André Aciman – Chiamami col tuo nome (Recensione)

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Chiamami col tuo nome è il romanzo d’esordio di André Aciman, pubblicato nel 2007. Sullo sfondo di una calda estate degli anni 80,  si sviluppa il racconto di un complesso rapporto di amicizia e amore che nasce tra due ragazzi e che li accompagnerà per tutta la vita.

“Se ti fermi mi uccidi, se ti fermi mi uccidi, perché era anche il mio modo di chiudere il cerchio tra sogno e fantasia, tra me e lui, parole tanto agognate, dalla sua bocca alla mia e di nuovo alla sua, parole che passavano di bocca in bocca, e forse è stato allora che iniziai a pronunciare oscenità che lui ripeté dopo di me, prima con dolcezza, finché mi disse: «Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio», non l’avevo mai fatto prima e, non appena pronunciai il mio nome come se fosse il suo, mi ritrovai trasportato in una dimensione che non avevo mai condiviso con nessuno prima, né mai avrei condiviso dopo.”

 

Vent’anni fa, un’estate in Riviera. Una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un brillante professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, Elio aspetta come ogni anno «l’ospite dell’estate, l’ennesima scocciatura»: uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, subito conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti, quasi sfacciati. Anche Elio ne è irretito. I due ragazzi condividono conversazioni appassionate su libri e film, discussioni sulle loro comuni origini ebraiche, e poi nuotate mattutine, partite a tennis, corse in bici e passeggiate in paese. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, fatto di ossessione e paura, di scaltra dissimulazione e slanci ingenui, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all’estasi. La scoperta di quei giorni estivi e sospesi in Riviera e di un’afosa notte romana è quella, irripetibile, di un’intimità totale, assoluta. Perché l’intensità, la forza di quell’esperienza, l’autenticità di quei sentimenti sono destinate a rimanere insuperate. Chiamami col tuo nome è la storia di un paradiso scoperto e già perduto, una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, una lunga lettera d’amore, un’invocazione, una domanda che resta aperta per gli anni a venire, finché Elio e Oliver si ritroveranno, un giorno, a cercare parole per dire l’indicibile, per confessare, prima di tutto a se stessi, che «questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta».

“Sei l’unica persona a cui vorrei dire addio quando morirò, perché solo allora questa cosa che chiamo vita avrà un senso.”

Dopo aver visto il film ho voluto leggere il libro, solitamente faccio il contrario, questa volta è andata così. Leggendo la trama sembrerebbe il solito cliché, non è così, almeno per me. Con una scrittura elegante e sensuale, ma mai volgare, questo romanzo ha toccato alcune vene bigotte che non avrei mai voluto vedere in me stessa, ma nello stesso tempo mi è rimasto dentro per settimane, non so cosa di preciso, forse per il fatto che parla di anime che si amano, forse per quell’atmosfera fatta di cultura, che è tanto difficile ritrovare oggi, specialmente nel mondo adolescenziale. Mi ha lasciato sostanza, concretezza, che spesso oggi si perde nella ricerca del piacere virtuale ed effimero, nel farsi notare a tutti i costi puttosto che nell’essere; ha riaperto le mille riflessioni sull’amore, ha fatto riaffiorire la nostalgia per gli amori che per codardia non ho mai vissuto e per quelli “e se …”, mi ha messo in contatto col tempo, quello nostro, che ci portiamo dentro, quello immutabile che nessuna ruga può scalfire.
A te, che da trentanni anni, ogni primavera, riaffiori puntuale nei miei ricordi e che so che lo farai fino alla fine dei miei giorni, dedico questa frase del libro:

“Quel bacio è ancora impresso laggiù, grazie al cielo. È tutto ciò che ho di te.”

«Dopo!» La parola, la voce, il modo.
Non avevo mai sentito nessuno salutare così. Il suo Dopo! suonava duro, secco e sbrigativo, pronunciato con la velata indifferenza di chi non si preoccupa più di tanto se ti rivedrà o risentirà.
È la prima cosa che mi ricordo di lui, lo sento ancora oggi. Dopo!
Chiudo gli occhi, dico quella parola e mi ritrovo in Italia, tanti anni fa, cammino lungo il viale alberato, lo guardo scendere dal taxi, camicia celeste svolazzante aperta sul davanti, occhiali da sole, cappello di paglia, pelle ovunque. All’improvviso mi stringe la mano, mi passa lo zaino, scarica la valigia dal bagagliaio e mi chiede se mio padre è in casa.
Chissà, forse è iniziato tutto in quel preciso istante: la camicia, le maniche rimboccate, i talloni arrotondati che entravano e uscivano dalle espadrillas consunte, ansiosi di saggiare la ghiaia calda del vialetto che portava a casa nostra, chiedendosi a ogni passo: «Dov’è la spiaggia?»
L’ospite dell’estate. L’ennesima scocciatura.
Poi, quasi senza pensarci, già di spalle al taxi, agita la mano libera e con noncuranza snocciola un Dopo! a un altro passeggero con cui è probabile abbia diviso la corsa dalla stazione. Niente nomi, niente battute per addolcire il momento del congedo, niente di niente. È un saluto ridotto a un’unica parola, il suo: rapido, sfacciato e repentino – scegli tu, per lui è lo stesso.
Ma guarda un po’, penso, ecco come ci saluterà quando verrà il momento. Con un brusco e frettoloso Dopo!
Nel frattempo, ce lo saremmo dovuti sorbire per sei lunghe settimane.

Da questo libro, nel 2018,  è stato tratto l’omonimo film di Luca Guadagnino, sceneggiatura di James Ivory, ha ottenuto 4 nomination agli oscar 2018 per le categorie: Miglior canzone originale, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior film, Miglior attore protagonista. E’il terzo e ultimo film della “trilogia del desiderio” di Guadagnino, dopo Io sono l’amore (2009) e A Bigger Splash (2015). Con Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois.
Consiglio la visione anche del film, che non tradisce l’essenza del libro, anzi in alcuni passi riescono ad alternarsi, dove manca il libro arriva il film e viceversa. Gli attori sono così diversi da essere perfetti.La fotografia è meravigliosa come le musiche.

 


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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