Anche quest’anno abbiamo archiviato la notte degli Oscar, quel momento in cui Hollywood si autocelebra, ma oggi non parliamo solo di statuette e red carpet ci addentriamo in un territorio affascinante, quello del legame tra cinema e letteratura.
Perché se c’è una cosa che gli sceneggiatori amano fare è prendere un libro di successo e trasformarlo in un film, con risultati che oscillano tra il capolavoro e il sacrilegio. E quindi, chi si è aggiudicato il Premio Oscar 2026 per il miglior adattamento cinematografico? Quale romanzo ha avuto l’onore, o la sventura, di finire nelle mani di Hollywood?
La 98ª edizione degli Oscar si è tenuta al Dolby Theatre di Los Angeles ed è stata presentata da Conan O’Brien, alla sua seconda conduzione dopo l’edizione del 2025. A dominare le nomination è stato I peccatori di Ryan Coogler, con ben 16 candidature e Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, con13 candidature. Ma alla fine il vero trionfatore della serata è stato Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, che ha portato a casa ben 6 Oscar, conquistando un posto tra i Miglior Film.
Tra i momenti più curiosi della serata c’è stato anche un pareggio nella categoria miglior cortometraggio live-action, evento rarissimo nella storia degli Oscar. Il premio è stato condiviso tra The Singers e Two People Exchanging Saliva, segnando uno dei pochissimi ex aequo nella storia dell’Academy.
Quest’anno gli Oscar hanno scelto una strada diversa dal solito, niente proclami, niente monologhi incendiari, nessuna polemica capace di incendiare la platea o i social il giorno dopo. Durante la cerimonia non si sono sentite parole che negli ultimi anni sembravano inevitabili: guerra, Iran, Medio Oriente, Ucraina, Trump. Termini rimasti fuori dal palco di una premiazione che, più che raccontare il presente, è sembrata quasi volerlo evitare.
Il tono è stato quello di una serata composta e controllata, persino troppo. La cerimonia è scivolata via come se l’obiettivo fosse arrivare il prima possibile al momento successivo della serata, dal red carpet al tradizionale Ballo del Governatore, senza troppe deviazioni. La politica, quella vera, è comparsa solo a sprazzi. Qualche parola pronunciata dallo spagnolo Javier Bardem, con il suo appello: «No alla guerra e Palestina libera». E poi, soprattutto, nei film in gara. I due grandi rivali annunciati: Una battaglia dopo l’altra e I peccatori, due film profondamente politici che arrivavano da favoriti assoluti. Il loro continuo alternarsi sul palco, premio dopo premio, è stato probabilmente l’unico vero momento di tensione narrativa in poco meno di quattro ore di spettacolo.
Per il resto, uno show che ha scelto deliberatamente di non provocare, di non graffiare, di non sfiorare nemmeno la satira. Una cerimonia senza scosse, senza incidenti, senza polemiche. Forse impeccabile. Ma anche, a tratti, fin troppo prudente.
Oscar 2026 e i libri che hanno ispirato i film
Una battaglia dopo l’altra è un libero adattamento, in chiave contemporanea, del romanzo Vineland di Thomas Pynchon.
Oggi Bob è un uomo stanco, con i capelli lunghi, i baffi a manubrio, un’anima segnata dai rimpianti e un’esistenza offuscata dalle dipendenze. Al suo fianco c’è Perfidia, compagna tenace, attivista per i diritti civili, e la loro figlia adolescente, Wilma, nata da un amore che ha sfidato convenzioni e pregiudizi. Ma la fragile pace conquistata a fatica viene infranta quando ricompare un volto familiare e terrificante. È il colonnello Steven J. Lockjaw, un fanatico nazionalista e suprematista bianco, un tempo nemico giurato della French 75, ora a capo di una violenta milizia armata. Per Lockjaw, l’unione interrazziale di Bob e Perfidia rappresenta una minaccia ideologica, e la giovane Wilma diventa un bersaglio da eliminare.
Quando Wilma viene rapita, Bob è costretto a fare ciò che aveva giurato di non fare mai più: tornare in battaglia. Con l’aiuto di Perfidia e dei suoi vecchi compagni deve affrontare un nemico feroce in una corsa contro il tempo, dove in gioco non c’è solo la salvezza della propria figlia, ma anche la possibilità di riscrivere il proprio destino. Un viaggio emotivo e politico attraverso le contraddizioni dell’America contemporanea, un’esplorazione profonda di ciò che resta degli ideali quando la realtà si fa crudele.
