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Giallo - Thriller - noir

Maurice Leblanc – Arsenio Lupin. 813 (Recensione)

13 Marzo 2026Nessun commento9 Mins Read
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Maurice Leblanc – Arsenio Lupin. 813 (Recensione)

Il romanzo Arsenio Lupin. 813, scritto da Maurice Leblanc e pubblicato nel 1910, è una delle avventure più complesse e ambiziose dedicate al celebre ladro gentiluomo Arsène Lupin. La storia si sviluppa come un grande enigma poliziesco in cui si intrecciano omicidi, intrighi politici, identità false e misteri apparentemente indecifrabili. Mr. Kesselbach, un famoso collezionista di diamanti, viene trovato morto e legato su una sedia, nella camera dell’hotel dove alloggia. Sulla scrivania, il biglietto da visita di Arsenio Lupin. Lupin è forse diventato un assassino?

“Arsène Lupin! Gourel ripeteva quelle due fatidiche parole come se fosse pietrificato. Risuonavano dentro di lui come un rintocco funebre. Arsène Lupin! Il re bandito! Il supremo avventuriero! Ma era possibile?”

Trama del libro Arsenio Lupin. 813

La vicenda ha inizio con un delitto misterioso avvenuto in un albergo parigino. Un ricco uomo d’affari tedesco, Rudolf Kesselbach, viene trovato assassinato nella sua stanza. Kesselbach era un personaggio enigmatico che viveva sotto falsa identità e che custodiva con grande attenzione alcuni documenti estremamente importanti. Dopo l’omicidio, quei documenti risultano scomparsi e la scena del crimine appare piena di dettagli contraddittori. Tra gli indizi compare un riferimento enigmatico al numero 813, che diventa fin da subito il simbolo del mistero attorno al quale ruoterà tutta la vicenda.

Le indagini attirano rapidamente l’attenzione della polizia e, come spesso accade nelle storie della saga, il nome di Arsène Lupin comincia a circolare tra i sospettati. Tuttavia Lupin non è soltanto un possibile colpevole. In realtà il ladro gentiluomo segue l’indagine da vicino e si muove dietro le quinte utilizzando travestimenti, identità diverse e una straordinaria capacità di manipolare gli eventi. Il suo obiettivo non è semplicemente evitare la cattura, ma comprendere cosa si nasconde dietro l’omicidio e soprattutto recuperare i documenti che la vittima possedeva.

Man mano che la storia procede, diventa evidente che quei documenti contengono segreti molto pericolosi. Non si tratta di semplici carte finanziarie o personali, ma di informazioni in grado di compromettere uomini potenti e di provocare conseguenze politiche molto gravi. Diverse persone sono quindi interessate a impossessarsene e il caso dell’omicidio si trasforma progressivamente in un intrigo internazionale nel quale si muovono figure influenti, agenti segreti e criminali.

Durante le indagini emerge anche la presenza di un avversario misterioso, una figura potente e quasi invisibile che sembra dirigere gli eventi dall’ombra. Questo personaggio rappresenta un antagonista straordinario per Lupin, perché possiede intelligenza, mezzi e capacità strategiche paragonabili alle sue. Il romanzo si trasforma così in una vera e propria sfida tra due menti brillanti, entrambe capaci di manipolare le persone e di anticipare le mosse degli avversari.

“Entrò nel salotto. Kesselbach era seduto e legato allo schienale della poltrona, vicino al tavolo. Con la testa inclinata sul petto. «È svenuto», disse Gourel, avvicinandosi a lui. «Deve aver fatto troppi sforzi, è stremato». Tagliò velocemente le corde che gli legavano le spalle. Il busto si sporse in avanti. Gourel lo prese per la vita e traballò, gridando per lo spavento: «Ma è morto! Tocchi, le mani sono fredde, guardi gli occhi!». Qualcuno suggerì: «Probabilmente una congestione, oppure un aneurisma».

