Oscar 2022 e i libri che hanno ispirato i film

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Oscar 2022 e i libri che hanno ispirato i filmGli Oscar 2022 sono stati consegnati, il tappeto rosso è stato arrotolato e possiamo scoprire le pellicole candidate e quelle che si sono aggiudicate l’Oscar tratte da libri, c’è sempre stato un legame profondo tra cinema e letteratura.

La 94ª edizione della cerimonia degli Oscar si è tenuta al Dolby Theatre di Los Angeles, il 27 marzo 2022, è stata presentata da Regina Hall, Amy Schumer e Wanda Sykes. Questa edizione non passerà certo alla storia per i film premiati, ma per lo schiaffo hollywoodiano in mondo visione che Will Smith ha tirato al comico Chris Rock, davvero un peccato non aver colto quest’occasione per dimostrare che le parole, il confronto, la comunicazione, sono più potenti della violenza fisica, soprattutto in questo momento storico delicato. E’ meglio parlare dei libri che hanno ispirato alcuni film premiati e candidati.

Oscar 2022 e i libri che hanno ispirato i film

Drive My Car, diretto da Ryūsuke Hamaguchi, con Hidetoshi Nishijima e Toko Miura.
Ha vinto il Prix du scénarioal Festival di Cannes, l’Oscar come miglior film internazionale e il Golden Globe per miglior film in lingua straniera.
E’ un adattamento cinematografico dell’omonimo racconto di Haruki Murakami, contenuto nella raccolta Uomini senza donne, pubblicato nel 2014.
Sinossi: Una mattina Gregor Samsa si sveglia in un letto e scopre con orrore di essersi trasformato in un essere umano. Non ricorda nulla della sua vita precedente. Che fine ha fatto lo spesso carapace che lo proteggeva? E perché adesso è ricoperto da questa sottile, delicata pelle rosa? Chi, o cosa, era prima di quel risveglio? Insomma, adesso Samsa dovrà adattarsi alla nuova e “mostruosa” condizione di uomo. Quando però alla sua porta bussa una ragazza il cui fisico è deformato da un’enorme gobba, Samsa dovrà fare i conti con qualcos’altro di sconosciuto: il desiderio e l’erotismo visto con gli occhi nuovi di chi sa andare oltre le apparenze. Habara, il protagonista di “Shahrazàd”, è un uomo solo, confinato in una casa nella quale gli è vietato ogni contatto col mondo. Non sapremo mai perché, e in fondo non è importante: quello che sappiamo è che il suo unico svago sono le visite regolari di una donna misteriosa che lo rifornisce di libri, musica, film… e sesso. Ma soprattutto gli racconta delle storie, proprio come faceva Shahrazàd. E in queste storie Habara si tuffa come un bambino, finalmente libero. Ecco, è proprio questo che vive il lettore di Murakami: la sensazione di inoltrarsi in un altro universo, di essere “come una lavagna pulita con uno straccio umido, libero da preoccupazioni e brutti ricordi”. Almeno fino alla storia successiva.
Trama film: Yûsuke Kafuku, un attore e regista che ha da poco perso la moglie per un’emorragia cerebrale, accetta di trasferirsi a Hiroshima per gestire un laboratorio teatrale. Qui, insieme a una compagnia di attori e attrici che parlano ciascuno la propria lingua (giapponese, cinese, filippino, anche il linguaggio dei segni), lavora all’allestimento dello Zio Vanja di Cechov. Abituato a memorizzare il testo durante lunghi viaggi in auto, Kafuku è costretto a condividere l’abitacolo con una giovane autista: inizialmente riluttante, poco alla volta entra in relazione con la ragazza e, tra confessioni e rielaborazione dei traumi (nel suo passato c’è anche la morte della figlia), troverà un modo nuovo di considerare sé stesso, il proprio lavoro e il mondo che lo circonda.

