
Il cuore è uno zingaro è un giallo brillante, scritto da Luca Bianchini, pubblicato il 19 marzo 2024, da Mondadori. Una commedia gialla che unisce mistero, ironia e osservazione dei rapporti umani, elementi tipici della narrativa dell’autore.
Trasferito da Polignano a Bressanone, il maresciallo Gino Clemente cerca di adattarsi alla nuova vita con la moglie Felicetta. L’arrivo del cantante Gabriel Manero riaccende i ricordi, ma dopo un concerto l’artista viene trovato morto. Tra indizi e segreti, Clemente indaga su una morte sospetta.
“In amore l’unica regola in cui credo è che ti deve sempre andare un po’ di culo.”
Trama di “Il cuore è uno zingaro”
Il maresciallo Gino Clemente avrebbe immaginato tutto tranne che doversi trasferire dalla sua amata Polignano a Bressanone, in Alto Adige, a pochi chilometri dall’Austria, dove molti parlano tedesco e la gente cena alle sette di sera. Per cercare di integrarsi nella comunità altoatesina si muove in mountain bike, mentre l’inseparabile moglie Felicetta si dà al giardinaggio nella loro nuova casa, con risultati altalenanti.
A rallegrare la permanenza al Nord è il ritorno inatteso di una vecchia gloria della musica pop italiana: Gabriel Manero, noto per aver scritto nel 1983 il suo unico grande successo – Todo corazón – che li aveva fatti innamorare. Il cantante, originario proprio di quella città dove non si esibisce da quarant’anni, viene invitato a inaugurare la Casa del luppolo, la birreria gestita dalla biondissima Barbara Kessler, e il suo concerto chiama a raccolta tutti gli abitanti dei dintorni.
È l’occasione per un tuffo nel passato: molti fra i presenti lo conoscono dai tempi dei Righeira, e lui dopo l’esibizione decide di festeggiare questa rimpatriata nella sua eccentrica villa. Tutto sembra andare per il meglio ma, tra lo sconcerto generale, la mattina seguente Gabriel viene trovato senza vita sulle scale di casa. Si tratta di una caduta accidentale oppure no?
Sarà il maresciallo Clemente, aiutato dalla moglie, dal cane Brinkley e dal proprio formidabile intuito a risolvere quello che sembra un enigma incomprensibile. A sostenerlo nell’impresa ci sono il brigadiere Guglielmotto, un intraprendente piemontese dai denti che “più bianchi non si può”, e il suo storico braccio destro Agata De Razza, che a Bressanone è di casa e lì ha lasciato un grande amore.
Tra vecchie canzoni e indizi difficili da decifrare, il maresciallo resta fedele a se stesso e scopre l’anima inquieta e vibrante di un paese che alcuni chiamano Brixen e che fino a quel momento sembrava molto, troppo tranquillo.
“in un mondo che ha il terrore di invecchiare, la nostalgia è sempre un porto sicuro e le belle canzoni hanno il potere di fermare il tempo, anche solo per tre minuti.”
Le recensioni
Le recensioni risultano nel complesso favorevoli, con molti lettori che ne sottolineano soprattutto la leggerezza della scrittura, l’ironia diffusa e la vivacità dei personaggi. Lo stile narrativo viene spesso descritto come scorrevole e immediato, , rendendolo adatto a chi cerca una lettura rilassante.
Uno degli aspetti più apprezzati riguarda la costruzione dei personaggi, ritenuti credibili, coloriti e ricchi di sfumature. Attraverso dialoghi brillanti e situazioni spesso ironiche, l’autore riesce a restituire l’atmosfera di una piccola comunità, fatta di abitudini quotidiane, relazioni intrecciate e piccole dinamiche di paese che diventano il vero cuore della narrazione. Alcuni lettori, tuttavia, osservano che proprio questa attenzione alla dimensione umana e alla vita della cittadina fa sì che l’indagine investigativa non resti sempre al centro della scena.