«In effetti non ci sono tracce di ferite, è una morte naturale». Stesero il cadavere sul divano e gli tolsero il vestito. Sulla camicia bianca apparvero subito alcune macchie rosse; quando lo ebbero spogliato, si accorsero che, dalla parte del cuore, il petto aveva una piccola fessura da cui colava un filo di sangue. E sulla camicia era stato appuntato un biglietto da visita. Gourel si chinò. Era il biglietto di Arsène Lupin, anch’esso insanguinato.”

Recensione

Arsenio Lupin. 813 si distingue dalle altre avventure della serie per l’ampiezza della trama e per il tono più oscuro e complesso. In questo romanzo Lupin non appare soltanto come un elegante ladro o come un eroe romantico, ma come una figura molto più ambigua, capace di muoversi tra legalità e crimine con straordinaria lucidità. Proprio questa complessità rende il libro uno dei capitoli più importanti e affascinanti dell’intera saga creata da Maurice Leblanc.

Rispetto ad altre avventure della serie, 813 si distingue per una struttura narrativa molto articolata, numerosi colpi di scena, un ritmo che alterna investigazione, suspense e rivelazioni improvvise. Leblanc costruisce una storia quasi da romanzo d’enigma, in cui il lettore è costantemente invitato a interrogarsi su chi sia davvero il colpevole e su quale sia il vero obiettivo di Lupin.

Oltre all’avventura, emergono anche temi più profondi, come il potere della manipolazione e la fragilità delle istituzioni. L’atmosfera è spesso più cupa e tesa rispetto alle storie più leggere di Lupin, con un senso di complotto che attraversa tutto il romanzo. Non è forse l’avventura più immediata del ladro gentiluomo, ma è certamente una delle più affascinanti e ambiziose.

Ho letto l’edizione della casa editrice Newton Compton Editori nel volume che raccoglie tutti i libri della serie di Arsène Lupin e tradotta da Gabriel Aldo Bertozzi : Le grandi avventure di Arsenio Lupin

Incipit del libro Arsenio Lupin. 813

PARTE PRIMA

LA DOPPIA VITA DI ARSÈNE LUPIN
Il massacro

1.

Kesselbach si fermò improvvisamente sulla porta del salotto, afferrò il braccio del suo segretario e disse con voce inquieta:
«Chapman, sono entrati di nuovo qui».
«Andiamo, andiamo, signore», replicò il segretario, «è lei che ha appena aperto la porta d’entrata; mentre pranzavamo al ristorante, la chiave è sempre rimasta nella sua tasca».
«Chapman, sono entrati di nuovo qui», ripeté Kesselbach. E mostrò una valigia che si trovava sul camino.
«Ecco, questa è la prova. La valigia era chiusa. Adesso non lo è più».

Chapman obiettò:
«È sicuro di averla chiusa? E poi la valigia contiene cosucce senza alcun valore, prodotti per la toilette».
«Contiene solo questi oggetti, perché ho tolto il portafoglio prima di uscire, per prudenza, altrimenti… Lo ripeto, Chapman, mentre pranzavamo, sono entrati di nuovo qui».
Appeso al muro c’era un apparecchio telefonico. Sollevò il ricevitore.

«Pronto? Sono Kesselbach, appartamento numero 415. Per cortesia, signorina, chiami la prefettura, la Sûreté. Non ha bisogno del numero, vero? Certo, grazie. Resto in linea».
Dopo un minuto riprese a parlare:

«Pronto? Pronto? Vorrei dire due parole a Lenormand, il capo della Sûreté. Sono Kesselbach. Pronto? Ma sì, Lenormand sa di cosa si tratta. Telefono col suo permesso. Ah! Non c’è? Con chi ho l’onore di parlare? Gourel, l’ispettore di polizia? Mi sembra, signor Gourel, che ieri lei abbia assistito al mio incontro con Lenormand. Già, lo stesso episodio è accaduto oggi. Sono entrati nell’appartamento dove alloggio. E se lei viene subito, potrebbe scoprire qualcosa… Tra un’ora o due? Perfetto. Chieda dell’appartamento 415. Di nuovo grazie!».

