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Premio Terzani 2026: il racconto della migrazione diventa coscienza civile

15 Aprile 2026Updated:23 Giugno 2026Nessun commento7 Mins Read
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Premio Terzani 2026: il racconto della migrazione diventa coscienza civile

Il Premio Terzani 2026 va ad Alaa Faraj per Perché ero ragazzo (Sellerio), un libro che attraversa il confine tra testimonianza, letteratura e denuncia civile, imponendosi come una delle opere più forti e necessarie dell’anno. La giuria della XXII edizione del Premio Letterario Internazionale Tiziano Terzani, presieduta da Angela Terzani Staude, ha scelto di premiare un’opera prima che racconta la tragedia della migrazione non dal punto di vista delle statistiche o della cronaca, ma da quello, più radicale e umano, di chi quella tragedia l’ha vissuta sulla propria pelle.

Il riconoscimento, promosso dall’associazione vicino/lontano insieme alla famiglia Terzani, si conferma anche nel 2026 uno dei premi più autorevoli del panorama culturale italiano, capace di tenere insieme reportage, riflessione geopolitica e sguardo sul presente. Nato per onorare l’eredità intellettuale di Tiziano Terzani, il premio distingue ogni anno un’opera in grado di raccontare un cambiamento decisivo del nostro tempo. E quest’anno il cambiamento ha il volto duro e spietato delle migrazioni, della violenza dei confini, dell’ingiustizia trasformata in sistema.

Alaa Faraj, nato a Bengasi nel 1995, era uno studente di ingegneria e una promessa del calcio libico. La sua vita cambia nel 2017, quando viene condannato in Italia a trent’anni di carcere con l’accusa di concorso in omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo l’accusa sarebbe stato uno degli “scafisti” del barcone sul quale, durante la traversata del Mediterraneo, morirono 49 persone per asfissia. Una vicenda giudiziaria controversa, segnata da testimonianze fragili e da un impianto accusatorio che il libro ricostruisce con lucidità e dolore. Perché ero ragazzo è il racconto di quella storia, non una semplice autobiografia, ma una requisitoria morale contro l’automatismo della colpa e contro la disumanizzazione del migrante.

La giuria che ha assegnato il era composta da Angela Terzani (presidente), Saskia Terzani, Enza Campino, Toni Capuozzo, Marco Del Corona, Andrea Filippi, Milena Gabanelli, Nicola Gasbarro, Carla Nicolini, Marco Pacini, Paolo Pecile, Remo Andrea Politeo, Marino Sinibaldi e Mario Soldaini.

Nelle motivazioni, la giuria parla di “una storia esemplare di dignità e coraggio”, riconoscendo nel libro di Faraj la capacità di trasformare una vicenda personale in una riflessione universale sulla giustizia, sulla responsabilità e sul diritto a essere ascoltati. È questo il cuore del Premio Terzani 2026, quello non soltanto premiare un libro importante, ma ribadire che la letteratura può ancora essere uno strumento di verità.

“Scrivere questo libro non è stato facile. Non è stato facile tornare indietro nel tempo e rivivere emozioni così frustranti e terribili. Ma è doveroso farlo. Questa tragedia deve essere raccontata, anche per quelle persone morte che non hanno avuto giustizia.”

Lo scorso dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso ad Alaa una grazia parziale, con una riduzione della pena di undici anni e quattro mesi. Un atto che ha rappresentato un passaggio importante, anche sul piano simbolico, nel riconoscimento della complessità e delle ombre che hanno segnato l’intera vicenda giudiziaria. Restano tuttavia ancora alcuni anni da scontare ed è in corso una nuova procedura di revisione del processo, un elemento che rende il riconoscimento del Premio Terzani ancora più significativo, perché sottrae la storia di Faraj alla dimensione del caso isolato e la riporta dentro una questione più ampia, che riguarda il rapporto tra diritto, verità e responsabilità pubblica.

“Non voglio un risarcimento economico. Voglio la mia dignità. Voglio la mia libertà fisica in un’aula di tribunale. Non voglio compromessi. Siamo ancora in tempo.”

