Il Premio Bagutta, istituito nel 1926 a Milano e considerato il premio letterario più antico d’Italia, celebra nel 2026 i suoi cento anni di vita, con un’edizione speciale che si è conquistata l’attenzione del panorama culturale nazionale.
La Giuria del premio, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e composta da nomi autorevoli del mondo culturale italiano, ha assegnato la centesima edizione del Bagutta allo scrittore Domenico Starnone per il romanzo Destinazione errata, pubblicato da Einaudi.
Starnone, classe 1943, figura tra gli autori più rispettati della narrativa contemporanea italiana. Nel suo libro vincitore, la trama si dipana a partire da un piccolo scambio di messaggi telefonici che, apparentemente casuale, innesca una serie di intrecci tra personaggi e situazioni quotidiane, rivelando con ironia e finezza i nodi profondi delle relazioni umane.
Come da tradizione, insieme al premio principale è stata consegnata anche la sezione Opera Prima, dedicata alle voci emergenti. Quest’anno il riconoscimento è andato a Marta Cristofanini per i racconti di Selenide, confermando l’attenzione del Premio Bagutta verso nuove generazioni di scrittori.
La giuria, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti, composta dal segretario Andrea Kerbaker, e da Marco Amerighi, Rosellina Archinto, Eva Cantarella, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Davide Mosca, Elena Pontiggia, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Roberta Scorranese, Alessandra Tedesco, Valeria Vantaggi, ha riconosciuto un autore con una storia importante, ma che finora mancava nell’albo d’oro. E lo stile della scrittura a noi sta molto a cuore, siamo attenti ai valori che sedimentano. Questo poi è un libro che somiglia molto allo scrittore, ironico, non comico ma quasi sornione.
I vincitori del Premio Bagutta 2026
Destinazione errata di Domenico Starnone, , edito da Einaudi.
«La casa brucia proprio quando ci pare di avere il controllo assoluto del fuoco».
Sappiamo davvero cosa desideriamo? E quanto sono pericolosi i nostri desideri? Un messaggio d’amore inviato alla destinataria sbagliata dà inizio a una storia irresistibile che non abbandona mai la tonalità ironica e tuttavia sospinge il protagonista verso esiti sempre più allarmanti. L’errore iniziale, pur nella sua casualità, logora gli argini. Nel giro di pochi giorni un marito irreprensibile, affidabilissimo padre di tre figli piccoli, comincia a modificare lo sguardo distratto con cui ha sempre guardato quella che fino a ieri era solo una compagna di lavoro. Il desiderio prende forma, esige di essere realizzato.
Domenico Starnone aggiunge un nuovo tassello alla sua esplorazione della fragilità della coppia, luogo di delizie e di sofferenze, una sintesi dei disastri di cui è capace il genere umano. L’uomo che racconta questa storia ha trentotto anni, fa lo sceneggiatore. È sposato da più di dieci anni con Livia, donna intelligente, bella, soddisfatta del suo lavoro. La coppia ha tre figli (il più piccolo di dieci mesi), la vita coniugale è appassionata, senza crepe. Ma nel corso di un pomeriggio particolarmente caotico si verifica un banale incidente.
Il giovane marito e padre sta badando ai figli perché la moglie è a un convegno, e intanto scambia messaggi urgenti di lavoro con Claudia, la collega con cui scrive sceneggiature per la tv. Nella fretta sbaglia: invia a Claudia un messaggio d’amore destinato a Livia. Niente di male, naturalmente, se la collega, seria, affidabile, non gli rispondesse che anche lei lo ama e da tempo. Sarebbe urgente chiarire il malinteso, e invece è sufficiente un’esitazione perché tutto corra avanti e nella mente del protagonista si faccia strada qualcosa di latente, una possibilità nuova.
Di colpo Claudia è vista sotto una luce diversa, smette di essere semplicemente una compagna di lavoro e diventa una donna affascinante, complessa, capace di «scatti nervosi, insofferenze, sarcasmi, affermazioni nette e negazioni altrettanto nette, empiti di passione, pretese irragionevoli». Senza averlo deciso – o decidendolo ogni momento – il protagonista si ritrova a fare quello che non avrebbe mai pensato di fare.