Libro: Thomas Pynchon, tra i massimi narratori del dopoguerra, è autore di Vineland: storia di Zoyd Wheeler, ex hippy che si finge folle per un sussidio, vivendo in roulotte con la figlia Prairie nella California del Nord. Dietro il suo gesto rituale si cela il passato della moglie Frenesi e l’ombra dell’agente federale Brock Vond. Un romanzo visionario su ideali traditi e potere spietato.
Frankenstein diretto da Guillermo del Toro è l’adattamento dell’omonimo romanzo gotico di Mary Shelley, un classico imperdibile, pubblicato per la prima volta nel 1818, un libro che ha gettato le basi della moderna fantascienza.
Il film si concentra meno sulla creazione del Mostro e più sulla sua esistenza tormentata, trasformando il racconto in un’epica avventura dall’impronta spirituale.
La storia si apre quarant’anni dopo la morte di Victor Frankenstein, avvenuta tra i ghiacci artici. Il dottor Pretorius, brillante ma ambiguo scienziato, viene incaricato di ritrovare il Mostro, creduto scomparso in un incendio decenni prima.
Lo scopo è di proseguire gli esperimenti iniziati dal defunto Frankenstein, spingendosi oltre i limiti imposti dalla scienza e dalla morale. In parallelo, la narrazione ricostruisce gli eventi che hanno portato alla nascita della creatura. Victor Frankenstein, geniale e arrogante, riesce a vincere la morte dando vita a un essere composto da corpi diversi.
Ma ciò che all’inizio è motivo d’orgoglio si trasforma ben presto in orrore, il suo esperimento sfugge al controllo, seminando paura e dolore. Abbandonato e incompreso, il Mostro evolve, imparando a leggere, pensare e soffrire, diventando specchio vivente del peccato originale e del rifiuto divino. Non si tratta di una semplice trasposizione del mito, ma di un’opera che ambisce a riscriverlo, offrendo una riflessione moderna e struggente sull’anima, l’identità e il confine tra l’uomo e Dio.
Trovate la recensione del libri al seguente link: Mary Shelley – Frankenstein
Hamnet – Nel nome del figlio è l’adattamento cinematografico del romanzo Nel nome del figlio. Hamnet di Maggie O’Farrell.
Ambientato nell’Inghilterra rurale del XVI secolo, il film ci immerge nella vita quotidiana della coppia, che cresce tre figli, Susanna e i gemelli Judith e Hamnet, in un equilibrio precario tra gli affetti familiari e il mondo esterno. Quando la morte prematura del giovane Hamnet colpisce la famiglia, il dolore spinge Agnes a confrontarsi con la perdita. È attraverso il suo sguardo sensibile e penetrante che assistiamo alla frattura che si apre nella famiglia, e al tentativo di rimettere insieme i frammenti di una vita devastata.
Non è la storia di Shakespeare come genio isolato, ma come uomo segnato da un lutto privato, che finirà per riflettersi nella sua opera più celebre. Ai tempi, i nomi Hamnet e Hamlet erano considerati intercambiabili, e il film gioca con questa ambiguità storica per suggerire che la tragedia del figlio abbia innescato la nascita dell’Amleto teatrale. Ma in questa narrazione, il cuore pulsante di Hamnet è Agnes, capace di amare e resistere con grazia feroce.
Il risultato è una celebrazione silenziosa di ciò che resta, l’amore, la memoria, e la misteriosa alchimia che trasforma la vita e la morte in arte.
Libro: Estate 1596, Stratford. Una bambina è in preda alla febbre mentre il gemello cerca aiuto in una casa insolitamente vuota. La madre Agnes, esperta di erbe, è lontana nei campi; il padre William è a Londra, assorbito dal teatro. Ispirato alla morte del figlio di Shakespeare, il romanzo intreccia amore, perdita e rimpianto alla corsa della peste in Europa, restituendo voce al bambino dimenticato il cui nome diverrà immortale.
La piccola Amélie è l’adattamento del romanzo Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb.
Nei suoi primi anni di vita, Amélie guarda il mondo con occhi incantati, convinta di essere al centro dell’universo, una sorta di divinità onnipotente. Accanto a lei c’è Nishio-san (voce originale Victoria Grobois), la giovane domestica giapponese, che diventa la sua guida silenziosa, compagna di giochi e confidente, punto fermo in un mondo in continua trasformazione.
Il giorno del suo terzo compleanno segna una svolta, un evento improvviso e sconvolgente modifica per sempre la sua visione magica della realtà. È il momento in cui Amélie comincia a comprendere che la vita non è solo scoperta e meraviglia, ma anche perdita, assenza, fragilità. Ha inizio il suo cammino di crescita verso la consapevolezza.