La cinquina finalista di quest’anno conferma del resto la vocazione internazionale e politica del premio. In finale, accanto a Faraj, c’erano Anna Badkhen con Cronache di un mondo in movimento (Gramma Feltrinelli), Mohammed El-Kurd con Vittime perfette e la politica del gradimento (Fandango Libri), Mathias Enard con Disertare (edizioni e/o) e Bao Ninh con Il dolore della guerra (Neri Pozza), uniti da una stessa urgenza narrativa e morale, quella di interrogare le ferite del presente. Guerre, migrazioni, oppressione, memoria: la selezione 2026 ha disegnato una mappa inquieta del nostro tempo, in perfetta continuità con la lezione di Terzani.

La premiazione si terrà sabato 9 maggio al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, nell’ambito della 22ª edizione del festival vicino/lontano, in programma dal 7 al 10 maggio. Sarà, come da tradizione, il momento simbolicamente più forte del festival, un’occasione pubblica di confronto sul senso del raccontare il mondo, e in un tempo in cui il racconto pubblico è spesso ridotto a slogan, semplificazione o propaganda, il Premio Terzani continua a scegliere la complessità. E a difenderla.

Perché ero ragazzo di Alaa Faraj

Le lettere dal carcere di un giovanissimo calciatore partito per l’Italia, pieno di speranze, progetti, una certa idea di Europa. Il romanzo di uno scandalo umano e giudiziario attraverso lo sguardo sbigottito di un ragazzo che non ha mai smesso di sognare.

Nell’agosto del 2015 la Libia è un paese devastato dalla guerra civile, l’Italia dista cinquecento chilometri, circa un’ora di volo, Alaa ha appena vent’anni. È uno studente di ingegneria, una promessa del calcio libico, alle spalle una famiglia pronta a sostenerlo nel suo sogno: raggiungere l’Italia, la porta dell’Europa, forse un nuovo inizio, la speranza concreta di un futuro felice. Ottenere un visto, però, è impossibile, i canali umanitari non esistono, l’unica strada è salire a bordo di un barcone insieme a tre amici, anche loro calciatori.

Durante quella disperata traversata 49 persone muoiono soffocate dentro la stiva. I giornali parlano di «strage di ferragosto». Accusato di essere uno degli scafisti, Alaa Faraj continua ad affermare da dieci anni la sua innocenza. Ha accettato il ruolo del detenuto, non accetterà mai quello del criminale.

Ha scritto questo libro in prigione, in un italiano appreso dentro le celle, in una lingua naturalmente delicata, a volte ironica, colma di dignità e stupore. Lo ha scritto a mano, a stampatello, nei fogli ri-mediati in prigione e poi inviati – lettera dopo lettera – ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto, conosciuta in carcere durante un laboratorio e diventata la voce e il volto della battaglia di Alaa per la giustizia e la verità.

Perché ero ragazzo è il racconto di un viaggio fatto di speranze e pericoli, l’indecenza delle morti per mare, l’arresto, la condanna, i primi dieci anni di carcere. Alaa Faraj ripercorre la sua storia con uno sguardo prima sbigottito, poi sempre più consapevole, mantenendo una paradossale fiducia nello Stato: le indagini forse frettolose, sulla base di poche testimonianze di persone sotto shock, la vita dietro le sbarre, la voglia di studiare, la felicità di certi incontri, la necessità di resistere, la paura e la frustrazione sempre in agguato.

La lotta di Faraj per la libertà è diventata la lotta di scrittori e artisti, attivisti come don Ciotti, giornalisti d’inchiesta, programmi televisivi, un’attenzione che non accenna a scemare. Sono più di tremila le persone arrestate ne gli ultimi dieci anni in Italia come «scafisti» – nelle parole dei giudici «l’ultima ruota di un mostruoso ingranaggio del traffico di vite umane» – ma è noto che i trafficanti, quelli veri, rimangono a casa senza rischiare, spesso agendo in continuità con le autorità del loro paese, e non solo.

Se Vuoi ACQUISTA il libro

Un premio nato per custodire uno sguardo sul mondo

Il Premio Letterario Internazionale Tiziano Terzani nasce nel 2004, per iniziativa dell’associazione culturale vicino/lontano, in collaborazione con Angela Staude Terzani e i figli Saskia e Folco, con l’obiettivo di onorare l’eredità intellettuale e morale del giornalista e scrittore fiorentino. Un riconoscimento pensato non solo per premiare opere di alto valore, ma per continuare a coltivare quello sguardo attento, critico e profondamente umano che ha sempre contraddistinto il pensiero e la scrittura di Tiziano Terzani.


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