Jane Austen – I Watson

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I WatsonI Watson è un romanzo incompiuto di Jane Austen , si presume che lo avesse cominciato intorno al  1803 e probabilmente fu abbandonato dopo la morte del padre, nel gennaio 1805.
Fu pubblicato postumo dal nipote James-Edward Austen-Leigh, nella seconda edizione della sua biografia della zia: A Memoir of Jane Austen, 1871.
Il titolo — The Watsons — e la sua suddivisione in cinque capitoli sono stati scelti dallo stesso Austen-Leigh.
Dopo aver abbandonato questo romanzo Jane Austen ha ampiamente attinto ad esso per i suoi libri successivi, possiamo trovare tipologie di personaggi e situazioni che incontreremo in seguito in Ragione e Sentimento, in Orgoglio e Pregiudizio e negli altri romanzi, persino il nome della protagonista “Emma” verrà attribuito all’eroina dell’omonimo romanzo.

Mr. Watson è un sacerdote vedovo con due figli e quattro figlie. La figlia più giovane, Emma, ​​è stata allevata da una zia ricca e di conseguenza è più istruita e più raffinata rispetto le sue sorelle, ma quando ha l’obbligo di tornare a casa di suo padre si trova a disagio nella sua stessa famiglia che si trova nella condizione di dover mantenere un certo decoro agli occhi degli altri, senza però averne le possibilità e per una ragazza un buon matrimonio è l’unica via di salvezza dall’emarginazione sociale e dalla povertà.
Al contrario delle tre sorelle Watson che si contendono i rari scapoli abbienti del posto, Emma, si rifiuta di partecipare ad occasioni mondane ed incarna la tipica figura femminile austeriana, la cui personalità è un misto di serietà, perspicacia, ragionevolezza, sensibilità, incapace di sposarsi per denaro.
Tema fondamentale del racconto si basa sull’amore che non è visto come un sentimento romantico.
La scrittrice poi fa notare quanto non non sopporta gli “sciupafemmine”, i bellimbusti impulsivi e seduttori, come lo stesso Tom Musgrave, che piace a tutte le ragazze de “I Watson”, ma non ad Emma.
La trama si interrompe bruscamente e tutto resta in sospeso, ma sembra che Jane Austen avesse però raccontato a Cassandra gli eventi salienti:

“Mr. Watson già gravemente malato nei capitoli di apertura sarebbe morto presto e Emma costretta a dipendere per una casa dalla meschinità del fratello e della cognata. Avrebbe rifiutato la proposta di matrimonio di Lord Osborne, e molto dell’interesse del racconto sarebbe derivato dall’amore di Lady Osborne per Mr. Howard, innamorato invece di Emma, che alla fine avrebbe sposato.”

Questo viene raccontato dal nipote James Edward Austen-Leigh nella sua biografia Ricordo di Jane Austen (Memoir of Jane Austen) del 1871, quella stessa biografia in cui il frammento di romanzo è stato pubblicato la prima volta.

