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SEI QUI: Home » Libro Caffè » Genere Libri » Narrativa » Nicholas Sparks – Un cuore in silenzio (Recensione)
Narrativa

Nicholas Sparks – Un cuore in silenzio (Recensione)

30 Novembre 2010Updated:4 Febbraio 20233 commenti9 Mins Read
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Un-cuore-in-silenzio
Nicholas Sparks – Un cuore in silenzio

Un cuore in silenzio è un romanzo scritto da Nicholas Sparks, pubblicato nel 2001, il titolo originale è “The rescue”, tradotto da Alessandra Petrelli. Una storia d’amore struggente ambientata in paesaggi suggestivi, un viaggio nei sentimenti.

“A volte, quando si sedeva sul suo letto a guardarlo dormire, le piaceva pensare che nei suoi sogni vivesse in un mondo dove tutti lo capivano, dove il linguaggio era qualcosa che lui spontaneamente comprendeva. Sperava che sognasse di giocare con altri bambini, che gli rispondevano, che non si allontanavano da lui perché non parlava. Sperava che nei sogni fosse felice. Dio poteva concedergli almeno quello. Giusto?”

Taylor MeAden, vigile del fuoco nella cittadina di Edenton nel North Carolina, è un uomo che non teme il rischio. Quante volte si è lanciato tra le fiamme, quante volte ha rischiato la vita per salvarne un’altra. Il suo coraggio, però, viene meno quando c’è di mezzo il pericolo d’innamorarsi. Un pericolo serio… dal momento in cui ha conosciuto Denise Holden. In una notte di tempesta Taylor presta i primi soccorsi alla donna, che ha trovato ferita e svenuta nella sua auto finita fuori strada. Quando la giovane ragazza madre riprende i sensi si accorge con angoscia che il suo bambino di quattro anni è fuggito inoltrandosi nella palude. Taylor, dopo una lunga e snervante ricerca, riesce a trovarlo e a riportarlo sano e salvo alla madre ricoverata in ospedale. Con il tempo, Denise e Taylor iniziano a frequentarsi e diventano amici, ma prima di abbandonarsi al sentimento Taylor dovrà guardare dentro di sé e nel suo passato e scoprire se non è troppo tardi per un futuro di felicità…

“E’ il mio romanzo più personale che ho scritto fino ad oggi. E ‘stato, a volte, doloroso e difficile da scrivere per i ricordi che evocava.
Questo perché è stato ispirato dal mio secondo figlio, Ryan.
Anni fa, quando aveva cinque anni e mezzo, il mio figlio maggiore Miles doveva togliere le tonsille, così lo portammo dal al medico il giorno prima dell’intervento. Verso la fine della visita, il dottore si chinò e disse a mio figlio più giovane, “Hey Ryan, come stai?”
Ryan non rispose, ma non ha sorpreso mia moglie o me “Oh, non ti risponderà,” mia moglie ha detto, “è il nostro bambino muto. Non parla affatto.” Il dottore annuì con un sorriso, e pochi minuti più tardi, abbiamo finito con la consultazione. Il medico ha poi chiesto se poteva vedere Ryan in ufficio per qualche minuto. “Certo”, abbiamo detto, immaginando che il medico stava per mostrargli uno di quei modelli di uno scheletro o qualcosa del genere. Pochi minuti dopo, il medico tornò con Ryan, un grave espressione sul suo volto. “Io non voglio allarmarvi,” ha detto, “ma penso che tuo figlio è autistico.”
Non so quanti di voi sono dei genitori, ma queste sono le parole più spaventose che un genitore vuole sentire.
Dopo tanti accertamenti il dottore concluse “il problema con tuo figlio è che lui è profondamente ritardato con disturbo da deficit di attenzione” N. Sparks

Questo libro mi è stato presentato come un libro ben costruito e molto emozionante, l’inizio mi ha preso parecchio, ma piano piano che andavo avanti perdeva corpo, diventa lento e scontato, anche il linguaggio lascia molto a desiderare. Sicuramente è una storia toccante, infondo è lo stile di Sparks, non si chiude libro senza piangere, ma è davvero prevedibile, sembrava di vedere quei filmetti per la TV che trasmettono il pomeriggio in estate, non ho ritrovato la poesia di “I passi dell’Amore”.