Dune,  diretto da Denis Villeneuve, con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson.
E’ l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di fantascienza scritto da Frank Herbert, primo capitolo del ciclo di Dune, pubblicato 1965. Ha vinto l’Oscar come Migliore fotografia, Migliore colonna sonora, Miglior montaggio, Miglior sonoro, Migliore scenografia Migliori effetti speciali e il Golden Globe per la Migliore colonna sonora originale.
Sinossi: Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Ma sulla sua superficie cresce il melange, la sostanza che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali, conoscere il futuro, acquisire le capacità per manovrare le immense astronavi che garantiscono gli scambi tra i mondi e la sopravvivenza stessa dell’Impero. Sul saggio Duca Leto, della famiglia Atreides, ricade la scelta dell’Imperatore per la successione ai crudeli Harkonnen al governo dell’ambito pianeta. È la fine dei fragili equilibri di potere su cui si reggeva l’ordine dell’Impero, l’inizio di uno scontro cosmico tra forze straordinarie, popoli magici e misteriosi, intelligenze sconosciute e insondabili. Con Dune Frank Herbert inaugura la serie di romanzi divenuti ormai di culto, che segneranno in maniera indelebile l’immaginario fantascientifico letterario.
Trama film: Nel sistema feudale che domina l’universo nel futuro il potere è nelle mani di un imperatore sotto il quale lottano tra di loro delle importanti casate. Sul desertico pianeta Arrakis si trova la Spezia, sostanza preziosa per una varietà di motivi. Alla casata Atreides e al suo capo, il Duca Leto viene affidato il controllo del pianeta ma in realtà si sta approntando una congiura per eliminarlo. Leto ha però un figlio, Paul, il quale è dotato di particolari poteri che sta sviluppando con l’aiuto di sua madre Lady Jessica. Anche lui finisce quindi con il diventare un ostacolo da abbattere.

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley, diretto da Guillermo del Toro, con Bradley Cooper, Cate Blanchett, Toni Collette, Willem Dafoe, Richard Jenkins.
Purtroppo non ha ricevuto nessun premio, ma molte candidature.
E’ l’adattamento cinematografico del romanzo Nightmare Alley scritto da William Lindsay Gresham, pubblicato del 1946.

Sinossi: L’autore, William Lindsay Gresham, una vita non meno tormentata dei suoi personaggi, prese spunto da un caso vero, appreso durante la Guerra civile spagnola dove aveva combattuto da repubblicano. L’esistenza del Geek, il Mangiabestie, un poveraccio costretto dalla miseria materiale e morale in cui si era ridotto a esibirsi nei baracconi delle fiere di paese come divoratore di animali vivi. Così il Geek è l’anima segreta, la parabola dentro la trama di questo libro, che descrive l’ascesa di un uomo arrivista e spietato che scopre che chi padroneggia la paura degli altri e i loro incubi li domina. Stan, giovane e con un passato triste, lavora in un luna park ambulante, la «Compagnia Ackerman-Zorbaugh e i suoi mostri». Ben presto, per il suo arrivismo commette crudeltà e delitti e impara a perfezione il mestiere di lettore del pensiero, facendo della capacità di manipolazione un’arma micidiale. E non si ferma qui: ambizioso e spericolato riesce a diventare il Grande Stanton invitato in ambienti sempre più elevati dove sviluppa pseudo occultismi sempre più manierati. In fondo il suo sogno era il potere completo sui destini, prima di tutto il suo destino. Nightmare Alley crea un personaggio faustiano come Stan, disposto a vendere l’anima pur di sapere e potere, ma lo immerge nella vita dei freak e degli illusionisti con le loro tecniche di sofisticata psicologia empirica; e lo sospinge in una folla di «polli e gonzi» e di disperati, privilegiati o morti di fame, desiderosi soltanto di essere illusi. La fine che attende la sua traiettoria, getta tutta la vicenda di Stan in una luce di ambiguità, di amarezza, di pericolo tanto da rendere la sua opera paragonabile alla letteratura dell’assurdo della condizione umana.
Trama film: Negli Stati Uniti d’inizio anni ’40, Stan, uomo senza averi e dal passato doloroso, si unisce a un luna park ambulante, dove impara i trucchi del mestiere dalla veggente Zeena e da suo marito Pete. Sedotta la giovane Molly, il cui numero consiste nel resistere alle scariche elettriche che le attraversano, parte con lei verso la grande città. Ambizioso e avido, diventa il Grande Stanton, indovino e sensitivo che col suo numero di pseudo occultismo seduce uomini ricchi e potenti e li convince di poter comunicare coi loro morti. La relazione con una psicologa ancora più spietata e calcolatrice lo porterà alla rovina.