Il primo ballo invernale nella città di D., nel Surrey, era in programma per martedì 13 ottobre, e tutti si aspettavano una bellissima serata; si contava sulla partecipazione di una lunga lista di famiglie della zona, e si nutrivano fiduciose speranze sulla presenza degli stessi Osborne. Ne seguì il consueto invito degli Edwards ai Watson. Gli Edwards erano una famiglia abbiente che viveva in città e aveva una carrozza propria; i Watson abitavano in un villaggio a circa tre miglia di distanza, erano poveri e non avevano una carrozza chiusa; da quando si organizzavano balli in città, i primi erano soliti invitare i secondi per abbigliarsi, pranzare e dormire a casa loro, in ogni appuntamento mensile nel corso dell’inverno. In questo caso, dato che solo due delle figlie di Mr. Watson erano a casa, e una era sempre necessaria per fargli compagnia, poiché era di salute cagionevole e aveva perso la moglie, solo una poteva approfittare della cortesia degli amici. Miss Emma Watson, tornata di recente in famiglia dopo essere stata affidata alle cure di una zia che l’aveva cresciuta, doveva fare la sua prima apparizione pubblica nel vicinato, e la sorella maggiore, per la quale il piacere di partecipare a un ballo non era diminuito dopo averne goduto per dieci anni, si fece onore nell’impegnarsi allegramente ad accompagnare per quell’importante giornata lei e i suoi vestiti migliori a D. col vecchio calessino.
Mentre sguazzavano lungo la stradina fangosa Miss Watson istruì e mise in guardia così la sorella inesperta.
“Credo proprio che sarà una bellissima serata, e tra così tanti ufficiali sarà difficile che ti manchino cavalieri. Vedrai che la cameriera di Mrs. Edwards sarà dispostissima a darti una mano, e se ti trovassi in difficoltà ti consiglio di chiedere l’opinione di Mary Edwards, perché ha molto gusto. Se Mr. Edwards non perde soldi a carte, resterete finché ne avrete voglia; se li perde, forse vi metterà fretta per tornare a casa, ma avrai di certo un buona zuppa. Spero che ti presenterai bene; non mi sorprenderei se ti ritenessero una delle ragazze più graziose in sala, la novità fa sempre effetto. Forse Tom Musgrave ti noterà, ma ti consiglio di non dargli nessun incoraggiamento. Generalmente fa la corte a ogni ragazza nuova, ma è un gran cascamorto e non ha mai intenzioni serie.”
“Mi sembra di averti già sentito parlare di lui”, disse Emma. “Chi è?”
“Un giovanotto molto ricco, del tutto indipendente e notevolmente simpatico, il beniamino di tutti dovunque vada. La maggior parte delle ragazze da queste parti sono innamorate di lui, o lo sono state. Credo di essere l’unica a esserne scampata con il cuore indenne, eppure sono stata la prima a cui ha fatto la corte, quando è arrivato qui sei anni fa; e di corte me ne ha fatta davvero tanta. Qualcuno dice che da allora non gli sia mai più piaciuta tanto nessuna ragazza, anche se ha sempre particolari attenzioni per l’una o per l’altra.”
“E come mai il tuo cuore è stato l’unico a rimanere insensibile?” – disse Emma sorridendo.
“Una ragione c’è stata”, rispose Miss Watson, cambiando colore. “Non mi sono mai trovata bene in mezzo alle altre, Emma. Spero che tu avrai più fortuna.”
“Cara sorella, ti chiedo scusa, se non volendo ti ho dato pena.”
“Quando conoscemmo Tom Musgrave per la prima volta”, continuò Miss Watson apparentemente senza prestarle ascolto, “ero molto affezionata a un giovanotto di nome Purvis, un intimo amico di Robert, che era solito passare molto tempo con noi. Tutti pensavano che ci sarebbe stato un matrimonio.”
Le parole furono accompagnate da un sospiro, che Emma rispettò in silenzio; ma la sorella, dopo una breve pausa, proseguì.
“Naturalmente ti chiederai perché non ebbe luogo, e perché si è sposato con un’altra donna, mentre io sono ancora nubile. Ma devi chiederlo a lui, non a me, devi chiederlo a Penelope. Sì, Emma, Penelope è stata la sola responsabile di tutto. Pensa che sia tutto lecito per avere un marito; io mi fidavo di lei, e lei lo metteva contro di me, allo scopo di accaparrarselo per sé, ed è finita che lui ha diradato le visite e poco dopo si è sposato con un’altra. Penelope minimizza la sua condotta, ma io giudico malissimo un tradimento del genere. È stata la rovina della mia felicità. Non ho mai più amato un uomo come amavo Purvis. Non credo che Tom Musgrave possa essere minimamente paragonato a lui.”
“Quello che dici di Penelope mi sconvolge moltissimo”, disse Emma. “Può una sorella fare una cosa simile? Rivalità, tradimento tra sorelle! Avrò paura di conoscerla; ma spero che non sia andata così. Le apparenza erano contro di lei.”
“Tu non conosci Penelope. Non c’è nulla che non farebbe per sposarsi, lei stessa ti direbbe così. Non confidarle mai un segreto, prendi esempio da me, non fidarti di lei; ha le sue buone qualità, ma non conosce né lealtà, né onore, né scrupoli, se può trarne vantaggio. Mi auguro con tutto il cuore che faccia un buon matrimonio. Giuro che preferirei vedere ben maritata più lei di me stessa.”
“Di te stessa! Sì posso immaginarlo. Un cuore ferito come il tuo può essere poco propenso al matrimonio.”
“Non molto infatti, ma lo sai che dobbiamo sposarci. Per quanto mi riguarda starei benissimo da nubile. Un po’ di compagnia, e un bel ballo di tanto in tanto, mi basterebbero, se si potesse restare giovani per sempre, ma nostro padre non può provvedere a noi, ed è molto brutto diventare vecchie ed essere povere e derise. Ho perduto Purvis, è vero, ma pochissimi sposano il primo amore. Non rifiuterei un uomo perché non è Purvis. Non che io possa mai perdonare completamente Penelope.” Emma scosse la testa in segno di approvazione.
“Comunque Penelope ha avuto i suoi guai”, continuò Miss Watson. “Ha avuto una grossa delusione con Tom Musgrave, che in seguito aveva spostato la sua attenzione da me a lei, e che le piaceva molto; ma lui non ha mai avuto intenzioni serie, e dopo avere per un po’ preso in giro lei, ha iniziato a trascurarla per Margaret, e la povera Penelope ne ha sofferto molto. E da allora, sta cercando di trovare marito a Chichester; non vuole dirci chi è, ma credo che sia un certo Dr. Harding, vecchio e ricco, zio degli amici che va a trovare; e finora si è data un gran da fare con lui, e ha sprecato un sacco di tempo senza nessun risultato. L’altro giorno, quando è andata via, ha detto che sarebbe stata l’ultima volta. Suppongo che tu non sapessi qual era la faccenda precisa che la portava a Chichester, né potessi immaginare che cosa fosse capace di condurla via da Stanton proprio quando tu stavi arrivando dopo così tanti anni di assenza.”
“No davvero, non ne avevo il minimo sospetto. Ho ritenuto una vera sfortuna per me che proprio in quel periodo avesse un impegno con Mrs. Shaw. Avevo sperato di trovare tutte le mie sorelle a casa, di poter fare subito amicizia con ognuna di loro.”
“Sospetto che il dottore abbia avuto un attacco d’asma, e che lei sia partita in fretta per questo motivo; gli Shaw stanno completamente dalla parte di nostra sorella. Almeno lo credo, ma lei non mi dice nulla. Afferma di voler decidere da sola; dice, e non ha tutti i torti, che «Troppi cuochi guastano la minestra».”
“Mi dispiace per le sue preoccupazioni”, disse Emma, “ma non mi piacciono i suoi piani e le sue opinioni. Avrò timore di lei. Deve avere un temperamento troppo mascolino e sfacciato. Essere così fissata col matrimonio, dare la caccia a un uomo per la sua posizione, è qualcosa che mi sconvolge; non riesco a capirlo. La povertà è una brutta cosa, ma per una donna istruita e sensibile non dovrebbe, non può essere la peggiore. Preferirei insegnare in una scuola (e non riesco a pensare a nulla di peggio) piuttosto che sposare un uomo che non mi piace.”
“Io preferirei fare qualsiasi altra cosa piuttosto che insegnare in una scuola”, disse la sorella. “Io ci sono stata a scuola, Emma, e so che vita fanno le insegnanti; tu non ci sei mai stata. Non mi piacerebbe sposare un uomo sgradevole tanto quanto non piace a te, ma non credo che ci siano molti uomini veramente sgradevoli; credo che potrei farmi piacere qualsiasi uomo di buon carattere e con un reddito adeguato. Immagino che la zia ti abbia educata a essere piuttosto raffinata.”
“Non lo so davvero. Come sono stata educata deve dirlo il mio comportamento. Non devo giudicarlo io. Non posso paragonare il metodo della zia con quello di un’altra persona, perché non ne conosco altri.”
“Ma io lo vedo in una gran quantità di cose che sei molto raffinata. L’ho notato da quando sei arrivata, e temo che la cosa non farà la tua felicità. Penelope ti prenderà in giro tantissimo.”

