Federica Bosco – Mi piaci da morire

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Mi piaci da morire è un romanzo spiritoso, vivace, scorrevole, musicale, eppure semplice, con un linguaggio comune, senza giri di parole, diretto, graffiante, ma anche carezzevole, è l’esordio di Federica Bosco.
Fa parte di una trilogia con protagonista “Monica”, i successivi volumi sono “L’amore non fa per me” e “L’amore mi perseguita“.

“Qualunque decisione tu prendi è perfetta perché è la tua. La vita è semplice, basta aprire la porta giusta. Scegli la porta giusta e arriverà una valanga di belle cose perché nella tua vita conti solo tu, il resto è un opzione. Scrivi tu la tua storia e vivila con amore!”

Prendete una ragazza italiana single che vive a New York.
Fatela convivere con una cantante di colore e con un gay che vuole adottare un bambino.
Monica, la protagonista, ha 31 anni, vive a New York e assomiglia un pò a Bridget Jones, non ne combina mai una giusta e soprattutto non riesce a trovare uno straccio di uomo che le piaccia o che l’apprezzi. Deve esserci qualcosa che non va in lei, così pensa Monica, guardando tutte le sue amiche fidanzate o anche solo gli sconosciuti per strada, con le loro vite complete, perfette, amate, volute, come lei non si sente. Come se non bastasse, lavora in un negozio con due vecchie zitelle che non fanno altro che ricordarle che è sola e accrescere la sua paura di diventare come loro: acida, insopportabile, noiosa. Eppure non è poi tanto male se ci pensa… e sogna di diventare scrittrice, come Salinger, autore per il quale ha una vera e propria ammirazione. Gli amici le organizzano appuntamenti al buio che puntualmente si concludono male e la demoralizzano ancora di più. Allora dice basta a tutto! Se non è destino, non è destino…lei che può farci?

“Le persone si incontrano, si conoscono, si separano e si rincontrano, la vita è così, è impossibile cercare di fermare le cose, bisogna prendere tutto ciò che viene e accettarlo per com’è, capisci?”

Tutto questo attraverso una scrittura agile e briosa, popolare ma niente affatto banale,priva di cadute di tono e contenente la suspence necessaria al racconto.
Ormai lo sapete in fatto di libri non sono per niente schizzinosa, leggo di tutto, senza pregiudizi, la scelta dipende dal mio umore e poi sono una curiosona.
Questo libro è stata una gran bella sorpresa, mi sono divertita tantissimo, è un libro che mette di buon umore e ci ricorda quanto siamo fragili nel dimostrare agli altri che possiamo farcela anche da soli.

mi-piaci-da-morire-350La sveglia suona e mi dibatto per uscire dalla fase di terzo rem.
Apro gli occhi: mercoledì, lavoro, pioggia, David. In quest’ordine.
Non credo di farcela a sopportare un’altra giornata così.
Richiudo gli occhi e mi concentro: forse se mi sforzo riuscirò a scambiare la mia vita con quella di Jennifer Lopez o anche con il tizio che lei ha assunto solo per farsi togliere il soprabito alle feste.
Non funziona. Chissà perché.
Mi alzo e mi guardo allo specchio e capisco perché non ho una relazione fissa da secoli.
Mi metto di profilo e tiro dentro la pancia. Cerco di tirare dentro anche le cosce, ma non ci riesco.
Sono già stanca.
Scendo a farmi il caffè.
«Buongiorno splendore!», dice Mark alle mie spalle.
Non cedo alla provocazione. Vivo da un anno con un omosessuale e una cantante jazz che si crede Billie Holiday solo perché è di colore e giuro che non è facile gestirli.
Borbotto qualcosa giusto per fargli capire che non è aria, ma lui attacca a parlare e parla, parla mentre io mi eclisso e sogno di non essere lì, in quella cucina sgangherata, ma su un panfìlo di venticinque metri, mentre bevo piña colada con George Clooney – sarà troppo presto per bere piña colada? – ed ecco che appena lui si avvicina per baciarmi, barcollo dall’emozione e mi verso il caffè bollente sull’unica camicetta bianca che ho.
«Nooo! E adesso come faccio?», grido. Mark ride come un isterico, io freno un istinto omicida. «Puoi raccontare che un ubriaco ti ha vomitato addosso in metropolitana e che sei stata aggredita da un branco di lupi attirati dall’odore!».
«Non è abbastanza, loro mi diranno che se sono in grado di camminare, lo sono anche di comprarmi una camicetta nuova!».
Per inciso lavoro in un famoso negozio di stoffe e oggetti d’arte, di proprietà di due sorelle che hanno l’età di Nefertiti.
Si fanno chiamare Miss H e Miss V, ma io le chiamo segretamente “le zie” perché sono la versione satanica delle “Care ziette” di Arsenico e vecchi merletti.
Le odio e loro odiano me, ma ho bisogno di questo lavoro e loro non trovano nessun altro disposto, come lo sono io, a farsi trattare come un cane.
Arriva Sandra, la cantante, annunciata dal suono di un campanellino che tiene sempre attaccato alla caviglia. Dice che serve per tenere lontane le energie negative, a me invece ricorda tanto i “Monatti” dei Promessi Sposi.
«Vuoi del caffè?», le dico, «Se strizzo la camicetta dovrebbe uscirne almeno un litro».
«No grazie, preferisco il mio biologico e non buttate via anche questa volta i fondi, che stasera c’è la luna piena!».
L’ho chiesto apposta. Capite, adesso, perché è dura?
Quando decisi di dividere un appartamento, pensavo che sarebbe stato come un episodio di Friends. Mi chiamo Monica e questo mi sembrava di buon auspicio, invece da alcuni giorni è proprio un incubo: quando vuoi stare sola e gli altri invitano gente, quando ti accorgi che i tuoi biscotti al cioccolato sono finiti e non è stato nessuno, oppure quando ti rendi conto, troppo tardi, che chi ha finito la carta igienica non ha cambiato il rotolo.
È anche vero, però, che nei momenti più duri, c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarti.
«Mark, ha chiamato tua madre ieri sera, dice che se non le restituisci la sciarpa di Prada ti denuncia per furto!», dice Sandra.
«Ma non può farlo!».
«Sì che può, ricordi l’ultima volta che ti ha prestato la macchina? L’ha fatta rimuovere la mattina dopo facendoti credere che te l’avevano rubata!».
«E dicevano che Joan Crawford fosse una cattiva madre!», dice Mark.
«In fondo, le hai dichiarato di essere gay in diretta tv, durante la sua trasmissione, dalle un po’ di tempo per digerirla!».
«Io e la mia depressione ce ne andiamo, tanto so già che sarà una giornata schifosa… Mi sento come il brutto anatroccolo!», lo dico e lo penso davvero.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

10 commenti

  1. Bellissimo Federica Bosco.Io ho letto 100 modi per riconoscere il principe azzurro e cercasi amore disperatamente! bellissimi! questo mi manca! 🙂 PS. grazie per gli auguri e grazie per la richiesta di amicizia in facebook! 🙂 bacioniiiiiiii

  2. ciao, visto che adoro leggere e sono prossima a comprare un libro perchè quello attuale lo sto termiando, magari ci faccio un pensierino. segno il titolo….
    grazie e buona giornata
    isa

  3. Grazie per aver commentato… ma non intendo prendermi la responsabilità se il libro non dovesse piacervi, si sa, sono gusti…. non si effettuano rimborsi … eheheheh scherzo 😀

    Aldo se vuoi ti faccio un riassuntino così soddisfo la tua curiosità 😀

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