Il potere del cane, diretto da Jane Campion, con Benedict Cumberbatch, Genevieve Lemon, Jesse Plemons, Kodi Smit-McPhee, Ken Radley. Ha vinto l’Oscar come Miglior Regia.
E’ l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1967 di Thomas Savage.
Sinossi: Montana, 1924. Tra le pianure selvagge del vecchio West, a cui fa da sfondo una collina rocciosa che ha la forma di un cane in corsa, sorge il ranch più grande dell’intera valle, il ranch dei fratelli Burbank. Phil e George Burbank, pur condividendo tutto da più di quaranta anni, non potrebbero essere più diversi. Alto e spigoloso, Phil ha la mente acuta, le mani svelte e la spietata sfrontatezza di chi può permettersi di essere se stesso. George, al contrario, è massiccio e taciturno, del tutto privo di senso dell’umorismo. Insieme si occupano di mandare avanti la tenuta, consumano i pasti nella grande sala padronale e continuano a dormire nella stanza che avevano da ragazzi, negli stessi letti di ottone, che adesso cigolano nella grande casa di tronchi. Chi conosce bene Phil ritiene uno spreco che un uomo tanto brillante, uno che avrebbe potuto fare il medico, l’insegnante o l’artista, si accontenti di mandare avanti un ranch. Nonostante i soldi e il prestigio della famiglia, Phil veste come un qualsiasi bracciante, in salopette e camicia di cotone azzurra, usa la stessa sella da vent’anni e vive nel mito di Bronco Henry, il migliore di tutti, colui che, anni addietro, gli ha insegnato l’arte di intrecciare corde di cuoio grezzo. George, riservato e insicuro, si accontenta di esistere all’ombra di Phil senza mai contraddirlo, senza mai mettere in dubbio la sua autorità. Ogni autunno i due fratelli conducono un migliaio di manzi per venticinque miglia, fino ai recinti del piccolo insediamento di Beech, dove si fermano a pranzare al Mulino Rosso, una modesta locanda gestita dalla vedova di un medico morto suicida anni prima. Rose Gordon, si vocifera a Beech, ha avuto coraggio a mandare avanti l’attività dopo la tragica morte del marito. Ad aiutarla c’è il figlio adolescente Peter, un ragazzo delicato e sensibile che, con il suo atteggiamento effeminato, suscita un’immediata repulsione in Phil. George, invece, resta incantato da Rose, al punto da lasciare tutti stupefatti chiedendole di sposarlo e portandola a vivere al ranch, inconsapevole di aver appena creato i presupposti per un dramma che li coinvolgerà tutti.
Trama film: Montana, 1925. I fratelli Burbanks, Phil e George, sono gli eredi di un grande ranch di famiglia, che mandano avanti occupandosi quotidianamente dello spostamento mandrie, dell’essicazione delle pelli e dell’addestramento degli uomini di fatica. Mentre George è un uomo sensibile e desidera una famiglia, Phil è un bullo patentato e omofobo, ossessionato dal mito del suo mentore Bronco Henri. Quando George prende in sposa la giovane vedova Rose e la porta al ranch, Phil prende di mira la donna e suo figlio Peter e non smette di tormentarli.

Macbeth, diretto da Joel Coen, con Denzel Washington, Matt Helm, Bertie Carvel, Miles Anderson, Sean Patrick Thomas. Nessun premio vinto.
E’ l’ennesimo adattamento cinematografico della celebre tragedia di William Shakespeare, che non bisogno di presentazioni.
Sinossi: Scritto tra 1605 e 1608, narra la vicenda di Macbeth che, già vassallo di re Duncan di Scozia, divorato dall’ambizione e dalla brama di potere dopo che tre streghe gli hanno profetizzato un futuro da sovrano, insieme alla moglie progetta e porta a compimento il regicidio per salire al trono. Definita dagli studiosi, di volta in volta, tragedia dell’assassinio, del male, della dannazione, dell’ambizione, della paura, l’opera è dominata dalle figure di Macbeth e di Lady Macbeth. Grandi nell’infamia, ma non monolitici nella loro crudeltà, i due protagonisti sono preda di contraddizioni e incertezze che conferiscono loro quella grandezza tragica in cui si manifesta la sublime capacità di Shakespeare di indagare l’animo umano.
Trama film: Al coraggioso guerriero Macbeth le streghe pronosticano un’imminente ascesa al trono. Ma quando il re premia il suo eroismo con un titolo nobiliare invece che con la corona, Macbeth decide di realizzare da sé la profezia e uccide il monarca, prendendone il posto. Ad alimentare la sua ambizione è la moglie, ma per entrambi sarà l’inizio di una discesa nella follia della quale sono stati gli artefici.