In seguito lo avrebbero definito uno dei più violenti nubifragi nella storia della Carolina del Nord. Si verificò nel 1999 e i superstiziosi lo considerarono un cattivo presagio, il primo passo verso la fine del mondo. Altri invece si limitarono a scrollare il capo, sostenendo che si aspettavano qualcosa del genere, prima o poi.
Ben nove tornadi si abbatterono sulla parte orientale dello stato, distruggendo una trentina di case. I cavi telefonici giacquero di traverso sulle strade e i trasformatori presero fuoco. Migliaia di alberi furono sradicati, le piogge abbondanti ingrossarono la portata dei tre fiumi principali e per molte persone la vita cambiò per sempre, dopo quella inaspettata manifestazione di furia da parte di Madre Natura.
Era cominciato tutto all’improvviso. Fino a un minuto prima il cielo era stato coperto e scuro, ma non in modo insolito o preoccupante; subito dopo lampi, venti impetuosi e una pioggia sferzante si erano scatenati in quel giorno d’inizio estate. La perturbazione era arrivata da nord-ovest e aveva attraversato lo stato alla velocità di più di settanta chilometri l’ora. Dalle emittenti radio vennero lanciati appelli d’emergenza, che mettevano in guardia dalla violenza del nubifragio. Alcuni fecero in tempo a trovare riparo, ma altri non sapevano dove rifugiarsi, come Denise Holton, che viaggiava sull’autostrada. Era proprio nel mezzo del ciclone. La pioggia cadeva fitta, le vetture procedevano a passo d’uomo e Denise stringeva convulsamente il volante con gli occhi fissi sulla strada. In certi momenti non riusciva a scorgere niente oltre il parabrezza, ma non poteva fermarsi. Gli automobilisti che la seguivano non
l’avrebbero vista in tempo per frenare. Si slacciò la cintura di sicurezza e si avvicinò al volante, cercò la linea sull’asfalto, ma riusciva a distinguerne solo qualche tratto qua e là. Procedeva d’istinto, la visibilità era quasi nulla. Come un’ondata oceanica la pioggia investiva il parabrezza e i fari parevano inutili.
Desiderava fermarsi, ma dove sarebbe stata al sicuro? Sul ciglio dell’autostrada? Gli altri automobilisti avanzavano alla cieca come lei.
Prese una decisione d’impulso… per qualche motivo continuare a muoversi le sembrava più sicuro. I suoi occhi saettavano dalla strada ai fanalini posteriori dell’auto che la precedeva, allo specchietto retrovisore; si augurava gli altri facessero lo stesso mentre cercavano un modo per mettersi in salvo. E poi, all’improvviso com’era scoppiata, la tempesta si placò. Forse avevano superato il fronte della perturbazione. Nonostante l’asfalto viscido, le macchine cominciarono ad accelerare, per restare davanti al nubifragio. Anche Denise aumentò la velocità. Dieci minuti dopo gettò un’occhiata all’indicatore della benzina e si accorse con angoscia di essere in riserva.
I minuti trascorrevano.
Il traffico veloce la teneva in allerta. Con la luna nuova, c’era poca luce in cielo. Diede un’altra occhiata all’indicatore: la lancetta della benzina puntava decisamente verso il rosso. Nonostante il timore di essere di nuovo raggiunta dal nubifragio, rallentò, nella speranza di risparmiare carburante e di riuscire ad arrivare a casa senza doversi fermare.
Le altre macchine cominciarono a superarla, gettandole sul parabrezza ondate d’acqua che mettevano a dura prova il tergicristalli. Accelerò a sua volta.
Passarono altri dieci minuti e poi, con un sospiro di sollievo, notò un cartello che indicava una stazione di servizio a un chilometro di distanza. Mise la freccia, imboccò la corsia preferenziale sulla destra e si fermò alla prima pompa libera.
Ce l’aveva fatta, ma il nubifragio ancora la incalzava.
Avrebbe raggiunto quella zona entro quindici minuti al massimo. Aveva
un po’ di tempo, ma non molto.