Una storia poetica e universale che esplora l’identità e il primo sguardo sul mistero del mondo.
Libro: La penna di Amélie Nothomb disegna la mappa dei primissimi anni di vita trascorsi in Giappone: ne viene fuori una non-biografia. Indizi e ricordi delle prime scoperte si accavallano in un turbinio di metafore e paradossi irriverenti. Le proprietà terapeutiche del cioccolato, la parola (pensiero fatto carne), la quadratura degli opposti, la sinergia con il luogo di nascita… fino al filtraggio della realtà come unica via di scampo. Una faccenda, quella dell’esperienza delle cose, del primo impatto col mondo, che lascia sempre una ferita: nulla passa senza traccia, neanche il nulla.
Tutti i candidati e i vincitori dell’Oscar 2026
Miglior film
Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson
Bugonia – Yorgos Lanthimos
F1 – Joseph Kosinski
Frankenstein – Guillermo Del Toro
Hamnet – Chloé Zhao
Marty Supreme – Josh Safdie
L’agente segreto – Kleber Mendonça Filho
Sentimental Value – Joachim Trier
Sinners – Ryan Coogler
Train Dreams – Clint Bentley
Miglior regia
Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra
Ryan Coogler – I peccatori
Josh Safdie – Marty Supreme
Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao – Hamnet – Nel nome del figlio
Miglior attrice protagonista
Jessie Buckley – Hamnet – Nel nome del figlio
Rose Byrne – Se solo potessi ti prenderei a calci
Kate Hudson – Song Sung Blue – Una melodia d’amore
Renate Reinsve – Sentimental Value
Emma Stone – Bugonia
Miglior attore protagonista
Michael B. Jordan – I peccatori
Timothée Chalamet – Marty Supreme
Leonardo DiCaprio – Una battaglia dopo l’altra
Ethan Hawke – Blue Moon
Wagner Moura – L’agente segreto
Migliore attrice non protagonista
Amy Madigan – Weapons
Elle Fanning – Sentimental Value
Inga Ibsdotter Lilleaas – Sentimental Value
Wunmi Mosaku – I peccatori
Teyana Taylor – Una battaglia dopo l’altra
Miglior attore non protagonista
Sean Penn – Una battaglia dopo l’altra
Benicio del Toro – Una battaglia dopo l’altra
Jacob Elordi – Frankenstein
Delroy Lindo – I peccatori
Stellan Skarsgård – Sentimental Value
Miglior sceneggiatura originale
Ryan Coogler – I peccatori
Robert Kaplow – Blue Moon
Jafar Panahi, Shadmehr Rastin, Nader Saivar e Mehdi Mahmoudian – Un semplice incidente
Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme
Eskil Vogt e Joachim Trier – Sentimental Value
Miglior sceneggiatura non originale
Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra
Will Tracy – Bugonia
Guillermo del Toro – Frankenstein
Chloé Zhao e Maggie O’Farrell – Hamnet – Nel nome del figlio
Greg Kwedar e Clint Bentley – Train Dreams
Miglior film internazionale
Sentimental Value, regia di Joachim Trier (Norvegia)
L’agente segreto, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile)
Un semplice incidente, regia di Jafar Panahi (Francia)
Sirāt, regia di Óliver Laxe (Spagna)
La voce di Hind Rajab, regia di Kawthar ibn Haniyya (Tunisia)
Miglior film di animazione
KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans
Zootropolis 2, regia di Byron Howard e Jared Bush
La piccola Amélie, regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han
Elio, regia di Domee Shi, Madeline Sharafian e Adrian Molina
Arco – Un’amicizia per salvare il futuro, regia di Ugo Bienvenu
Miglior documentario
Mr Nobody Against Putin, regia di David Borenstein
The Alabama Solution, regia di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman
Come See Me in the Good Light, regia di Ryan White, Jessica Hargrave, Tig Notaro e Stef Willen
Cutting Through Rocks, regia di Sara Khaki e Mohammadreza Eyni
The Perfect Neighbor, regia di Geeta Gandbhir, Alisa Payne, Nikon Kwantu e Sam Bisbee
Migliore scenografia
Tamara Deverell (scenografia) e Shane Vieau (arredamento) – Frankenstein
Fiona Crombie (scenografia) e Alice Felton (arredamento) – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)
Jack Fisk (scenografia) e Adam Willis (arredamento) – Marty Supreme