La figlia oscura, diretto da Maggie Gyllenhaal, con Olivia Colman, Jessie Buckley, Dakota Johnson, Ed Harris, Peter Sarsgaard. Nessun premio, ma tante candidature.
E’ l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Elena Ferrante, pubblicato nel 2006.
Sinossi: Leda è un’insegnante, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di prendersi una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, l’incontro con alcuni personaggi di una famiglia poco rassicurante scatena una serie di eventi allarmanti.
Trama film: Leda Caruso è una docente universitaria americana di letteratura italiana, in vacanza presso una località di mare vicino a Corinto. Sulla spiaggia dove si reca ogni giorno arriva come un uragano una numerosa e rumorosa famiglia di Queens che ha origini greche e probabilmente qualche legame con la malavita organizzata. Dopo la reazione di fastidio iniziale, Leda comincia ad osservare con interesse Nina, la giovane madre che fa parte del gruppo degli “invasori”, e il rapporto fra Nina e la sua bambina riporta alla memoria della docente la propria relazione con le due figlie, ormai ventenni, quando erano ancora piccole. Una relazione complessa e per certi versi conflittuale che è venuta inevitabilmente a cozzare con il legittimo desiderio di Leda, brillante linguista, di avere una carriera nel mondo dell’accademia.

Cyrano, diretto da Joe Wright, con Peter Dinklage, Haley Bennett, Kelvin Harrison Jr., Ben Mendelsohn, Monica Dolan. Solo una candidatura per il mioglior costume.
E’ l’adattamento cinematografico dell’omonimo musical di Erica Schmidt, a sua volta tratto dalla celebre commedia Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand.
Sinossi: L’opera teatrale “Cyrano de Bergerac” di Edmond Rostand (1868-1918), pubblicata nel 1897, è ispirata alla figura storicamente esistita dello scrittore secentesco Savinien Cyrano de Bergerac. Si tratta di una commedia in cinque atti che narra le gesta dell’estroso e umorale spadaccino guascone, veloce di spada quanto di parola, nonché dotato di un enorme naso. Un autentico eroe romantico, dal carattere fiero e temerario, mai disposto al compromesso, che sotto la scorza burbera e la spavalderia verso i nemici nasconde del sentimento autentico. Ama infatti di un amore infelice perché impossibile la bellissima cugina Rossana, che a sua volta è innamorata del giovane cadetto Cristiano. Cyrano decide di farsi da parte e di favorire la relazione tra i due. Diventa così il consigliere di Cristiano, a nome del quale ha la possibilità di scrivere lettere e poesie dirette all’amata. Si mette di mezzo però il potente De Guiche, invaghito di Rossana, e spedisce in guerra Cyrano e Cristiano, che vi troverà la morte. Rossana si ritira allora in convento e solo in punto di morte Cyrano, dopo averlo celato per tutta la vita, le rivelerà il proprio amore, troppo tardi ricambiato.
Trama film: Cyrano De Bergerac è un valoroso combattente, un uomo schietto e sincero con un grande afflato poetico e una notevole abilità con la spada. È segretamente innamorato di Roxanne, concupita anche dal ricco e potente Conte De Guiche. Ma Roxanne si innamora a prima vista del cadetto Christian De Neuvillette, e prega Cyrano di chiedere al giovane di scriverle. Ma Christian non sa cavarsela con le parole e Cyrano dovrà suggerirgli il contenuto delle missive da indirizzare all’amata. Il busillis diventa dunque se Roxanne si innamorerà della bellezza di Christian o dell’animo poetico di Cyrano, che la ama profondamente ma ritiene di non essere – letteralmente – alla sua altezza, essendo affetto da nanismo.