Denise fece il pieno più in fretta possibile, poi slacciò le cinghie del seggiolino e fece scendere Kyle, insieme si diressero verso le casse per pagare. Entrando, la donna notò che il locale era molto affollato, era come se tutti gli automobilisti in quel tratto di autostrada avessero avuto la stessa idea: fai il pieno finché puoi. Denise afferrò una lattina di Diet Coke, la terza della giornata, poi esaminò i frigo allineati lungo la parete. In un angolo trovò il latte alla fragola. Si stava facendo tardi e a Kyle piaceva bere il latte prima di addormentarsi. Se fosse riuscita a rimanere davanti al nubifragio, lui avrebbe dormito per tutto il resto del viaggio.
Alla cassa era la quinta della fila. Quelli davanti a lei apparivano stanchi e impazienti, come se non sapessero spiegarsi il motivo di tale affollamento a quell’ora. Sembrava che tutti si fossero dimenticati del nubifragio, ma dall’espressione dei loro occhi si capiva che non era vero.
Avevano i nervi a fior di pelle. Sbrighiamoci, sembravano dire, dobbiamo andarcene subito da qui.
Denise sospirò. Si sforzò di muovere le spalle per allentare la tensione. Chiuse gli occhi, si strofinò le palpebre e le riaprì.
Dietro di lei udì la voce di una madre che discuteva con il figlio. Girò la testa: il bambino doveva avere la stessa età di Kyle, suppergiù quattro anni e mezzo. La donna sembrava stressata almeno quanto lei. Stringeva saldamente il braccio del figlio, che batteva i piedi per terra.
«Ma io voglio le patatine!» si lagnò il piccolo. La madre non cedeva. «Ho detto di no. Hai già mangiato abbastanza porcherie per oggi.» «Tu però hai preso qualcosa.» Denise si voltò di nuovo verso la cassa. La fila non si era mossa. Perché ci voleva tanto? Sbirciò tra le teste per vedere la cassiera.
Sembrava disorientata dalla ressa e tutti volevano pagare con la carta di credito. Passò un altro minuto, e un cliente finalmente si allontanò. La madre e il bambino si erano messi in coda dietro di loro e continuavano a discutere. Lei posò una mano sulla spalla di Kyle, che stava bevendo il latte con la cannuccia ed era tranquillo. Dopo qualche minuto raggiunse la cassa, aprì il portafoglio e pagò in contanti. Aveva una carta di credito per le emergenze, ma la usava di rado. La cassiera pareva incontrare più difficoltà a darle il resto che a passare nella macchinetta le tessere magnetiche. Continuava a
guardare i numeri sul registratore, per essere sicura. La discussione tra madre e figlio nel frattempo procedeva senza sosta. Alla fine Denise riuscì ad avere il resto, mise nella borsa il portafoglio e si voltò per andare verso la porta. Sapendo quanto fosse difficile per tutti la situazione quella sera, sorrise alla madre che era dietro di lei, come per dirle: a volte i figli sono proprio testardi, vero? In risposta la donna alzò gli occhi al cielo. «Lei è fortunata», affermò. La guardò incuriosita. «Come dice?» «Ho detto che è fortunata.» Indicò il figlio. «Questo qui non sta mai zitto.»
Denise fissò il pavimento, annuì in silenzio stringendo le labbra, poi uscì dal locale. Nonostante lo stress causato dal nubifragio, le estenuanti ore di viaggio e tutto il tempo trascorso al centro di valutazione, i suoi pensieri di fondo erano come sempre concentrati su Kyle. Mentre si avvicinava alla macchina, d’un tratto le venne voglia di piangere.
«No», mormorò tra sé, «sei tu quella fortunata.»

Narrativa Nicholas Sparks Recensione
Ketty
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Faccio i conti con la mia insaziabile voglia di conoscenza, mi piace condividere con gli altri le cose che imparo e confrontarmi, questo blog tenta di raccogliere i pezzi confusi di me.

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View 3 Comments

3 commenti

  1. Valy on 30 Novembre 2010 17:54

    anche questo post non l'ho letto tutto perchè mi piace scoprire da me la trama dei libri che mi incuriosiscono.. ora sto leggendo L'ultima canzone di Nicholas Sparks e si è piazzato tra i miei autori preferiti! ^^

    Reply
  2. Galatea on 1 Dicembre 2010 10:44

    Non anticipo niente, ma è meglio che leggi il libro senza influenze 😀

    Reply
  3. maria ianniciello on 3 Dicembre 2010 16:28

    Adoro questo scrittore, ma ancora non ho letto questo libro. Grazie per la segnalazione 🙂

    Reply
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