Consiglio la traduzione di Giuseppe Ierolli, disponibile nel link sotto:
http://www.jausten.it/jaaothewatsons.html

Molti tentativi sono stati fatti per finire il romanzo:

La nipote della Austen, Catherine Hubback , ha completato I Watson e lo ha pubblicato con il titolo “The Younger Sister in the mid-nineteenth century“.
I Watson di L. Oulton pubblicato nel 1923.
I Watson e Emma Watson di Joan Aiken, nel 1996, l’unico tradotto in italiano. Il testo completo del romanzo incompiuto di Jane Austen, pubblicato postumo col titolo “I Watson”, seguito da “Emma Watson” di Joan Aiken, riprendendo esattamente da dove l’autrice si era interrotta e dando vita a una nuova straordinaria eroina, regala ai fan austeniani un tuffo nelle incantevoli atmosfere del mondo Regency.
Il Watsons è un completamento di Merryn Williams pubblicato nel 2005.
I Watson, di Jane Austen e un’altra signora di Helen Baker è un completamento pubblicato nel 2008.
Il Watsons Revisited è un completamento di Eucharista Ward pubblicato nel 2012 da Outskirts Press.


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

2 commenti

  1. Avatar

    Adoro Jane Austen, ho letto quasi tutto di lei, ma questo suo libro non lo conosco.
    Una scrittrice che mi ha sempre affascinato per la sua sensibilità, la profondità del suo pensiero e la capacità di mostrare la sua epoca e i suoi personaggi così vivamente da sembrare dipinti.

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