E la morte non avrà più dominio di Dylan Thomas è una poesia scritta nel 1933 e pubblicata per la prima volta nel 1939 nella raccolta The Map of Love. È un testo intenso, visionario, e profondamente simbolico, che affronta il tema della morte non come fine, ma come trascendenza, come ritorno alla totalità del cosmo.
E la morte non avrà più dominio di Dylan Thomas
E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché impazziscano saranno sani di mente,
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Sui cavalletti contorcendosi mentre i rendini cedono,
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché pazzi e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà,
E la morte non avrà più dominio.
Nel ricordo del giorno di nascita del poeta, scrittore e drammaturgo Dylan Thomas, il 27 ottobre 1914 a Swansea, in Galles.
Lo stile è profetico e musicale, con forti risonanze bibliche e mitiche. Thomas utilizza ripetizioni, antitesi, metafore cosmiche per evocare un tono di liturgia pagana. È una poesia che non consola con la fede, ma con la potenza della parola e della materia, una visione panteistica in cui la morte è solo un passaggio verso una nuova forma di esistenza.
E’ una preghiera laica alla vita, un inno alla resilienza dello spirito umano, nella visione di Dylan Thomas, nulla davvero muore, tutto si trasforma, tutto ritorna, è una poesia che celebra la continuità dell’essere, anche oltre la morte.
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