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Incipit di “Il cuore è uno zingaro”
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La luna era apparsa all’improvviso, tra le montagne e il fiume, come un sopracciglio dipinto da Raffaello. Anche il resto del paesaggio sembrava uscito da uno dei suoi affreschi: gli alberi, le nuvole, le stradine, i tetti delle case. Solo le persone che si muovevano dietro le finestre rendevano reale la scena.In quella sera di fine settembre ogni elemento era in armonia con il resto, ma il maresciallo Clemente era rapito dal piccolo spicchio di luce. Lo scrutava con gli occhi romantici che tirava fuori per le grandi occasioni, perché non amava mostrare i sentimenti, a meno che non fosse veramente arrabbiato: allora gli venivano le gote rosse come Heidi, che a sua moglie Felicetta facevano ridere.
Lei sapeva cosa gli passava per la testa soltanto guardando come indossava la canottiera: non avendo figli, lui era un po’ anche il suo bambino. Non volle mettergli fretta per uscire perché sapeva che avrebbe finito di prepararsi prima di lei, indecisa anche sul profumo: un appuntamento così particolare meritava una fragranza speciale, ma quello che aveva amato per anni – Anaïs Anaïs – da quando si era trasferita in Alto Adige non riusciva a trovarlo facilmente, quindi lo usava con una certa parsimonia.
In realtà, viveva gli odori come un’estensione dei ricordi: i suoi preferiti erano quello del tiglio, perché le annunciava l’arrivo dell’estate, e del forno della cucina di sua madre quando bruciava il ciambellone. Desiderava che quella sera fosse avvolta dalle “note di rosa e giacinto”, così diceva l’etichetta, che poi lei pensava fossero parole inventate dai pubblicitari. Chissà se era stato per quella ragione che Clemente – all’epoca un semplice carabiniere – si era avvicinato a lei durante un Ferragosto a Polignano. Non ne avevano mai parlato, e ora, tirare fuori un discorso del genere a sessant’anni la faceva sentire ridicola. Lui, nel frattempo, era tutto preso a farsi bello.
«Hai visto come mi sta la canotta?»
«Sembri Richard Gere. Adesso, però.»
«Ma ha più di settant’anni! Comunque un po’ sono dimagrito, dai.»
«Quello lo capisci solo da come ti sta la camicia.»
«Sempre ottimista, mi raccomando.»
«Lo faccio per il tuo bene.»
«Lo fai perché tu sei così. A che ora pensi che dovremmo uscire, Felicè?»Per ribadire a tutti le sue origini, da quando si erano trasferiti il maresciallo la chiamava Felicè.
«Veramente sarebbe stato meglio essere già fuori. L’invito è alle 21.30, non siamo più in Puglia da un pezzo, forse te lo sei scordato.»Le sue gote iniziarono a prendere colore. Come poteva dimenticare? Era stato allontanato da Polignano per una storia al limite dell’incredibile: la moglie del sindaco si era invaghita di lui e aveva iniziato a mandargli messaggi equivoci, a cui Clemente rispondeva solo per educazione. E quando il marito ne era venuto a conoscenza gli aveva dato la colpa. Poi aveva allertato il generale comandante della Regione che, per evitare problemi, aveva deciso di placare le acque trasferendolo temporaneamente a più di mille chilometri di distanza e a meno di cinquanta dall’Austria: a Bressanone. Non c’è niente di peggio che essere in un angolo di paradiso e sentirsi a un passo dall’inferno.
«Quindi sei sicuro che ci tengano un tavolo?»
«Sono andato a chiederlo personalmente e qui sulla parola data non si sgarra.»
«Io mi fido più dei baresi, comunque se lo dici tu che sei così inserito, ti credo.»Anziché cadere nella provocazione, Clemente si mise a cercare una cravatta. La camicia per fortuna si abbottonava perfettamente. Stavano per assistere al grande ritorno a Bressanone di Gabriel Manero, il cantante che da quella cittadina dell’Alto Adige nel 1983 aveva fatto ballare tutti con Todo corazón, la sua super hit, seconda solo a Vamos a la playa dei Righeira.
Subito dopo Gabriel aveva infilato un altro paio di successi per poi finire nel dimenticatoio. Ma in un mondo che ha il terrore di invecchiare, la nostalgia è sempre un porto sicuro e le belle canzoni hanno il potere di fermare il tempo, anche solo per tre minuti. E così l’intraprendente Barbara Kessler aveva deciso di invitare quella star un po’ impolverata per l’apertura del suo nuovo locale, La Casa del luppolo, che sarebbe stato inaugurato in serata.
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