Di passaggio a Parigi, Rudolf Kesselbach, il Re dei diamanti come lo chiamavano – oppure il Padrone di Città del Capo, altro soprannome – il miliardario Rudolf Kesselbach (si stimava che la sua ricchezza superasse i cento milioni), occupava da una settimana, al quarto piano del Palace Hôtel, l’appartamento 415, composto di tre stanze, le cui due più ampie a destra, cioè il salotto e la camera principale, davano sull’avenue, mentre l’altra a sinistra, utilizzata dal segretario Chapman, dava su rue de Judée.

Al di là di questa sala, c’erano altre cinque stanze prenotate per la signora Kesselbach, che stava per lasciare Montecarlo, dove si trovava all’epoca, per raggiungere suo marito appena l’avesse avvertita.
Per alcuni minuti Rudolf Kesselbach andò avanti e indietro, molto preoccupato. Era un uomo robusto, abbronzato, ancora giovane, i cui occhi sognanti che lasciavano intravvedere l’azzurro attraverso gli occhiali d’oro trasmettevano un’impressione di serenità e di timidezza, che contrastava con l’energia della sua fronte quadrata e della mascella ossuta.

Andò verso la finestra: era chiusa. Del resto come avrebbero potuto entrare da lì? Il terrazzo privato, che circondava l’appartamento, s’interrompeva a destra; a sinistra era separato con un muro maestro dagli altri terrazzi di rue de Judée.
Entrò nella sua camera: non comunicava con le stanze vicine. Passò nella sala del suo segretario: la porta che si apriva sulle cinque stanze prenotate per la signora Kesselbach era chiusa, col catenaccio inserito.

«Non ci capisco nulla, Chapman; non è la prima volta che constato alcune cose… strane, lo ammetta! Ieri hanno rovinato il mio bastone da passeggio, l’altro ieri hanno messo le mani sulle mie carte, ma com’è possibile?»
«È impossibile, signore», esclamò Chapman, il cui placido viso di uomo onesto non si tingeva di apprensione. «Lei suppone, ecco qua. Lei non ha nessuna prova, soltanto impressioni. E poi? Non si può entrare in questo appartamento se non dall’anticamera. Ha fatto fare una chiave speciale il giorno in cui è arrivato e solo il suo cameriere Edwards ne possiede una copia. Ha fiducia in lui?»

«Perbacco! È al mio servizio da dieci anni. Edwards pranza quando pranziamo noi, ed è un errore. D’ora in poi scenderà per il pranzo quando noi saremo ritornati».
Chapman alzò leggermente le spalle. Certo, il Padrone di Città del Capo era diventato un po’ strano con i suoi timori inspiegabili. Che rischi si corrono in un hotel, quando non si tengono oggetti di valore, né denaro in contanti?

La serie di romanzi con Arsène Lupin:

1907 – Arsène Lupin, ladro gentiluomo
1908 – Arsene Lupin contro Herlock Sholmes (un romanzo e un racconto: “The Blonde Lady” e “The Jewish Lamp”)
1909 – Il faraglione cavo
1910: 813
1912 – Il tappo di cristallo
1913: Le confidenze d’Arsène Lupin
1915 – La scheggia d’obice
1917 – Il triangolo d’oro
1919 – L’isola delle trenta bare
1920 – I denti della tigre
1923 – Gli otto rintocchi del pendolo
1924 – La contessa di Cagliostro
1926 – Il soprabito di Lupin
1927 – La signorina dagli occhi verdi
1928 – L’Agenzia Barnett & C.
1928 – La dimora misteriosa
1930 – Lo smeraldo a cabochon
1930 – La Barre-y-va
1932 – La donna dai due sorrisi
1934 – Victor, della Brigade mondaine
1935 – La Cagliostro si vendica
1941 – I miliardi di Arsène Lupin
1936 – L’ultimo amore di Arsène Lupin (pubblicato postumo)

Giallo - Thriller - Noir Maurice Leblanc Recensione
Ketty
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Faccio i conti con la mia insaziabile voglia di conoscenza, mi piace condividere con gli altri le cose che imparo e confrontarmi, questo blog tenta di raccogliere i pezzi confusi di me.

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