Questa poesia “Sono fatta di …” è un inventario emotivo, una mappa irregolare dell’identità. Ketty Vasi non racconta una storia lineare, ma si compone per frammenti, come si fa con la memoria e con il corpo: mescolando il quotidiano e il simbolico, il cibo e il dolore, l’infanzia e le crepe dell’età adulta.
Ogni “sono fatta di” è una dichiarazione e insieme una ferita aperta, un gesto di riconoscimento che tiene insieme radici, perdite, ironia e sopravvivenza. Ne nasce un autoritratto imperfetto e potentissimo, dove il personale diventa universale e il caos trova, sorprendentemente, una sua forma.
Sono fatta di …
Sono fatta di ricordi ingialliti, fumo e caffè,
di sugo rosso sangue, banane e mortadella,
di favole e solitudine.Sono fatta di cemento e fichi d’india,
di sogni bloccati in una stanza,
delle luci della notte, di jeans strappati
e santi abbandonati.Sono fatta di un mondo in miniatura,
di soprammobili parlanti e zabaione
di Superga maleodoranti, Jeeg robot e Zeffirelli,
di coccole incondizionate e pesche nel vino.Sono fatta di un cuore infranto
e di un matrimonio che non doveva essere,
di domeniche urlate e tavole imbandite,
di disagi che allargano la ferita
e diventa crepaccio.Sono fatta di arcobaleno e vento,
di coccinelle, zanzare e perdite,
di eccesso di parole inutili,
di bancarelle ed elastici per saltare
che un salto dopo l’altro
è saltato anche il tempo.Sono fatta di viaggi interrotti,
di un cuore impazzito di paura,
di gatti, limoni e controllo,
di certezze apparenti.Sono fatta di risate senza senso,
di mare incazzato, sabbia e un pizzico di sale,
di libri accumulati, di progetti mollati
e dell’ironia di un fratello.Sono fatta di venti secondi di un abbraccio,
di valzer improvvisati e selvaggia euforia,
di un frenetico miscuglio di cromosomi
e di una scintilla antica di consapevolezza.Sono fatta di particelle impazzite
scagliate fuori dal ventre delle stelle.
Sono fatta dalla completezza del vuoto
e dal suono del silenzio.
Ketty Vasi