Florencia Martin (scenografia) e Anthony Carlino (arredamento) – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
Hannah Beachler (scenografia) e Monique Champagne (arredamento) – I peccatori (Sinners)
Miglior fotografia
Autumn Durald Arkapaw – I peccatori
Dan Laustsen – Frankenstein
Darius Khondji – Marty Supreme
Michael Bauman – Una battaglia dopo l’altra
Adolpho Veloso – Train Dreams
Migliori trucco e acconciature
Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey – Frankenstein
Kyoko Toyokawa, Naomi Hibino e Tadashi Nishimatsu – Kokuho
Ken Diaz, Mike Fontaine e Shunika Terry – I peccatori
Kazu Hiro, Glen Griffin e Bjoern Rehbein – The Smashing Machine
Thomas Foldberg e Anne Cathrine Sauerberg – The Ugly Stepsister
Migliori costumi
Kate Hawley – Frankenstein
Deborah Lynn Scott – Avatar – Fuoco e cenere
Małgosia Turzańska – Hamnet – Nel nome del figlio
Miyako Bellizzi – Marty Supreme
Ruth E. Carter – I peccatori
Migliori effetti speciali
Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett – Avatar – Fuoco e cenere
Ryan Tudhope, Robert Harrington, Nicolas Chevallier e Keith Dawson – F1
David Vickery, Stephen Aplin, Charmaine Chan e Neil Corbould – Jurassic World – La rinascita
Charlie Noble, David Zaretti, Russell Bowen e Brandon K. McLaughlin – The Lost Bus
Michael Ralla, Espen Nordahl, Guido Wolter e Donnie Dean – I peccatori
Miglior montaggio
Andy Jurgensen – Una battaglia dopo l’altra
Stephen Mirrione – F1
Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme
Olivier Bugge Coutté – Sentimental Value
Michael P. Shawver – I peccatori
Miglior casting
Cassandra Kulukundis – Una battaglia dopo l’altra
Nina Gold – Hamnet – Nel nome del figlio
Jennifer Venditti – Marty Supreme
Gabriel Domingues – L’agente segreto
Francine Maisler – I peccatori
Miglior sonoro
Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary Rizzo e Juan Peralta – F1
Greg Chapman, Nathan Robitaille, Nelson Ferreira, Christian Cooke e Brad Zoern – Frankenstein
José Antonio García, Christopher Scarabosio e Tony Villaflor – Una battaglia dopo l’altra
Chris Welcker, Benjamin A. Burtt, Felipe Pacheco, Brandon Proctor e Steve Boeddeker – I peccatori
Amanda Villavieja, Laia Casanovas e Yasmina Praderas – Sirāt
Migliore colonna sonora
Ludwig Göransson – I peccatori
Jerskin Fendrix – Bugonia
Alexandre Desplat – Frankenstein
Max Richter – Hamnet – Nel nome del figlio
Jonny Greenwood – Una battaglia dopo l’altra
Migliore canzone originale
Golden (testo e musica: Ejae, Mark Sonnenblick, 24, Nam Hee-dong, Lee Yu-han, Joong Gyu-kwak e Teddy Park) – KPop Demon Hunters
Dear Me (testo e musica: Diane Warren) – Diane Warren: Relentless
I Lied to You (testo e musica: Raphael Saadiq e Ludwig Göransson) – I peccatori
Sweet Dreams of Joy (testo e musica: Nicholas Pike) – Viva Verdi!
Train Dreams (musica: Nick Cave e Bryce Dessner; testo: Nick Cave) – Train Dreams
Miglior cortometraggio
The Singers, regia di Sam A. Davis and Jack Piatt
Two People Exchanging Saliva, regia di Alexandre Singh e Natalie Musteata
Butcher’s Stain, regia di Meyer Levinson-Blount e Oron Caspi
A Friend of Dorothy, regia di Lee Knight e James Dean
Jane Austen’s Period Drama, regia di Julia Aks e Steve Pinder
Miglior cortometraggio animato
La jeune fille qui pleurait des perles, regia di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski
Butterfly, regia di Florence Miailhe e Ron Dyens
Forevergreen, regia di Nathan Engelhardt e Jeremy Spears
Retirement Plan, regia di John Kelly e Andrew Freedman
The Three Sisters, regia di Konstantin Bronzit
Miglior cortometraggio documentario
All the Empty Rooms, regia di Joshua Seftel e Conall Jones
Armed Only with a Camera: The Life and Death of Brent Renaud, regia di Craig Renaud e Juan Arredondo
Children No More: “Were and Are Gone”, regia di Hilla Medalia e Sheila Nevins
The Devil Is Busy, regia di Christalyn Hampton e Geeta Gandbhir
Perfectly a Strangeness, regia di Alison McAlpine
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