Con un passo lieve, elegante, che finge di ignorare l’abisso su cui procede, “Destinazione errata” ci parla di come le nostre certezze siano gusci d’uovo, del peso insopportabile che generano a volte pensieri e azioni minime. Mentre, catturati da una crescente tensione narrativa, assistiamo a quella che ci appare, inesorabilmente, come la preparazione scriteriata di un naufragio, ci rendiamo conto di quanto sia facile mandare all’aria un’esistenza considerata felice.
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Selenide di Marta Cristofanini
Luna è coraggiosa, comprensiva, curiosa. Ma Luna è anche fuggevole, volatile, impalpabile. La sua identità è come la luce di un elettrone: più la guardiamo e meno sapremmo dire dove si trovi o dove sia diretta. Nondimeno Luna esiste, è esistita, modificando la vita delle persone che le sono state vicine o di chi semplicemente le è passato accanto.
Quando la protagonista di un romanzo si riscopre centro riverberante di un’orbita di vicende, quel romanzo può trasformarsi orgogliosamente in una raccolta di racconti – magari una delle più coese, organiche e originali che siano state scritte in italiano da un’esordiente. Al ritmo di un ciclo lunare, con un tratto ricchissimo di sfumature capace di evocare e suggerire intere galassie emotive, Marta Cristofanini ci racconta Luna attraverso le vite passate e future, possibili e impossibili, delle persone che per desiderio, caso o necessità le hanno gravitato attorno.
La famiglia, costretta a contemplare i suoi enigmi e ad accettarne le conseguenze. Le amiche di infanzia, che ritualmente si ritrovano a ricordare il suo sottrarsi. Le compagne d’università, che fugacemente ne hanno osservato la scia e lo scintillio, come di una cometa destinata a tornare solo in una prossima vita. In un momento storico di incessante e maldestra ostentazione dell’io, Selenide torna a scandagliare quello che Flannery O’Connor avrebbe chiamato il «mistero della personalità», obbligando lettori e lettrici a cercarsi fuori, nella vita che siamo nella vita degli altri.
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Le celebrazioni del centenario
Il centenario del Bagutta è stato celebrato con una serie di eventi e iniziative che hanno accompagnato l’anno 2026:
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Cerimonia inaugurale a Palazzo Marino: il 1° marzo a Milano si terrà la cerimonia ufficiale di apertura delle celebrazioni, con la partecipazione delle istituzioni cittadine.
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Mostre e rassegne: nel corso dell’anno è stata allestita una mostra dedicata alla storia del Premio presso la Kasa dei Libri, con documenti, fotografie e cimeli storici, mentre altri eventi itineranti hanno attraversato diverse città italiane.
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Gemellaggio culturale con il Premio Paganini: una significativa novità del 2026 è la collaborazione annunciata tra il Bagutta e il prestigioso Premio Paganini, storica competizione violinistica internazionale, che promuove un dialogo tra musica e letteratura con eventi congiunti nel segno della cultura.
Storia del Premio Bagutta
All’interno della trattoria toscana gestita da Alberto Pepori in via Bagutta a Milano, nacque l’idea di istituire un premio letterario.
La trattoria, che attirò l’attenzione dello scrittore Riccardo Bacchelli e del suo elzevirista e critico cinematografico Adolfo Franci, divenne presto il luogo prediletto di numerosi amici. Questi amici, abituati a riunirsi per cenare insieme e discutere di libri, concepirono l’idea di creare un premio letterario nella serata dell’11 novembre 1926, la notte di San Martino. Gli undici presenti decisero di autoeleggersi come giuria.
Il forte desiderio di mantenere l’indipendenza li spinse a sospendere il premio tra il 1937 e il 1946, temendo influenze da parte del regime, dal momento che alcuni dei giurati erano sostenitori di tale regime.
L’atto di fondazione del premio, redatto su un foglio di carta da Adolfo Franci (noto come la “carta gialla”), fu immediatamente scritto e affisso su una parete del locale. L’annuncio ufficiale venne diffuso attraverso La Fiera Letteraria.
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