House of Gucci, diretto da Ridley Scott, con Lady GaGa, Adam Driver, Jared Leto, Jeremy Irons, Al Pacino, Camille Cottin. Solo una candidatura per il Miglior trucco e acconciatura.
E’ l’adattamento cinematografico del libro House of Gucci. Una storia vera di moda, avidità, crimine scritto da Sara Gay Forden, è ispirata agli eventi che nel 1995 portarono Patrizia Reggiani a essere la mandante dell’omicidio di Maurizio Gucci, suo marito, nonché imprenditore e presidente della casa di moda Gucci.
Sinossi: Il 27 marzo 1995 Maurizio Gucci, erede della favolosa dinastia dell’alta moda, mentre sta per raggiungere il suo ufficio di Milano viene assassinato a colpi di pistola da uno sconosciuto. Nel 1998, l’ex moglie Patrizia Reggiani Martinelli – soprannominata la «Vedova nera» dalla stampa – viene condannata a 29 anni di prigione come mandante dell’omicidio. Perché Patrizia Reggiani lo avrebbe fatto? Perché le spese del suo ex marito erano fuori controllo? O perché il suo affascinante ex consorte stava per sposare l’amante, Paola Franchi? Oppure esiste ancora la possibilità che Patrizia Reggiani sia innocente? Quella dei Gucci è una storia di sfarzo, glamour, intrighi; è la storia dell’ascesa, del quasi fallimento e della rinascita di una dinastia nel mondo della moda.
Trama film: Anni ’70. Patrizia Reggiani conosce a una festa Maurizio Gucci, rampollo della dinastia Gucci, una tra le più celebri nel mondo della moda. Nasce una storia d’amore, dapprima osteggiata dal patriarca della famiglia, Rodolfo Gucci, ma poi arriva il matrimonio e la prole. La sfrenata ambizione della donna, che vorrebbe indirizzare le politiche aziendali del marchio Gucci, la porterà a tessere spericolate strategie, come quelle con lo zio del marito, Aldo Gucci, che incrineranno i rapporti familiari, innescando una spirale incontrollata di tradimenti, decadenza, vendette. Fino a un tragico epilogo che è cronaca nera, e vera, del nostro paese.

Tutti i candidati e i vincitori dell’Oscar 2022:

Miglior film
I segni del cuore
Belfast
Don’t Look Up
Drive My Car
Dune
Una famiglia vincente – King Richard
Licorice Pizza
La fiera delle illusioni
Il potere del cane
West Side Story

Miglior regia
Jane Campion – Il potere del cane
Kenneth Branagh – Belfast
Ryūsuke Hamaguchi – Drive My Car
Paul Thomas Anderson – Licorice Pizza
Steven Spielberg – West Side Story

Miglior attrice protagonista
Jessica Chastain – Gli occhi di Tammy Faye
Olivia Colman – La figlia oscura
Penélope Cruz – Madres paralelas
Nicole Kidman – A proposito dei Ricardo
Kristen Stewart – Spencer

Miglior attore protagonista
Will Smith – Una famiglia vincente – King Richard
Javier Bardem – A proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch – Il potere del cane
Andrew Garfield – Tick, Tick… Boom!
Denzel Washington – Macbeth

Migliore attrice non protagonista
Ariana DeBose – West Side Story
Jessie Buckley – La figlia oscura
Judi Dench – Belfast
Kirsten Dunst – Il potere del cane
Aunjanue Ellis – Una famiglia vincente – King Richard

Miglior attore non protagonista
Troy Kotsur – I segni del cuore (CODA)
Ciarán Hinds – Belfast
Jesse Plemons – Il potere del cane
J. K. Simmons – A proposito dei Ricardo
Kodi Smit-McPhee – Il potere del cane

Miglior sceneggiatura originale
Kenneth Branagh – Belfast
Adam McKay, soggetto di Adam McKay e David Sirota – Don’t Look Up
Zach Baylin – Una famiglia vincente – King Richard
Paul Thomas Anderson – Licorice Pizza
Eskil Vogt e Joachim Trier – La persona peggiore del mondo

Miglior sceneggiatura non originale
Sian Heder – I segni del cuore
Ryusuke Hamaguchi e Takamasa Oe – Drive My Car
Jon Spaihts e Denis Villeneuve e Eric Roth – Dune
Maggie Gyllenhaal – La figlia oscura
Jane Campion – Il potere del cane

