni americane è il nuovo saggio di Carlo Rovelli, pubblicato il 16 ottobre 2025, da Adelphi. Un viaggio tra fisica e filosofia.
“La domanda metafisica fondamentale «cosa esiste?» a me, scienziato, sembra mal posta e vuota. Il verbo « esistere » ha una grande varietà di usi e significati diversi, in contesti diversi. Non ve n’è uno più fondamentale degli altri. Esiste un burattino a cui cresce il naso quando dice le bugie. Sì, esiste, è Pinocchio. No, non esiste, è solo una fantasia di Collodi. Sono entrambe risposte corrette, in cui “esiste” è impiegato in un senso diverso.”
La scienza del XX secolo ha modificato per sempre la nostra comprensione della realtà, anche se siamo ben lontani dal poter affermare che questa realtà abbia un senso (forse non accadrà mai). Eppure, è grazie alla meccanica quantistica che il pensiero può dirsi per la prima volta libero di percorrere strade veramente ignote.
A coltivare quello shock permanente, fatto di «stupore e vertigine», è Carlo Rovelli che, dalle Sette brevi lezioni di fisica, con leggerezza si muove fra gli abissi speculativi della relatività quantistica, senza paura di toccarne il fondo – anche perché quel fondo, secondo lui, non esiste.
«Elettroni e mente, sassi e leggi, giudizi e galassie non sono di natura essenzialmente diversa gli uni dagli altri. Sono nozioni che si illuminano a vicenda».
Di questo continuo gioco di specchi è fatto il mondo, e per comprenderlo in tutta la sua complessità, per vederne la coerenza e «sentire che è la nostra casa», scrive Rovelli, bisogna fare un salto ulteriore e accogliere l’incertezza che è al cuore della conoscenza, quella che porta all’«eguaglianza di tutte le cose».
Come il personaggio di un racconto del Zhuangzi – uno dei grandi libri dell’antichità – che dopo aver sognato di essere una farfalla «svolazzante e soddisfatta della sua sorte» non sa più se è stato lui a sognare la farfalla o è la farfalla a sognare lui.
“C’è anche un senso in cui esistono gli unicorni (chi ne dubita non è mai entrato in un negozio di giocattoli), che non è lo stesso senso in cui esistono i gatti, e la differenza la capiscono i bambini dai quattro anni in poi, mi sembra strano che non la capiscano i filosofi. C’è anche un senso molto preciso in cui gli unicorni non esistono. Che bisogno hanno i filosofi di inventarsi sensi metafisici per la parola «esistere», al di là di questi sensi tutti chiari, e poi perdersi in discussioni sul sesso degli angeli?”
Incipit del libro “Sull’eguaglianza di tutte le cose. Lezioni americane”
LEZIONE PRIMA
LA STRUTTURA RELAZIONALE DELLA REALTA
Ci presentiamo come studiosi di matematica e fisica. Nel nostro lavoro quotidiano siamo condotti a domande dello stesso genere di quelle della metafisica; ci avviciniamo a esse, non fidandoci del potere di penetrazione innato nelle nostre menti, ma addestrati a adattare continuamente i nostri modi di pensare ai fatti della natura esterna. JAMES CLERK MAXWELL, Address to the Mathematical and Physical Sections of the British Association, 1870
La curiosità ci accomuna. Siamo fratelli nelle domande. Siamo sorelle nelle domande. Continuiamo a scoprire prospettive nuove, che ci aprono nuovi sguardi sulla realtà. L’aspetto che mi affascina della scienza è questo continuo aggiustamento dei nostri concetti, che si devono adattare a quanto impariamo. Le nozioni con le quali pensiamo il mondo sono state plasmate dall’esperienza delle generazioni che ci hanno preceduto; nuove esperienze e nuove conoscenze le modificano.
In questo modo ripensiamo la natura della realtà fisica, ma anche la natura della conoscenza, e di noi stessi: soggetti del sapere, testimoni dell’esistenza, artefici e interpreti del significato dei termini che impieghiamo, esseri concreti, porzioni del mondo fisico, tessuti da pensieri, desideri, progetti, emozioni e sogni.
I salti concettuali a cui ci conduce la scienza del XX secolo sono perfino più radicali di quelli della grande rivoluzione scientifica che ha inaugurato l’èra moderna: quella che si apre con Copernico, passa per Galileo e arriva a Newton, e ha sostituito gerarchie angeliche e influssi astrali con corpi e forze. Allora, il successo della scientia nova –come veniva chiamata – ebbe un impatto radicale sulla civiltà europea, poi mondiale, aprendo la via all’illuminismo di Voltaire, Hume e Kant, alla rivoluzione industriale, alla modernità. Oggi, la rivoluzione scientifica in corso è altrettanto dirompente. Ma credo che la sua piena portata filosofica non sia stata ancora digerita.
Parte della filosofia si tiene alla larga dalla scienza contemporanea. Penso sbagli. La migliore filosofia è sempre stata attenta alla scienza del suo tempo. Guardavano con estrema attenzione alla scienza Aristotele, Hume, Kant, Husserl… Ignorare la scienza attuale è come restare ancorati all’idea che la Terra sia il centro del cosmo, dopo la rivoluzione copernicana. È non guardare fuori dall’aiuola. Ma anche la parte della filosofia attenta alla scienza mi sembra fatichi a fare interamente i conti con il sapere della tumultuosa rivoluzione scientifica in corso.
Queste pagine sono una riflessione sulle implicazioni concettuali e filosofiche di questa rivoluzione, il mio contributo a cercare di dirimerle. Provo a riassumere quanto mi sembra di comprendere oggi di questo sapere, dopo una vita trascorsa nella fisica fondamentale, costeggiando il bordo di ciò che sappiamo. Ho fatto uno sforzo per rendere le idee più trasparenti possibile per tutti i miei lettori, ma questo non è un libro semplice. È un lungo volo. Presenta un ampio arco di pensieri, legati l’uno all’altro, per costruire passo dopo passo una visione coerente di quanto mi sembra riusciamo (o non riusciamo) a dire delle cose, della nostra conoscenza, dello spazio, del tempo e di noi stessi, alla luce di ciò che ci ha insegnato la fisica contemporanea.
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