Miglior fotografia
Greig Fraser – Dune
Dan Laustsen – La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
Ari Wegner – Il potere del cane
Bruno Delbonnel – Macbeth
Janusz Kaminski – West Side Story

Miglior film internazionale
Drive My Car
, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)
Flee , regia di Jonas Poher Rasmussen (Danimarca)
È stata la mano di Dio, regia di Paolo Sorrentino (Italia)
Lunana – Il villaggio alla fine del mondo, regia di Pawo Choyning Dorji (Bhutan)
La persona peggiore del mondo, regia di Joachim Trier (Norvegia)

Miglior film di animazione
Encanto
Flee
Luca
I Mitchell contro le macchine
Raya e l’ultimo drago

Miglior documentario
Summer of Soul
Ascension
Attica
Flee
Writing with Fire

Migliori trucco e acconciature
Linda Dowds, Stephanie Ingram e Justin Raleigh – Gli occhi di Tammy Faye
Mike Marino, Stacey Morris e Carla Farmer – Il principe cerca figlio
Nadia Stacey, Naomi Donne e Julia Vernon – Crudelia
Donald Mowat, Love Larson e Eva von Bahr – Dune
Göran Lundström, Anna Carin Lock e Frederic Aspiras – House of Gucci

Migliori costumi
Jenny Beavan – Crudelia
Massimo Cantini Parrini e Jacqueline Durran – Cyrano
Jacqueline West e Bob Morgan – Dune
Luis Sequeira – La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
Paul Tazewell – West Side Story

Miglior sonoro
Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill, Ron Bartlett – Dune
Denise Yarde, Simon Chase, James Mather, Niv Adiri – Belfast
Simon Hayes, Oliver Tarney, James Harrison, Paul Massey, Mark Taylor – No Time To Die
Richard Flynn, Robert Mackenzie, Tara Webb – Il potere del cane
Tod A. Maitland, Gary Rydstrom, Brian Chumney, Andy Nelson, Shawn Murphy – West Side Story

Miglior cortometraggio
The Long Goodbye
Ala Kachuu – Take and Run
The Dress
On My Mind
Please Hold

Miglior cortometraggio animato
The Windshield Wiper
Affairs of the art
Bestia
Boxballet
Robin Robin

Miglior cortometraggio documentario
The Queen of Basketball
Audible
Lead Me Home
Three Songs for Benazir
When We Were Bullies

Migliori effetti speciali
Paul Lambert, Tristen Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer – Dune
Swen Gillberg, Bryan Grill, Nikos Kalaitzidis e Dan Sudick – Free Guy – Eroe per gioco
Charlie Noble, Joel Green, Jonathan Fawkner e Chris Corbould – No Time to Die
Christopher Townsend, Joe Farrell, Sean Noel Walker e Dan Oliver – Shang Chi e la leggenda dei dieci anelli
Kelly Port, Chris Waegner, Scott Edelstein e Dan Sudick – Spider-Man: No Way Home

Migliore scenografia
Patrice Vermette e Zsuzsanna Sipos – Dune
Tamara Deverell e Shane Vieau – La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
Grant Major e Amber Richards – Il potere del cane
Stefan Dechant e Nancy Haigh – Macbeth
Adam Stockhausen e Rena DeAngelo – West Side Story

Miglior montaggio
Joe Walker – Dune
Hank Corwin – Don’t Look Up
Pamela Martin – Una famiglia vincente – King Richard
Peter Sciberras – Il potere del cane
Myron Kerstein e Andrew Weisblum – Tick, Tick… Boom!

Migliore colonna sonora
Hans Zimmer – Dune
Nicholas Britell – Don’t Look Up
Germaine Franco – Encanto
Alberto Iglesias – Madres paralelas
Jonny Greenwood – Il potere del cane

Migliore canzone originale
No Time To Die (musiche di Billie Eilish; testo di Billie Eilish e Finneas O’Connell) – No Time to Die
Be Alive (musiche e testo di Beyoncé e DIXSON) – Una famiglia vincente – King Richard
Dos Oruguitas (musiche e testo di Lin-Manuel Miranda) – Encanto
Down to Joy (musiche e testo di Van Morrison) – Belfast
Somehow You Do (musiche e testo di Diane Warren) – Quattro buone giornate


Autore

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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